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mercoledì 10 aprile 2013

Cinghiali all'abbeverata nella Gravina di Matera

Una famiglia di cinghiali composta da due adulti e 6 cuccioli questo pomeriggio era intenta ad abbeverarsi lungo il torrente Gravina di Matera. Certamente saranno abituati ai sapori e agli odori nauseabondi che questo corso d'acqua emana. Purtroppo così come gli uomini soffrono per questa situazione di degrado qualitativo dell'acqua anche la fauna certamente non ne beneficia, anche se molto spesso non ci sono alternative per loro. Se i cinghiali bevono quell'acqua pensiamo che siano fatti loro ma se in quelle acque magari ci bevono pure vacche, capre e pecore forse a questo punto sono anche fatti nostri.
Si spera che un giorno, risolti gli annosi problemi di depurazione delle acque sin dalla loro origine in territorio di Altamura, la gravina di Matera possa scorrere limpida e cristallina come un tempo, come molti anziani ricordano.


martedì 12 marzo 2013

Torrente Gravina, agonia senza fine

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno un articolo di Pasquale Doria che ricorda lo stato di inquinamento del torrente Gravina. Per chi lo avesse dimenticato...
L'articolo completo sul giornale cartaceo del 12 marzo 2013.




giovedì 5 luglio 2012

Murgia materana inquinata da reflui fecali

Nella murgia materana pascolano indisturbate le vacche podoliche, con il cui latte si producono i rinomati latticini, dal formaggio al caciocavallo podolico. Da più di un anno questi animali si abbeverano in torrenti, il Gravina e lo Jesce in particolare, che non sono più a norma di legge. Torrenti pieni di sostanze nocive derivanti dalle attività umane: scarichi fognari veri e propri, liquami derivanti dai depuratori non funzionati, reflui da allevamenti di bestiame. Un po’ di tutto, tra cui fosforo, azoto, nitrati vari, ammoniaca e l’e. coli, ormai conosciuto da tutti perché un suo cugino ha ucciso una trentina di persone in Germania.


Torrente Gravina inquinato

Riprendiamo una vecchia intervista a Pio Acito, di Legambiente Matera, fatta a Il Quotidiano della Basilicata poche settimane fa: “Matera ha 5 depuratori, il migliore dei quali, quello di contrada Pantano, è sequestrato. Singolare come l’autorità giudiziaria ne abbia affidato la custodia ai responsabili dei reati ambientali per cui è stato disposto il sequestro stesso. Chi volesse controllare può farlo andando verso il cimitero nuovo. Potrà facilmente verificare personalmente il colore dell’“acqua” che sversa ed il suo profumo. La forestale si muove con discrezione, in quanto i depuratori sono, dove più, dove meno, tutti irregolari, e finirebbe per sequestrarli tutti. Montescaglioso, che sversa i suoi liquami nella Gravina ha 3 depuratori, nessuno dei quali funzionanti. C’è poi Altamura che, con i suoi oltre 70.000 abitanti, è il principale responsabile dell’inquinamento del sistema del Bradano attraverso il torrente Iesce, ha un altro impianto, anch’esso, guarda caso, non funzionante.”
Cosa c’è da aggiungere più? La forestale è complice dell’omertà informativa, i cittadini sono disinformati dei pericoli e dei danni causati all’ecosistema, le autorità politiche, tra cui la Regione in prima fila e il suo assessore all’ambiente, Agatino Mancusi, latitano incapaci di sbrogliare la matassa lasciatagli dal suo terribile predecessore Santochirico. Quest’ultimo, prima delle elezioni regionali, aveva commissionato all’Arpab, un monitoraggio dell’intero corso del torrente Gravina; ad oggi nessun risultato è stato reso pubblico (chissà perché). Comune di Matera, Provincia ed Ente Parco della Murgia riusciranno a risolvere questa terribile situazione? Ad oggi sono stati multati 9 allevatori, con 18 contravvenzioni, per 81 mila euro, per essere colpevoli dello sversamento di liquami animali non depurati direttamente nei torrenti. Quasi come se la colpa fosse solo dei privati. L’ipocrisia del potere pubblico ogni giorno di che passa raggiunge livelli ignobili.

Fonte: http://basilicatamia.altervista.org/

mercoledì 4 luglio 2012

Ecomafia 2012

POTENZA – La Basilicata si colloca al 12/o posto nella classifica nazionale dei reati ambientali per il 2011, con 876 infrazioni, pari al 26,8 per cento in più rispetto all’anno precedente: in particolare, nel ciclo dei rifiuti, si registrano dati in controtendenza rispetto al resto del Paese, dove le infrazioni sono in diminuzione, mentre quelle sul territorio lucano segnano un incremento del 38,6 per cento, accompagnato da un numero maggiore di denunce (112 rispetto alle 44 del 2010) e di arresti (due). I dati emergono dal “Rapporto sulle illegalità ambientali 2011-2012”, ovvero le “Ecomafie”, realizzato da Legambiente e presentato stamani a Potenza, nel corso di un incontro a cui hanno partecipato il coordinatore dell’Osservatorio Ambiente e legalità, Pietro Fedeli, il dirigente generale del dipartimento regionale per l’Ambiente, Donato Viggiano, il presidente lucano di Legambiente, Marco De Biasi, e i rappresentanti delle forze dell’ordine. Per quanto riguarda il ciclo del cemento, in Basilicata sono state accertate 139 infrazioni (il 2,1 per cento del totale nazionale) con 135 denunce e 22 sequestri.

Dal censimento delle strutture è poi emerso che la provincia di Matera è nella “top ten” delle “case fantasma”, con 4.181 abitazioni non dichiarate nel solo capoluogo. Nel rapporto si evidenzia infine il caso di Lauria (Potenza) dove le “case fantasma” sarebbero circa duemila, ovvero la metà rispetto a quelle di Potenza, a fronte di una popolazione di appena un quinto.
Per il ciclo dei rifiuti, invece, è necessario confrontare i dati complessivi con gli indici demografici e territoriali della regione: emerge un quadro di “microillegalità diffusa”, hanno spiegato Fedeli e De Biasi, “e non di una vera e propria rete criminale, anche se di forte impatto sul territorio”. Per Viggiano, invece, “accanto alle iniziative legate ai controlli e al potenziamento della raccolta differenziata, è necessario agire sul cambiamento culturale delle abitudini e della sensibilità ambientale”.


