Se solo immaginassimo quanta biodiversità si cela tra il fitto intreccio di rami di una singola Quercia forse ci convinceremmo che è il caso di considerarla un autentico monumento vegetale.
Questa foto è stata scattata tra Pomarico e Montescaglioso, dove resistono gli ultimi esemplari centenari. La minaccia delle motoseghe è sempre dietro l'angolo, indipendentemente se essi siano in terreno privato o pubblico.
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mercoledì 30 novembre 2016
martedì 2 aprile 2013
Natura 2000: convegno ad Aliano 4-5-6 aprile 2013
lunedì 18 giugno 2012
Politica agricola europea: a rischio la biodiversità
Spesso si attribuisce agli agricoltori la funzione di difensori dell'ambiente!
Nel comunicato che segue emerge la volontà di tornare indietro verso una politica agricola poco rispettosa della biodiversità e tutta tesa al profitto degli imprenditori agricoli.
Nel comunicato che segue emerge la volontà di tornare indietro verso una politica agricola poco rispettosa della biodiversità e tutta tesa al profitto degli imprenditori agricoli.
LA TUTELA DELL’AMBIENTE RISCHIA DI ESSERE CANCELLATA
DALL’ AGRICOLTURA EUROPEA
Le Associazioni degli agricoltori biologici e biodinamici (UPBIO e Associazione per l’Agricoltura Biodinamica), le Associazioni ambientaliste (FAI, LIPU, WWF, Italia Nostra, Pro Natura) e la Società Italiana di Ecologia del Paesaggio
hanno inviato al Ministro dell’Agricoltura, Mario Catania,
all’Assessore della Regione Puglia, Dario Stefano, in qualità di
rappresentante della Conferenza delle Regioni sul tema agricoltura ed ai
parlamentari delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato e del
Parlamento Europeo una lettera aperta nella quale esprimono la loro preoccupazione per l’andamento del dibattito sulla riforma della PAC.
Mentre
a Rio de Janeiro si svolge il Summit mondiale dedicato alla green
economy la riforma della Politica Agricola Comune (PAC) per il periodo
2014 – 2020 rischia di consegnarci un’agricoltura europea poco sostenibile per il clima e l’ambiente.
Le indicazioni del Consiglio Europeo dell’Agricoltura del 15 maggio scorso prevedono infatti una drastica riduzione dell’applicazione del “greening”,
l’insieme delle pratiche agricole ritenute necessarie per assicurare la
conservazione della biodiversità, l’adattamento ai cambiamenti
climatici e la tutela della qualità dell’acqua. Pratiche volontarie per
le aziende agricole che, nella
proposta della Commissione Europea, darebbero diritto per gli
agricoltori virtuosi ad un premio economico supplementare del 30% del
pagamento base previsto dal primo pilastro della PAC.
“Con il “greening” – sottolineano le Associazioni - sarebbe
finalmente introdotto nella PAC un riconoscimento economico
direttamente connesso ai servizi ambientali che le aziende agricole
possono fornire per la conservazione della natura e del paesaggio
(premiando così, a differenza del passato, chi ha mantenuto siepi,
stagni e filari), per la riduzione dell’inquinamento da pesticidi e
nitrati, per aumentare la capacità di adattamento degli agroecosistemi
agli eventi estremi, siccità ed alluvioni, causati dal cambiamento
climatico in atto”
Le
Associazioni che hanno sottoscritto l’appello inviato al Governo, alle
Regioni ed ai parlamentari sottolineano che, se saranno approvate le
proposte del Consiglio Europeo sostenute anche dal Governo italiano su
pressione delle maggiori Organizzazioni Agricole, le aziende sotto i 10 ettari (in Italia il 25% della SAU, quasi 3 milioni di ettari, e l’81% delle aziende) non avranno da osservare alcun impegno per rispettare le regole del greening.
Se poi tutte le colture arboree saranno esentate (anche i meleti
intensivi del Trentino ed i frutteti della pianura padana) poco rimarrà
della componente ambientale più importante dell’attuale riforma della
PAC.
Se si dovesse decidere inoltre di esentare le aziende fino a 15 ettari dalle rotazioni delle colture,
la pratica agricola che prevede l’alternanza dei seminativi a cereali
con le leguminose al fine di favorire una concimazione naturale dei
suoli e ridurre l’utilizzo di concimi chimici, sarebbero escluse quasi il 90% delle aziende italiane da ogni obbligo ambientale.
