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sabato 25 ottobre 2014

L'eolico dei furbi


Ecco l’eolico dei furbi.

Altro che “mini” eolico, è ulteriore speculazione territoriale.


In agro di Potenza l’emblema dell’ennesima vergogna che sta degradando tante aree della Basilicata: il cosiddetto “mini” eolico, disseminato in spregio ai più elementari criteri urbanistici, abilmente accantonati dalla politica in nome di soldi facili per i più furbi.

A nord del capoluogo regionale, nelle loc. Montocchio e Cerreta, il comitato spontaneo di Cerreta e Taverna Foj ha reagito perché si sono visti colonizzare da circa 20 macchine eoliche, tra realizzate (in gran parte) e in attesa di realizzazione, con annesse opere accessorie.
Contenziosi, denunce, vertenze non potevano mancare alla luce delle numerose anomalie, perfino relative alla sicurezza, e per i metodi poco ortodossi di questi insediamenti industriali.

La storia si ripete. Sempre a Potenza, in loc. Piani del Mattino, le abitazioni rurali sono state sovrastate anche qui da macchine eoliche apparse improvvisamente, senza informazioni preventive e con la solita superficialità e aggressività. E non poteva che nascere il locale Comitato spontaneo di cittadini arrabbiati che ha reagito contro questo ennesimo insulto territoriale ai danni del prezioso paesaggio lucano. Anche qui, con il solito gioco sono 8 le macchine previste e in parte realizzate.

E’ il sotterfugio delle potenze frazionate in soglie più basse ma riconducibili ad un’unica sottostazione elettrica – spiega Cripezzi della LIPU -, cosi come con il frazionamento pretestuoso dei terreni (!). Iniziative solo apparentemente “singole” e “mini” ma in realtà dal carattere chiaramente elusivo che si concretizzano a tutti gli effetti, macchina dopo macchina, in centrali eoliche di stampo industriale, sfuggendo a qualsivoglia valutazione urbanistica o ambientale.
DIA, super DIA, SCIA, PAS, … acronimi che stanno a significare autorizzazioni caratterizzate da una totale quanto scellerata deregolamentazione per insediare queste macchine nelle aree agropastorali senza alcuna trasparenza o valutazione ambientale, già carenti per l’eolico tradizionale.
Una tipologia di macchine che si aggiunge, aggravandoli, agli effetti delle “normali” macchine eoliche di più grossa taglia.
Anzi, per certi versi tali effetti cumulativi possono essere più deleteri: intere colline occupate da numerose macchine da 100, 200 KW con annesse strade, cavidotti, cabine di trasformazione, ecc. quando, dovendo proprio scegliere, sarebbe meno impattante una unica torre eolica di maggiore potenza !

Lo spazio vitale per la Natura e per specie di grande interesse, come il Nibbio reale, per le quali la Basilicata è una area strategica, si degrada e si riduce sempre più. Natura e paesaggio umiliati ma anche l’uomo è accomunato allo stesso destino di una speculazione senza scrupoli.
Infatti è anche l’interesse dei piccoli proprietari a essere leso: solo per fare qualche esempio, chi paga i danni al decadimento del valore delle proprietà e di altre attività produttive compatibili? E chi pagherà in caso di danni derivanti dalla rottura accidentale della pala? E chi paga per l’usurpazione di un bene primario di tutti come il territorio e le sue componenti paesaggistiche e naturali???
In definitiva, la solita vergogna italiana: denaro delle tasche dei cittadini che invece avrebbe potuto essere impiegato ben più utilmente ai fini di una seria lotta ai gas serra, conciliando gli interessi dei cittadini e dell’economia nazionale.

La Lipu – conclude Cripezzi - aveva minuziosamente previsto queste gravi distorsioni lanciando l’allarme e invocando modifiche all’indecente Piano Energetico Lucano in approvazione nel 2010”. L’allora Giunta regionale De Filippo, preferì condannare il proprio territorio in ossequio alle pressioni degli speculatori energetici, di concerto con alcuni parlamentari lucani. Ancora oggi la Giunta Pittella ha reiterato lo stesso atteggiamento, evitando di toccare quel Piano Energetico e mantenendo la Regione ancora priva di Piano Paesaggistico Regionale.

venerdì 11 aprile 2014

Nibbio reale ucciso dalle pale eoliche a Gorgoglione

Presso l'impianto eolico di Gorgoglione in provincia di Matera pochi giorni fa è stato ritrovato un Nibbio reale  morto per collisione contro le pale rotanti. Si tratta di uno dei tanti rapaci che trovano facilmente la morte in quei territori prima incontaminati ed ora occupati da centinaia di torri eoliche industriali che creano forte  impatto su tanti paesaggi di incomparabile bellezza che abbiamo in Basilicata e che minacciano la fauna più preziosa e rara.





venerdì 13 settembre 2013

Matera, il fronte nato contro il Parco “le Reni” si ferma davanti alla controproposta della società

Si spegne il fuoco delle polemiche, dietrofront del comitato che aveva annunciato battaglia contro l'assalto delle pale eoliche. Il 18 scade il termine per la presentazione del progetto, ma di azioni legali per fermarlo non c’è neanche l’ombra

