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domenica 13 febbraio 2022
sabato 29 dicembre 2018
Liberazione di una Poiana nelle campagne materane
L'anno 2018 sta per finire e in questi giorni stiamo rilasciando gli ultimi rapaci curati e riabilitati. In questo breve video abbiamo voluto condividere l'emozione di vedere una stupenda Poiana spiccare nuovamente il volo dopo un periodo di cure a causa di un brutto trauma alla testa. Era stata trovata, incapace di volare, nelle campagne di Grassano lo scorso novembre e poi affidata al CRAS dalla Polizia Locale. L'abbiamo curata ogni giorno e ci abbiamo messo tutto l'impegno necessario per rimetterla in sesto e restituirla alla natura. Buona fortuna a lei!
mercoledì 30 novembre 2016
Liberazione di un nibbio reale - nov 2016
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venerdì 18 novembre 2016
LIBERAZIONE POIANA CRAS 18 NOVEMBRE 2016
lunedì 29 settembre 2014
martedì 26 agosto 2014
CRAS Matera su TG3 Basilicata
TG3 Basilicata 24 agosto 2014
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domenica 6 luglio 2014
CRAS: Un pulcino di grillaio salvato da due turisti a Matera
5 luglio 2014 - Appena nato, con gli occhi chiusi, sfrattato dal suo nido per chissà quale motivo e buttato giù sulla strada. Immobile, infreddolito, ferito alla testa e in fin di vita è stato raccolto per fortuna in una stradina nei Sassidi Matera da due turisti in visita alla Città. Hanno fatto decine di telefonate a organi di controllo e istituzioni (loro sapevano che il grillaio è specie particolarmente protetta e che Matera è la vera Capitale d'Europa del Falco grillaio!), alla fine l'unico a rispondere alla richiesta di soccorso è il CRAS Provinciale di Matera. Appena giunto nelle nostre mani trasportato direttamente dalla coppia di turisti non abbiamo potuto far altro che constatare che era nato quello stesso giorno e che sarebbe stato quasi impossibile salvarlo con quelle ferite alla testa e dopo una caduta da decine di metri di altezza. Un lavoro di urgenza era necessario per salvarlo da morte certa. Riscaldato e nutrito per tutto il giorno di ieri e tutta la notte stamattina alle 6 era ancora vivo!!! Chissà se riuscirà a sopravvivere dopo tutto quello che ha subito dopo essersi appena affacciato al nostro mondo. Eppure, ricordiamolo sempre, ci sono tante persone che non gradiscono che i grillai nidificano sulle loro case e magari quelle stesse persone tifano per Matera Capitale Europea della Cultura 2019... Mah!!! Che strana società è quella in cui viviamo!
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sabato 12 ottobre 2013
Eolico a Matera: avanti tutta
lunedì 29 luglio 2013
Liberazione rapaci 27 luglio 2013
giovedì 27 giugno 2013
Conferenza stampa a Matera sul problema dell'eolico selvaggio in Basilicata
L’attuazione del PIEAR
(Piano Energetico Regionale) di Basilicata, che assegna ai “parchi eolici” di
grande dimensione, la produzione dei 2/3 del burden sharing regionale di energia da fonti rinnovabili, ha fatto esplodere la contraddizione
insita in tale scelta di politica energetica: dall’energia da combustibili
fossili (risorsa non rinnovabile), si passa ad energia da impianti eolici che consumano
paesaggio, anch’esso risorsa non rinnovabile.
In Basilicata (ma il discorso vale per molte altre regioni italiane), praticamente tutto il territorio regionale potrebbe essere occupato da selve di pali eolici, dall’altezza media equivalente a quella di un palazzo di cinquanta piani. Si tratterebbe della compromissione di aree ad alto valore paesaggistico, fra le quali proprio quelle individuate nell’Atto di Indirizzo per il corretto Inserimento degli impianti eolici sul territorio regionale, emanato con delibera di Giunta Regionale di Basilicata n°2920 del 13/12/2004!
Matera, 25 giugno 2013
Le Associazioni
In Basilicata (ma il discorso vale per molte altre regioni italiane), praticamente tutto il territorio regionale potrebbe essere occupato da selve di pali eolici, dall’altezza media equivalente a quella di un palazzo di cinquanta piani. Si tratterebbe della compromissione di aree ad alto valore paesaggistico, fra le quali proprio quelle individuate nell’Atto di Indirizzo per il corretto Inserimento degli impianti eolici sul territorio regionale, emanato con delibera di Giunta Regionale di Basilicata n°2920 del 13/12/2004!
Un’operazione miope e sciagurata,
contro la quale tutte le Associazioni che sottoscrivono il presente comunicato
vogliono mobilitare la società civile, e richiamare l’attenzione dei
consiglieri regionali e di tutto il mondo politico lucano. Un’operazione frutto
avvelenato di una politica che non ha stabilito regole di valutazione delle
trasformazioni territoriali e che ha consentito l’approvazione di un Piano
Energetico Regionale che non tutela il paesaggio, visto che rinvia ai Piani
Paesaggistici (ancora inesistenti!) l’individuazione dei crinali di valore
elevato, ma nel frattempo autorizza l’indiscriminata occupazione del
territorio, con la conseguenza di sconvolgere, e cambiare per sempre, i
connotati del paesaggio lucano.
Le Associazioni sottoscritte hanno
promosso una conferenza stampa,aperta al pubblico, per sabato 29 giugno alle
ore 10,30 presso l’ex convento di SS Lucia e Agata, Porta Pistola, sasso
caveoso a Matera, città emblema, insieme con Orvieto, di questa sacrosanta
battaglia di difesa del paesaggio.
Le Associazioni chiedono al
Consiglio Regionale di fermare l’infernale macchina delle Conferenze di
Servizio programmate, e contestualmente di aggiornare
il Piano Energetico sulla base dei criteri nazionali (Linee Guida – DM
10/09/2010) e del citato Atto (che non più in vigore, va assolutamente in gran
parte recuperato per le ampie tutele che prevedeva), in maniera da individuare
le aree non idonee per l’installazione delle centrali eoliche. In parallelo il
medesimo aggiornamento dovrà segnare una decisa virata della politica
energetica regionale, dalla previsione di “grandi impianti”, fotovoltaici ed eolici, alla incentivazione di micro-impianti di “autoproduzione”, integrati nelle residenze, nei servizi pubblici, nelle attività
produttive agricole, artigianali, industriali, ecc. (la cui realizzazione
potrebbe attivare, essa sì, un significativo comparto produttivo regionale), ed
alla incentivazione, in linea con le recenti scelte di politica nazionale, di
interventi di “contenimento” dei consumi energetici, che risparmiano energia,
ma non consumano nulla, paesaggio compreso!
Quindi non una generica moratoria
ma un adeguato, severo ed illuminato aggiornamento dei criteri di gestione del
territorio lucano ai fini della produzione di energia da fonti rinnovabili.
Altresì le Associazioni richiamano
la politica nazionale a un urgente
atto di responsabilità nei confronti della collettività e dei valori
territoriali che rischiano di essere alienati per sempre: rimuovere gli
incentivi ai nuovi impianti eolici, ormai gravemente autorizzati sui terreni
agro-pastorali, e tassare le grandi rendite garantite per 15 anni (ora per 20!)
a quelli realizzati, che in tempi di crisi sarebbe un mero atto di giustizia.