Se sarà infine approvato il criterio della rotazione tra due sole
colture (pratica che sarebbe corretto chiamare avvicendamento piuttosto
che rotazione delle colture) per le aziende fino a 50 ettari
resterebbero solo il 3,5% delle aziende italiane a doversi impegnarsi
realmente in azioni concrete per ottenere il premio previsto per le pratiche benefiche per il clima e per l'ambiente.
A rischio anche l’obbligo di destinare il 7% della superficie delle aziende agricole alle aree d’interesse ecologico,
considerato un obiettivo troppo ambizioso. Tuttavia il parere delle
maggiori autorità scientifiche europee suggerisce che abbiamo bisogno di
dedicare un minimo del 10%
dei terreni agricoli alle esigenze ecologiche se si vuole assicurare una
adeguata connettività biologica e resilienza degli ecosistemi in grado
di assicurare nel medio e lungo termine la conservazione della
biodiversità. Prevedere meno del 7% sarebbe disastroso e garantirebbe il fallimento degli obiettivi 2020 definiti dalla nuova Strategia europea per la biodiversità approvata dallo stesso Parlamento Europeo. “Con queste prospettive – proseguono le associazioni - risulta
evidente il tentativo, in nome della sicurezza alimentare e della
semplificazione amministrativa e burocratica, di mantenere in realtà
sussidi perversi per pratiche agricole e zootecniche che continuano ad
inquinare l'ambiente, a consumare la sostanza organica del terreno, a
ridurre la biodiversità naturale”.
Le
Associazioni degli agricoltori biologici e biodinamici, le Associazioni
ambientaliste e la Società Italiana di Ecologia del Paesaggio chiedono
invece al Governo italiano, in particolare al Ministro delle Politiche
Agricole, Alimentari e Forestali, Mario Catania, ed ai parlamentari europei un impegno a sostenere con decisione e lungimiranza un “greening” autentico, che garantisca un premio economico adeguato alle sole
aziende che attuano realmente pratiche agricole sostenibili ed efficaci
per la conservazione della biodiversità, la mitigazione e l’adattamento
ai cambiamenti climatici, la gestione efficiente delle risorse idriche,
per un’agricoltura moderna in grado di essere con autorevolezza e
credibilità parte integrante della green economy europea.
lunedì 8 novembre 2010
Enel e biodiversità
Enel e biodiversità:la tutela (di facciata) della lontra nel 2010, anno della biodiversità
Che l’Enel ormai si autorappresenti come un’industria dell’energia che tra i suoi nobili intenti ha a cuore la salvaguardia dell’ambiente è cosa risaputa. Basta andare sul sito di questa eco-impresa per comprenderlo: fonti rinnovabili, nucleare, eolico, fotovoltaico… tutte le politiche imprenditoriali dell’impresa vengono presentate come disinteressate iniziative di volontariato a favore dell’ambiente. Sembra proprio il sito di un’associazzione ambientalista: qualcuno potrebbe domandarsi se stiamo parlando del sito dell’ Enel o di associazioni come Greenpeace e WWF. Finchè si parla di energia possiamo anche capire i signori dirigenti di questa multinazionale: è ovvio che nelle strategie aziendali di una multinazionale come Enel, l’investimento per il profitto nelle fonti di energia rinnovabile, e nel nucleare, e nel carbone (e chi più ne ha più ne metta! ) venga anche presentato sotto la patina dello Sviluppo Sostenibile, della lotta ai cambiamenti climatici e dell’osservanza del Protocollo di Kioto, così political correct di questi tempi. La cosa più strana (strana per i profani ovviamente, non per chi è cosciente del fatto che il business si annidi anche sotto i progetti apparentemente più nobili) è che l’Enel, una multinazionale che si occupa di energia rinnovabile e non, sia impegnata da anni in progetti per la conservazione della biodiversità. La cosa è tanto più lodevole se pensiamo che i dirigenti dell’Enel sono così generosi da dedicare parte del loro tempo prezioso e della loro attività… alla preoccupazione per le specie minacciate dall’ estinzione. Ma veniamo a noi, e dati alla mano vediamo come stanno le cose.
