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giovedì 2 ottobre 2014

Nuovo sequestro di Testuggini di terra a Bernalda


Il personale del Comando Stazione Forestale di Montescaglioso, coadiuvato da personale del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) del Comando Provinciale di Matera, ha sequestrato 15 esemplari di testuggine della specie Testudo Hermanni.
Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, così come riportato in un comunicato di queste ore,  attraverso un’attività info-investigativa a cui ha collaborato personale delle Guardie Ecozoofile dell’ANPANA di Matera, hanno scoperto una vendita illegale di tartarughe tramite un sito Web.  L’autore è stato  deferito all’Autorità Giudiziaria per detenzione illegale di esemplari di testuggine finalizzata alla vendita on line.
Gli esemplari sequestrati appartengono ad una specie protetta contemplata nella CITES,  Convenzione Internazionale siglata a Washington nel 1973, che vigila sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione ed annovera 170 Paesi aderenti, tra cui l’Italia.
Trattasi di esemplari di specie altamente protette, motivo per cui gli stessi sono stati affidati in custodia giudiziale al Centro Recupero Animali Selvatici della Riserva Naturale di San Giuliano.
Successivamente al sequestro si valuterà l’opportunità di confiscare le tartarughe, per poterle reintrodurre nel loro ambiente prima che inizi la fase letargica.


sabato 20 settembre 2014

Bernalda: sequestrate 28 testuggini terrestri illegalmente detenute


Un ragazzo bernaldese raccoglieva le testuggini presenti negli incolti e nelle zone cespugliate limitrofe alla propria città per custodirle in un recinto improvvisato.
Il ragazzo, aveva raccolto ventotto Testudo hermanni, esemplari protetti dalla Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Animali e Vegetali Selvatiche
Minacciate di Estinzione (CITES) sottoscritta Washington il 3 Marzo 1973, che ne vieta la raccolta in natura, detenzione e commercializzazione, salvo le deroghe che prevedono la denuncia degli esemplari nati in cattività agli uffici territoriali del Corpo Forestale dello Stato.
Raggiunto tale numero spropositato di esemplari il ragazzo aveva pensato bene di cederle o venderle utilizzando la rete internet.
Questa attività è costata cara al giovane bernaldese, infatti il nucleo informatico dell’ANPANA unitamente al servizio CITES di Potenza del Corpo Forestale dello Stato e al personale della Stazione Forestale di Montescaglioso, hanno intercettato le comunicazioni
che viaggiavano sui social network e il pomeriggio di venerdì 19 settembre si sono recati sul luogo ove erano custodite le testuggini sequestrandole.
Il ragazzo ha riferito candidamente alle Guardie Eco Zoofile dell’ANPANA e agli agenti forestali intervenuti che ha raccolto le testuggini per salvarle dagli incendi che imperversano sui versanti collinari su cui si erge Bernalda e dalle aggressioni dei cani randagi e
che non sapeva che tale attività integrasse un grave reato.
Le testuggini sequestrate, sentito il Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Matera reperibile, sono state affidate alle cure del Centro Recupero Fauna Selvatica della Provincia Matera con sede nella Riserva Naturale Regionale
di San Giuliano.
L’ingenuo ragazzo bernaldese ora rischia di esser condannato dalle pene previste dalla Legge 150/1992 che prevedono l’arresto da tre mesi ad un anno oltre che ad
una ammenda.