MATERA -  Avevano assicurato battaglia contro il progetto che prevede la realizzazione di un nuovo parco eolico in località “Le Reni”, con tutti i mezzi e gli strumenti a disposizione. Quelle nove pale, alte 150 metri, per una potenza complessiva pari a 30 megawatt da realizzare sull'altopiano al confine con Altamura rappresentano un vero e proprio danno ambientale, per altro da realizzare in una zona a tutt’altra vocazione. “Un errore da ogni punto di vista”: il presidente lucano dall’istituto di urbanistica, Lorenzo Rota, era finito anche sulle colonne di Repubblica per questa netta opposizione al progetto della Meltemi, che, insieme a quello alla Zefiro Energy, lo scorso giugno, aveva avuto il via libera definitivo da parte della Giunta regionale.
Una delibera con la quale si autorizzavano due progetti considerati come potenziali scempi per il paesaggio della città patrimonio dell’Unesco che era stato accolta con molte polemiche sul territorio e che aveva animato molti pubblici dibattiti.  Protagonisti l’Istituto Inu ma anche alcune associazioni ambientaliste della zona. «No all’assalto dell’eolico nella città dei Sassi», era stato il grido di battaglia che nel caso del parco eolico della Zefiro - che avrebbe interessato direttamente la Murgia materana - si è chiuso   positivamente, con il ritiro da parte di quest’ultima società. Annunciavano ricorso contro la Melteco, che  è stata venduta dopo essersi aggiudicata l’asta ad Asia,  e l’iter autorizzativo del progetto contraddistinto da molte anomalie. Proprio il Quotidiano aveva messo in luce come l’ok definitivo della Giunta sarebbe arrivata a seguito di una conferenza dei servizi dalla quale risultavano assenti  Comune di Matera, uffici e dipartimenti regionali come quelli delle Infrastrutture e dell'Agricoltura, dell'Urbanistica e della tutela del paesaggio, dell'Agricoltura e dello Sviluppo rurale.
Ma soprattutto in assenza dei pareri delle Soprintendenze, dei Beni archeologici e di quelli architettonici e paesaggistici, che precedentemente il problema di una eccessiva lontananza del sito dalla stazione elettrica Terna. Elementi contraddittori che non sfuggiti al comitato che si apprestava a dare battaglia all’assalto delle pale. Solo che, a distanza di qualche mese, il vento di bonaccia sembra aver definitivamente spento il fuoco delle polemiche. Il 18 scade il termine per la presentazione del progetto, ma di azioni legali contro il progetto non c’è neanche l’ombra. Al Tar non è stato depositato nulla. Tutti sembrano essersi tirati indietro. Non c’è il ricorso dell’amministrazione comunale, che invece nel caso del progetto della Zefiro aveva deciso di rivolgersi al Tar. L’assessore al ramo, Rocco Rivelli spiega: «Abbiamo assunto due comportamenti diversi, perché si tratta di progetti diversi.
Il parco della Zefiro che sarebbe dovuto sorgere sulla Murgia materana avrebbe rappresentato una vera minaccia per i sassi. Diverso è il caso del Parco “Le reni”, che dovrebbe sorgere in una zona lontana dal centro abitato, con impianti non visibili dai sassi, e quindi con un impatto ambientale minimo». La posizione dell’amministrazione comunale sarà pure discutibile ma è chiara. Ma quello che è più strano, invece, è che non abbiano presentato il ricorso annunciato con tanta enfasi, neanche gli oppositori non istituzionali del progetto, a partire dall’Istituto di urbanistica, le associazioni ambientaliste e i cittadini che avevano aderito al comitato nato ad hoc. In realtà sembra che da parte della società sia arrivata una “proposta di trattativa” che prevede questo: se il progetto del parco va avanti gli imprenditori dell’energia ottenuta dal vento si impegnano a rilevare e rimettere in sesto la Masseria Venusia al momento in stato di completo abbandono. Il comitato si sarebbe fermato nell’azione di protesta davanti a questa contro proposta. Ma il fronte non è compatto. C’è chi ritiene, infatti, che qualsiasi forma di compensazione non possa comunque ripagare dai danni che la realizzazione dei nove colossi comporterebbero. Il comitato è tornato a riunirsi proprio ieri sera per decidere sul da farsi. Al termine per la presentazione del ricorso fissato per il 18 settembre prossimo mancano solo pochi giorni. Forse troppo pochi per mettere in piedi un’azione legale in grado di bloccare la realizzazione del Parco.
E la delusione monta tra chi aveva creduto veramente in un protesta da portare avanti con caraggio fino in fondo, senza se e senza ma.

 MARIATERESA LABANCA

Fonte: http://www.ilquotidianodellabasilicata.it/news/cronache/716743/Matera--il-fronte-nato-contro.html

giovedì 8 agosto 2013

Buone notizie per frenare l'invasione dell' eolico in Basilicata

  Grande prova di ragionevolezza ieri in Consiglio Regionale nella direzione della salvaguardia del paesaggio lucano!
Il Consiglio Regionale ha approvato ieri mercoledì 7 agosto una sostanziale modifica al Piano d’Indirizzo Energetico della Basilicata (PIEAR), che allinea i criteri per la definizione dei siti non idonei alla realizzazione di impiantii eolici industriali, a quelli definiti dalle “Linee-Guida” Nazionali (DM 10/09/2010), con maggiore attenzione quindi alla salvaguardia naturalistica-ambientale e del paesaggio del territorio regionale.
Modifica  sollecitata con determinazione da un Coordinamento di Associazioni ambientaliste nazionali del calibro dell’ Istituto Nazionale di Urbanistica, di Italia Nostra, Amici della Terra, Comitato Nazionale contro Eolico e Fotovoltaico in aree verdi e naturali, ALTURA e LIPU, che si è fortemente impegnato, negli ultimi due mesi, anche con proprie proposte, perché il Consiglio Regionale stesso, prima della sua imminente prevista scadenza, bloccasse la macchina infernale delle Conferenze di Servizio, già programmate, che nell’arco di pochi mesi avrebbe irrimediabilmente compromesso ambiente e paesaggio lucano.
La modifica al PIEAR regionale, è stata formalizzata in un emendamento (pubblicato a parte), presentato dal Consigliere Regionale Navazio, e che dà seguito alle sollecitazioni arrivate dallo stesso Presidente del Consiglio Regionale Santochirico, ma che è stato anche responsabilmente recepito da tantissimi consiglieri, dal Presidente De Filippo, dalla Giunta e dai Dipartimenti Regionali, in sintonia con alcuni parlamentari lucani, fra i quali Bubbico e Speranza.
Questo primo passo fa ben sperare in una maggiore attenzione da parte di tutti nei confronti del paesaggio e del territorio lucano, ma soprattutto fa ben sperare nel fatto che chi amministra prenda finalmente, con maggior determinazione, le parti del territorio della Basilicata, e della dignità dei suoi abitanti nei confronti di chi ha in animo solo di farne terra di conquista e colonizzazione, anche energetica.
Il cammino da compiere è ancora lungo, perché dovrà articolarsi, espletata la revisione dei criteri ambientali e paesaggistici per l’installazione di impianti industriali da fonti energetiche alternative, in un puntuale monitoraggio delle potenze fin qui autorizzate ed installate (anche in riferimento alle “traiettorie” previste dal “burden sharing” nazionale), base per una riconsiderazione complessiva delle politiche energetiche da fonti rinnovabili che privilegi le tecnologie “integrate” sia nel tessuto economico-produttivo regionale (industriale e soprattutto agricolo), e sia nelle più generali politiche di tutela e valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio regionali, costituenti da sempre una delle poche “carte” vincenti per il futuro dell’identità stessa della Regione e delle sue popolazioni.
Una cosa ci conforta e ci sprona: abbiamo avuto prova che i risultati arrivano se le associazioni, oltre che segnalare inadempienze, spronano e propongono soluzioni, e se chi governa vaglia le proposte senza respingerle a priori, facendole proprie se vanno nell’interesse generale.
Il Coordinamento nazionale non farà mancare il proprio appoggio e la propria collaborazione se la via imboccata sarà tenuta diritta e determinata, e vigilerà sui risultati che, va ribadito, dovranno condurre ad una nuova politica energetica regionale, che rispetti ambiente e paesaggio quali “risorse (beni comuni) non rinnovabili”, e tutelati dalla Costituzione Repubblicana.

Il Coordinamento di Associazioni nazionali
Istituto Nazionale di Urbanistica, Italia Nostra, Amici della Terra, Comitato Nazionale contro Eolico e e Fotovoltaico in aree verdi e naturali, ALTURA  e LIPU.


giovedì 27 giugno 2013

Conferenza stampa a Matera sul problema dell'eolico selvaggio in Basilicata

L’attuazione del PIEAR (Piano Energetico Regionale) di Basilicata, che assegna ai “parchi eolici” di grande dimensione, la produzione dei 2/3 del burden sharing regionale di energia da fonti rinnovabili, ha fatto esplodere la contraddizione insita in tale scelta di politica energetica: dall’energia da combustibili fossili (risorsa non rinnovabile), si passa ad energia da impianti eolici che consumano paesaggio, anch’esso risorsa non rinnovabile.
In Basilicata (ma il discorso vale per molte altre regioni italiane), praticamente tutto il territorio regionale potrebbe essere occupato da selve di pali eolici, dall’altezza media equivalente a quella di un palazzo di cinquanta piani. Si tratterebbe della compromissione di aree ad alto valore paesaggistico, fra le quali proprio quelle individuate nell’Atto di Indirizzo per il corretto Inserimento degli impianti eolici sul territorio regionale, emanato con delibera di Giunta Regionale di Basilicata n°2920 del 13/12/2004!