Intanto la premessa è che “l’ Enel considera la biodiversità un patrimonio universale e per questo si impegna a preservarla promuovendo progetti concreti sia in Italia che all'estero, con il patrocinio del Ministero Italiano dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione per la Protezione della natura e in collaborazione con Legambiente, Lipu, Marevivo, gli Enti Locali e i parchi coinvolti.” Udite udite… si chiamano in causa addirittura organizzazioni internazionali come la International Union for Conservation of Nature : “l’ impegno è in perfetto accordo con il Countdown 2010, l'iniziativa di sensibilizzazione promossa dalla International Union for Conservation of Nature (IUCN) per risvegliare l'attenzione di cittadini e politici sull'urgenza di attuare delle misure concrete per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010” (avverto sempre un po’ di puzza di marcio quando sento di parlare delle attività delle multinazionali dell’energia a favore dell’ambiente, ma questo è un mio parere personale). L’elenco dei progetti a favore della biodiversità è lungo:
“Quello che facciamo
• Centro di recupero per le tartarughe marine (Brancaleone – Calabria)
• Salvaguardia delle tartarughe Caretta caretta (Oasi di Lago Salso e Bosco di Rauccio - Puglia)
• Salvaguardia del grifone (Sardegna nord occidentale)
• Protezione della lontra (Alta Valle del Volturno - Molise)
• Salvaguardia della cicogna bianca (Parco della Valle del Ticino - Lombardia)
Quello che abbiamo fatto
• Vigilanza ambientale (Zona di Protezione Speciale Sila Grande - Calabria)
• Operazione cicogna bianca (Parco della Valle del Ticino - Lombardia)
• Conservazione del cervo (Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese – Oasi faunistica del cervo di Sasso di Castalda - Basilicata)
• Santuario delle farfalle (Isola d’Elba – Toscana)
• Conservazione del salmerino alpino ( Parco Naturale Adamello Brenta – Trentino Alto Adige)
• Conservazione del tritone crestato (Parco Nazionale della Sila – Calabria)
• Conservazione dell’orso bruno marsicano (Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise)
• Rotte migratorie (migrazione sicura sulla rotta del Mediterraneo centrale)
• Biodiversità marina “in luce”
• Studio e monitoraggio biologico terrestre e delle acque….”
(http://www.enel.it/it-IT/azienda/ambiente/biodiversita/lontra/)
Non c’è che dire, è proprio un bell’elenco. “Cosa c’è di male se una multinazionale fa tutto questo per la biodiversità?”, si dirà. Be’, la mia impressione è che l’Enel in parole povere “predica bene e razzola male”.
Visto che il Parco Nazionale del Pollino può vantare una formidabile biodiversità e visto che proprio il Pollino ha fatto da sfondo ad una delle vicende più contraddittorie delle politiche industriali dell’Enel e, non da ultimo, visto che sul Pollino esiste la lontra e numerose altre specie a rischio d’estinzione: sono disponibili parecchi elementi per aprire una bella riflessione… proprio su lontra, Enel e biodiversità. E alla fine sorgerà il dubbio che i progetti sulla biodiversità dell’Enel siano solamente uno strumento di immagine per questa multinazionale, e di giustificazione “ideologica” alle sue politiche industriali…
Intanto l’Enel, visto che sta finanziando, in Molise, un progetto volto al monitoraggio e salvaguardia dell’habitat della lontra, sostiene che: “il numero di esemplari della lontra in Italia si è drasticamente ridotto a causa di una caccia indiscriminata, dell’alterazione dell’habitat con inappropriate regimentazioni fluviali e della cementificazione degli argini”. L’Enel è cosciente anche (a parole, come si vedrà) che il rischio d’estinzione “è un fenomeno strettamente collegato all’azione dell’uomo che tende sempre più a dominare gli ecosistemi naturali assoggettandoli alle proprie esigenze agricole abitative e di spostamento”(Biodiversità. La difendiamo con l’energia, p. 21). Ma ecco i termini essenziali del progetto lontra in Molise:
“Con il sostegno di Enel viene avviato un progetto volto al monitoraggio e alla salvaguardia dell’habitat della lontra, con attività volte a:
• monitoraggio della presenza del mustelide e del numero di individui, per ottenere nuove informazioni sulla sua distribuzione e sull’utilizzo del territorio;
• perimetrazione delle aree, con la realizzazione di una recinzione a ridosso delle sponde del fiume Volturno in grado di preservare le abitudini ecologiche della specie;
• realizzazione di punti di osservazione della fauna ben mimetizzati;
• realizzazione di pannelli didattici per dare ampia informazione sul progetto.” (http://www.enel.it/it-IT/azienda/ambiente/biodiversita/; Biodiversità. La difendiamo con l’energia, p. 21)
Le belle parole che l’Enel scrive sul suo sito internet sono una cosa, altri sono i risvolti in termini di impatto ambientale delle sue politiche industriali!