mercoledì 18 giugno 2014

CFS sulla questione Lupo nel materano

Dopo il rinvenimento di 3 lupi uccisi nelle campagne di Pomarico lo scorso mese di Marzo, fatti ritrovare allineati, secondo le ipotesi degli uomini del Corpo Forestale a scopo “dimostrativo” dal loro uccisore per denunciare il fatto che in caso non fossero intervenuti gli enti preposti avrebbe provveduto da solo ad “allontanare” il pericolo, il personale del Comando Stazione Forestale di Montescaglioso, con la collaborazione del sig. Matteo Visceglia, responsabile del Centro Recupero Fauna Selvatica di Matera (CRAS), ha iniziato una serie di monitoraggi nelle campagne di Montescaglioso, Pomarico e Miglionico per individuare tracce che confermino la presenza del predatore nella zona. Durante le ricerche il gruppo di lavoro ha rinvenuto in loc. Difesa San Biagio, in agro di Montescaglioso, feci fusiformi contenenti consistenti quantitativi di peli di capra e orme che fanno ritenere che in zona vi sia l’effettiva presenza di lupi. Sempre in nella stessa zona gli allevatori hanno segnalato reiterati danni al proprio bestiame provocato dai lupi. Per tali motivi sono state istallate fototrappole all’infrarosso nelle vicinanze di carnai (carne e scarti di macelleria depositati sul suolo utili ad attirare l’animale nei pressi della fototrappola). In agro di Montescaglioso tali apparecchi hanno ripreso nibbi, faine, volpi e cani randagi non confermando la presenza dei lupi. Le fototrappole istallate tra le campagne di Pomarico e Miglionico, di contro, hanno dato riscontri positivi ritraendo nelle ore notturne lupi che percorrono le piste armentizie seguendo l’odore lasciato dalle greggi. In ogni caso bisogna rassicurare i cittadini di Montescaglioso, Miglionico, Pomarico e degli altri comuni del materano, in quanto non vi sono notizie storiche di aggressioni da parte di lupi ad esseri umani. Ben più preoccupante, di contro, è la situazione dei cani inselvatichiti e randagi presenti in provincia poiché sono stati documentati numerosi casi di aggressioni da parte di questi a esseri umani. Per quanto riguarda, invece, le greggi che pascolano allo stato brado si potrebbero consigliare agli allevatori accorgimenti atti a limitare gli attacchi dei predatori ai propri animali fra i quali: l’utilizzo di cani pastore adeguatamente addestrati e muniti di idonei collari; non abbandonare senza pastori le greggi al pascolo; nelle ore notturne ricoverare le greggi in recinti idonei; durante il rientro serale nei recinti far seguire il gregge dai pastori non lasciando incustoditi gli animali che si attardano. Tali semplici accortezze dovrebbero essere idonee a scoraggiare i lupi che non trovando prede facili tra le greggi si dovrebbero nutrire di ungulati e in particolare i cinghiali, loro prede naturali presenti in natura, esercitando una auspicabile azione di contenimento della specie e di selezione naturale. In Basilicata si stanno attuando analoghe attività di monitoraggio a quella della Forestale con l’ausilio del CRAS, tra queste il progetto “Convivere con il Lupo, conoscere per preservare”, che i Parchi Nazionali dell’Appennino Lucano e del Pollino stanno realizzando insieme ad altri parchi del Sud Italia nell’ambito dei progetti finanziati dal Ministero dell’Ambiente in seguito all’emanazione della Direttiva per la conservazione della Biodiversità. Anche l’Osservatorio faunistico della Regione Basilicata effettua un monitoraggio dei lupi nella regione. Il Corpo Forestale dello Stato fa sapere che il lupo è una specie particolarmente protetta e che le uccisioni di esemplari dello stesso sono sanzionate penalmente ed elenca le disposizioni che negli anni hanno posto sotto tutela l’animale. - Il Decreto Ministeriale (Natali) del 1971, escluse il lupo dall’elenco degli animali “nocivi”, ne proibì la caccia e vietò l’uso dei bocconi avvelenati, questo Decreto fu rinnovato per gli anni successivi. Successivamente con il Decreto Ministeriale (Marcora) nel 1976 fu sancita definitivamente la protezione del lupo che divenne specie protetta. - La Legge n. 968 del 1977 (Principi generali e disposizioni per la protezione e la tutela della fauna e la disciplina della caccia) per la prima volta ricomprende il lupo tra le specie particolarmente protette. - Anche la vigente Legge n. 157 del 1992 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) considera il lupo specie particolarmente protetta prevedendo per chi abbatte, cattura o detiene un esemplare dello stesso l’arresto da due a otto mesi o l’ammenda. Anche grazie alla protezione della specie si è potuto assistere ad un costante incremento della popolazione dei lupi anche in provincia di Matera. Con il censimento eseguito da Boitani e Zimen nel 1972 si stimò che su tutto il territorio nazionale vi erano circa 100 lupi. Negli anno ’70, la popolazione dei lupi raggiunse il minimo assoluto. Una stima riferita alla fine degli anni ‘90 indicò una consistenza di 400-500 capi. Attualmente non si dispone di sufficienti informazioni per quantificare con ragionevole attendibilità la consistenza della popolazione nazionale, secondo alcuni esperti la popolazione dovrebbe aggirarsi sui circa 1000 capi. Nella Regione Basilicata la Legge Regionale n. 23 del 2000 prevede rimborsi per i danni alla zootecnia provocati da lupi e da altra fauna selvatica. Questa norma prevede il risarcimento dei danni causati alle produzioni zootecniche dalla fauna selvatica o inselvatichita. Quindi, prevede risarcimenti per le predazioni dei lupi ma anche per quelle dei cani inselvatichiti in danno degli animali d’allevamento. E’ importante fare questa precisazione in quanto molti allevatori cercano di attribuire i danni subiti ai lupi ritenendo erroneamente che quelli provocati dai cani inselvatichiti non sono indennizzabili. La norma regionale prevede indennizzi per danni causati agli allevamenti bovini, ovicaprini ed equini condotti allo stato brado o semibrado. I danni sono risarcibili all’80% del valore degli animali uccisi. Per provare l’uccisione dei propri animali l’allevatore deve mostrare la carcassa dell’animale ucciso, non sono rimborsabili danni ad animali d’allevamento predati al pascolo e dei quali non si rinvengono i resti.