Un’operazione miope e sciagurata, contro la quale tutte le Associazioni che sottoscrivono il presente comunicato vogliono mobilitare la società civile, e richiamare l’attenzione dei consiglieri regionali e di tutto il mondo politico lucano. Un’operazione frutto avvelenato di una politica che non ha stabilito regole di valutazione delle trasformazioni territoriali e che ha consentito l’approvazione di un Piano Energetico Regionale che non tutela il paesaggio, visto che rinvia ai Piani Paesaggistici (ancora inesistenti!) l’individuazione dei crinali di valore elevato, ma nel frattempo autorizza l’indiscriminata occupazione del territorio, con la conseguenza di sconvolgere, e cambiare per sempre, i connotati del paesaggio lucano.
Le Associazioni sottoscritte hanno promosso una conferenza stampa,aperta al pubblico, per sabato 29 giugno alle ore 10,30 presso l’ex convento di SS Lucia e Agata, Porta Pistola, sasso caveoso a Matera, città emblema, insieme con Orvieto, di questa sacrosanta battaglia di difesa del paesaggio.
Le Associazioni chiedono al Consiglio Regionale di fermare l’infernale macchina delle Conferenze di Servizio programmate, e contestualmente di aggiornare il Piano Energetico sulla base dei criteri nazionali (Linee Guida – DM 10/09/2010) e del citato Atto (che non più in vigore, va assolutamente in gran parte recuperato per le ampie tutele che prevedeva), in maniera da individuare le aree non idonee per l’installazione delle centrali eoliche. In parallelo il medesimo aggiornamento dovrà segnare una decisa virata della politica energetica regionale, dalla previsione di “grandi impianti”, fotovoltaici ed eolici, alla incentivazione di micro-impianti di “autoproduzione”, integrati nelle residenze, nei servizi pubblici, nelle attività produttive agricole, artigianali, industriali, ecc. (la cui realizzazione potrebbe attivare, essa sì, un significativo comparto produttivo regionale), ed alla incentivazione, in linea con le recenti scelte di politica nazionale, di interventi di “contenimento” dei consumi energetici, che risparmiano energia, ma non consumano nulla, paesaggio compreso!
Quindi non una generica moratoria ma un adeguato, severo ed illuminato aggiornamento dei criteri di gestione del territorio lucano ai fini della produzione di energia da fonti rinnovabili.
Altresì le Associazioni richiamano la politica nazionale a un urgente  atto di responsabilità nei confronti della collettività e dei valori territoriali che rischiano di essere alienati per sempre: rimuovere gli incentivi ai nuovi impianti eolici, ormai gravemente autorizzati sui terreni agro-pastorali, e tassare le grandi rendite garantite per 15 anni (ora per 20!) a quelli realizzati, che in tempi di crisi sarebbe un mero atto di giustizia.

Matera, 25 giugno 2013

Le Associazioni
§       Italia Nostra
§       Istituto Nazionale di Urbanistica
§       Altura
§       Amici della Terra
§       LIPU
§       Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle aree verdi e naturali. 

Associazioni e/o Comitati che, pur non potendo materialmente partecipare alla conferenza, aderiscono al comunicato e lo sottoscrivono:
-Comitato Nazionale del Paesaggio
-Comitato Difesa Paesaggio Carmignano
-Comitato Ambiente Paesaggio Salute Sicurezza
-Osservatorio Molisano Legalità
-Rete molisana dei crinali
-Natura e Psiche, Nazionale
-Comitato Ariacheta,San Godenzio – Firenze
-Salviamo il Paesaggio
-Comitato Alta Valle del Sillaro
-Salvatore Tolone Azzariti
-Associazioni ambientaliste e comitati dell’orvietano
-Coordinamento umbro sulle rinnovabili
-Comitato tutela ambientale e del paesaggio Castel Rio e Firenzuola
-Associazione Culturale  Officine Frida Matera
-Comitato Diritto alla Salute Lavello
-Comitato Monte Faggiola Fiorenzuola
-Comitato per la Salvaguardia del Territorio di Zeri (MS)
-Comitato Prato Barbieri-Bettola (PC)
-Consorzio rurale Noce –Cazuccone –Ferriere (PC)
Oltre a tantissimi comitati, associazioni , personalità, che faranno giungere le loro adesioni in queste ore

lunedì 17 giugno 2013

Eolico Basilicata: rassegna stampa



Urbanisti ed ambientalisti in allarme per l'invasione delle pale eoliche che minaccia di cambiare per sempre il profilo della Basilicata, senza risparmiare di Matera, nota nel mondo per i "Sassi", i caratteristici rioni in tufo dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco. A mettere a rischio il territorio lucano sono i 10 nuovi Parchi eolici (con opere connesse e infrastrutture di servizio) appena autorizzati dalla giunta regionale, due solo a Matera, ciascuno della potenza di 30 megawatt, per un totale di 26 aerogeneratori.
Guerra Comune-Regione
Tra i più contestati, il progetto della società Zefiro, autorizzata ad installare 17 pale in località "Matine", a valle dei "Sassi", che ha dato il via ad una guerra tra il Comune di Matera e la Regione, che rivendica il rispetto delle procedure e accusa l'Ente locale di non aver partecipato alla Conferenza di servizi convocata per il confronto sull'opera tra gli enti interessati. A sostegno del Comune si sono schierati al momento l'Istituto nazionale di Urbanistica, che sottolinea l'impatto visivo molto forte dei nuovi impianti, e il Parco della Murgia Materano, anche se la localizzazione all'esterno delle aree vincolate o protette presenti in zona rende difficile sostenere la battaglia per bloccare la costruzione del nuovo parco eolico. Nell'area materana autorizzato anche un secondo parco in Località "Le Reni", con 9 pale.
110 aereogeneratori per 220 megawatt
L'elenco dei nuovi parchi eolici approvati del Dipartimento Attività produttive della Regione a fine maggio e deliberati dalla Giunta in seguito alla Conferenza dei servizi prevede nel complesso oltre 110 aerogeneratori per un totale di 220 megawatt di produzione da fonte rinnovabile eolica. Oltre a quelli di Matera, altri impianti sono previsti nei Comuni di Banzi e di Genzano (15 aerogeneratori da 30 Mw)  e a Melfi per un totale di 29 pale e 63 Mw di potenza. Seguono i Parchi eolici in arrivo nell'area di Tolve (uno da 10 pale, 19,80 Mw, un secondo da 14 torri per 28 Mw). Altri due, infine, sono localizzati tra Banzi e Genzano (un impianto di 5 aerogeneratori da 12 MW, ed altre 7 pale per 21 Mw).
Istituto di urbanistica sul piede di guerra
Tra i più decisi a difendere l'integrità del "profilo" regionale è l'Inu, preoccupata per la selva di pale dall'altezza media equivalente a quella di un palazzo di cinque piani che potrebbe presto occupare tutti i crinali del territorio. Tra le aree compromesse irrimediabilmente, in caso di costruzione dei Parchi, l'Inu segnala le colline a vigneti del Vulture, le valli del Bradano, del Basento-Cavone, dell'Agri-Sauro, del Sinni. In questo scenario, non aiuta il confronto tra ambientalisti-urbanisti e Regione il fatto che il Consiglio sarà presto sciolto in vista delle elezioni anticipate previste a novembre. Anche per questo, l'Inu sollecita una riduzione immediata della quota di energia assegnata all'eolico trasferendola per quanto possibile al fotovoltaico.
Il Parco della Murgia preoccupato per il fondale dei "Sassi"
Schierato conto l'invasione delle pale anche il Parco della Murgia Materana, anche se, nel caso di Matera, il Parco eolico al centro delle polemiche sorgerebbe in un'area non vincolata, distante piu' di 2.000 metri dal Sito di Interesse Comunitario ''Gravine di Matera'', esterna anche dal Parco regionale. Ma la foresta di pale, ancora da costruire, allarma i responsabili del Parco, che temono «un grave danno paesaggistico per la percezione complessiva dell'areale del sito Unesco di Matera», perché la quota altimetrica media del sito prescelto per l'installazione, circa 390 metri, è di poco sotto a quella delle località di Murgia Timone e Trasano che, con i loro circa 420 metri, costituiscono il naturale fondale scenico su cui si stagliano i Sassi, patrimonio dell'Unesco.
Fonte: Il Sole 24 ORE 16 giugno 2013
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-16/basilicata-arrivo-parchi-eolici-182039.shtml?uuid=AbddxU5H&fromSearch