L’Enel si preoccupa delle lontre, ma nel Parco del Pollino vuole aprire una centrale a biomasse e CDR, sfruttando e inquinando le acque del fiume Mercure, che è proprio quel tipico ambiente fluviale che l’Enel dice di considerare importante per la tutela di questo animale. Già la relazione Rabitti-Casson (2006) sulla V.I.A. della centrale aveva messo in rilievo, dati e normative vigenti alla mano, l’impatto negativo che l’utilizzo delle acque del Fiume Mercure avrebbe avuto sull’habitat di questo animale a rischio di estinzione. Nel corso degli ultimi dieci anni inoltre, diversi studi sono stati condotti sulla distribuzione della lontra nell’Italia meridionale. Nello studio condotto da Prigioni et al., (2005) si riporta la presenza di questa specie nel Parco Nazionale del Pollino; in particolare la presenza della lontra era stata riscontrata nei fiumi Sinni e Mercure-Lao. Il Parco Nazionale del Pollino e’ stato inoltre definito dagli stessi autori come un luogo strategico per la conservazione della lontra in Italia. Gli autori sottolineavano proprio la necessita’ di stabilire piani di management del corso dei fiumi in questa area al fine di migliorare la qualita’ degli ecosistemi fluviali e conservare questa specie.
Rabitti-Casson, nella relazione, riportavano una cartina del Parco dov’erano segnati i nuclei più consistenti della specie, in prossimità dei torrenti e fiumi del Pollino. Scrivevano i due studiosi: “una prestigiosa rivista del settore ha recentemente pubblicato un articolo relativo alla presenza della Lontra nel Parco del Pollino (…)
Dal marzo 2001 a dicembre 2002 , in 32 stazioni di campionamento(lunghezza 673
m) distribuite lungo 17 corsi d’acqua del Parco del Pollino ed aree limitrofe sono
stati mensilmente verificati segni della presenza della lontra (Lutra lutra),
specialmente “spraints” (termine inglese che significa esplicitamente escrementi di
lontra, Oxford Dictionary, n.d.r.). Tutti i corsi d’acqua si sono rivelati positivi per la
lontra, con una percentuale media del 82,2% specialmente nei bacini del Sinni e del
Mercure – Lao (zona centro settentrionale del parco)… (Rabitti-Casson, 2007, p.45). Era inoltre riportata la normativa in materia per la tutela delle specie a rischio d’estinzione: “la lontra risulta quindi tutelata ai sensi delle seguenti norme:
• L. 157/92 art. 2: specie specificatamente protette all’art. 2 della legge del 11
febbraio 1992.
• Habitat all.2 = Allegato 2 alla Direttiva 43/92/CEE “Habitat” denominato
Specie animali e vegetali di interesse comunitario la cui conservazione
richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione (Z.S.C.).
Aggiornato con la Direttiva 97/62/CE del Consiglio del 27 ottobre 1997.
• Habitat all.4 = Allegato 4 alla Direttiva 43/92/CEE “Habitat” denominato
Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una
protezione rigorosa. Aggiornato con la Direttiva 97/62/CE del Consiglio del
27 ottobre 1997.
• BERNA Ap.2: allegato 2 convenzione sulla conservazione della vita selvatica
dell’ambiente naturale in Europa, adottata a Berna il 19 settembre 1979.”(Rabitti-Casson 2006, p.48). Inoltre “la lontra è inserita nell’elenco
delle Specie animali e vegetali di interesse comunitario la cui conservazione
richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione (Z.S.C.).