© 2006-2014 Trm Radiotelevisione del Mezzogiorno.

Articolo completo: http://www.trmtv.it/home/cronaca/2014_06_18/72875.html

domenica 18 maggio 2014

Servizio su RAI 2 sui lupi avvelenati a Pomarico

Il servizio è dopo il minuto 22 http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ec576e6e-51f4-4356-a100-0b9e28d0b4df.html

sabato 7 settembre 2013

CFS di Grottole sequestra una trappola per catturare fauna selvatica

Durante il normale controllo del territorio, il personale del Comando Stazione Forestale di Grottole, rinveniva in località Piano del Monaco – fiume Basento, in agro del Comune di Grottole, , una trappola allestita per la cattura di fauna selvatica,  posizionata all’interno di un fondo agricolo.

Il congegno, posto sotto sequestro, era costituito da una gabbia realizzata in struttura e rete metallica, munita di chiusura scorrevole “a ghigliottina”, al cui interno erano state depositate come esca dei vegetali.

Il meccanismo di scatto sarebbe stato attivato dalla preda introdottasi al suo interno per mangiare i vegetali.
Il personale forestale ha utilizzato la strumentazione in normale dotazione di tutte le pattuglie che quotidianamente operano sul territorio, ovvero apparecchiature GPS e applicativi cartografici in grado di fornire in tempo reale informazioni sul territorio perlustrato.

Pertanto, fin dai primi momenti dell’accertamento, il personale del C.F.S. riusciva ad individuare il proprietario del fondo agricolo, prontamente deferito all’Autorità Giudiziaria per il reato di esercizio abusivo di attività venatoria.


 