domenica 9 giugno 2013

L'INU denuncia lo scempio del Paesaggio in Basilicata

La Giunta Regionale di Basilicata, nella seduta del 24 maggio 2013, ha autorizzato la realizzazione di una serie di “parchi eolici” che, sommati a quelli già costruiti, ed a quelli in lista d’attesa, configurano un quadro sconvolgente per il futuro del paesaggio regionale. Praticamente tutti i crinali che strutturano il territorio regionale, caratterizzato da una sequenza di vallate (fiumi), e crinali collinari e/o montani, potrebbero essere occupati, da Nord a Sud, da selve di pali eolici (dell’altezza media di 150 ml. = palazzi di 50 piani!): le proposte di parchi eolici spaziano in effetti dalle dolci colline a vigneti del Vulture (Melfi, Venosa, Rapolla, Lavello) a quelle a seminativo doc della valle del Bradano (Acerenza, Oppido Palazzo, Genzano, Grottole, Miglionico ecc.) fino all’acrocoro calcareo-collinare di Matera e Montescaglioso (si salva Irsina, per una benemerita sentenza del Consiglio di Stato che ha ribadito il valore del paesaggio quale “bene primario ed assoluto”– art.9/Costituzione); dalle Valli del Basento/Cavone (Potenza, Vaglio, Campomaggiore, Tricarico, Grottole Garaguso, Salandra, Ferrandina, ecc.) alla Valle dell’Agri/Sauro (Viggiano, Laurenzana, Corleto, Gorgoglione, Stigliano,S. Arcangelo, Roccanova, Montalbano, ecc.), nelle quali si alternano varietà di paesaggi (dalle ricche terrazze metapontine, ai calanchi lunari, alle colline antropizzate, coltivate o boscate; dall’altrettanto mutevole Valle del Sinni, che definisce il piede del Massiccio del Pollino (Latronico, Colobraro, Rotondella , Valsinni, ecc.) alle valli dell’Appennino occidentale (Pescopagano S. Fele, Castelgrande, Muro, Vietri, Savoia, Brienza, ecc.): una vera e propria vendita del paesaggio lucano (per un piatto di lenticchie, purtroppo!). Una operazione che potrebbe cambiare letteralmente e radicalmente i connotati del paesaggio lucano, con buona pace dei programmi regionali che fanno, dei valori naturalistico-ambientali e del paesaggio, la principale risorsa strategica del territorio lucano (cfr.:“la nostra forza è il fascino dei nostri paesaggi”!); e con buona pace anche delle dichiarazioni che tutti i giorni, i nostri amministratori regionali fanno nella medesima direzione. Il caso di Matera (“gratificata” da 2 delle approvazioni di cui sopra, ed in attesa di altrettante 2: un inammissibile “accerchiamento”), è emblematico a riguardo: avremo un parco eolico, costituito da 15 aerogeneratori di h = 140 ml., collocato in bella vista, ai piedi del Sito/UNESCO (nonché Parco Regionale della Murgia Materana), ad “arricchire” un paesaggio storico-culturale e naturalistico–ambientale di straordinaria importanza, ormai universalmente riconosciuto a livello internazionale (ma, evidentemente, non a livello regionale). Un paesaggio le cui “matine” a seminativo, da sempre (dal neolitico) spazio rurale di riferimento della città rupestre, diventeranno a breve il toponimo nientemeno che di un “parco eolico”. Alcune domande (a chi ha valutato i progetti, e a chi li ha approvati): nel calcolo costi-benefici del progetto eolico, è stato valutato il danno d’immagine (e quindi economico) che provocherà un simile attentato al “quadro” paesaggistico ed habitat culturale della Basilicata più noto al mondo, costituente del resto il principale pilastro strategico del presente e del futuro della città (vedi Matera/2019)? e se questo stravolgimento paesaggistico dovesse indurre l’UNESCO a declassificare Matera da “Bene del Patrimonio Mondiale” a “Bene in Pericolo”, chi ne pagherebbe le conseguenze? Ora, quello che sta avvenendo nel paesaggio lucano non è frutto né di un destino “cinico e baro”, nè di un’imposizione esterna del potere statale (burden sharing richiesto di energia da fonti rinnovabili = 1438 MW), ma di una gestione “politica” del territorio che non ha mai voluto darsi regole valutative (obiettive, trasparenti, valide in tutti i casi) delle trasformazioni territoriali, affossando da subito la Carta Regionale dei Suoli, prevista dalla LUR dal lontano 1999. Ciò ha permesso, tra le altre cose, l’approvazione di un PIEAR (Piano Energetico Regionale) che non tutela sufficientemente il territorio regionale ed il suo paesaggio, anche rispetto a quanto previsto dalla “Linee Guida” nazionali in materia (D.M.10/09/2010), cui non si è mai adeguato; e che, rinviando l’individuazione dei crinali di valore elevato (non idonei all’installazione di parchi eolici) ad un ipotetico Piano Paesistico Regionale (chi l’ha visto?), sta dando comunque via libera all’indiscriminata occupazione di paesaggio di cui oggi siamo testimoni. Applicando questo PIEAR, si sta semplicemente consentendo la distruzione del paesaggio lucano, sulla base di convenienze imprenditoriali, senza il riscontro di un ragionato progetto” pubblico” di tutela paesaggistica e naturalistico-ambientale. Pertanto, vista la gravità della situazione che si sta determinando, l’INU/Basilicata fa appello al Consiglio Regionale di Basilicata, perché, prima del suo previsto scioglimento, esamini in seduta straordinaria la problematica in oggetto, sulla scorta di una semplice cartina geografica che, rappresentando i parchi eolici esistenti e/o previsti, faccia prendere coscienza ai Consiglieri del possibile scenario prossimo futuro del paesaggio lucano, che essi stanno “regalando” ai propri amministrati; dopodiché, auspichiamo, dando un segnale di grande senso di responsabilità, deliberi un’aggiornamento del PIEAR che contenga: l’adeguamento alle “Linee Guida” nazionali, dei criteri per la determinazione dei “siti non idonei” all’installazione dei parchi eolici ; l’individuazione di massima delle aree di crinale strutturanti il paesaggio regionale (par.1.2.1.1 del PIEAR), e delle aree agricole interessate da produzioni agricolo-alimentari di qualità, e/o di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico-culturale, elaborate direttamente dal Dipartimento Ambiente e Territorio, nelle more della loro più puntuale definizione nel Piano Paesaggistico Regionale (ormai da anni in perenne itinere). una conseguente riduzione della quota di energia da fonti rinnovabili assegnata all’eolico (allo stato i 2/3 del burden sharing!), trasferendola per quanto possibile al fotovoltaico, integrato nelle architetture e/o collocato nelle sterminate aree industriali dismesse della regione; Quindi non una generica moratoria, facilmente censurabile (vedi sentenza della Corte Costituzionale su prospezioni petrolifere), ma un adeguato, severo ed illuminato aggiornamento dei criteri di gestione del territorio lucano ai fini della produzione di energia da fonti rinnovabili. L’INU/Basilicata fa appello inoltre a tutte le Associazioni Culturali (ambientaliste e non) della Regione, perché si organizzi un’azione comune di sensibilizzazione della comunità regionale su di una problematica di fondamentale importanza per il futuro dell’identità geografica e culturale della nostra Regione. 