Il corso del Mercure dovrebbe quindi divenire ZSC” (Rabitti-Casson 2006, p.52). Concludevano Rabitti-Casson: “La sicura presenza nel fiume Mercure – Lao della Lontra (specie protetta, che
potrebbe essere minacciata dall’inquinamento termico derivante dagli scarichi della
centrale [grassetto mio ndr]) fa scattare il meccanismo delle tutele specificatamente previste dalla normativa testè indicata. Ne consegue che il progetto in esame si scontra pure con le previsioni legislative derivanti dalla applicazione delle Direttive e delle Convenzioni internazionali suindicate” (Rabitti-Casson 2006, p.57). “E’ evidente che la norma deve essere rispettata, ma l’obiettivo di qualità di un corpo idrico recettore che vede la presenza di una specie come la lontra, tutelata da tutte le norme e le convenzioni sopra citate, deve essere semplicemente quello di mantenere la straordinaria qualità ambientale che permette appunto la presenza di un indicatore ecologico sensibilissimo come, appunto, la lontra.” (Rabitti-Casson 2006, pp. 51-52).
Inoltre l’Enel parla di biodiversità, ma disconosce che una centrale a biomasse con sfruttamento in loco delle foreste sarebbe devastante proprio per l’habitat di quelle specie uniche che popolano i boschi del Parco Nazionale del Pollino.
L’Enel collabora con associazioni ambientaliste e istituzioni per la tutela delle specie protette, ma poco si preoccupa della conservazione dell’habitat di quelle stesse specie, che andrebbe preservato con rigide norme di tutela… e soprattutto non certo costruendo centrali a biomasse e inceneritori nel cuore di un parco nazionale, in una ZPS del Parco Nazionale del Pollino, e questo proprio nel 2010, anno internazionale della biodiversità!
Fonti:
• http://www.enel.it/it-IT/azienda/ambiente/biodiversita/lontra/
• Biodiversità. La difendiamo con l’energia, p. 21, http://www.enel.it/it- IT/doc/azienda/ambiente/Biodiversita_Ita_.pdf
• d.Prigioni, C. et al. 2005b. Distribution and sprainting activity of the otter (Lutra lutra) in the Pollino National Park (southern Italy). Ethology Ecology & Evolution 17:171–180.
Saverio De Marco, Consigliere Nazionale AIW (Associazione Italiana Wilderness)
Che l’Enel ormai si autorappresenti come un’industria dell’energia che tra i suoi nobili intenti ha a cuore la salvaguardia dell’ambiente è cosa risaputa. Basta andare sul sito di questa eco-impresa per comprenderlo: fonti rinnovabili, nucleare, eolico, fotovoltaico… tutte le politiche imprenditoriali dell’impresa vengono presentate come disinteressate iniziative di volontariato a favore dell’ambiente. Sembra proprio il sito di un’associazzione ambientalista: qualcuno potrebbe domandarsi se stiamo parlando del sito dell’ Enel o di associazioni come Greenpeace e WWF. Finchè si parla di energia possiamo anche capire i signori dirigenti di questa multinazionale: è ovvio che nelle strategie aziendali di una multinazionale come Enel, l’investimento per il profitto nelle fonti di energia rinnovabile, e nel nucleare, e nel carbone (e chi più ne ha più ne metta! ) venga anche presentato sotto la patina dello Sviluppo Sostenibile, della lotta ai cambiamenti climatici e dell’osservanza del Protocollo di Kioto, così political correct di questi tempi. La cosa più strana (strana per i profani ovviamente, non per chi è cosciente del fatto che il business si annidi anche sotto i progetti apparentemente più nobili) è che l’Enel, una multinazionale che si occupa di energia rinnovabile e non, sia impegnata da anni in progetti per la conservazione della biodiversità. La cosa è tanto più lodevole se pensiamo che i dirigenti dell’Enel sono così generosi da dedicare parte del loro tempo prezioso e della loro attività… alla preoccupazione per le specie minacciate dall’ estinzione. Ma veniamo a noi, e dati alla mano vediamo come stanno le cose.