Fonte: 

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=532631&IDCategoria=12

domenica 22 aprile 2012

Inquinamento del torrente Jesce e Gravina: note di istituzioni e associazioni

Riunione a Matera su inquinamento torrenti Jesce e Gravina, la nota della Regione Basilicata
Riunione interlocutoria, suIla questione dei due corsi d’acqua, a causa della incompletezza dei dati relativi al tratto pugliese che l’assessore Amati si è impegnato a far produrre rapidamente. Il 3 maggio, a seguito della disponibilità dei dati dell’Arpa Puglia, si svolgerà un nuovo incontro tecnico nel quale saranno confrontati ed analizzati i risultati degli accertamenti. Saranno anche effettuati accurati controlli congiunti sul funzionamento del depuratore di Altamura da parte delle due Arpa Il sistema di funzionamento dei depuratori in territorio lucano che insistono sull’area in cui scorrono i torrenti Jesce e Gravina, sulla base dei dati Arpab e delle verifche di Al è sostanzialmente adeguato e caratterizzato da un grado di efficienza medio alta. La Regione Basilicata, l’Arpab e la Provincia di Matera hanno effettuato, secondo quanto stabilito nei precendenti incontri interregionali, il censimento completo di tutti gli scarichi del tratto lucano dei due corsi d’acqua. L’Arpa della Regione Puglia completerà nei prossimi giorni l’elaborazione dei dati sugli accertamenti di sua competenza. Il 3 maggio si svolgerà, ancora a Matera, un incontro tecnico nel quale saranno confrontati ed analizzati, congiuntamente tra Basilicata e Puglia, i dati completi, propedeutico alla riunione tra gli attori politico-istituzionali che dovrà indicare un crono programma di interventi ed azioni per fronteggiare e avviare a risoluzione il disinquinamento dello Jesce e della Gravina. Sono questi i principali punti emersi al termine della riunione del Tavolo tecnico-istituzionale che si è svolto questa mattina a Matera, nella sala riunioni della sede della Regione Basilicata, al quale hanno preso parte, tra gli altri, Vilma Mazzocco, assessore all’Ambiente, Territorio, Politiche della Sostenibilità della Regione Basilicata, Fabiano Amati, assessore alle Opere pubbliche della Regione Puglia, Giovanni Bonelli, assessore all’Ambiente e vicepresidente della Provincia di Matera, Donato Viggiano, dirigente generale del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata, Francesco Ricciardi (Ufficio Ciclo dell’Acqua), Angelo Nardozza (Aato Basilicata), Antonio Di Santo (Aato Puglia), Gerardo Marotta (Acquedotto Lucano), Giorgio Assennato (Arpa Puglia), Donato Cuccarese (Arpa Basilicata), Pierfrancesco Pellecchia (Parco Murgia Materana), Raffaele Pio Manicone (Cfs Matera). Un’altra importante decisione è stata assunta al termine della riunione di questa mattina: gli assessori Mazzocco e Amati hanno concordato di approfondire, prima dell’incontro tecnico del 3 maggio, le analisi e gli accertamenti sul funzionamento, in particolare, del depuratore a servizio della città di Altamura, a valle del quale, e fino alla confluenza dello Jesce nel torrente Gravina, continuano a registrarsi dati di inquinamento, che fanno rilevare in particolare valori superiori alla norma per quanto riguarda sostanze organiche quali l’ammoniaca, l’azoto, i tensioattivi. In proposito saranno effettuati sopralluoghi tecnici congiunti, per individuare gli eventuali punti di criticità e circoscrivere il tratto interessato dai maggiori fenomeni di inquinamento. E’ stato anche richiesto alla Puglia di effettuare un censimento degli scarichi che immettono sulle aste fluviali interessate, in analogia a quanto fatto dalla Provincia di Matera per la parte lucana. “E’ indispensabile disporre di tutti i dati tecnici in tempi rapidissimi – ha commentato l’assessore Mazzocco – per assumere le consequenziali decisioni politiche. La Regione segue attentamente la vicenda, lo dimostrano il ritmo incalzante delle riunioni concordate e le richieste di approfondimento e completamento dati rappresentate alla Regione Puglia”. L’assessore all’Ambiente rende noto, infine, che sempre in vista dell’incontro tecnico del 3 maggio, e alla luce dell’incontro odierno, lunedì prossimo alle 18,30 incontrerà presso il Dipartimento regionale a Potenza una delegazione di associazioni ambientaliste materane per fare il punto della situazione sulla vicenda.  

Riunione a Matera su inquinamento torrenti Jesce e Gravina, la nota del Comune di Matera “Con l’incontro di oggi a cui hanno partecipato l’assessore all’Ambiente della Regione Basilicata, Vilma Mazzocco, e l’assessore alle Opere pubbliche e Protezione civile della Regione Puglia, Fabiano Amati, si apre una nuova prospettiva sul futuro dei torrenti Jesce e Gravina”. Lo afferma l’assessore comunale all’Ambiente, Giuseppe Falcone che si dice “fiducioso per il rinnovato impegno della regione Puglia a risolvere una volta per tutte il problema dell’inquinamento dei due torrenti”. Sul versante materano, infatti – aggiunge Falcone – conosciamo bene la situazione perché tutti stanno facendo la loro parte nel seguire da vicino l’evoluzione dei maggiori punti critici. I problemi, come segnalato da molto tempo, riguardano il versante pugliese che, al contrario, sono stati lungamente sottovalutati. Oggi, invece, grazie all’impegno e alla determinazione messa in campo dal neoassessore lucano, Vilma Mazzocco, a poche settimane dal suo insediamento, possiamo guardare con maggiore fiducia al futuro di questo pezzo importante del patrimonio mondiale dell’umanità. Finalmente – conclude Falcone – Basilicata e Puglia si mobiliteranno per verificare la funzionalità del depuratore di contrada Sgarrone, ad Altamura, ed eventuali sversamenti su altri punti del versante pugliese. Il Comune di Matera continuerà ad impegnarsi, insieme ad Acquedotto Lucano, per monitorare le situazioni che riguardano l’ambito urbano e a seguire con la massima attenzione l’evolversi della situazione perché si arrivi quanto prima al disinquinamento dei torrenti Jesce e Gravina”.