Matera, 25 giugno 2013
Le Associazioni
§
Italia
Nostra
§
Istituto
Nazionale di Urbanistica
§
Altura
§
Amici
della Terra
§
LIPU
§
Comitato
Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle aree verdi e naturali.
Associazioni
e/o Comitati che, pur non potendo materialmente partecipare alla conferenza, aderiscono
al comunicato e lo sottoscrivono:
-Comitato
Nazionale del Paesaggio
-Comitato
Difesa Paesaggio Carmignano
-Comitato
Ambiente Paesaggio Salute Sicurezza
-Osservatorio
Molisano Legalità
-Rete
molisana dei crinali
-Natura e
Psiche, Nazionale
-Comitato
Ariacheta,San Godenzio – Firenze
-Salviamo il
Paesaggio
-Comitato
Alta Valle del Sillaro
-Salvatore
Tolone Azzariti
-Associazioni
ambientaliste e comitati dell’orvietano
-Coordinamento
umbro sulle rinnovabili
-Comitato
tutela ambientale e del paesaggio Castel Rio e Firenzuola
-Associazione
Culturale Officine Frida Matera
-Comitato
Diritto alla Salute Lavello
-Comitato
Monte Faggiola Fiorenzuola
-Comitato
per la Salvaguardia del Territorio di Zeri (MS)
-Comitato
Prato Barbieri-Bettola (PC)
-Consorzio
rurale Noce –Cazuccone –Ferriere (PC)
Oltre a
tantissimi comitati, associazioni , personalità, che faranno giungere le loro
adesioni in queste ore
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lunedì 17 giugno 2013
Eolico Basilicata: rassegna stampa
Urbanisti ed ambientalisti in allarme per l'invasione delle pale eoliche che minaccia di cambiare per sempre il profilo della Basilicata, senza risparmiare di Matera, nota nel mondo per i "Sassi", i caratteristici rioni in tufo dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco. A mettere a rischio il territorio lucano sono i 10 nuovi Parchi eolici (con opere connesse e infrastrutture di servizio) appena autorizzati dalla giunta regionale, due solo a Matera, ciascuno della potenza di 30 megawatt, per un totale di 26 aerogeneratori.
Guerra Comune-Regione
Tra i più contestati, il progetto della società Zefiro, autorizzata ad installare 17 pale in località "Matine", a valle dei "Sassi", che ha dato il via ad una guerra tra il Comune di Matera e la Regione, che rivendica il rispetto delle procedure e accusa l'Ente locale di non aver partecipato alla Conferenza di servizi convocata per il confronto sull'opera tra gli enti interessati. A sostegno del Comune si sono schierati al momento l'Istituto nazionale di Urbanistica, che sottolinea l'impatto visivo molto forte dei nuovi impianti, e il Parco della Murgia Materano, anche se la localizzazione all'esterno delle aree vincolate o protette presenti in zona rende difficile sostenere la battaglia per bloccare la costruzione del nuovo parco eolico. Nell'area materana autorizzato anche un secondo parco in Località "Le Reni", con 9 pale.
Tra i più contestati, il progetto della società Zefiro, autorizzata ad installare 17 pale in località "Matine", a valle dei "Sassi", che ha dato il via ad una guerra tra il Comune di Matera e la Regione, che rivendica il rispetto delle procedure e accusa l'Ente locale di non aver partecipato alla Conferenza di servizi convocata per il confronto sull'opera tra gli enti interessati. A sostegno del Comune si sono schierati al momento l'Istituto nazionale di Urbanistica, che sottolinea l'impatto visivo molto forte dei nuovi impianti, e il Parco della Murgia Materano, anche se la localizzazione all'esterno delle aree vincolate o protette presenti in zona rende difficile sostenere la battaglia per bloccare la costruzione del nuovo parco eolico. Nell'area materana autorizzato anche un secondo parco in Località "Le Reni", con 9 pale.
110 aereogeneratori per 220 megawatt
L'elenco dei nuovi parchi eolici approvati del Dipartimento Attività produttive della Regione a fine maggio e deliberati dalla Giunta in seguito alla Conferenza dei servizi prevede nel complesso oltre 110 aerogeneratori per un totale di 220 megawatt di produzione da fonte rinnovabile eolica. Oltre a quelli di Matera, altri impianti sono previsti nei Comuni di Banzi e di Genzano (15 aerogeneratori da 30 Mw) e a Melfi per un totale di 29 pale e 63 Mw di potenza. Seguono i Parchi eolici in arrivo nell'area di Tolve (uno da 10 pale, 19,80 Mw, un secondo da 14 torri per 28 Mw). Altri due, infine, sono localizzati tra Banzi e Genzano (un impianto di 5 aerogeneratori da 12 MW, ed altre 7 pale per 21 Mw).
L'elenco dei nuovi parchi eolici approvati del Dipartimento Attività produttive della Regione a fine maggio e deliberati dalla Giunta in seguito alla Conferenza dei servizi prevede nel complesso oltre 110 aerogeneratori per un totale di 220 megawatt di produzione da fonte rinnovabile eolica. Oltre a quelli di Matera, altri impianti sono previsti nei Comuni di Banzi e di Genzano (15 aerogeneratori da 30 Mw) e a Melfi per un totale di 29 pale e 63 Mw di potenza. Seguono i Parchi eolici in arrivo nell'area di Tolve (uno da 10 pale, 19,80 Mw, un secondo da 14 torri per 28 Mw). Altri due, infine, sono localizzati tra Banzi e Genzano (un impianto di 5 aerogeneratori da 12 MW, ed altre 7 pale per 21 Mw).
Istituto di urbanistica sul piede di guerra
Tra i più decisi a difendere l'integrità del "profilo" regionale è l'Inu, preoccupata per la selva di pale dall'altezza media equivalente a quella di un palazzo di cinque piani che potrebbe presto occupare tutti i crinali del territorio. Tra le aree compromesse irrimediabilmente, in caso di costruzione dei Parchi, l'Inu segnala le colline a vigneti del Vulture, le valli del Bradano, del Basento-Cavone, dell'Agri-Sauro, del Sinni. In questo scenario, non aiuta il confronto tra ambientalisti-urbanisti e Regione il fatto che il Consiglio sarà presto sciolto in vista delle elezioni anticipate previste a novembre. Anche per questo, l'Inu sollecita una riduzione immediata della quota di energia assegnata all'eolico trasferendola per quanto possibile al fotovoltaico.
Tra i più decisi a difendere l'integrità del "profilo" regionale è l'Inu, preoccupata per la selva di pale dall'altezza media equivalente a quella di un palazzo di cinque piani che potrebbe presto occupare tutti i crinali del territorio. Tra le aree compromesse irrimediabilmente, in caso di costruzione dei Parchi, l'Inu segnala le colline a vigneti del Vulture, le valli del Bradano, del Basento-Cavone, dell'Agri-Sauro, del Sinni. In questo scenario, non aiuta il confronto tra ambientalisti-urbanisti e Regione il fatto che il Consiglio sarà presto sciolto in vista delle elezioni anticipate previste a novembre. Anche per questo, l'Inu sollecita una riduzione immediata della quota di energia assegnata all'eolico trasferendola per quanto possibile al fotovoltaico.