Intanto la premessa è che “l’ Enel considera la biodiversità un patrimonio universale e per questo si impegna a preservarla promuovendo progetti concreti sia in Italia che all'estero, con il patrocinio del Ministero Italiano dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione per la Protezione della natura e in collaborazione con Legambiente, Lipu, Marevivo, gli Enti Locali e i parchi coinvolti.” Udite udite… si chiamano in causa addirittura organizzazioni internazionali come la International Union for Conservation of Nature : “l’ impegno è in perfetto accordo con il Countdown 2010, l'iniziativa di sensibilizzazione promossa dalla International Union for Conservation of Nature (IUCN) per risvegliare l'attenzione di cittadini e politici sull'urgenza di attuare delle misure concrete per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010” (avverto sempre un po’ di puzza di marcio quando sento di parlare delle attività delle multinazionali dell’energia a favore dell’ambiente, ma questo è un mio parere personale). L’elenco dei progetti a favore della biodiversità è lungo:
“Quello che facciamo
• Centro di recupero per le tartarughe marine (Brancaleone – Calabria)
• Salvaguardia delle tartarughe Caretta caretta (Oasi di Lago Salso e Bosco di Rauccio - Puglia)
• Salvaguardia del grifone (Sardegna nord occidentale)
• Protezione della lontra (Alta Valle del Volturno - Molise)
• Salvaguardia della cicogna bianca (Parco della Valle del Ticino - Lombardia)
Quello che abbiamo fatto
• Vigilanza ambientale (Zona di Protezione Speciale Sila Grande - Calabria)
• Operazione cicogna bianca (Parco della Valle del Ticino - Lombardia)
• Conservazione del cervo (Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese – Oasi faunistica del cervo di Sasso di Castalda - Basilicata)
• Santuario delle farfalle (Isola d’Elba – Toscana)
• Conservazione del salmerino alpino ( Parco Naturale Adamello Brenta – Trentino Alto Adige)
• Conservazione del tritone crestato (Parco Nazionale della Sila – Calabria)
• Conservazione dell’orso bruno marsicano (Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise)
• Rotte migratorie (migrazione sicura sulla rotta del Mediterraneo centrale)
• Biodiversità marina “in luce”
• Studio e monitoraggio biologico terrestre e delle acque….”
(http://www.enel.it/it-IT/azienda/ambiente/biodiversita/lontra/)
Non c’è che dire, è proprio un bell’elenco. “Cosa c’è di male se una multinazionale fa tutto questo per la biodiversità?”, si dirà. Be’, la mia impressione è che l’Enel in parole povere “predica bene e razzola male”.
Visto che il Parco Nazionale del Pollino può vantare una formidabile biodiversità e visto che proprio il Pollino ha fatto da sfondo ad una delle vicende più contraddittorie delle politiche industriali dell’Enel e, non da ultimo, visto che sul Pollino esiste la lontra e numerose altre specie a rischio d’estinzione: sono disponibili parecchi elementi per aprire una bella riflessione… proprio su lontra, Enel e biodiversità. E alla fine sorgerà il dubbio che i progetti sulla biodiversità dell’Enel siano solamente uno strumento di immagine per questa multinazionale, e di giustificazione “ideologica” alle sue politiche industriali…
Intanto l’Enel, visto che sta finanziando, in Molise, un progetto volto al monitoraggio e salvaguardia dell’habitat della lontra, sostiene che: “il numero di esemplari della lontra in Italia si è drasticamente ridotto a causa di una caccia indiscriminata, dell’alterazione dell’habitat con inappropriate regimentazioni fluviali e della cementificazione degli argini”. L’Enel è cosciente anche (a parole, come si vedrà) che il rischio d’estinzione “è un fenomeno strettamente collegato all’azione dell’uomo che tende sempre più a dominare gli ecosistemi naturali assoggettandoli alle proprie esigenze agricole abitative e di spostamento”(Biodiversità. La difendiamo con l’energia, p. 21). Ma ecco i termini essenziali del progetto lontra in Molise:
“Con il sostegno di Enel viene avviato un progetto volto al monitoraggio e alla salvaguardia dell’habitat della lontra, con attività volte a:
• monitoraggio della presenza del mustelide e del numero di individui, per ottenere nuove informazioni sulla sua distribuzione e sull’utilizzo del territorio;
• perimetrazione delle aree, con la realizzazione di una recinzione a ridosso delle sponde del fiume Volturno in grado di preservare le abitudini ecologiche della specie;
• realizzazione di punti di osservazione della fauna ben mimetizzati;
• realizzazione di pannelli didattici per dare ampia informazione sul progetto.” (http://www.enel.it/it-IT/azienda/ambiente/biodiversita/; Biodiversità. La difendiamo con l’energia, p. 21)
Le belle parole che l’Enel scrive sul suo sito internet sono una cosa, altri sono i risvolti in termini di impatto ambientale delle sue politiche industriali!