Inquinamento dei torrenti Jesce e Gravina, nota di Città Plurale
La discarica della Martella disturba il sonno dell’assessore Falcone. L’Assessore Falcone dipinge quello regionale Mazzocco come una moderna Giovanna d’Arco alle prese con il mostro pugliese che inquina da anni i torrenti Jesce e Gravina. L’assessore Falcone dimentica che tutto è partito dal 27 Giugno dello scorso anno quando, finalmente, l’ex Ass. Mancusi dichiarò che l’inquinamento proveniva dalla Puglia. Si tennero riunioni congiunte il 17 novembre ed il 20 gennaio di questo anno per mettere a fuoco l’intera problematica. Il 30 dello scorso Marzo emerse come la Regione Puglia i compiti a casa non li aveva fatti e fu necessario concederle altri 20 giorni di proroga, tutto inutile. Ci auguriamo di conoscere , dopo l’ ennesimo rinvio quanto è già noto e che cioè il depuratore di Contrada Sgarrone inquina e vi sono, lungo l’asta fluviale dello Jesce, altri scarichi di reflui inquinanti ed abusivi. Dove è la bravura in tutto questo? I cittadini materani , dopo 30 anni, hanno diritto a vedere il loro Jurio incontaminato così come è sempre stato? All’assessore Falcone, assente alla riunione con la regione Puglia, L’ass. Mazzocco è parsa un novella Giovanna d’Arco munita di spadone fiammeggiante. In realtà è da molto tempo , crediamo, che non faccia sogni tranquilli da quanto cioè ha avuto contezza che le discariche : di Carpineto – Lauria, Pallareta- Potenza, Moliterno, Ferrandina, S. Mauro Forte hanno avuto problemi amministrativi ed in alcuni casi penali perché le falde acquifere sono risultate inquinate o potenzialmente inquinate e quelle discariche abbisognano, adesso, di caratterizzazione e bonifica. Come si fa a determinare se le falde acquifere sono inquinate? Semplice, prelevando l’acqua dai piezometri- fori praticati nel terreno che permettono di prelevare l’acqua di falda- .Sappiamo se la discarica della Martella inquina o meno ? Non si sa perché non esistono piezometri e malgrado tutto continua ad operare. Siamo in presenza di A.I.A. – Autorizzazione Integrata Ambientale- scaduta , per il “cosiddetto” impianto di compostaggio ed i rilievi effettuati già un anno fa dalla Provincia di Matera evidenziarono la non corretta gestione delle acque reflue tale da mettere a rischio la contaminazione del suolo da percolato non correttamente gestito. Tale rischio, malgrado alcuni interventi postumi, non è fugato perché mancano i pozzi spia- piezometrici- dai quali effettuare i controlli. E’ tutta materia perfettamente a conoscenza della Regione, oltre che delle Autorità “definite” inquirenti. Ingraziarsi la novella Giovanna d’Arco conviene. Città Plurale- Matera  

Sull’inquinamento dei torrenti Jesce e Gravina interviene anche il Presidente dell’Ente Parco della Murgia Materana, Pierfrancesco Pellecchia: “Emergenza da affrontare e risolvere tempestivamente”. Riportiamo di seguito la nota integrale.

E’ tornato a riunirsi, presso la sede Materana della Regione Basilicata, il Tavolo tecnico permanente, istituito dalla Regione Puglia e Basilicata, per trovare soluzione all’annoso problema dell’inquinamento dei torrenti Iesce e Gravina. Dopo gli incontri del 17 novembre 2011 e del 20 gennaio 2012 si aspettavano con attento interesse i risultati delle analisi che si sarebbero dovute eseguire lungo i torrenti Iesce e Gravina, per poter assumere in maniera definitiva i necessari ed urgenti provvedimenti. Mentre il tratto lucano dei due torrenti, relativamente sia al censimento di tutti gli scarichi in alveo e sia alle analisi delle acque, è stato monitorato dall’ARPA Basilicata, dalla Provincia di Matera e dal Corpo Forestale della Provincia di Matera, del tratto pugliese del torrente Iesce non è stato ancora possibile valutare con precisione la situazione. L’ARPA Puglia non ha ancora completato le analisi di sua competenza mentre ancora una volta è stata registrata l’assenza della Provincia di Bari. Inoltre dalla valutazione delle analisi eseguite sulla qualità delle acque del torrente Iesce è stato riscontrato un carico inquinante così elevato oltre la norma, in particolare di sostanze organiche (ammoniaca, azoto e tensioattivi) da non poter essere causato esclusivamente dagli scarichi delle aziende zootecniche presenti sul territorio. Pertanto, nonostante dalle precedenti analisi eseguite da entrambe le agenzie regionali di protezione ambientale, sia emerso e sia stato certificato che gli scarichi a valle dei depuratori di Altamura, Gravina e Matera non presentano in media valori oltre i limiti ricompresi dalle norme sulle attività di depurazione, si è ritenuto di approfondire le indagini effettuando diversi accertamenti sul funzionamento del depuratore della città di Altamura in contrada Sgarrone, in modo da verificarne l’effettiva efficienza. D’altra parte è possibile affermare che lo stato di inquinamento del torrente Iesce, così grave e perdurante, si manifesta in modo eclatante ed intollerabile sia visivamente che all’olfatto, specie nel tratto immediatamente a valle dello scarico dell’impianto di depurazione della città di Altamura, e quindi è necessario ed urgente un intervento immediato per la soluzione dell’inquinamento del torrente Iesce che, a tutt’oggi e dopo anni di stallo, è causa di degrado ambientale e pericolo per l’intero ecosistema all’interno di un’area protetta qual’è il Parco della Murgia Materana, parte integrante del sito UNESCO. L’Ente Parco ha a cuore il rispetto della natura e dell’ambiente, la tutela e valorizzazione di un area protetta che sia resa vivibile e perfettamente integra, ed esorta la Regione Puglia ad operare ogni sforzo per eliminare le cause che compromettono la qualità dell’ambiente e dei delicati equilibri del Parco della Murgia Materana. Nell’apprezzare la fermezza e la determinazione mostrate dall’Assessore all’Ambiente della Regione Basilicata, Vilma Mazzocco, nell’affrontare il gravoso problema, l’Ente Parco auspica che possa essere finalmente perseguito l’ambito obiettivo: il disinquinamento dei torrenti Iesce e Gravina.
 Il Presidente dell’Ente Parco della Murgia Materana, Pierfrancesco Pellecchia http://www.sassilive.it