Il Parco della Murgia preoccupato per il fondale dei "Sassi"
Schierato conto l'invasione delle pale anche il Parco della Murgia Materana, anche se, nel caso di Matera, il Parco eolico al centro delle polemiche sorgerebbe in un'area non vincolata, distante piu' di 2.000 metri dal Sito di Interesse Comunitario ''Gravine di Matera'', esterna anche dal Parco regionale. Ma la foresta di pale, ancora da costruire, allarma i responsabili del Parco, che temono «un grave danno paesaggistico per la percezione complessiva dell'areale del sito Unesco di Matera», perché la quota altimetrica media del sito prescelto per l'installazione, circa 390 metri, è di poco sotto a quella delle località di Murgia Timone e Trasano che, con i loro circa 420 metri, costituiscono il naturale fondale scenico su cui si stagliano i Sassi, patrimonio dell'Unesco.
Schierato conto l'invasione delle pale anche il Parco della Murgia Materana, anche se, nel caso di Matera, il Parco eolico al centro delle polemiche sorgerebbe in un'area non vincolata, distante piu' di 2.000 metri dal Sito di Interesse Comunitario ''Gravine di Matera'', esterna anche dal Parco regionale. Ma la foresta di pale, ancora da costruire, allarma i responsabili del Parco, che temono «un grave danno paesaggistico per la percezione complessiva dell'areale del sito Unesco di Matera», perché la quota altimetrica media del sito prescelto per l'installazione, circa 390 metri, è di poco sotto a quella delle località di Murgia Timone e Trasano che, con i loro circa 420 metri, costituiscono il naturale fondale scenico su cui si stagliano i Sassi, patrimonio dell'Unesco.
Fonte: Il Sole 24 ORE 16 giugno 2013
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-16/basilicata-arrivo-parchi-eolici-182039.shtml?uuid=AbddxU5H&fromSearch
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giovedì 13 giugno 2013
martedì 12 marzo 2013
Torrente Gravina, agonia senza fine
Dalla Gazzetta del Mezzogiorno un articolo di Pasquale Doria che ricorda lo stato di inquinamento del torrente Gravina. Per chi lo avesse dimenticato...
L'articolo completo sul giornale cartaceo del 12 marzo 2013.
L'articolo completo sul giornale cartaceo del 12 marzo 2013.
lunedì 10 settembre 2012
A Matera un interessante workshop dedicato al Lupo
Sul Lupo, ormai è noto,
si favoleggia da secoli e si è tracciata nel tempo una fittissima rete
in cui si intrecciano in modo confuso e disordinato storie e leggende di
ogni tipo, quasi sempre condite da esagerazioni, deformazioni,
diffamazioni che hanno costretto questo nobile predatore a vivere ai
margini della cultura naturalistica, quella vera. Condannato da secoli a
rappresentare il male, la cattiveria e la paura, ancora oggi combatte
in silenzio la sua battaglia eterna per la sopravvivenza.
Tante storie assurde
che si sono tramandate e si tramandano ancora, di generazione in
generazione, che si replicano e si fissano con tanta facilità nelle
menti scarne e aride per restarvi, immutate per sempre, nei meandri
culturali dell’Uomo.
Certo, nel Medioevo e
nei secoli successivi vi era, per precisi motivi storici, culturali e
religiosi, poca propensione alla conoscenza e alla considerazione dei
fenomeni della Natura. Era naturale quindi che il Lupo fosse considerato
il demonio, il nemico per antonomasia dell’Uomo e del suo bestiame
domestico, era ovvio che si attuassero e che si diffondessero strategie
culturali e materiali finalizzate alla sua persecuzione ed eliminazione
con ogni mezzo. La storia di Cappuccetto Rosso non è stata certo
scritta per caso e, come sempre accade, si possono leggere tante cose
in questa favola! In tutta la vasta letteratura favolistica, si possono
trovare metafore e simboli che rappresentano l’eterna lotta tra il buono
e il cattivo, tra il bene e il male. E di risultati purtroppo ce ne
sono, in termini di distorsione culturale della realtà, vista la
deformazione della conoscenza scientifica sulle specie che hanno in
qualche modo ingerenze dirette o indirette con le attività dell’uomo.
Chi è disposto a credere, anche oggi, che il Lupo non abbia mai mangiato
una nonnina o un bambino? Quante persone ancora credono che il Lupo
possa mangiare gli uomini che si avventurano da soli nelle foreste?
Oggi, in tempi
assolutamente diversi da tanti punti di vista, ciò che appare ancora
strano è proprio la percezione di una cultura diffusa e distorta sul
Lupo che non accenna a cambiare, a parte qualche rara eccezione. Le
solide basi su cui per secoli è stato disegnato il profilo biologico e
comportamentale di questo predatore sono difficili da abbattere. Basta
leggere ancora nei giorni nostri le cronache sui giornali o ascoltare
certi TG per capire che poco è mutato in termini di conoscenza
realistica sulla specie. Anzi, quello che più risulta dannoso è il fatto
che, a fronte di uno sforzo enorme di tanti naturalisti, ricercatori ed
appassionati che da anni studiano la biologia e i comportamenti del
Lupo per trasmettere informazioni corrette, basta un banale, e a volte
ridicolo, articolo di cronaca locale per demolire anni di lavoro, di
osservazione, di studio sul campo. D’accordo che il Lupo è un predatore
ma ciò non giustifica che si debba per forza esagerare sulla sua vita e
sulle sue abitudini! E’ giusto parlare ogni volta di enormi esseri
famelici e aggressivi che alla minima occasione mangiano uomini, pecore e
vacche? Possibile che alcune centinaia di esemplari presenti nel nostro
Paese riescano ad incutere tanta paura ad una intera popolazione e
siano capaci di creare grandi danni alle aziende zootecniche?
Le risposte a tali
quesiti si cercano, e si tenta di darle, attraverso la ricerca e la
conoscenza con metodi scientifici. La schiera di coloro che da tempo si
dedicano allo studio del Lupo nel suo habitat non è folta, ma noi lucani
dobbiamo sentirci orgogliosi di sapere che tra questi pochi studiosi vi
è un nostro conterraneo: Antonio Iannibelli. Una bella sorpresa
scoprire che si tratta di uno dei pochi al mondo che “balla coi lupi”…
per davvero! Non potevamo lasciarci sfuggire una buona occasione per
contribuire, grazie alle sue testimonianze, ai suoi racconti e alle sue
immagini, a far luce sull’oscurantismo che regna in questo campo. La
vera natura del Lupo raccontata da un lucano è apparsa subito una
speciale iniziativa da realizzare. Ecco che, come Associazione “Fotoclub
Matera”, abbiamo colto la palla al balzo riuscendo ad interpretare due
bisogni: uno di carattere spiccatamente fotografico ed un altro di tipo
culturale e scientifico.
Il 6 agosto 2012
Antonio Iannibelli è stato invitato a Matera per un workshop sul Lupo,
una serata all’insegna della cultura fotografica e naturalistica. Lui è
un bravissimo fotonaturalista ed era innanzitutto importante esporre,
attraverso 20 pannelli fotografici, le sue stupende immagini di Lupo
riprese in ambiente naturale. Una vera “prelibatezza” ed una grande
occasione per chi apprezza il bello e la suggestività della fotografia
di Natura. Organizzare un evento unico del suo genere nella nostra
regione era dunque d’obbligo e quale titolo più provocatorio si poteva
dare all’evento? Naturalmente: “Attenti al Lupo”! Lo scopo
dell’iniziativa era quello di utilizzare sapientemente le immagini, le
parole e la musica per provare a scalfire una cultura sul Lupo “dura a
morire”, una cultura fatta di mille luoghi comuni e leggende assurde che
affonda le sue lunghe radici anche nei nostri remoti angoli
dell’Appennino Lucano ed in alcune aree dell’entroterra materano.