L’Enel si preoccupa delle lontre, ma nel Parco del Pollino vuole aprire una centrale a biomasse e CDR, sfruttando e inquinando le acque del fiume Mercure, che è proprio quel tipico ambiente fluviale che l’Enel dice di considerare importante per la tutela di questo animale. Già la relazione Rabitti-Casson (2006) sulla V.I.A. della centrale aveva messo in rilievo, dati e normative vigenti alla mano, l’impatto negativo che l’utilizzo delle acque del Fiume Mercure avrebbe avuto sull’habitat di questo animale a rischio di estinzione. Nel corso degli ultimi dieci anni inoltre, diversi studi sono stati condotti sulla distribuzione della lontra nell’Italia meridionale. Nello studio condotto da Prigioni et al., (2005) si riporta la presenza di questa specie nel Parco Nazionale del Pollino; in particolare la presenza della lontra era stata riscontrata nei fiumi Sinni e Mercure-Lao. Il Parco Nazionale del Pollino e’ stato inoltre definito dagli stessi autori come un luogo strategico per la conservazione della lontra in Italia. Gli autori sottolineavano proprio la necessita’ di stabilire piani di management del corso dei fiumi in questa area al fine di migliorare la qualita’ degli ecosistemi fluviali e conservare questa specie.
Rabitti-Casson, nella relazione, riportavano una cartina del Parco dov’erano segnati i nuclei più consistenti della specie, in prossimità dei torrenti e fiumi del Pollino. Scrivevano i due studiosi: “una prestigiosa rivista del settore ha recentemente pubblicato un articolo relativo alla presenza della Lontra nel Parco del Pollino (…)
Dal marzo 2001 a dicembre 2002 , in 32 stazioni di campionamento(lunghezza 673
m) distribuite lungo 17 corsi d’acqua del Parco del Pollino ed aree limitrofe sono
stati mensilmente verificati segni della presenza della lontra (Lutra lutra),
specialmente “spraints” (termine inglese che significa esplicitamente escrementi di
lontra, Oxford Dictionary, n.d.r.). Tutti i corsi d’acqua si sono rivelati positivi per la
lontra, con una percentuale media del 82,2% specialmente nei bacini del Sinni e del
Mercure – Lao (zona centro settentrionale del parco)… (Rabitti-Casson, 2007, p.45). Era inoltre riportata la normativa in materia per la tutela delle specie a rischio d’estinzione: “la lontra risulta quindi tutelata ai sensi delle seguenti norme:
• L. 157/92 art. 2: specie specificatamente protette all’art. 2 della legge del 11
febbraio 1992.
• Habitat all.2 = Allegato 2 alla Direttiva 43/92/CEE “Habitat” denominato
Specie animali e vegetali di interesse comunitario la cui conservazione
richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione (Z.S.C.).
Aggiornato con la Direttiva 97/62/CE del Consiglio del 27 ottobre 1997.
• Habitat all.4 = Allegato 4 alla Direttiva 43/92/CEE “Habitat” denominato
Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una
protezione rigorosa. Aggiornato con la Direttiva 97/62/CE del Consiglio del
27 ottobre 1997.
• BERNA Ap.2: allegato 2 convenzione sulla conservazione della vita selvatica
dell’ambiente naturale in Europa, adottata a Berna il 19 settembre 1979.”(Rabitti-Casson 2006, p.48). Inoltre “la lontra è inserita nell’elenco
delle Specie animali e vegetali di interesse comunitario la cui conservazione
richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione (Z.S.C.).