sabato 24 settembre 2011

Inquinamento Basento: un video che fa riflettere

In un tratto del Basento compreso tra i territori di Ferrandina e Pisticci si è verificato uno sversamento di sostanze chimiche di provenienza industriale che ha ucciso migliaia di pesci avvelenando il fiume. Le acque inquinate, tuttavia, continuano a dissetare greggi e mandrie e vengono utilizzate per irrigare i campi.
www.pisticci.com

mercoledì 21 settembre 2011

Basento, un fiume di veleni

Qualità, rintracciabilità, trasparenza. Certo parole importanti per la nostra sicurezza alimentare, nonostante smaltiamo rifiuti industriali mischiandoli pure nella produzione di mangimi per animali, che a nostra volta, mangiamo. I residui chimici però, a volte ritornano nei nostri organismi a partire dall’origine del processo produttivo.
Attraverso l’irrigazione dei campi, l’abbeveraggio di bestiame. Il Basento, sino alla piana di Metaponto, subisce pressioni antropiche e presenta aree fortemente inquinate. Interagiscono in qualche modo con il suo corso? Quali possibili effetti hanno le sostanze riscontrate sulla salute umana? E cosa si sta facendo per preservare un bene fondamentale anche per il nostro ciclo alimentare?
Seguiamo il fiume partendo da Nord. Da Tito. A poche centinaia di metri dal fiume la
prima area inquinata. La storia inizia nel ‘95 quando risultò necessario bonificare. Se ne sarebbe dovuta occupare una società ma “se nel 1996 – ha affermato Maurizio Bolognetti dei Radicali lucani – i fanghi presenti erano circa 170 mila tonnellate, nel 2001 si è arrivati a 250 mila”. Nello stesso anno arriva il sequestro. L’Organizzazione Lucana Ambientalista (Ola, ndr) nel suo Dossier ricorda che la zona è tra le più ad alto rischio per la salute in Italia. Sotto terra rifiuti industriali. 59 mila metri quadri, 7 campi di calcio messi insieme caratterizzati dai residui tossici accumulati dopo la chiusura della Liquichimica e da rifiuti di diversa origine sui quali “è quasi certo – denuncia Bolognetti – che qualcuno si sia arricchito facendo affari col traffico dei rifiuti. Ecomafie”. Oltre alle ecomafie in Basilicata s’autodenunciano le industrie. Nel 2006, a Tito, lo fa un’impresa per un pesante atto di contaminazione della falda acquifera e del terreno. Si parla di tricloroetilene, tricloroetano, dicloroetilene, bromodiclorometano, cloroformio, bromoformio, cloruro di vinile monomero, esaclorobutadene, tetracloroetilene, sommatoria organoclorurati e idrocarburi totali. Sostanze tossiche, cancerogene e persistenti, insiste la Ola, riscontrate anche “in percentuali un milione di volte superiori ai limiti consentiti”.

Il 20 agosto 2009, la situazione d’inquinamento del fiume Basento e del fiume Tora porta Bolognetti a consegnare un esposto alla Procura della Repubblica di Potenza. Ma l’acqua scorre. Raggiunge altre contaminazioni prossime al fiume. La zona industriale di Ferrandina, la “pista di volo” e l’area “ex metanolo” di Pisticci. Un report del 2001 dello Studio Omega mostra come nella prima il 41 per cento degli scavi presentano superamenti. C’è di tutto. Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa, ndr), con una tossicità – conferma l’Università di Padova – multiorgano e particolarmente implicati nei tumori di polmone, vescica e cute, rene, laringe, mammella, e da un punto di vista immunotossicologico in allergie, immunosoppressione, degenerazione maligna linfocitaria. Rientrano in ricerche sull’aterosclerosi, sulla connessione con malformazioni, deficit funzionali e insufficienza renale dovuti all’esposizione durante la vita neonatale. Per alcune come il benzo-perilene s’arriva a superare il limite di120 volte (vedi box Le analisi). Sostanze assorbite tramite respirazione, attraverso la cute, e mangiando. Cibi affumicati, ma anche alimenti vegetali a foglia larga tipo lattuga, spinaci, e frutta come cereali allo stato grezzo.