Potenza, 07/06/2013 
Il Direttivo INU/Basilicata

Fonte: TRM

venerdì 25 maggio 2012

Nota di Città Plurale sulla questione energetica

Le copie riescono peggio dell’originale. È quanto è accaduto con il novello assessore alle attività produttive: Marcello Pittella.
Già lo scorso anno vedeva come risolutivo dei problemi connessi al ciclo dei rifiuti l’incenerimento ed auspicava la messa in funzione del vecchio rottame di Pallareta oltre alla opportuna valorizzazione di Fenice, eppure su questo ultimo egli era già a conoscenza dell’indagine in corso e dell’inquinamento delle falde sotterranee prodotto.
Adesso nella sua campagna di ricognizione tra i consorzi industriali non ha mancato di dire la propria con molta approssimazione. Ha fatto riferimento al “Sole per le industrie”. Intende, cioè, riutilizzare i terreni industriali per impiantarvi campi di fotovoltaico; se quei terreni non servono più a scopi industriali e la cosa desta molte perplessità, ritornino all’agricoltura e, comunque, vanno bonificati.
L’Ufficio Energia è in capo al Dipartimento affidato alle cure dell’assessore Pittella. Alla fatidica data del 15 Gennaio 2011 ricevette vagonate di richieste per realizzare impianti utili alla produzione di energia da fonti rinnovabili-FER- e che superavano le già abbondanti previsioni contemplate nel Piear – Piano Energetico Regionale-.
ll Piear prevedeva 1700 MW di potenza per impianti da realizzare e di questi: 990 MW da eolico, 360 MW da fotovoltaico, 50 MW da biomasse, 50 MW da idroelettrico, 250 MW SEL e distretto energetico. Le domande presentate sommarono, invece, ad un totale di 6562 MW; la parte da leone la fece l’eolico per 5840 MW . Il fotovoltaico si fermò a 657 MW ma il recente decreto sulle liberalizzazioni ha eliminato gli incentivi per gli impianti realizzati a terra nei terreni agricoli è da ritenere, perciò, che la quota possa non essere raggiunta.Vi sono, poi 65 MW per le biomasse ma anche qui, per fortuna, nell’ambito del conto energia viene meglio circostanziato il tipo di contributo favorendo le biomasse di origine biologica ed equiparando il contributo a quello più basso se si fa ricorso anche ai rifiuti ed in più si esalta l’approvvigionamento di prossimità della materia prima con riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Resta da determinare la ricaduta del decreto cd. Burden sharing sulla Basilicata. Il predetto decreto assegna delle quote a ciascuna Regione da raggiungere entro il 2020 l’obbiettivo è quello di ottenere il 17% di energia dalle FER. Alla Basilicata è stato assegnato un obbiettivo che prevede un incremento del 33%, la valutazione non riguarda solo la produzione di energia elettrica ma anche l’energia utile alla mobilità e per la produzione di calore, complessivamente l’elettrico concorre solo per il 30% sul totale. Fatte queste doverose premesse come ci mettiamo con le domande di parchi eolici che nulla hanno che vedere con l’autoconsumo o con produzione di energia termica e che, sulla base delle domande,insistono sul territorio lucano per ben 2.290 torri,con altezza media di 150 Mt? E’ da dire che non abbiamo neppure il piano paesaggistico. Con questi presupposti significa che siamo pronti a devastare buona parte dei nostri crinali.la dorsale Est della Basilicata risulta essere quella più aggredita partendo da Melfi dove vi sono domande per ben 179 Torri, si va a Lavello con 126, Montemilone con 78,Palazzo S. Gervasio 93, Genzano 148, Irsina 81 fino ad arrivare a Matera con 45.Per brevità non elenchiamo tutti gli altri Comuni ma diciamo che nessuno è estraneo all’invasione delle torri eoliche, lo sono solo i comuni della fascia costiera del metapontino che potrebbero essere interessati da impianti off-shore ,in mare. Lo stesso paesaggio collinare che si osserva da Matera in direzione della Val Basento potrebbe vedere una ulteriore implementazione di torri che andrebbe oltre il raddoppio.Siamo i primi a reclamare lo sviluppo delle energie rinnovabili, il futuro è rinnovabile e non fossile. Ma non ci sta bene che in nome degli incentivi si vada a compromettere il territorio.La criticità dei “parchi eolici”è evidenziata anche dal fatto che per innalzare ciascuna pala, ad esempio, sarebbe necessaria una piazzola di cantiere di 1.800 metri quadri, con una base pari a due campi da calcetto. Sarebbe un macro insediamento industriale in aree idrogeologicamente problematiche, paesaggisticamente di pregio, naturalisticamente rilevanti e fortemente attrattive per il turismo. La Regione ed il Dipartimento diretto dall’Ass. Pittella devono fare chiarezza attraverso pubbliche conferenze andando oltre il singolo comune ed esponendo il quadro nella sua interezza.
Pio Abiusi – Città Plurale Matera