Luogo dell’incontro è
stato Jazzo Gattini, sede del CEA nel Parco della Murgia Materana.
Nessuno dei soci del Fotoclub, organizzatore dell’evento, si aspettava
tanta gente incuriosita da tale inconsueta iniziativa. Parlare di Lupo a
Matera? Qualcuno ammiccava con disinteresse misto a poca fiducia,
qualche altro era in dubbio sul tema scelto. In altri forse vi era
semplice curiosità accresciuta e alimentata forse dalle recenti storie
di lupi che iniziano a vagare anche sulla murgia appulo-lucana. La
inaspettata “novità” è che durante quella bella serata di cui nessuno
immaginava i risvolti, tutti hanno ascoltato con una infantile curiosità
storie così incredibili da sembrare delle favole capovolte. Tutte
storie vere, raccontate e accompagnate da straordinarie ed eloquenti
immagini e video inediti i cui protagonisti sono proprio piccoli
branchi di lupi “radiografati” e “annusati” nelle loro intime relazioni
sociali in alcune aree dei nostri Appennini. I racconti di Antonio
Iannibelli hanno stregato e affascinato davvero tutti, grandi e piccoli,
e qualcuno quasi non credeva ai propri occhi nel vedere e
nell’ascoltare cose incredibili, mai riportate nell’ambito delle
consuete e tradizionali informazioni che circolano normalmente sul Lupo o
che ci propinano certe lobby dell’informazione. Il Lupo finalmente è
stato descritto da un punto di vista davvero insolito, direi
dall’interno del branco, in modo completamente distaccato e scevro da
ogni particella culturale di medievale memoria. Potremmo azzardare a
dire “il Lupo descritto da se stesso” o, se vogliamo, da un uomo calato
nei suoi “panni”. Particolari minuziosi sulla vita sociale del Lupo
possono essere raccontati solo da chi riesce ad “entrare nel suo sistema
sociale” e a farsi accettare come un membro di esso. Sembra impossibile
e fantastico allo stesso tempo ma le magiche atmosfere create dalle
testimonianze dirette sugli incontri ravvicinati con piccoli branchi di
lupi hanno rapito ed entusiasmato tutti i presenti. Sentire un fotografo
parlare di distanze così minime da non poter riuscire a mettere a
fuoco il soggetto distante 10 metri è sembrata quasi una provocazione
per i numerosi appassionati di fotografia che hanno sempre associato
questo predatore ad una chimera dei nostri boschi, inavvicinabile e
imprendibile fotograficamente.
Antonio Iannibelli durante quella
serata ha fatto dunque davvero breccia nel percorso culturale e nella
mente di alcuni partecipanti che, pur senza ammetterlo, magari vedevano
ancora il Lupo come l’orco assassino delle fiabe medievali. In due ore
sono crollati tanti falsi miti, tante leggende sull’aggressività e
pericolosità di un predatore che abita da sempre le nostre montagne
osservandoci silenzioso; sono stati mostrati i lati più teneri e dolci
della vita di branco, con intere cucciolate alle prese con i loro
giochi, senza trascurare anche i normali aspetti di aggressività
intraspecifica tra adulti in cerca di posizioni dominanti nel branco. Un
predatore visto molto da vicino, senza filtri e con mente serena, non
può che mostrarsi finalmente come un importantissimo tassello della
Biodiversità senza il quale le nostre montagne sarebbero più povere e
più anonime. Un branco di lupi rappresenta un segnale di salubrità
ambientale, un termometro del territorio che ci segnala mille cose e che
misura gli equilibri su cui si poggiano la dinamica di popolazione di
tantissime specie-preda e la salute dell’intera fauna. Una foresta
appenninica senza i lupi è come una savana africana senza i leoni, come
una montagna alpina senza le aquile, come la steppa murgiana senza i
falchi grillai.
Insomma Antonio
Iannibelli ci ha regalato una serata così densa di contenuti e di
stimoli da non poter essere facilmente dimenticata. Non è facile
scrivere qualcosa su un evento tanto ricco di contenuti, di notizie, di
emozioni. Io ci ho provato! Un grazie perciò a lui e a Maria Perrone che
lo accompagna in questa straordinaria avventura culturale e
naturalistica, un grazie ai tanti suoi amici e collaboratori che hanno
contribuito con le proprie immagini e testimonianze ad arricchire la sua
presentazione, un plauso all’Associazione “Provediemozioni” che
promuove in Italia i progetti e le iniziative di divulgazione sul Lupo,
un grazie al CEA di Matera
che ha ospitato l’evento e infine un grazie a tutti gli amici del
“Fotoclub” con cui abbiamo condiviso la bella idea di invitarlo a Matera
e di organizzare con lui questo straordinario evento culturale.
Da domani facciamo sì che il Lupo
continui ad ululare alla luna e smettiamo di perseguitarlo prima con la
falsità, poi con armi, trappole e veleni.
Matteo Visceglia
Matteo Visceglia
domenica 22 luglio 2012
Rilascio di 22 falchi grillai sulla Murgia materana
Sabato scorso 21 luglio sul Belvedere della Murgia materana si è svolto il consueto evento di liberazione di rapaci organizzato dal CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Provincia di Matera e che ha visto la partecipazione di cittadini e numerosi fotografi e attivisti del FotoClub sezione di Matera.
I protagonisti principali sono stati 22 falchi grillai che dopo un periodo di cure e riabilitazione hanno finalmente potuto spiccare il volo sotto lo sguardo attento ed incuriosito dei partecipanti. Molti bambini, ragazzi ed adulti hanno avuto la possibilità di regalare dalle proprie mani la libertà a questi piccoli rapaci, simbolo di Matera e del territorio della collina materana.
L'attività svolta rientra nell quadro delle iniziative programmate di rilascio graduale di altri rapaci che sono ancora in cura presso il CRAS. Nel corso dei mesi di luglio, agosto e settembre saranno liberati altri grillai, gheppi, nibbi bruni, nibbi reali, assioli e civette.
Il Responsabile del CRAS Matteo Visceglia dichiara:
“L'attività di rilascio in natura di rapaci ed altri animali ritrovati feriti o debilitati e consegnati quotidianamente al Centro da cittadini, associazioni e forze di polizia rappresenta un' importante occasione per fare attività di tutela della Natura, sensibilizzazione ed informazione. Ai partecipanti a questi eventi, ma anche a coloro che affidano esemplari in difficoltà, viene infatti sempre spiegato quale sia il ruolo di questi straordinari rapaci negli habitat naturali, quali le loro caratteristiche, come vivono, quali i loro problemi e quale la loro importanza ecologica per il nostro territorio. Una piccola e breve lezione sul campo che serve soprattutto per osservare da vicino questi piccoli falchi urbani, imparare a conoscerli meglio e soprattutto a regalare loro, specialmente dalle mani dei bambini, la cosa più bella e importante: la libertà”!
I protagonisti principali sono stati 22 falchi grillai che dopo un periodo di cure e riabilitazione hanno finalmente potuto spiccare il volo sotto lo sguardo attento ed incuriosito dei partecipanti. Molti bambini, ragazzi ed adulti hanno avuto la possibilità di regalare dalle proprie mani la libertà a questi piccoli rapaci, simbolo di Matera e del territorio della collina materana.