E poi metalli pesanti tipo mercurio, che, come cadmio piombo e nichel, oltre al
basento_idrocarburi_foce
cancro possono causare danni ai reni, al sistema nervoso e al sistema immunitario. E c‘è tetracloro-etano. L’International Uniform Chemical Information Database afferma che è difficilmente biodegradabile e molto tossico, per le acque potabili anche in caso di perdite nel sottosuolo di quantità minime. E il benzene? Secondo l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro, oltre alla cancerogenicità, vi è una limitata evidenza per una associazione causale con leucemia linfocitica acuta, mieloma multiplo, linfoma non-Hodgkin, e una forte evidenza che i suoi metaboliti producono effetti genotossici. Il limite è 2, nell’area di prelievo segna 22. C’è dicloroetano 34 volte superiore. Come effetti sono state osservate alterazioni epatobiliari, distonie neurovegetative e alterazioni della funzione tiroidea. E per le acque? Si superano i limiti di solfati, manganese, e tricloroetilene, prodotto difficilmente biodegradabile che può provocare effetti negativi per l’ambiente acquatico. Nell’uomo il solito cancro ed è sospettato di causare alterazioni genetiche. Il tricloroetano supera di circa 3 mila volte il limite. L’Agency for Toxic Substances & Disease Registry sottolinea gli effetti sul sistema nervoso ed epatico. Oggi dall’area diaframmata di Ferrandina viene giù un tubo dritto nel Basento.
Il depuratore sembra addormentato. A dieci metri un puzzo forte e acre toglie il respiro. S’immerge nel fiume e torna a galla annerendo l’acqua attorno. Poco più sula Materit, ex fabbrica di manufatti in cemento-amianto. Nella sua caratterizzazione sono risultati livelli d’amianto nel terreno anche 62 mila volte superiori e un inquinamento della falda da esaclorobutadiene, tricloretilene. Ovviamente tutto cancerogeno. Dentro lo stabilimento, non si sa come siano entrati, lavatrici, frigoriferi, cucine. Rifiuti che devono essere stoccati con cautela per i materiali nocivi che contengono. Fuori, nei pozzi di raccolta acque di superficie, poco tempo fa galleggiava un liquido nero e oleoso. A Pisticci Scalo il 44 per cento degli scavi presentano superamenti. È riscontrato mercurio, nichel, rame. Le acque mostrano superamenti di solfati, manganese, la presenza di selenio, cromo, nichel e valori molto elevati di cloruri. L’amianto è diffuso in tutta l’area, e anche qui, come a Tito, s’evidenziano materiali estranei. Una presenza tanto massiccia da far produrre una tabella di rifiuti interrati. C’è di tutto. Persino bidoni corrosi. È lo scenario di un’area utilizzata per smaltimenti illeciti. E si va avanti così da decenni. Nel ’90 una Commissione parlamentare evidenziò gli sversamenti in alcuni pozzi. L’ex Coordinatore di Legambiente in quel periodo denunciò come le tonnellate di rifiuti tossici sversati in discariche abusive in Valbasento rappresentavano solo la punta d’un Iceberg e che nell’area emergeva una notevole incidenza di morti per cancri, malformazioni in persone e animali, un elevato tasso di malattie dell’apparato respiratorio, leucemie.
È la Basilicata borderline, sospesa tra l’idea di incontaminato e aumenti di cancri
tipici di realtà pesantemente inquinate. Nel 2000 un’altra Commissione la ricordò come regione con la percentuale più elevata di produzione di rifiuti speciali cui corrispondeva una bassa industrializzazione. Risultò rilevante che su circa 600 mila tonnellate, di ben oltre la metà non si sapesse la destinazione finale. Fu verbalizzato “presunta gestione illecita”. Il Basento intanto continua a scorrere e senza presumere sfiora queste isole tossiche i cui terreni, con le piogge, diventano pantani che filtrano l’acqua e la reimmettono nel fiume. È il ciclo dell’acqua. Nel 2003 una ricerca del Cnr-Irpi di Bari s’occupò dei rischi di degrado delle acque sotterranee della piana di Metaponto. L’inquinamento caratterizzante le acque sotterranee risultò un “reale problema ambientale”. “Il degrado quantitativo e qualitativo – è scritto – costituiscono un rischio concreto che minaccia le risorse idriche della piana”. Precisava che un’acqua sotterranea molto rara rispetto alle caratteristiche dell’area contraddistingueva i campioni prelevati in prossimità del Basento. Oltre a fenomeni di inquinamento da contaminanti agricoli e perdite da reti fognarie, viste le concentrazioni elevate d’ammoniaca e coliformi totali e fecali, s’evidenziò la presenza di elementi cancerogeni quali l’arsenico, lo zinco e il rame.
Risultati associati alla consapevolezza d’un fiume con un pesante carico inquinante il cui bacino, con la più alta densità abitativa e concentrazione di industrie, rendeva le acque fluviali “soggette a un maggior rischio di inquinamento e, per possibili perdite dal fiume stesso, conseguentemente anche la falda idrica“. Questione seria la falda. Tanto che il 29 marzo di quest’anno il Commissario Straordinario del Comune di Pisticci trasmetteva una deliberazione al Ministero dell’Ambiente, alla Regione, alla Asl e ai comuni interessati con oggetto la bonifica del Sito di interesse nazionale Valbasento (Sin, ndr). A due giorni dalla Conferenza di servizi il Commissario fa presente al Ministero che nel novembre 2006 aveva assegnato 2.272.727 euro per intervenire, “in particolare” si legge, sull’inquinamento della falda, e che la Regione ne aveva resi disponibili altri 2.272.727. “Risultava improcrastinabile definire un percorso certo delle attività di messa in sicurezza, bonifica e risanamento ambientale dell’intero sito, in particolare attraverso gli interventi di bonifica delle acque sotterranee”. E l’Accordo di programma del 2009 ribadiva che ciascuna parte, per la propria competenza, avrebbe dovuto “progettare e realizzare gli interventi di messa in sicurezza delle acque di falda e dei suoli delle aree pubbliche nonché di quelle agricole colpite da inquinamento indotto”. Un’azione importante al punto da incamerare 3.845.454 euro su 4.545.454. Il soggetto attuatore doveva individuarlo Ministero dell’ambiente e Arpab (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Basilicata, ndr), e tutti gli interventi avrebbero dovuto concludersi in 24 mesi. “Avrebbero”, perché ad oggi “non si conosce – afferma il Commissario – lo stato d’attuazione degli interventi”. “È etico – ricorda un report dell’Istituto superiore di sanità del 2005 sui Sin – che gli interventi di bonifica vengano posti in opera senza attendere lo sviluppo di casi di malattia conclamata”.