venerdì 10 febbraio 2012

Geosito Calanchi di Montalbano raddoppia l’eolico

di Enzo Palazzo

E due. Nel giro di pochi giorni, nei dintorni della Riserva speciale del Geosito dei Calanchi raddoppiano gli impianti eolici di tipo industriale. A quello della società piemontese Marcopolo Engineering SpA, in contrada Bersagliera e Valle del Preti, composto da 9 turbine di 2,5 mw., per un totale di 22,5 mw., si aggiunge ora l’impianto industriale della Cargo srl di Potenza. Non raddoppia solo l’impianto, ma anche l’impatto ambientale sullo splendido orizzonte che da Malavocca, dove c’è la ex casa cantoniera sulla ex ss. 103, va verso Craco-Peschiera, e raddoppia anche il numero delle turbine e dei mw. da produrre. L’impianto della Cargo, ai 9 aerogeneratori della società piemontese, ne aggiunge ben 12, per un totale di 46,5 mw. Un quantitativo buono per i consumi degli abitanti di una città di circa 30 mila abitanti, sempre se Eolo darà negli anni il suo determinante contributo. Ai circa 8 mila abitanti di Montalbano e alle sue aziende artigianali, però, non arriverà nemmeno 1 kwh. gratis. Solo qualche spicciolo in soccorso degli esigui bilanci comunali sottoforma di compensazione per il consumo di territorio, più o meno calcolabile in percentuali intorno al 5, 8 per cento: 40, 50 mila euro all’anno per impianto, più qualche marciapiede rifatto a fronte di un incentivo pubblico intascato dai titolari degli impianti industriali che, a seconda della dimensione degli impianti, può anche superare il milione di euro all’anno per 20 anni per ogni singolo parco eolico. Il primo progetto (e si opporranno pure al secondo) l’hanno contestato solo il circolo locale di Legambiente e la Ola, Organizzazione lucana ambientalista. Non si sono opposti l’associazione “Terra dei calanchi” né i due gruppi consiliari di opposizione consiliare della Sel e del Pd né l’amministrazione municipale. Il sindaco Enzo Devincenzis, che non si opporrà nemmeno al progetto della Cargo (il 31 marzo scade la possibilità di presentare le osservazioni in Regione), ha spiegato così: «Non possiamo opporci a tutto e occorre fare scelte sui mali minori e l’eolico lo è sicuramente perché non inquina ed è interamente riciclabile. C’è speculazione dietro? Tocca alla Regione e allo Stato intervenire su questo, non ai sindaci». Risposta non accettata dagli ambientalisti: «le 21 pale eoliche sono inconciliabili con le finalità dei calanchi lucani e coi paesaggi della Riserva che è confinante con i due parchi eolici. Anzi, a “Malavocca” si potrà adesso realizzare uno svincolo: a destra per il Parco del Geosito, a sinistra per quello delle pale eoliche».

Il Far west che distrugge e non crea ricchezza

Più che Eolo potè l’incentivo. «Purtroppo – dichiara Antonio Bavusi, dell’Organizzazione lucana ambientalista – ci confrontiamo con una normativa nazionale che non ha favorito con le rinnovabili l’autonomia di famiglie, imprese e Comuni dagli interessi dei monopoli energetici. In più, la Regione, non avendo recepito le linee guide nazionali sulle misure di salvaguardia, favorisce il Far West che nel caso dei calanchi distruggerà paesaggi ed orizzonte. Se ogni Comune, per far fronte alle proprie difficoltà di bilancio, accetta l’elemosina di questi impianti industriali, consentendone 2 o 3 a territorio, tempo pochi mesi e ci sarà un’invasione di pale eoliche dannosa per l’economia e impattante per l’ambiente».

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno 7 febbraio 2012

lunedì 6 febbraio 2012

Un parco eolico sulle colline di Picciano: protestano i deputati radicali

Presentata anche un'interrogazione parlamentare al ministro dell'ambiente

di GIANPAOLO IACOBINI

Da una parte, lo storico santuario. Dall'altra, il mausoleo delle pale eoliche.

Il vento appulo-lucano fa gola a tanti. Gli ultimi ad averci messo gli occhi addosso, sperando di poterlo imbrigliare per produrre profitti ed energia pulita, sono gli azionisti della "Marcopolo engineering", società per azioni con sede legale a Cuneo disposta però ad investire in provincia di Matera, per un pezzo di terreno da riconvertire in parco eolico con affaccio su Gravina.
La zona prescelta è in fatti quella di località Verzellina, in agro materano ma al confine con la città del grano e del vino, su un colle prospiciente a quello sul quale sorge il santuario di Picciano. Lo rendono noto i sette deputati parlamentari di estrazione radicale (i parlamentari Zamparutti, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Turco) eletti tra le fila del Pd, in un'interrogazione rivolta al ministro dell'ambiente, Corrado Clini. "Matera - ricordano i firmatari dell'atto ispettivo - vanta un elevato valore paesaggistico, riconosciuto dall'Unesco. Nei giorni scorsi è stata data notizia della presentazione di una richiesta, da parte della "Marcopolo engineering", per l'installazione di un impianto finalizzato alla produzione di energia elettrica per una potenza di 35 megawatt, tramite 14 aerogeneratori, in località masseria Verzellina, una zona che si incontra dopo la collina di Picciano, quasi a ridosso del territorio di Gravina". E non è tutto. Perchè l'operazione Eolo avrebbe attirato, secondo i radicali, anche le attenzioni della "Meltemi energia", società con sede a Ruvo di Puglia, "che ha presentato richiesta per l'installazione di un altro impianto della potenza di 34 megawatt con l'ausilio di 10 pale eoliche dell'altezza di 100 metri in località Reni, anch'essa non lontana dalla collina di Picciano".
Quanto basta per spingere la pattuglia parlamentare radical-democratica a chiedere al ministro Clini, tenuto conto anche di altre analoghe istanze già presentate con riferimento al comprensorio materano, di spiegare "quali iniziative si intendano assumere affinchè siano riconsiderate le decisioni in itinere in materia di localizzazione di impianti energetici nonchè, con specifico riguardo ai casi citati, quali azioni si vogliano intraprendere per salvaguardare i territori interessati e favorire i processi di informazione e partecipazione dei cittadini a decisioni di tal genere".

S'attendono ora risposte. Alla velocità del vento. Meglio ancora, della luce.


Fonte: http://www.gravinalife.it/magazine/notizie/un-parco-eolico-sulle-colline-di-picciano-protestano-i-deputati-radicali/

Giovedì 2 Febbraio 2012

martedì 17 gennaio 2012

«Parco eolico» Così cambia l'aspetto di Matera

Gli impianti in zone di alto valore paesaggistico

di PASQUALE DORIA

MATERA - C’è bisogno di energia, eccome. Chi può negarlo? Ben venga il discorso sulle fonti rinnovabili, eolico compreso, purchè utili allo scopo. Ma se il rimedio inizia a rivelarsi peggiore del male, l’avanzarsi di qualche dubbio appare più che legittimo. A Matera si parla da una vita di radicamento, di segni straordinari e sedimentati nei millenni, di un territorio che non può non trarre vantaggi dalla sua irriproducibilità, di presenze della natura e della cultura spesso fusi in un solo straordinario paesaggio che attrae una quantità crescente di turisti. Insomma, la ricchezza di un lascito che viene da lontano è riconosciuta, interiorizzata, si potrebbe aggiungere. Ed è ormai nota a tutti anche la fragilità di quello che ci è stato consegnato, quindi, la necessità di salvaguardia attiva, oltre che di idonee condizioni per una buona fruizione. Di contro, nel registrare un sostanziale ritardo circa le pratiche di tutela, programmate e concretamente realizzate a favore della giusta restituzione su scala collettiva di un prezioso patrimonio, non mancano segnali contrastanti che sembrano imboccare direzioni diametralmente opposte.