L'attività svolta rientra nell quadro delle iniziative programmate di rilascio graduale di altri rapaci che sono ancora in cura presso il CRAS. Nel corso dei mesi di luglio, agosto e settembre saranno liberati altri grillai, gheppi, nibbi bruni, nibbi reali, assioli e civette.
Il Responsabile del CRAS Matteo Visceglia dichiara:
“L'attività di rilascio in natura di rapaci ed altri animali ritrovati feriti o debilitati e consegnati quotidianamente al Centro da cittadini, associazioni e forze di polizia rappresenta un' importante occasione per fare attività di tutela della Natura, sensibilizzazione ed informazione. Ai partecipanti a questi eventi, ma anche a coloro che affidano esemplari in difficoltà, viene infatti sempre spiegato quale sia il ruolo di questi straordinari rapaci negli habitat naturali, quali le loro caratteristiche, come vivono, quali i loro problemi e quale la loro importanza ecologica per il nostro territorio. Una piccola e breve lezione sul campo che serve soprattutto per osservare da vicino questi piccoli falchi urbani, imparare a conoscerli meglio e soprattutto a regalare loro, specialmente dalle mani dei bambini, la cosa più bella e importante: la libertà”!
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mercoledì 20 giugno 2012
Un falco tra i Sassi
Sull'ultimo numero della prestigiosa rivista di fotografia naturalistica "Asferico" (n. 39) è stato pubblicato un interessante articolo su Matera e il falco grillaio dal titolo "Un falco tra i Sassi". L'autore, Simone Bottini, ha realizzato un bel servizio fotografico che rende onore allo straordinario rapporto tra la città e il piccolo rapace.
lunedì 6 febbraio 2012
Un parco eolico sulle colline di Picciano: protestano i deputati radicali
Presentata anche un'interrogazione parlamentare al ministro dell'ambiente
di GIANPAOLO IACOBINI
Da una parte, lo storico santuario. Dall'altra, il mausoleo delle pale eoliche.
Il vento appulo-lucano fa gola a tanti. Gli ultimi ad averci messo gli occhi addosso, sperando di poterlo imbrigliare per produrre profitti ed energia pulita, sono gli azionisti della "Marcopolo engineering", società per azioni con sede legale a Cuneo disposta però ad investire in provincia di Matera, per un pezzo di terreno da riconvertire in parco eolico con affaccio su Gravina.
La zona prescelta è in fatti quella di località Verzellina, in agro materano ma al confine con la città del grano e del vino, su un colle prospiciente a quello sul quale sorge il santuario di Picciano. Lo rendono noto i sette deputati parlamentari di estrazione radicale (i parlamentari Zamparutti, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Turco) eletti tra le fila del Pd, in un'interrogazione rivolta al ministro dell'ambiente, Corrado Clini. "Matera - ricordano i firmatari dell'atto ispettivo - vanta un elevato valore paesaggistico, riconosciuto dall'Unesco. Nei giorni scorsi è stata data notizia della presentazione di una richiesta, da parte della "Marcopolo engineering", per l'installazione di un impianto finalizzato alla produzione di energia elettrica per una potenza di 35 megawatt, tramite 14 aerogeneratori, in località masseria Verzellina, una zona che si incontra dopo la collina di Picciano, quasi a ridosso del territorio di Gravina". E non è tutto. Perchè l'operazione Eolo avrebbe attirato, secondo i radicali, anche le attenzioni della "Meltemi energia", società con sede a Ruvo di Puglia, "che ha presentato richiesta per l'installazione di un altro impianto della potenza di 34 megawatt con l'ausilio di 10 pale eoliche dell'altezza di 100 metri in località Reni, anch'essa non lontana dalla collina di Picciano".
Quanto basta per spingere la pattuglia parlamentare radical-democratica a chiedere al ministro Clini, tenuto conto anche di altre analoghe istanze già presentate con riferimento al comprensorio materano, di spiegare "quali iniziative si intendano assumere affinchè siano riconsiderate le decisioni in itinere in materia di localizzazione di impianti energetici nonchè, con specifico riguardo ai casi citati, quali azioni si vogliano intraprendere per salvaguardare i territori interessati e favorire i processi di informazione e partecipazione dei cittadini a decisioni di tal genere".
S'attendono ora risposte. Alla velocità del vento. Meglio ancora, della luce.
Fonte: http://www.gravinalife.it/magazine/notizie/un-parco-eolico-sulle-colline-di-picciano-protestano-i-deputati-radicali/
Giovedì 2 Febbraio 2012
di GIANPAOLO IACOBINI
Da una parte, lo storico santuario. Dall'altra, il mausoleo delle pale eoliche.
Il vento appulo-lucano fa gola a tanti. Gli ultimi ad averci messo gli occhi addosso, sperando di poterlo imbrigliare per produrre profitti ed energia pulita, sono gli azionisti della "Marcopolo engineering", società per azioni con sede legale a Cuneo disposta però ad investire in provincia di Matera, per un pezzo di terreno da riconvertire in parco eolico con affaccio su Gravina.
La zona prescelta è in fatti quella di località Verzellina, in agro materano ma al confine con la città del grano e del vino, su un colle prospiciente a quello sul quale sorge il santuario di Picciano. Lo rendono noto i sette deputati parlamentari di estrazione radicale (i parlamentari Zamparutti, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Turco) eletti tra le fila del Pd, in un'interrogazione rivolta al ministro dell'ambiente, Corrado Clini. "Matera - ricordano i firmatari dell'atto ispettivo - vanta un elevato valore paesaggistico, riconosciuto dall'Unesco. Nei giorni scorsi è stata data notizia della presentazione di una richiesta, da parte della "Marcopolo engineering", per l'installazione di un impianto finalizzato alla produzione di energia elettrica per una potenza di 35 megawatt, tramite 14 aerogeneratori, in località masseria Verzellina, una zona che si incontra dopo la collina di Picciano, quasi a ridosso del territorio di Gravina". E non è tutto. Perchè l'operazione Eolo avrebbe attirato, secondo i radicali, anche le attenzioni della "Meltemi energia", società con sede a Ruvo di Puglia, "che ha presentato richiesta per l'installazione di un altro impianto della potenza di 34 megawatt con l'ausilio di 10 pale eoliche dell'altezza di 100 metri in località Reni, anch'essa non lontana dalla collina di Picciano".
Quanto basta per spingere la pattuglia parlamentare radical-democratica a chiedere al ministro Clini, tenuto conto anche di altre analoghe istanze già presentate con riferimento al comprensorio materano, di spiegare "quali iniziative si intendano assumere affinchè siano riconsiderate le decisioni in itinere in materia di localizzazione di impianti energetici nonchè, con specifico riguardo ai casi citati, quali azioni si vogliano intraprendere per salvaguardare i territori interessati e favorire i processi di informazione e partecipazione dei cittadini a decisioni di tal genere".
S'attendono ora risposte. Alla velocità del vento. Meglio ancora, della luce.