Andrea Spartaco

Fonte: http://www.pisticci.com/territorio/2727-un-fiume-di-veleni

Moria di pesci nel Basento tra Ferrandina e Pisticci

Il Basento è un grave malato che nessuno si preoccupa seriamente di curare. L’ultimo sintomo del pessimo stato di salute del principale fiume lucano è stato registrato lo scorso week end in una zona al confine tra Ferrandina e Pisticci.
Per circa due chilometri le sue acque sono diventate un cimitero di pesci di ogni specie. Carpe, carassi, cavedani, barbi, alborelle e anguille, vittime, molto probabilmente, di qualche sostanza sversata nel fiume. Il suo fondale, nei tratti interessati dal fenomeno, è diventato scuro, macchiato di un prodotto che a vista ed anche a naso sembra avere a che fare con il petrolio o qualche suo derivato.
I risultati delle analisi condotte dall’Arpab sui prelievi evidenziano la bassa presenza di ossigeno ed una elevata quantità di fosfati. Le indagini sulle carni dei pesci, invece, devono ancora essere note. Ma già gli elementi riscontrati potrebbero spiegare il fenomeno.
La Forestale sembra indirizzata a monitorare con attenzione alcuni scarichi nella zona industriale di Ferrandina, ma al momento non sembra essere nota con precisione l’origine dello sversamento. Non si esclude l’ipotesi di un autobotte che illegalmente abbia riversato delle sostanze chimiche nel fiume, facilmente raggiungibile in diversi punti nella zona interessata dalla moria.

L’evidenza immediata porta riscontri sulla vita dei pesci. Ma nei pressi degli argini
basento fondale scuro del fiume abbiamo trovato le tracce evidenti di mandrie e greggi che regolarmente vi si abbeverano, usando la stessa acqua che, seppur impropriamente, può essere utilizzata per irrigare i campi o dissetare un airone così come la selvaggina che poi viene cacciata. Le carni di bovini e caprini, il loro latte ed i suoi derivati, la frutta e gli ortaggi arrivano sulle nostre tavole. I cinghiali, alcuni uccelli ed altre prede sono alimento di cacciatori e delle loro comitive. E tutti questi prodotti rischiano di essere contaminati dalla stesse sostanze che hanno provocato la moria dei pesci. E così il ciclo dell’avvelenamento da chimica entra nei nostri corpi e diventa un affare che ci riguarda da vicino più di quanto si possa immaginare.
A segnalare l’episodio ai Carabinieri ed ai Vigili del Fuoco, sabato scorso, un giovane pisticcese che si trovava in zona e che aveva frequentato lo stesso posto nei giorni precedenti. Francesco Quinto, questo il nome del ragazzo, oltre alla miriade di pesci morti di fronte al cui agghiacciante scenario si è ritrovato non appena sceso dall’auto, ha potuto notare la differenza di colorazione del fondale del fiume e percepire un cattivo odore che non era presente fino a qualche giorno prima. Con Francesco, Pisticci.com ha effettuato un sopralluogo ieri mattina. In acqua c’erano ancora tanti pesci a galla, ammassati soprattutto nelle anse del fiume. Il fondale risulta effettivamente scuro, macchiato da una sostanza nera ed il cattivo odore è evidente. Risaliamo il fiume per alcuni tratti. Lo scenario è lo stesso. La moria di pesci si estende in un percorso del Basento abbastanza lungo. Sufficiente a determinare una emergenza di natura ambientale che rivendica risposte a partire dalla certezze sulle cause della morte dei pesci, sulla tipologia di sostanze depositate sul fondale del fiume e, innanzitutto, sugli autori di questo ennesimo scempio.

Finora, a dire il vero, risposte esaustive non ne sono arrivate su altri casi di
pesci morti riscontrati sul Basento ed anche sul Cavone. Giusto un anno fa, alla foce Cavone, si verificò un’altra moria di pesci. Le analisi sulle carni degli esemplari prelevati non dettero alcuna risposta. Quelle sulle acque non le abbiamo mai conosciute. Una spiegazione definitiva sulle cause del fenomeno non è mai arrivata. E, ovviamente, non è stato individuato alcun responsabile.
Stesso esito per l’inchiesta relativa allo sversamento di idrocarburi nel fiume Basento a partire dal canale di Tecnoparco. Un episodio verificatosi nell’ottobre del 2005, che causò notevoli danni all’ecosistema fluviale, diventato nero pece in diversi tratti e per numerosi chilometri fino alla sua foce. Le analisi evidenziarono elevati valori di cod, sostanze oleose totali ed idrocarburi totali. Ma di responsabili individuati e puniti nemmeno l’ombra.
La speranza, questa volta, è che le indagini possano portare a maggiori certezze e ad una precisa responsabilità. Troppe volte, in questo territorio, il clamore prodotto dalla novità di una notizia ha ceduto il passo agli ingombranti silenzi sopravvenuti non appena il richiamo mediatico ha esaurito la sua capacità di incuriosire. Ed è anche su questa indifferenza che punta per continuare ad agire indisturbato chi reitera a suo vantaggio il culto degli smaltimenti illeciti che, se non è ancora chiaro, spesso fa rima con ecomafia.

Roberto D'Alessandro

Fonte:www.pisticci.com

venerdì 17 giugno 2011

MATERA: SCOPERTI SCARICHI ZOOTECNICI IRREGOLARI NEI TORRENTI DEL PARCO DELLA MURGIA, LA FORESTALE DENUNCIA NOVE ALLEVATORI