lunedì 10 giugno 2013

Il CFS di Montescaglioso denuncia 10 persone per incendio boschivo colposo


Il rogo aveva distrutto 40 ettari di superficie boschiva, oliveti, frutteti ed altre coltivazioni agrarie
Montescaglioso "Venivano appiccate le fiamme - riporta la nota diffusa oggi dal Corpo Forestale dello Stato di Matera - ad alcuni campi di stoppie ed incolti presenti nella valle del Fiume Bradano, in località “Serra Canneto". A causa della calura e del forte vento di scirocco le fiamme si propagavano rapidamente agli olmi, pioppi, salici, tamerici e lentischi presenti in alveo del fiume Bradano. Ne scaturiva un vasto incendio e, nonostante il pronto intervento delle squadre di Vigili del Fuoco, operatori antincendio regionali e provinciali, volontari di Legambiente e di alcuni cittadini montesi, venivano interessate  estese aree agricole e forestali, site in località “Serra Canneto - Tre Confini Sottani”.
Le fiamme venivano domate solo nelle prime ore del mattino del giorno 15 Luglio 2012.
Ingenti danni venivano causati dall'incendio, con  devastazione di  una superficie di circa 40 ettari costituiti da  boschi, oliveti, frutteti ed altre coltivazioni. Rilevanti anche le spese sostenute, per soccorsi e spegnimento,dalle Amministrazioni statali e locali, che avevano richiesto  l'intervento di una trentina di uomini con dieci autobotti.
Ultimate le operazioni connesse allo spegnimento, intervenivano sul luogo anche gli uomini del Comando Stazione Forestale di Montescaglioso. Gli investigatori, utilizzando il Metodo delle Evidenze Fisiche (M.E.F.), individuavano immediatamente i terreni dove erano state bruciate le stoppie e gli incolti, tutti sprovvisti delle prescritte fasce di sicurezza,  da cui aveva avuto origine l’incendio. Contestualmente gli investigatori, prima che le tracce si disperdessero, eseguivano riprese fotografiche, acquisivano testimonianze ed altri elementi probatori utili per individuare i responsabili dell'accaduto. Si rivelavano utilissime anche le testimonianze rese dai proprietari dei fondi danneggiati dalle fiamme.
Alcuni coltivatori dei fondi con presenza di stoppie privi di fasce di sicurezza per eludere i controlli, nelle ore immediatamente seguenti all’accensione dei focolai, avevano interrato i residui vegetali combusti. Tali espedienti si rivelavano vani in quanto la Polizia Giudiziaria operante, grazie alle tracce lasciate dalle fiamme sulle coltivazioni limitrofe, poteva comunque ricostruire il comportamento illecito di tali coltivatori.
Il personale del Comandi Stazione Forestale di Montescaglioso, nei mesi successivi, continuava le complesse indagini acquisendo ulteriori elementi utili per ricostruire il modello di propagazione dell’incendio. Con le indagini, terminate in questi giorni, gli Agenti Forestali hanno denunciato in stato di libertà dieci soggetti, ipotizzando a carico degli stessi il reato di incendio boschivo colposo. Agli indagati sono state contestate anche sanzioni amministrative per circa quattromila euro.
Il Comando Provinciale del C.F.S. di Matera riferisce che per gli incendi determinati dall'inosservanza delle norme che regolano la bruciatura delle stoppie o della vegetazione presente al termine dei cicli produttivi, e per gli eventi determinati dalla mancata applicazione delle prescrizioni relativi alle operazioni di sfalcio o pratiche equivalenti sui terreni, per cui si percepiscono contributi per il ritiro dalle produzioni, oltre alle sanzioni penali e amministrative, è prevista la riduzione o l’esclusione dai pagamenti dei relativi aiuti economici in applicazione dalla “Normativa Comunitaria e Nazionale in materia di Condizionalità”."

giovedì 6 dicembre 2012

INAUGURATA LA NUOVA SEDE DEL COMANDO PROVINCIALE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO DI MATERA

Si è svolta il 5 Dicembre scorso la cerimonia di inaugurazione della nuova sede del comando provinciale del Corpo forestale dello Stato di Matera.
La cerimonia, articolata in due parti, si è tenuta alla presenza del  Vice capo del Corpo forestale dello Stato Fausto Martinelli, del Prefetto di Matera Luigi Pizzi, del Sindaco della città di Matera, del Presidente dell'Amministrazione provinciale, del Comandante Regionale del Corpo forestale dello Stato, di quasi tutti i sindaci della provincia e delle massime cariche istituzionali della provincia e della regione.
Nella prima parte della cerimonia, che si è svolta a Palazzo Lanfranchi nel cuore del centro storico di Matera, si è svolta la premiazione del concorso illustrativo "Acqua Gocce di Vita".
L'iniziativa, rivolta alle scuole elementari e medie della provincia di Matera, si è svolta in collaborazione con l'Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Martina Franca (TA) ed è stata organizzata in occasione delle iniziative previste per l'"Anno Internazionale della Cooperazione per l'Acqua" proclamato dall'ONU per il 2013.
La seconda parte della cerimonia di inaugurazione si è, invece, tenuta presso la nuova sede del comando provinciale del Corpo forestale dello Stato dove il Vescovo di Matera ha officiato la cerimonia di benedizione dei nuovi locali. 