Il corso del Mercure dovrebbe quindi divenire ZSC” (Rabitti-Casson 2006, p.52). Concludevano Rabitti-Casson: “La sicura presenza nel fiume Mercure – Lao della Lontra (specie protetta, che
potrebbe essere minacciata dall’inquinamento termico derivante dagli scarichi della
centrale [grassetto mio ndr]) fa scattare il meccanismo delle tutele specificatamente previste dalla normativa testè indicata. Ne consegue che il progetto in esame si scontra pure con le previsioni legislative derivanti dalla applicazione delle Direttive e delle Convenzioni internazionali suindicate” (Rabitti-Casson 2006, p.57). “E’ evidente che la norma deve essere rispettata, ma l’obiettivo di qualità di un corpo idrico recettore che vede la presenza di una specie come la lontra, tutelata da tutte le norme e le convenzioni sopra citate, deve essere semplicemente quello di mantenere la straordinaria qualità ambientale che permette appunto la presenza di un indicatore ecologico sensibilissimo come, appunto, la lontra.” (Rabitti-Casson 2006, pp. 51-52).
Inoltre l’Enel parla di biodiversità, ma disconosce che una centrale a biomasse con sfruttamento in loco delle foreste sarebbe devastante proprio per l’habitat di quelle specie uniche che popolano i boschi del Parco Nazionale del Pollino.
L’Enel collabora con associazioni ambientaliste e istituzioni per la tutela delle specie protette, ma poco si preoccupa della conservazione dell’habitat di quelle stesse specie, che andrebbe preservato con rigide norme di tutela… e soprattutto non certo costruendo centrali a biomasse e inceneritori nel cuore di un parco nazionale, in una ZPS del Parco Nazionale del Pollino, e questo proprio nel 2010, anno internazionale della biodiversità!
Fonti:
• http://www.enel.it/it-IT/azienda/ambiente/biodiversita/lontra/
• Biodiversità. La difendiamo con l’energia, p. 21, http://www.enel.it/it- IT/doc/azienda/ambiente/Biodiversita_Ita_.pdf
• d.Prigioni, C. et al. 2005b. Distribution and sprainting activity of the otter (Lutra lutra) in the Pollino National Park (southern Italy). Ethology Ecology & Evolution 17:171–180.
Saverio De Marco, Consigliere Nazionale AIW (Associazione Italiana Wilderness)
mercoledì 12 maggio 2010
La perdita di Biodiversità danneggia le economie
(AGI) - Londra, 10 mag. - L'estinzione di specie animali e vegetali avviene a un ritmo fino a mille volte superiore rispetto al passato e presto il danno avra' un impatto diretto sulle economie. E' l'allarme lanciato dal terzo Rapporto globale sulla biodiversita' (Gbo-3). "Le notizie non sono buone", ha spiegato Ahmed Djoglaf, segretario esecutivo della Convenzione dell'Onu per la Biodiversita' (Cbd), "il 21% di tutti i mammiferi, il 30% degli anfibi, il 12% degli uccelli e il 27% dei coralli sono a rischio estinzione", Tra il 1970 e il 2006 si e' ridotta di un terzo la varieta' dei vertebrati, il gruppo in cui rientrano mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci. A rischio c'e' anche un quarto delle specie di piante, con l'unica nota positiva del contenimento dell'erosione delle foreste tropicali e delle mangrovie in alcune regioni. Il rapporto avverte che gli obiettivi di salvaguardia della biodiversita' fissati a Johannesburg nel 2002 per il 2010 saranno ampiamente disattesi, nonostante 170 Paesi si siano dotati di un piano d'azione nazionale. Icambiamenti climatici, l'inquinamento, le modifiche degli habitat, lo sfruttamento delle colture e l'introduzione di specie non autoctone come le cinque cause principali della perdita di biodiversita'. "Se i mercati azionari mondiali avessero avuto le stesse perdite che sta subendo la natura, ci sarebbe il panico e sarebbe gia' stato deciso un piano d'intervento", ha commentato Djoglaf. Del resto le economie stanno gia' pagando un prezzo al declino della biodiversita' in termini di costi aggiuntivi come quelli per la purificazione dell'aria e dell'acqua, la protezione delle coste dalle tempeste, la mancata impollinazione e la conservazione delle aree naturali per l'ecoturismo. In Italia e' stato stimato che il 45% delle specie animali sia a rischio estinzione, tra cui il camoscio dell'Appennino, l'aquila del Bonelli, l'orso bruno marsicano, l'avvoltoio Capovaccaio, il delfino, la foca monaca, le tartarughe marine, le mante e le balenottere. (AGI) -
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