Fonte: http://www.gravinalife.it/magazine/notizie/un-parco-eolico-sulle-colline-di-picciano-protestano-i-deputati-radicali/
Giovedì 2 Febbraio 2012
martedì 17 gennaio 2012
«Parco eolico» Così cambia l'aspetto di Matera
Gli impianti in zone di alto valore paesaggistico
di PASQUALE DORIA
MATERA - C’è bisogno di energia, eccome. Chi può negarlo? Ben venga il discorso sulle fonti rinnovabili, eolico compreso, purchè utili allo scopo. Ma se il rimedio inizia a rivelarsi peggiore del male, l’avanzarsi di qualche dubbio appare più che legittimo. A Matera si parla da una vita di radicamento, di segni straordinari e sedimentati nei millenni, di un territorio che non può non trarre vantaggi dalla sua irriproducibilità, di presenze della natura e della cultura spesso fusi in un solo straordinario paesaggio che attrae una quantità crescente di turisti. Insomma, la ricchezza di un lascito che viene da lontano è riconosciuta, interiorizzata, si potrebbe aggiungere. Ed è ormai nota a tutti anche la fragilità di quello che ci è stato consegnato, quindi, la necessità di salvaguardia attiva, oltre che di idonee condizioni per una buona fruizione. Di contro, nel registrare un sostanziale ritardo circa le pratiche di tutela, programmate e concretamente realizzate a favore della giusta restituzione su scala collettiva di un prezioso patrimonio, non mancano segnali contrastanti che sembrano imboccare direzioni diametralmente opposte.
L’energia eolica, si diceva. Un primo parziale censimento segnalava l’esordio anche sul territorio comunale di 14 aerogeneratori, così vengono anche definite le pale eoliche. Un conto generoso rispetto a ciò che è seguito e che rimane comunque parziale. Stiamo parlando già di un numero d’impianti destinato a salire, ma per quello che è accertato ora è a quota 45. Conteggio secco effettuato nell’ambito delle associazioni di cittadini con evidente sensibilità ambientaliste, per quanto abbastanza scoraggiate ad andare avanti, perchè il numero, nel frattempo, sarà sicuramente lievitato ancora. Ma andiamo per ordine. Nei giorni scorsi è stata data notizia di una richiesta da parte della Marcopolo Engineering, una società per azioni con sede legale in provincia di Cuneo, per la richiesta d’installazione di un impianto per lo sfruttamento finalizzato alla produzione di energia elettrica per una potenza di 35 mega watt da sviluppare tramite 14 aerogeneratori in località masseria Verzellina, una zona che s’incontra dopo la collina di Picciano, quasi a ridosso del territorio di Gravina. La domanda risale allo scorso primo aprile e gli interessati avrebbero potuto presentare le proprie osservazioni entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’avviso, ovvero entro lo scorso primo giugno.
Insomma, tempo scaduto. Lo è anche per una domanda solo di qualche giorno precedente. Quella della Meltemi energia con sede a Ruvo di Puglia, una delle pochissime del sud. Realizzerà un impianto della potenza di 34 mega watt con l’ausilio di 10 aerogeneratori, pale eoliche dell’altezza di cento metri, in località Reni. Anche questa zona si trova non lontano dalla collina di Picciano. Ancora dal Piemonte la presentazione di un progetto, quello della società Asia ambiente Italia, con sede a Torino, per la realizzazione di un impianto che svilupperà 19,8 mega watt con 6 aerogeneratori in località Ciccolocane, area a ridosso del borgo Venusio. Per finire, solamente alle domande presentate nello scorso aprile, c’è anche alla società Zefiro Energy, sede legale a Milano. Realizzerà un impianto da 37,5 mega watt con 15 aerogeneratori da impiantre in località Matina. Difficile capire dove si trova, perchè questo è un toponimo particolarmente diffuso a Matera, specialmente nelle zone collinari subpianeggianti che sorgono ai piedi dell’altopiano murgico. Sono solamente quattro dei progetti noti che sicuramente avranno preso in considerazione gli aspetti della componente paesaggistica e dell’avifauna. Ed è all’Uffico compatibiltà ambientale della Regione che vengono valutati gli studi consegnati sull’impatto ambientale. Ma il giudizio finale riguarda il singolo impianto, oppure il loro complesso?
Gli impianti in zone di alto valore paesaggistico

Il dubbio più gettonato è quello dell’obolo pubblico. Nel senso che riguardo all’eolico spesso viene sottolineato un limite capace d’incidere sulla bolletta energetica collettiva: che più del vento può l’incentivo. Evidenziato questo aspetto non secondario e spingendo lo sguardo verso la valle del Bradano, è impossibile non impattare contro le pale eoliche che svettano sul territorio del comune di Grottole. Il profilo del paesaggio, in quella direzione, è stato decisamente trasformato, in peggio, dalla presenza di quelli che sembrano enormi mulini a vento. Del resto, è il vento, la sua capacità di generare energia, che cercano di intercettare quelle pale bianche nel loro vorticoso e chissà quanto produttivo girare su se stesse.
Difficile non immaginare che un effetto altrettanto negativo non si rifletta pure sul territorio della città dei Sassi, realtà che quando conviene è annoverata retoricamente nell’elenco del patrimonio mondiale dell’umanità che va stilando l’Unesco. Coccarda ambigua, specie se si considera che uno degli impianti sorgerà in contrada Ciccolocane, non lontano dal borgo Venusio. Siamo all’ingresso della città per chi arriva dalla dorsale adriatica. Decisamente non si direbbe un buon biglietto da visita per turisti e visitatori in genere. Si sbaglia anche chi ritiene che i due impianti pensati non lontano dal monte di Picciano non interferiscano in alcun modo con il paesaggio. Contrada Reni, in particolare, è intensamente caratterizzata dal tipico ambiente rurale che rende ben distinguibile il territorio materano. Da quelle parti sorge una vecchia masseria un tempo appartenuta alla famiglia Malvezzi. I più ferrati, quanto a memoria, ricordano perfettamente che lì, non a acaso, furono girate buona parte delle scene del film diretto Francesco Rosi C’era una volta. Titolo profetico. Del resto, non a caso, la zona collinare che fronteggia Picciano, sull’altro lato della strada che porta a Gravina, è ben nota agli archeologi.
Gli aerogeneratori, a quanto pare, sono particolarmente rumorosi. Ma è del tutto evidente che gli svantaggi dell'energia eolica sollecitano soprattutto a considerazioni di carattere estetico. Incidono nel deturpare il paesaggio? C’è una scuola di pensiero che non ha dubbi in proposito. Per sfruttare le zone più ventose si tende a posizionare le pale in alto, quindi in località di alto valore paesaggistico. Poi, da qualunque parte si spinge, lo sguardo non può non incrociarle. Loro girano e gli occhi pure, da un’altra parte.
Da: La Gazzetta del Mezzogiorno 17 gennaio 2012
di PASQUALE DORIA
MATERA - C’è bisogno di energia, eccome. Chi può negarlo? Ben venga il discorso sulle fonti rinnovabili, eolico compreso, purchè utili allo scopo. Ma se il rimedio inizia a rivelarsi peggiore del male, l’avanzarsi di qualche dubbio appare più che legittimo. A Matera si parla da una vita di radicamento, di segni straordinari e sedimentati nei millenni, di un territorio che non può non trarre vantaggi dalla sua irriproducibilità, di presenze della natura e della cultura spesso fusi in un solo straordinario paesaggio che attrae una quantità crescente di turisti. Insomma, la ricchezza di un lascito che viene da lontano è riconosciuta, interiorizzata, si potrebbe aggiungere. Ed è ormai nota a tutti anche la fragilità di quello che ci è stato consegnato, quindi, la necessità di salvaguardia attiva, oltre che di idonee condizioni per una buona fruizione. Di contro, nel registrare un sostanziale ritardo circa le pratiche di tutela, programmate e concretamente realizzate a favore della giusta restituzione su scala collettiva di un prezioso patrimonio, non mancano segnali contrastanti che sembrano imboccare direzioni diametralmente opposte.