lunedì 6 agosto 2012

Cardellini sequestrati dal CFS nel potentino

Denunciate due persone per furto venatorio e maltrattamento di animali

Duplice operazione antibracconaggio nel potentino dove in questi giorni il  Corpo forestale dello Stato ha sequestrato cinquanta cardellini e denunciato due persone provenienti da fuori regione. Anche in Basilicata è fiorente, infatti, il mercato di questi volatili per i quali gli appassionati sono disposti a pagare anche cifre esorbitanti.
Gli agenti del Comando Stazione di San Fele (PZ) hanno sorpreso i due uomini in una zona di campagna dell'omonimo comune, mentre azionavano le funi per far cadere la rete adibita alla cattura dei volatili. Venti esemplari erano stati già catturati mentre altri quattro erano legati e utilizzati come richiami.
I responsabili sono stati denunciati a piede libero per maltrattamento di animali e furto venatorio.
Gli uccelli sono stati sequestrati e quelli appena catturati sono stati immediatamente liberati. Gli esemplari utilizzati come richiami, invece, saranno consegnati ad un ente in grado di provvedere alla loro riabilitazione, poichè hanno ormai acquisito abitudini alimentari prettamente domestiche e non sono in grado di sopravvivere in libertà. Sotto sequestro è finita anche l'attrezzatura costituita da rete, funi e picchetti.
Sempre nel comune di San Fele, i Forestali hanno sorpreso in fase di appostamento un'altra persona che, alla vista degli agenti, si è data alla fuga  abbandonando sul terreno una gabbia con  trenta cardellini e una borsa contenente gli strumenti di cattura.
I volatili, visibilmente sofferenti per le dimensioni anguste della gabbia, sono stati liberati sul posto.

venerdì 6 luglio 2012

INCENDI BOSCHIVI: ARRESTATO DALLA FORESTALE UN INCENDIARIO A SCANZANO IONICO


Un giovane ventenne è stato arrestato ieri dal personale del Corpo forestale dello Stato del Comando Stazione di  Scanzano Jonico per il reato di incendio boschivo colposo.
L'uomo è ritenuto il presunto responsabile degli incendi boschivi verificatisi negli ultimi quattro giorni nella zona del materano. Le fiamme, domate  solo grazie all'intervento degli uomini della Forestale, hanno interessato circa 30 ettari di pineta e si sono propagate anche nelle aree limitrofe a causa delle particolari condizioni climatiche determinate dall'anticiclone "Caronte".
L'operazione investigativa è stata condotta dagli uomini del Comando Stazione di Scanzano Jonico e coordinata dal  Nucleo Investigativo Centrale Antincendio Boschivo del Corpo forestale dello Stato (NIAB). La Forestale ha intensificato i controlli antincendio in provincia di Matera e dintorni.
Il giovane, al quale erano stati concessi gli arresti domiciliari, ora risulta a piede libero.

Fonte: Newsletter CFS n. 893 del 06/07/2012

 