Stangata di sanzioni per oltre 80 mila euro

Scarichi zootecnici irregolari che confluivano nei torrenti Jesce, Gravina di Picciano e Gravina di Matera, tutti affluenti del Bradano, andavano ad aggravare una situazione d'inquinamento ambientale già accertata nella zona.
È ciò che il Corpo forestale dello Stato ha accertato al termine di lunghe indagini intraprese la scorsa estate sulla gestione ed utilizzazione agronomica degli scoli di allevamento da parte di diverse aziende agricole del materano. Operazione che, giunta a conclusione, ha portato alla denuncia di 9 allevatori per deturpamento di bellezze naturali. I reflui finivano infatti nelle acque di torrenti che scorrono all'interno del Parco regionale della Murgia materana, considerato Zona di Protezione Speciale e Sito d'Importanza Comunitaria dalle normative comunitarie in tema d'ambiente.
Sono state elevate 18 sanzioni amministrative per un importo complessivo di 81 mila euro, 9 sanzioni per aperture abusive di scarichi di acque reflue domestiche e altre 9 per superamento dei valori tabellari degli scarichi.
Le aziende agricole scaricavano senza alcun trattamento preventivo, in vasche di decantazione in cemento armato, le acque reflue provenienti dagli allevamenti zootecnici. Le acque confluivano poi, senza soluzione di continuità, direttamente negli impluvi naturali tributari dei torrenti del materano.
I Forestali del Comando Stazione di Matera, al fine di verificare il potenziale inquinante degli scarichi, avevano prelevato diversi campioni delle acque che erano stati successivamente analizzati dall'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente (ARPA) Basilicata.
I risultati avevano messo in evidenza diversi parametri difformi dai limiti stabiliti dalla legge: colore, odore, COD e BOD (richiesta chimica e biochimica d'ossigeno), fosforo totale, azoto ammoniacale, azoto nitrico, concentrazione di Escherichia coli.
A monte di questa situazione c'è il mal funzionamento dei depuratori istallati ad Altamura e Gravina, nella zona di confine tra Bari e Matera, inoltre alcuni tratti dei torrenti inquinati rappresentano nella consuetudine fonti di abbeveramento per il bestiame, con tutto ciò che può conseguirne.
Per non parlare degli odori malsani che invadono persino l'atmosfera del centro urbano di Matera.
Si attendono gli sviluppi del caso e le decisioni delle autorità competenti in vista di un programma di risanamento della zona.

A cura dell'ufficio stampa dell'Ispettorato generale del Corpo forestale dello Stato
NEWSLETTER n°846 del 16/06/2011

martedì 28 settembre 2010

Video della moria di pesci a Foce Cavone

Questo video è molto eloquente ed evidenzia lo stato dei fatti alla foce del Cavone. Non si sa bene quale sia la causa di questo fenomeno ma considerata la quantità di esemplari giacenti sulla spiaggia è quasi certo che molti altri animali come gabbiani, rapaci, aironi, limicoli, volpi, ecc. se ne sono nutriti abbondantemente. Questa cosa è molto grave soprattutto se si dovesse accertare nei prossimi giorni che questi pesci sono morti per inquinamento chimico. La catena trofica è tutta qui. Il predatore, o meglio (in questo caso) il necrofago, che mangia cibo avvelenato a sua volta accumula nei suoi tessuti sempre maggiori quantità di sostanze tossiche fino a quando si manifestano effetti sul suo organismo. A volte muore presto, a volte tardi (e chissà dove), a volte non muore ma di sicuro trasferisce in altri organismi una certa dose di sostanze tossiche o nel migliore dei casi può diventare sterile o produrre prole con problemi. Nulla si distrugge ma tutto si trasforma e spesso si intacca negativamente la Biodiversità!
Gli enti preposti al controllo e alla prevenzione ambientale in un caso simile dovrebbero (e si spera l'abbiano fatto) immediatamente provvedere alla rimozione di tutte le carcasse dall'area interessata sia per evitare danni alle altre specie, sia per monitorare in modo più razionale l'evolversi del fenomeno. Se l'area viene "ripulita" possiamo notare se ci sono ancora problemi ma se le carcasse di ieri si confondono con quelle di oggi o di domani non sapremo se il fenomeno è ancora in corso e in quale misura. Il monitoraggio si fa anche così!
Sarebbe opportuno che in caso di ritrovamento nelle aree limitrofe di qualsiasi esemplare (appartenente alle categorie dei potenziali ittiofagi cioè aironi, rapaci, mammiferi vari, ecc.) in difficoltà o anche già deceduta venga recuperata la carcassa e vengano avvertite le autorità sanitarie preposte affinchè si possa provvedere ad una maggiore raccolta di dati sul fenomeno che in questi giorni interessa un Sito di Importanza Comunitaria quale è la Foce del Cavone.

mercoledì 4 agosto 2010

Torrente Gravina: storia di ordinario inquinamento






LETTERA APERTA ALL'ASSESSORE REGIONALE ALL'AMBIENTE
Egregio Presidente De Filippo, il novello assessore con delega all’ambiente nonché vice presidente della giunta regionale punta, per avvicinarsi dal paesello di origine al capoluogo regionale, costantemente ad Ovest mentre dell’ Est, dove c’è il sole dell’avvenire che sorge !!!, ignora il punto cardinale. Nei giorni scorsi, dopo l’ennesima denunzia di mal funzionamento dei depuratori e di acque reflue che vengono scaricate nei fiumi senza essere depurate, l’assessore Mancusi convocò una riunione ampia dalla quale emerse tanto per cambiare che: era tutto a posto. E’ vero che l’alga è cornuta, che qualcuno si è dimenticato di collegare gli schemi fognari agli impianti di depurazione, che qualcun altro, con tante tecnologie moderne, non conosce i tasti da premere per far funzionare correttamente il depuratore ma da queste piccole cose a dire che tutto è a posto ce ne corre; meglio la passata gestione, aveva, infatti, appreso bene la parte. Le cronache quotidiane riportano costantemente fenomeni di inquinamento, di cattivo odore ed ogni ben di Dio ed anche L’Osservatorio dell’Ambiente e della Legalità, voce non ostile, ha detto che 150.000 persone in Basilicata non sono assistite da rete fognaria collegata a depurazione. Sono dati ovviamente “governativi” che ricordano tanto i rapporti della polizia in occasione delle manifestazioni sindacali e si parla di assoluta mancanza di collegamento e non già di fenomeni patologici nel trattamento dei reflui..
Da un po’ di tempo la magistratura di concerto con il Noe dei Carabinieri procede a mettere sotto sequestro una serie di impianti per inquinamento ambientale. Non è opportuno soffermarsi qui sul funzionamento di tutto lo schema regionale, occorrerebbe un corposo trattato per descrivere i 179 depuratori, è intendimento soffermarsi solo sulle devastazioni alle quali è sottoposto il torrente Gravina nel tratto che forma il canyon sottostante i Sassi di Matera.
Quello ripreso in tutti i modi e che ha fatto il giro del mondo. La situazione è lasciata al più completo abbandono nella sostanziale indifferenza anche dalle autorità locali; non faccia riferimento anche Lei al Life-plus, appena iniziato, perché Le crescerebbe il naso in quanto anche Lei sa che non ha nulla a che vedere con la bonifica. Il mondo associativo si è più volte mobilitato da anni, ormai, e sono state raccolte anche migliaia di firme, per richiamare l’attenzione. Tutto è risultato inutile.