L’energia eolica, si diceva. Un primo parziale censimento segnalava l’esordio anche sul territorio comunale di 14 aerogeneratori, così vengono anche definite le pale eoliche. Un conto generoso rispetto a ciò che è seguito e che rimane comunque parziale. Stiamo parlando già di un numero d’impianti destinato a salire, ma per quello che è accertato ora è a quota 45. Conteggio secco effettuato nell’ambito delle associazioni di cittadini con evidente sensibilità ambientaliste, per quanto abbastanza scoraggiate ad andare avanti, perchè il numero, nel frattempo, sarà sicuramente lievitato ancora. Ma andiamo per ordine. Nei giorni scorsi è stata data notizia di una richiesta da parte della Marcopolo Engineering, una società per azioni con sede legale in provincia di Cuneo, per la richiesta d’installazione di un impianto per lo sfruttamento finalizzato alla produzione di energia elettrica per una potenza di 35 mega watt da sviluppare tramite 14 aerogeneratori in località masseria Verzellina, una zona che s’incontra dopo la collina di Picciano, quasi a ridosso del territorio di Gravina. La domanda risale allo scorso primo aprile e gli interessati avrebbero potuto presentare le proprie osservazioni entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’avviso, ovvero entro lo scorso primo giugno.

Insomma, tempo scaduto. Lo è anche per una domanda solo di qualche giorno precedente. Quella della Meltemi energia con sede a Ruvo di Puglia, una delle pochissime del sud. Realizzerà un impianto della potenza di 34 mega watt con l’ausilio di 10 aerogeneratori, pale eoliche dell’altezza di cento metri, in località Reni. Anche questa zona si trova non lontano dalla collina di Picciano. Ancora dal Piemonte la presentazione di un progetto, quello della società Asia ambiente Italia, con sede a Torino, per la realizzazione di un impianto che svilupperà 19,8 mega watt con 6 aerogeneratori in località Ciccolocane, area a ridosso del borgo Venusio. Per finire, solamente alle domande presentate nello scorso aprile, c’è anche alla società Zefiro Energy, sede legale a Milano. Realizzerà un impianto da 37,5 mega watt con 15 aerogeneratori da impiantre in località Matina. Difficile capire dove si trova, perchè questo è un toponimo particolarmente diffuso a Matera, specialmente nelle zone collinari subpianeggianti che sorgono ai piedi dell’altopiano murgico. Sono solamente quattro dei progetti noti che sicuramente avranno preso in considerazione gli aspetti della componente paesaggistica e dell’avifauna. Ed è all’Uffico compatibiltà ambientale della Regione che vengono valutati gli studi consegnati sull’impatto ambientale. Ma il giudizio finale riguarda il singolo impianto, oppure il loro complesso?


Gli impianti in zone di alto valore paesaggistico


Il dubbio più gettonato è quello dell’obolo pubblico. Nel senso che riguardo all’eolico spesso viene sottolineato un limite capace d’incidere sulla bolletta energetica collettiva: che più del vento può l’incentivo. Evidenziato questo aspetto non secondario e spingendo lo sguardo verso la valle del Bradano, è impossibile non impattare contro le pale eoliche che svettano sul territorio del comune di Grottole. Il profilo del paesaggio, in quella direzione, è stato decisamente trasformato, in peggio, dalla presenza di quelli che sembrano enormi mulini a vento. Del resto, è il vento, la sua capacità di generare energia, che cercano di intercettare quelle pale bianche nel loro vorticoso e chissà quanto produttivo girare su se stesse.

Difficile non immaginare che un effetto altrettanto negativo non si rifletta pure sul territorio della città dei Sassi, realtà che quando conviene è annoverata retoricamente nell’elenco del patrimonio mondiale dell’umanità che va stilando l’Unesco. Coccarda ambigua, specie se si considera che uno degli impianti sorgerà in contrada Ciccolocane, non lontano dal borgo Venusio. Siamo all’ingresso della città per chi arriva dalla dorsale adriatica. Decisamente non si direbbe un buon biglietto da visita per turisti e visitatori in genere. Si sbaglia anche chi ritiene che i due impianti pensati non lontano dal monte di Picciano non interferiscano in alcun modo con il paesaggio. Contrada Reni, in particolare, è intensamente caratterizzata dal tipico ambiente rurale che rende ben distinguibile il territorio materano. Da quelle parti sorge una vecchia masseria un tempo appartenuta alla famiglia Malvezzi. I più ferrati, quanto a memoria, ricordano perfettamente che lì, non a acaso, furono girate buona parte delle scene del film diretto Francesco Rosi C’era una volta. Titolo profetico. Del resto, non a caso, la zona collinare che fronteggia Picciano, sull’altro lato della strada che porta a Gravina, è ben nota agli archeologi.

Gli aerogeneratori, a quanto pare, sono particolarmente rumorosi. Ma è del tutto evidente che gli svantaggi dell'energia eolica sollecitano soprattutto a considerazioni di carattere estetico. Incidono nel deturpare il paesaggio? C’è una scuola di pensiero che non ha dubbi in proposito. Per sfruttare le zone più ventose si tende a posizionare le pale in alto, quindi in località di alto valore paesaggistico. Poi, da qualunque parte si spinge, lo sguardo non può non incrociarle. Loro girano e gli occhi pure, da un’altra parte.

Da: La Gazzetta del Mezzogiorno 17 gennaio 2012

domenica 18 dicembre 2011

Eolico alle porte della città dei Sassi

Alla fine toccò anche alla Città dei Sassi, patrimonio dell’Umanità. Quattordici aereoturbine (pale eoliche) alte 130 metri della potenza complessiva di 35 mw. saranno installate in località Verzellino. Dovrebbe essere quell’area che è a nord di Matera, dietro la collina che si vede al lato del centro commerciale Venusio, proprio dietro l’antica masseria diroccata su cui campeggia un grande “Vendesi”. Le 14 turbine si vedranno bene da Matera città e, molto probabilmente, persino da Gravina: altereranno i profili degli splendidi campi di grano che circondano la città d’arte lucana. Campi che creano una cornice orografica unica ad una città che ha già incantato l’Unesco e che anche in quella contrada conservano alcune masserie storiche, come San Domenico, o luoghi di culto, come Picciano, o masserie agricole attive, come Dragone.