L’energia eolica, si diceva. Un primo parziale censimento segnalava l’esordio anche sul territorio comunale di 14 aerogeneratori, così vengono anche definite le pale eoliche. Un conto generoso rispetto a ciò che è seguito e che rimane comunque parziale. Stiamo parlando già di un numero d’impianti destinato a salire, ma per quello che è accertato ora è a quota 45. Conteggio secco effettuato nell’ambito delle associazioni di cittadini con evidente sensibilità ambientaliste, per quanto abbastanza scoraggiate ad andare avanti, perchè il numero, nel frattempo, sarà sicuramente lievitato ancora. Ma andiamo per ordine. Nei giorni scorsi è stata data notizia di una richiesta da parte della Marcopolo Engineering, una società per azioni con sede legale in provincia di Cuneo, per la richiesta d’installazione di un impianto per lo sfruttamento finalizzato alla produzione di energia elettrica per una potenza di 35 mega watt da sviluppare tramite 14 aerogeneratori in località masseria Verzellina, una zona che s’incontra dopo la collina di Picciano, quasi a ridosso del territorio di Gravina. La domanda risale allo scorso primo aprile e gli interessati avrebbero potuto presentare le proprie osservazioni entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’avviso, ovvero entro lo scorso primo giugno.
Insomma, tempo scaduto. Lo è anche per una domanda solo di qualche giorno precedente. Quella della Meltemi energia con sede a Ruvo di Puglia, una delle pochissime del sud. Realizzerà un impianto della potenza di 34 mega watt con l’ausilio di 10 aerogeneratori, pale eoliche dell’altezza di cento metri, in località Reni. Anche questa zona si trova non lontano dalla collina di Picciano. Ancora dal Piemonte la presentazione di un progetto, quello della società Asia ambiente Italia, con sede a Torino, per la realizzazione di un impianto che svilupperà 19,8 mega watt con 6 aerogeneratori in località Ciccolocane, area a ridosso del borgo Venusio. Per finire, solamente alle domande presentate nello scorso aprile, c’è anche alla società Zefiro Energy, sede legale a Milano. Realizzerà un impianto da 37,5 mega watt con 15 aerogeneratori da impiantre in località Matina. Difficile capire dove si trova, perchè questo è un toponimo particolarmente diffuso a Matera, specialmente nelle zone collinari subpianeggianti che sorgono ai piedi dell’altopiano murgico. Sono solamente quattro dei progetti noti che sicuramente avranno preso in considerazione gli aspetti della componente paesaggistica e dell’avifauna. Ed è all’Uffico compatibiltà ambientale della Regione che vengono valutati gli studi consegnati sull’impatto ambientale. Ma il giudizio finale riguarda il singolo impianto, oppure il loro complesso?
Gli impianti in zone di alto valore paesaggistico

Il dubbio più gettonato è quello dell’obolo pubblico. Nel senso che riguardo all’eolico spesso viene sottolineato un limite capace d’incidere sulla bolletta energetica collettiva: che più del vento può l’incentivo. Evidenziato questo aspetto non secondario e spingendo lo sguardo verso la valle del Bradano, è impossibile non impattare contro le pale eoliche che svettano sul territorio del comune di Grottole. Il profilo del paesaggio, in quella direzione, è stato decisamente trasformato, in peggio, dalla presenza di quelli che sembrano enormi mulini a vento. Del resto, è il vento, la sua capacità di generare energia, che cercano di intercettare quelle pale bianche nel loro vorticoso e chissà quanto produttivo girare su se stesse.
Difficile non immaginare che un effetto altrettanto negativo non si rifletta pure sul territorio della città dei Sassi, realtà che quando conviene è annoverata retoricamente nell’elenco del patrimonio mondiale dell’umanità che va stilando l’Unesco. Coccarda ambigua, specie se si considera che uno degli impianti sorgerà in contrada Ciccolocane, non lontano dal borgo Venusio. Siamo all’ingresso della città per chi arriva dalla dorsale adriatica. Decisamente non si direbbe un buon biglietto da visita per turisti e visitatori in genere. Si sbaglia anche chi ritiene che i due impianti pensati non lontano dal monte di Picciano non interferiscano in alcun modo con il paesaggio. Contrada Reni, in particolare, è intensamente caratterizzata dal tipico ambiente rurale che rende ben distinguibile il territorio materano. Da quelle parti sorge una vecchia masseria un tempo appartenuta alla famiglia Malvezzi. I più ferrati, quanto a memoria, ricordano perfettamente che lì, non a acaso, furono girate buona parte delle scene del film diretto Francesco Rosi C’era una volta. Titolo profetico. Del resto, non a caso, la zona collinare che fronteggia Picciano, sull’altro lato della strada che porta a Gravina, è ben nota agli archeologi.
Gli aerogeneratori, a quanto pare, sono particolarmente rumorosi. Ma è del tutto evidente che gli svantaggi dell'energia eolica sollecitano soprattutto a considerazioni di carattere estetico. Incidono nel deturpare il paesaggio? C’è una scuola di pensiero che non ha dubbi in proposito. Per sfruttare le zone più ventose si tende a posizionare le pale in alto, quindi in località di alto valore paesaggistico. Poi, da qualunque parte si spinge, lo sguardo non può non incrociarle. Loro girano e gli occhi pure, da un’altra parte.
Da: La Gazzetta del Mezzogiorno 17 gennaio 2012
domenica 18 dicembre 2011
Eolico alle porte della città dei Sassi
Alla fine toccò anche alla Città dei Sassi, patrimonio dell’Umanità. Quattordici aereoturbine (pale eoliche) alte 130 metri della potenza complessiva di 35 mw. saranno installate in località Verzellino. Dovrebbe essere quell’area che è a nord di Matera, dietro la collina che si vede al lato del centro commerciale Venusio, proprio dietro l’antica masseria diroccata su cui campeggia un grande “Vendesi”. Le 14 turbine si vedranno bene da Matera città e, molto probabilmente, persino da Gravina: altereranno i profili degli splendidi campi di grano che circondano la città d’arte lucana. Campi che creano una cornice orografica unica ad una città che ha già incantato l’Unesco e che anche in quella contrada conservano alcune masserie storiche, come San Domenico, o luoghi di culto, come Picciano, o masserie agricole attive, come Dragone.
Le 14 pale eoliche le realizzerà la Marcopolo Engineering SpA, con sede a Borgo San Dalmazzo (Cn), la quale alla Regione ha richiesto il parere di Via, Valutazione di impatto ambientale, necessario alla realizzazione dell’impianto eolico. La società è la stessa che ha presentato, in contrada Bersagliera, nel territorio di Montalbano Jonico, che è sede della Riserva del “Geosito dei Calanchi” (il parco eolico è previsto al confine con la riserva), una richiesta di altre 9 turbine per un totale di 22,5 mw. da aggiungere ai 35 di Matera, per complessivi (sulla carta) 57,5 mw. Produzione energetica sufficiente più o meno a coprire i consumi energetici delle circa 15 mila famiglie materane, più la sua area industriale, ma ai materani e alle loro imprese andrà il sicuro impatto ambientale, ma zero euro e zero energia gratuita. Se il trattamento è lo stesso previsto per il Comune di Montalbano Jonico, la Città di Matera beneficerà dal 4 all’8 per cento di compensazione in moneta (intorno alle 70mila euro all’anno per 20 anni), più alcune realizzazioni di arredo urbano. Mentre alla Marcopolo Engineering, pagati col 7 per cento della bolletta Enel dei cittadini, andranno una marea di soldi in incentivi, più di qualche milione di euro all’anno dai due impianti. Finiti i 20 anni, non si capisce chi smantellerà questi impianti impattanti, verso cui le associazioni ambientaliste nutrono dubbi che siano realmente collegate alla rete energetica nazionale. Col rischio, in tal caso, che restituiscano al vento, ciò che dovrebbero produrre dal vento, ma non prima di aver trattenuto l’attraente incentivo.