sabato 23 giugno 2012

Ritrovate e consegnate al CRAS 5 tartarughe detenute in cattività

Il giorno 22 giugno il Comando Stazione Forestale di Pomarico (Mt) ha consegnato al Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) della Provincia di Matera 5 esemplari di rettili protetti di cui 4 testuggini terrestri (Testudo hermanni) ed una tartaruga palustre (Emys orbicularis). Gli stessi erano stati rinvenuti abbandonati da ignoti all’interno da una scatola nelle campagne di Pomarico. Da un primo esame delle condizioni fisiche effettuato al momento della consegna le testuggini  terrestri sono risultate vittime di prolungata detenzione in cattività con evidenti traumi di varia entità soprattutto alle zampe anteriori dovuti a continuo sfregamento degli arti su superfici dure ed inadatte.  La tartaruga palustre, Emys orbicularis, che notoriamente vive in prossimità delle zone umide, presentava invece segni di disidratazione e condizioni generali non ottimali per una  erronea stabulazione ed alimentazione.
Questo episodio, che fa seguito ad altri simili,  è l’ennesima testimonianza di come uno dei principali problemi delle specie di terra, sempre più rare in Italia,  è il trafugamento dall’habitat naturale preferenziale, in particolare la macchia mediterranea, già sottoposta a continue forme di degrado come gli incendi, oltre alla trasformazione e alterazione degli equilibri ecologici operati dalla mano dell’Uomo.
Il problema della detenzione in cattività di tali rettili particolarmente protetti dalle normative europee ed internazionali è purtroppo molto diffuso e comporta particolari difficoltà, nei casi di ritrovamento o di consegna, nel cercare di stabilire la effettiva origine degli esemplari, necessaria per la valutazione tecnica, da parte delle autorità ministeriali deputate al controllo del commercio e detenzione della fauna selvatica (CITES), di una eventuale possibilità di reinserimento in natura. Non va trascurato il forte rischio che durante i frequenti scambi tra collezionisti/detentori e trasferimenti da un paese all’altro alcuni esemplari appartenenti a sottospecie diverse (ad esempio le nostre Testudo hermanni hermanni e le balcaniche Testudo hermanni boettgeri) possano ibridarsi tra loro compromettendo la purezza del patrimonio genetico e ogni possibilità di liberare i nuovi nati.  In natura sono stati a volte rinvenuti esemplari appartenenti ad altre popolazioni o ad altre specie/sottospecie determinando un quadro generale piuttosto complesso  in termini di presenza di pool genici di differente origine. In Italia l’unica testuggine autoctona è proprio  la “hermanni” e per ciò va assolutamente tutelata e salvaguardata in qualunque modo soprattutto attraverso una costante azione di corretta informazione e prevenzione. La sottospecie “boettgeri” invece è presente su un vasto territorio che va dalla ex Jugoslavia alla Romania e non dovrebbe essere presente né mai  rilasciata, anche in forma di ibridi,  nelle nostre regioni. Purtroppo a causa del commercio illegale che per tanti anni ha riguardato tale sottospecie oggi è relativamente facile che in natura vi siano esemplari o loro ibridi che minacciamo la nostra specie endemica.

Il responsabile e coordinatore del Centro Recupero Matteo Visceglia dichiara:
Considerato il fenomeno diffuso della detenzione in giardini, recinti e altre strutture private, riteniamo importante il ruolo dei centri recupero fauna che svolgono un costante lavoro di capillare informazione e sensibilizzazione per evitare il depauperamento delle popolazioni naturali, per prevenire l'inquinamento genetico di queste specie e per contribuire al mantenimento della biodiversità e alla tutela delle specie endemiche italiane ed europee nei rispettivi habitat. Invitiamo a non abbandonare esemplari di qualsiasi specie, e non solo rettili, e consigliamo di rivolgersi agli organi competenti per qualsiasi problema dovuto al possesso di tali esemplari. Ricordiamo infine che la detenzione illegale di testuggini di Hermann è severamente sanzionata dalle vigenti normative nazionali ed europee.  Pertanto chiunque è a conoscenza di esemplari detenuti illegalmente o in condizioni o luoghi inadeguati può fare una segnalazione al Corpo Forestale dello Stato (numero verde 1515) o ad altri organi di controllo che provvederanno ad effettuare gli opportuni accertamenti sulla  regolarità della loro acquisizione e detenzione. Coloro che sono in possesso di esemplari regolarmente detenuti e che non sono più in grado di gestirli è preferibile che non si facciamo prendere dalla tentazione di liberarli in natura e provvedano a contattare i centri di recupero di zona o le istituzioni preposte alla tutela della fauna selvatica”.

 
Ilor
A sinistra la tartaruga palustre, a destra le terrestri






Particolare delle zampe dove si nota l'usura delle unghie



















Traumi profondi agli arti anteriori

sabato 17 dicembre 2011

Uomini del Corpo Forestale hanno rinvenuto cinghiali uccisi nella Riserva di San Giuliano