Con esclusione della Presidenza del Parco della Murgia, anche le autorità locali non è che si siano spese molto. Il momento più concreto sembrò essere una riunione tenuta nello scorso mese di gennaio dall’assessore all’ambiente uscente, riunione pre-elettorale (certo) ma in quella occasione si fece il punto , il primo, concreto, individuando le varie componenti della problematica e l’assessore promise di mettere a disposizione una prima cifra per monitorare la situazione. Opera giudicata dai più, esterni alla riunione, inutile tenuto conto che la situazione è conosciuta e più di una volta le autorità di Polizia Giudiziaria hanno provveduto a prelevare l’acqua, a farla analizzare ed a trasferire il tutto alla magistratura.
Il fenomeno è conosciuto sia per l’acqua inquinata che arriva attraverso lo Jesce da Altamura , sia per quella immessa dal depuratore di Pantano ( che per una parte è ,adesso, sottoposto a sequestro), sia per gli scarichi liberi che dall’abitato si riversano direttamente nel torrente.
Qualche foto emblematica viene allegata , poi le televisioni hanno inviato abbondanti riprese durante gli anni e anche chi vive nei nostri paeselli grandi come un condominio ha avuto modo di vederle..
Dire che è tutto a posto anche in questo caso è voler negare l’evidenza ed a qualcuno il naso oltre a diventare rosso diventa lunghissimo tanto da ostacolare il riposo notturno.

[ Pio Abiusi Responsabile ambiente Città Plurale- Matera - Matera, 3 Agosto 2010]

sabato 17 luglio 2010

MATERA, SU INTERNET I DATI DEL MONITORAGGIO ITALCEMENTI

MATERA, SU INTERNET I DATI DEL MONITORAGGIO ITALCEMENTI
Aperto alle associazioni il tavolo tecnico scientifico e della trasparenza
16/07/2010 17.59.08
[Basilicata]

Trasparenza e partecipazione. Su questi due pilastri si basano le principali decisioni assunte nel corso della prima riunione del tavolo tecnico scientifico previsto dal protocollo d’intesa sottoscritto nel mese di maggio dal Comune e dalla Provincia di Matera, dall’Ente Parco della Murgia materana e dalla Cementeria Italcementi in attuazione delle politiche di sviluppo sostenibile adottate e in linea con il “Patto per la tutela dell’Ambiente” siglato nel luglio 2009 dalla stessa Italcementi e dal Ministero dell’Ambiente e in correlazione alle attività già avviate inerenti il progetto di revamping dell’impianto. Il tavolo tecnico scientifico, istituito allo scopo di valutare, nel tempo, le prestazioni ambientali della cementeria, - si legge in un comunicato diffuso dal Comune - si è insediato ieri nel corso di una riunione alla quale hanno partecipato Salvatore Adduce, sindaco del Comune di Matera, Eustachio Montemurro, in rappresentanza dell’Amministrazione Provinciale, Roberto Cifarelli, presidente Parco della Murgia Materana, Edoardo Giudiceandrea, direttore tecnico Italcementi, Domenico Cafaro, direttore sede di Matera di Italcementi, Angelo Monti, Servizio Ambiente Gruppo Italcementi. Nel corso della riunione, presieduta dal sindaco Adduce, si è deciso di promuovere un incontro con le associazioni ambientaliste e della cittadinanza attiva al fine di allargare alla loro partecipazione il Tavolo Tecnico Scientifico in relazione agli argomenti da trattare. Dai primi di agosto, inoltre, verranno pubblicati sui siti internet del Comune di Matera, della Provincia e dell’Ente Parco i dati riguardanti il monitoraggio in continuo delle emissioni del forno di cottura della Cementeria. Tra le altre prime decisioni assunte vi è quella di installare presso il centro di Masseria Radogna, sita in posizione intermedia tra l’impianto della cementerai e la città di Matera, la centralina fissa per il monitoraggio dell’aria; di avviare una campagna per la verifica ed il monitoraggio a terra delle matrici alimentari e, su proposta del presidente Cifarelli, di ripetere annualmente il monitoraggio della qualità dell’aria con centralina mobile attualmente insediato in posizione “sud” rispetto alla Italcementi di concerto con l’Arpab nel rispetto dell’autorizzazione integrata ambientale. Di concerto con le associazioni le rilevazioni, il trattamento e la elaborazione dei dati sarà affidata ad un organismo “terzo” con onere della gestione a carico della Italcementi. Mentre in un successivo incontro, da tenersi anche con le Associazioni, sarà stabilità l’esatta campagna di monitoraggio e di misurazione dei depositi a terra nonché sulle specifiche della centralina. Soddisfazione è stata espressa, al termine dell’incontro, dal sindaco, Salvatore Adduce. “Con queste decisioni – ha detto – diamo seguito agli impegni assunti andando non solo a rafforzare il monitoraggio ambientale in un contesto delicato come quello del Parco della Murgia, ma anche a garantire la salute dei cittadini e migliorare la loro qualità della vita. Tutte decisioni che saranno assunte, così come le altre del Comune, nell’ambito di un percorso condiviso e trasparente che consentirà a tutti i di verificare direttamente la qualità dell’aria che si respira”.