È il problema dell’energia rinnovabile gestita con la sufficienza e la confusione del “Italian style” in tema di riciclo ambientale, che ad esempio non ha una rete autonoma per il recupero e l’accumulo delle energie rinnovabili. Questione sollevata anche dall’economista Jeremy Rifkin in un recente convegno a Potenza, come limite concreto allo sviluppo di ciò che egli chiama “la Terza rivoluzione industriale”. Cioè quella possibilità di smuovere l’economia di un territorio rendendolo energeticamente libero e autosufficiente da una produzione/distribuzione dell’energia verticistica e monopolistica, che si può attuare se, come denunciano da tempo anche le associazioni di cittadini e i movimenti ambientalisti, «la si smette di speculare sull’energia rinnovabile con i grandi parchi eolici o fotovoltaici e la si concede a edifici, famiglie e imprese». I cui costi di gestione più pesanti sono rappresentati proprio da quelli energetici.
Incentivi dello stato per impianti industriali
Più che il vento, poté l’incentivo? Mentre in Italia i parchi eolici (e non solo) spopolano, in Francia se ne contano “solo” 4 mila pale di eoliche su tutto il territorio nazionale. La sola Basilicata ha già 200 torri, finora collocate lungo la dorsale appenninica che da Potenza porta a Melfi, più la dorsale di Grottole sulla Basentana e l’impianto di Rotondella lungo la valle del Sinni. Ma aspira ad averne, stando al suo Piano energetico regionale, fino a 1360, circa un terzo dell’intera Francia. La Basilicata ha dunque più vento della Francia?
In Italia e in Basilicata sono in molti oramai a contestare questa gestione verticistica delle rinnovabili che, tra energia prodotta dai rifiuti e assimilata alle rinnovabili (unico Paese al mondo con tale legiferazione) e grandi parchi fotovoltaici ed eolici, non fanno che consumare territorio e togliere risorse all’autonomia energetica della collettività, catalizzando, per conto di società private, più incentivi che sole e il vento.
All’impianto materano della Marcopolo Engineering, così come a quello di Montalbano, è possibile presentare le osservazioni entro e non oltre il 24 gennaio del 2012. Le possono presentare i singoli cittadini, le associazioni, i movimenti, gli enti e persino i Comuni. Ai quali ultimi, la domanda è diretta: presenteranno proprie osservazioni visto il valore ambientale del loro territorio municipale?
[Enzo Palazzo - La Gazzetta del Mezzogiorno 14/12/2011]
Le 14 pale eoliche le realizzerà la Marcopolo Engineering SpA, con sede a Borgo San Dalmazzo (Cn), la quale alla Regione ha richiesto il parere di Via, Valutazione di impatto ambientale, necessario alla realizzazione dell’impianto eolico. La società è la stessa che ha presentato, in contrada Bersagliera, nel territorio di Montalbano Jonico, che è sede della Riserva del “Geosito dei Calanchi” (il parco eolico è previsto al confine con la riserva), una richiesta di altre 9 turbine per un totale di 22,5 mw. da aggiungere ai 35 di Matera, per complessivi (sulla carta) 57,5 mw. Produzione energetica sufficiente più o meno a coprire i consumi energetici delle circa 15 mila famiglie materane, più la sua area industriale, ma ai materani e alle loro imprese andrà il sicuro impatto ambientale, ma zero euro e zero energia gratuita. Se il trattamento è lo stesso previsto per il Comune di Montalbano Jonico, la Città di Matera beneficerà dal 4 all’8 per cento di compensazione in moneta (intorno alle 70mila euro all’anno per 20 anni), più alcune realizzazioni di arredo urbano. Mentre alla Marcopolo Engineering, pagati col 7 per cento della bolletta Enel dei cittadini, andranno una marea di soldi in incentivi, più di qualche milione di euro all’anno dai due impianti. Finiti i 20 anni, non si capisce chi smantellerà questi impianti impattanti, verso cui le associazioni ambientaliste nutrono dubbi che siano realmente collegate alla rete energetica nazionale. Col rischio, in tal caso, che restituiscano al vento, ciò che dovrebbero produrre dal vento, ma non prima di aver trattenuto l’attraente incentivo.
È il problema dell’energia rinnovabile gestita con la sufficienza e la confusione del “Italian style” in tema di riciclo ambientale, che ad esempio non ha una rete autonoma per il recupero e l’accumulo delle energie rinnovabili. Questione sollevata anche dall’economista Jeremy Rifkin in un recente convegno a Potenza, come limite concreto allo sviluppo di ciò che egli chiama “la Terza rivoluzione industriale”. Cioè quella possibilità di smuovere l’economia di un territorio rendendolo energeticamente libero e autosufficiente da una produzione/distribuzione dell’energia verticistica e monopolistica, che si può attuare se, come denunciano da tempo anche le associazioni di cittadini e i movimenti ambientalisti, «la si smette di speculare sull’energia rinnovabile con i grandi parchi eolici o fotovoltaici e la si concede a edifici, famiglie e imprese». I cui costi di gestione più pesanti sono rappresentati proprio da quelli energetici.
Incentivi dello stato per impianti industriali
Più che il vento, poté l’incentivo? Mentre in Italia i parchi eolici (e non solo) spopolano, in Francia se ne contano “solo” 4 mila pale di eoliche su tutto il territorio nazionale. La sola Basilicata ha già 200 torri, finora collocate lungo la dorsale appenninica che da Potenza porta a Melfi, più la dorsale di Grottole sulla Basentana e l’impianto di Rotondella lungo la valle del Sinni. Ma aspira ad averne, stando al suo Piano energetico regionale, fino a 1360, circa un terzo dell’intera Francia. La Basilicata ha dunque più vento della Francia?
In Italia e in Basilicata sono in molti oramai a contestare questa gestione verticistica delle rinnovabili che, tra energia prodotta dai rifiuti e assimilata alle rinnovabili (unico Paese al mondo con tale legiferazione) e grandi parchi fotovoltaici ed eolici, non fanno che consumare territorio e togliere risorse all’autonomia energetica della collettività, catalizzando, per conto di società private, più incentivi che sole e il vento.
All’impianto materano della Marcopolo Engineering, così come a quello di Montalbano, è possibile presentare le osservazioni entro e non oltre il 24 gennaio del 2012. Le possono presentare i singoli cittadini, le associazioni, i movimenti, gli enti e persino i Comuni. Ai quali ultimi, la domanda è diretta: presenteranno proprie osservazioni visto il valore ambientale del loro territorio municipale?
[Enzo Palazzo - La Gazzetta del Mezzogiorno 14/12/2011]
domenica 13 novembre 2011
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