Le 14 pale eoliche le realizzerà la Marcopolo Engineering SpA, con sede a Borgo San Dalmazzo (Cn), la quale alla Regione ha richiesto il parere di Via, Valutazione di impatto ambientale, necessario alla realizzazione dell’impianto eolico. La società è la stessa che ha presentato, in contrada Bersagliera, nel territorio di Montalbano Jonico, che è sede della Riserva del “Geosito dei Calanchi” (il parco eolico è previsto al confine con la riserva), una richiesta di altre 9 turbine per un totale di 22,5 mw. da aggiungere ai 35 di Matera, per complessivi (sulla carta) 57,5 mw. Produzione energetica sufficiente più o meno a coprire i consumi energetici delle circa 15 mila famiglie materane, più la sua area industriale, ma ai materani e alle loro imprese andrà il sicuro impatto ambientale, ma zero euro e zero energia gratuita. Se il trattamento è lo stesso previsto per il Comune di Montalbano Jonico, la Città di Matera beneficerà dal 4 all’8 per cento di compensazione in moneta (intorno alle 70mila euro all’anno per 20 anni), più alcune realizzazioni di arredo urbano. Mentre alla Marcopolo Engineering, pagati col 7 per cento della bolletta Enel dei cittadini, andranno una marea di soldi in incentivi, più di qualche milione di euro all’anno dai due impianti. Finiti i 20 anni, non si capisce chi smantellerà questi impianti impattanti, verso cui le associazioni ambientaliste nutrono dubbi che siano realmente collegate alla rete energetica nazionale. Col rischio, in tal caso, che restituiscano al vento, ciò che dovrebbero produrre dal vento, ma non prima di aver trattenuto l’attraente incentivo.

È il problema dell’energia rinnovabile gestita con la sufficienza e la confusione del “Italian style” in tema di riciclo ambientale, che ad esempio non ha una rete autonoma per il recupero e l’accumulo delle energie rinnovabili. Questione sollevata anche dall’economista Jeremy Rifkin in un recente convegno a Potenza, come limite concreto allo sviluppo di ciò che egli chiama “la Terza rivoluzione industriale”. Cioè quella possibilità di smuovere l’economia di un territorio rendendolo energeticamente libero e autosufficiente da una produzione/distribuzione dell’energia verticistica e monopolistica, che si può attuare se, come denunciano da tempo anche le associazioni di cittadini e i movimenti ambientalisti, «la si smette di speculare sull’energia rinnovabile con i grandi parchi eolici o fotovoltaici e la si concede a edifici, famiglie e imprese». I cui costi di gestione più pesanti sono rappresentati proprio da quelli energetici.

Incentivi dello stato per impianti industriali
Più che il vento, poté l’incentivo? Mentre in Italia i parchi eolici (e non solo) spopolano, in Francia se ne contano “solo” 4 mila pale di eoliche su tutto il territorio nazionale. La sola Basilicata ha già 200 torri, finora collocate lungo la dorsale appenninica che da Potenza porta a Melfi, più la dorsale di Grottole sulla Basentana e l’impianto di Rotondella lungo la valle del Sinni. Ma aspira ad averne, stando al suo Piano energetico regionale, fino a 1360, circa un terzo dell’intera Francia. La Basilicata ha dunque più vento della Francia?

In Italia e in Basilicata sono in molti oramai a contestare questa gestione verticistica delle rinnovabili che, tra energia prodotta dai rifiuti e assimilata alle rinnovabili (unico Paese al mondo con tale legiferazione) e grandi parchi fotovoltaici ed eolici, non fanno che consumare territorio e togliere risorse all’autonomia energetica della collettività, catalizzando, per conto di società private, più incentivi che sole e il vento.

All’impianto materano della Marcopolo Engineering, così come a quello di Montalbano, è possibile presentare le osservazioni entro e non oltre il 24 gennaio del 2012. Le possono presentare i singoli cittadini, le associazioni, i movimenti, gli enti e persino i Comuni. Ai quali ultimi, la domanda è diretta: presenteranno proprie osservazioni visto il valore ambientale del loro territorio municipale?

[Enzo Palazzo - La Gazzetta del Mezzogiorno 14/12/2011]

lunedì 12 dicembre 2011

Basilicata: terra di pale eoliche

di Pio Abiusi - Associazione Città Plurale



Il Piear varato in periodo pre-elettorale ha previsto una capacità eolica installabile pari a ben 1360 MW complessivi malgrado l’ANEV, associazione che raccoglie le imprese del settore, e quindi in palese conflitto di interessi, individuasse una capacità per la Basilicata di 760 MW. Il Position Paper, il parere ufficiale dello Stato Italiano, ne prevede una quantità per la Basilicata pari a 469 MW.
Il PIEAR della Basilicata ha fatto riferimento al Position Paper ufficiale ma poi, rotta l’addizionatrice, il risultato è stato che la capacità eolica installabile è risultata di 1360 MW ai quali vanno sommati gli impianti da 1MW-definiti mini- che sono fuori piano, oltre 180 MW promossi dalla SEL (Società Energetica Lucana) su proprietà pubbliche.
Al momento da stime effettuate risultano installate 204 torri eoliche per 198 MW, mancano da istallare ancora 1150 MW, circa; la previsione ci porta ad almeno altre mille pale e la maggior parte delle quali da 130 metri di altezza.
Son tutti valori stimati perché la situazione, al momento, è completamente sfuggita di mano.
La LIPU-BirdLife dichiarava tempo addietro che“senza linee guida regionali in materia di impianti energetici si rischia di compromettere territori di pregio naturalistico e paesaggistico”.Il Presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Potenza Michele Graziadei nel chiedere perdono ai giovani affermava che avendo ereditato un territorio incontaminato si è stati rispettosi fino a quando non vi è stata una rottura del fronte e si è arrivati, semmai, a vendere anche il Castello di Lagopesole purchè a buon prezzo. Il territorio è stato aggredito e devastato e l’opera non è ancora completata. Una riflessione a parte merita l’intervento del presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, che alla conferenza tenutasi nel Gennaio di questo anno 'L'energia per il lavoro sostenibile - La terza rivoluzione industriale' ha dichiarato che il settore delle energie rinnovabili e' a rischio di "bolla speculativa" poiché' e' sostanzialmente basato sulle sovvenzioni pubbliche che potrebbero venire meno e che sarebbe stato più utile investire sulla ricerca per il pannello efficiente e sul risparmio energetico. Concetto ripreso da molti, il nostro Paese non è particolarmente vocato per la produzione di energia eolica. La corsa a chiedere autorizzazioni per impiantare pale alte oltre un centinaio di metri è in realtà una corsa agli incentivi e alle agevolazioni che fa ricchi pochi a discapito della collettività. Alla buon ora la Regione Basilicata di concerto con i Ministeri per i Beni e le Attività Culturali e per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare realizzeranno un Piano di tutela e valorizzazione dei caratteri paesaggistici, storici, culturali e naturalistico ambientali esteso all’intero territorio regionale. Ci auguriamo che non sia troppo tardi e che si riesca a dare certezze senza che il territorio sia definitivamente devastato inutilmente ed a danno delle generazioni future sulle cui spalle graveranno , avendo le risorse, gli oneri del ripristino di tante pale nel deserto.

Matera, 3 Dicembre 2011

venerdì 1 aprile 2011

Progetto di impianto eolico a Matera

“La società Meltemi Energia srl con sede a Ruvo di Puglia (BA) ha presentato istanza per il parere VIA per la realizzazione di un impianto eolico con opere di allacciamento alla rete elettrica relativo ad un impianto eolico composto da 10 aerogeneratori della potenza cad. di 3,2 MW e potenza complessiva di 34 MW con pali di altezza di oltre 100 metri. L’impianto é ubicato in località Le Reni. Il progetto é visionabile presso il Dipartimento Ambiente – Ufficio Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata o presso il Comune di Matera. Gli interessati possono presentare le proprie osservazioni entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’avviso, ovvero entro il 27 maggio 2011.”

Fonte: Olambientalista.