Quattro carcasse di cinghiale sono state ritrovate nei giorni scorsi dal Corpo Forestale dello Stato – Comando Stazione Forestale di Matera - all’interno della Riserva Naturale Protetta dell’Oasi di San Giuliano, coadiuvati dal personale della Polizia Provinciale di Matera.
Durante una serie di controlli venatori all’interno della Riserva Naturale Protetta dell’Oasi di San Giuliano, gli uomini del Corpo Forestale dello Stato – Comando Stazione Forestale di Matera, coadiuvati dal personale della Polizia Provinciale di Matera, hanno i quattro esemplari morti già da qualche giorno, uccisi presumibilmente da bracconieri con l’ausilio di arma da fuoco così come refertati dal Dirigente Veterinario intervenuto sul luogo del ritrovamento; lo stesso ha provveduto all’immediato sequestro sanitario e contestuale disposizione alla distruzione delle carcasse degli animali presso un inceneritore, operata dalla ditta “Matera Pets S.r.l.” incaricata dall’Ente Provinciale di Matera.
Il fenomeno del bracconaggio in territorio materano, in particolare della caccia al cinghiale è molto diffuso, in quanto ne sono stati avvistati cospicui capi soprattutto all’interno delle aree protette.
La normativa sulla caccia vieta categoricamente l’esercizio venatorio all’interno delle aree naturali protette, per questo evidentemente i bracconieri dopo aver abbattuto i citati capi di cinghiali, intimoriti dalla presenza sul posto degli uomini del Corpo Forestale e della Polizia Provinciale che da parecchi giorni effettua controlli soprattutto ai cacciatori che attraversano la Riserva Naturale Protetta dell’Oasi di San Giuliano, se ne sono disfatti per poterli recuperare successivamente.


lunedì 12 luglio 2010

Corpo Forestale sequestra trappola abusiva a Montescaglioso

MONTESCAGLIOSO - Gli uomini del Comando Stazione del Corpo Forestale di Montescaglioso, nell’ambito delle attività di controllo antibracconaggio sul territorio, hanno rinvenuto nel bosco di Monte Vetere in agro di Montescaglioso un sofisticato dispositivo venatorio per la cattura dei cinghiali ed altre specie di macro-fauna protette. La trappola era stata predisposta per la cattura abusiva di animali selvatici particolarmente protetti dalla normativa, quali il cinghiale (Sus Scrofa) l’istrice (Histrix cristata), il tasso (Meles meles), la faina (Martes faina), la martora (Martes martes), la volpe (Vulpes vulpes) etc. mediante la collocazione all’interno di apposite esche per attirare le prede. La gabbia, realizzata artigianalmente in metallo con colori mimetici per eludere i controlli, è stata sottoposta a sequestro da parte della Forestale e le indagini proseguiranno per scoprire gli ignoti bracconieri. Gli autori dell’illecito, qualora identificati, dovranno rispondere penalmente per condotte irregolari legate alla legge sulla caccia, quali l’attività di bracconaggio con l’utilizzo di tecniche e mezzi non consentiti in periodo di divieto generale e per altri reati ambientali connessi. Il Corpo Forestale dello Stato di Matera, anche tramite l’opera dei dipendenti Comandi di Stazione Forestale, è continuamente impegnato nei controlli preventivi e repressivi in danno alla fauna locale e del territorio provinciale in generale ed invita tutti i cittadini a segnalare al numero verde di emergenza ambientale 1515 qualsiasi tipo di manomissione o danno al patrimonio naturalistico.
Michele Cifarelli
Fonte: TRM

martedì 16 marzo 2010

Affari d'oro con piante e animali rari

Un interessante articolo pubblicato oggi dal sito di Repubblica sull'attività condotta dal CFS nell'ambito dell'applicazione della Convenzione di Washington (CITES). Per chi è interessato:
http://www.repubblica.it/ambiente/2010/03/15/news/traffico_animali-2679070/


Fonte: Repubblica.it

sabato 13 marzo 2010

Erosione costiera e tagli di vegetazione dunale

Dopo il gran parlare dell'erosione costiera che sta interessando la spiaggia metapontina è davvero strano leggere queste notizie!

martedì 23 febbraio 2010

A Pisticci scoperto traffico di specie protette

Pisticci.
Agenti Forestali e volontari dell’Anpana O.N.L.U.S. hanno sventato a Pisticci un’importante traffico illecito di specie animali protette. Le guardie eco-zoofile della provincia di Matera insospettiti da un annuncio che pubblicizzava la vendita di tartarughe del genere “Testudo Hermanni”, una specie di massima protezione, hanno contattato il Corpo Forestale che subito si è attivato per la liberazione degli animali nonché dell’arresto del venditore, un quarantenne pugliese residente nell’entroterra ionico lucano. È stato accertato che gli animali sono stati prelevati dalla località “Tempra Rossa”, un territorio di grande valenza naturalistica compreso tra i Comuni di Lavello e di Laurenzana.

Fonte: TRM TV 23 febbraio 2010

martedì 19 gennaio 2010

CFS denuncia un uomo per deturpamento ambientale

Il proprietario dell’area, già indagato in passato per analoghi motivi aveva sradicato con mezzi meccanici gran parte della vegetazione presente nell’area, sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale.

Matera, 18 Gennaio 2010 - Gli agenti del Comando Stazione Forestale di Tursi (MT) hanno segnalato all'Autorità Giudiziaria un uomo, residente a Tursi, per distruzione e deturpamento di bellezze naturali in area sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico. I Forestali, in seguito ad una segnalazione giunta alla Sala Operativa Regionale di Potenza che denunciava il dissodamento di un terreno pascolo-cespugliato, si sono subito recati sul posto e tramite i rilievi eseguiti con la strumentazione GPS in loro dotazione, hanno potuto non solo accertare il dissodamento ma stabilire anche che era stato il proprietario del terreno di circa 40 metri quadri, già indagato in precedenza per analoghi motivi, che aveva eseguito il dissodamento attraverso l'utilizzo di mezzi meccanici, provocando lo sradicamento della vegetazione esistente, composta prevalentemente da macchia mediterranea tra cui arbusti di ginestre, lentisco, fillirea. Il Corpo forestale dello Stato, costantemente impegnato nella prevenzione e nella repressione dei reati legati all'ambiente, invita tutti i cittadini a segnalare reati analoghi al numero di emergenza ambientale 1515. uato su terreni sottoposti a vincolo idrogeologico e paesaggistico-ambientale.


Fonte: http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=8321

lunedì 21 dicembre 2009

Furti di ghiaia sull' Ofanto






L'Ofanto è uno dei fiumi più importanti e a tratti ben conservati dell'Italia meridionale. Ecco cosa hanno riscontrato gli agenti del CFS. E' la prova che lo sfruttamento e la manomissione dell'ambiente naturale non hanno mai sosta.

AMBIENTE: SEQUESTRATO A POTENZA IMPIANTO ILLEGALE DI FRANTUMAZIONE
Il materiale utilizzato veniva prelevato illecitamente dagli argini del fiume Ofanto con conseguenti gravi danni al soprassuolo boscato della zona
Potenza, 18 dicembre 2009 - Gli agenti del Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Avellino del Corpo forestale dello Stato, insieme al personale del Comando Forestale Provinciale di Potenza hanno posto sotto sequestro un impianto di frantumazione ubicato in località Ruvo del Monte (PZ), dove erano stati riscontrati furti di ghiaia dagli argini del fiume Ofanto. Nello stabilimento, oltretutto sprovvisto delle autorizzazioni necessarie per le emissioni in atmosfera, è stato scoperto in seguito ad ulteriori controlli anche lo smaltimento illecito di rifiuti speciali pericolosi. Sono stati quindi iscritti sul registro degli indagati della Procura della Repubblica di Melfi, il proprietario dei terreni sui quali veniva eseguito il prelievo di materiale ghiaioso senza alcuna autorizzazione e gli amministratori della società che gestisce l'impianto. Le indagini erano partite da una segnalazione effettuata da personale del servizio aereo della Forestale che, in ricognizione a bordo di un elicottero AB 412 dislocato presso l'aviosuperficie di Grumento Nova (PZ), aveva individuato manomissioni dell'ambiente naturale sul fiume Ofanto nella parte di territorio che divide la Provincia di Potenza da quella di Avellino. I Forestali hanno quindi posto sotto sequestro anche 500 ettari di terreno, in parte demaniale ed in parte privato, nel Comune irpino di Calintri, dove il furto di materiale inerte fluviale aveva provocato anche la distruzione del soprassuolo boscato. Il sequestro, convalidato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi (AV), ha riguardato anche un escavatore ed un camion utilizzati per caricare e trasportare presso l’impianto di frantumazione il materiale trafugato. Impianto che, in seguito a successivi controlli da parte della Forestale, è risultato sprovvisto delle opportune autorizzazioni per le emissioni in atmosfera e impegnato anche nello smaltimento illegale di rifiuti speciali pericolosi.

Fonte CFS - Newsletter n.801, Anno V, del 21/12/2009

venerdì 18 dicembre 2009