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venerdì 10 dicembre 2010

Una rete permanente per il Grifone

Una rete permanente per il Grifone. E' il principale risultato scaturito dal workshop “Il Grifone in Italia”, in corso di svolgimento a Castrovillari, durante il quale il presidente del Parco Nazionale del Pollino, Domenico Pappaterra ha annunciato la stipula, con tutti i soggetti presenti, della cosiddetta “intesa di Castrovillari”.
Il documento è stato sottoscritto da tutti i soggetti partecipanti al workshop: Parco Nazionale del Pollino, UTB del Corpo Forestale dello Stato di Castel di Sangro, Parco Nazionale del Gran Sasso e monti della Laga, Parco Regionale dei Nebrodi, Parco Regionale delle Madonie, Vulture Conservation Found, Progetto Grifone Friuli Riserva Naturale Lago di Cornino, Università di Bari – Dipartimento Veterinaria, ASP Cosenza - Distretto Castrovillari U.O. Igiene Allevamenti e Prod. Zootecniche, Comune di Civita, Comune di Castrovillari, Università del Messico, Legambiente, Università di Urbino, CIPR Rende.

Si tratta di Enti - com'è scritto nell'intesa - “che al momento seguono in prima persona i programmi di reintroduzione di questo avvoltoio”.
L'intento del protocollo d’intesa è quello di “dare vita a una rete permanente tra i soggetti interessati a tale attività col fine di scambiare informazioni e di interpretare e manifestare in maniera unitaria le problematiche e le necessità da soddisfare”.

Con l'intesa si è voluto anche “ribadire l’importanza della tutela e conservazione degli equilibri ambientali" e "dei compiti e funzioni svolti dalle Aree Protette e dai diversi enti territoriali che garantiscono l’attuazione e il raggiungimento di tali importanti e complessi traguardi”.
Durante il workshop organizzato dal Parco, aperto dal direttore dell'Ente, Annibale Formica - che ha, tra l'altro, ribadito la rilevanza del bagaglio scientifico derivante dal progetto di reintroduzione del Grifone attuato dal Parco del Pollino sin dal 2001 - sono state evidenziate le varie esperienze condotte in Europa e in Italia. Di particolare interesse la relazione di Alvaro Camina, segretario della Fondazione del Grifone che ha esposto il tema della conservazione del Grifone in Europa e, segnatamente in Spagna, Francia e Bulgaria. Dalle Alpi orientali, con l'esperienza del Friuli alla Sicilia, nei Nebrodi, passando per il Pollino, l'incontro ha messo in risalto le problematiche di tale reintroduzione, ma anche i successi che incoraggiano ad andare avanti nonostante le difficoltà derivanti dai continui tagli finanziari che danneggiano proprio i programmi di tutela delle specie animali.
Pappaterra, ad esempio, ha dichiarato di voler "favorire un'ulteriore crescita del progetto e evitare la discontinuità avvenuta negli anni scorsi". Quindi, il presidente del Parco del Pollino, nel sintetizzare gli obiettivi del workshop ha sottolineato che era importante "raccontare l'esperienza costruita nel Parco nonostante le varie difficoltà amministrative incontrate". Candidando lo stesso Pollino a svolgere una funzione di coordinamento di una rete diffusa dell'esperienza italiana in stretta connessione con quella spagnola.

Nel pomeriggio il workshop prosegue con altre esperienze svolte nel Parco delle Madonie, sempre in Sicilia, in Abruzzo, nel Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga e in Sardegna.


Roberto Fittipaldi

10/12/2010
Fonte: BASILICATANET.IT

mercoledì 21 luglio 2010

Parco del Pollino, la tutela non sia di facciata

La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista), Italia Nostra Gruppo Interregionale Parco Nazionale del Pollino, l’Associazione Italiana per la Wilderness (Pollino), il CoSa (Comitato Ambiente Salute Pollino), l’Associazione Ambientalista “Il Riccio” di Castrovillari e l’Associazione Pensieri Liberi Pollino denunciano come le numerose iniziative di apparente promozione del Parco Nazionale del Pollino, da parte dell’Ente Parco, con protocolli di intesa con altri Parchi italiani, estemporanee iniziative artistiche, improbabili gemellaggi con aree dell’emisfero australe, si scontrino con la realtà quotidiana che vede il Parco non adeguatamente tutelato dall’Ente che lo rappresenta, ma anzi aggredito con iniziative speculative che rischiano di stravolgere e compromettere irrimediabilmente le sue caratteristiche ambientali, non soltanto originali, ma del tutto uniche.

Le nostre associazioni ed i movimenti vogliono ancora una volta evidenziare come il patrimonio forestale del Parco del Pollino, nonostante la presenza dell’Ente Parco, oltre che dagli incendi estivi venga minacciato dai cosiddetti tagli economici richiesti sia dai proprietari pubblici (Comuni) che da quelli privati.

All’incombente minaccia di trasformare gli alberi del Pollino in “biomassa vergine” da incenerire nella centrale Enel del Mercure, si affianca una recente politica di gestione forestale messa in atto da Comuni e Regioni, tesa a consentire tagli forestali in aree a forte vocazione naturalistica ed ambientale. È il caso ad esempio dei boschi delle Valli del Fiume Argentino e Lao, in Calabria, oppure dei boschi rientranti nel cosiddetto “cuore del parco” sul versante lucano.

Nonostante le continue sollecitazioni ad adottare una gestione forestale coerente con i principi istitutivi dell’Ente Parco, assistiamo purtroppo al rilascio di pareri autorizzativi, proprio da parte dell’Ente Parco, dati per Valutazioni d’Incidenza istruite dalla Regione Basilicata e relative a Piani Economici di Assestamento Forestale presentati negli ultimi mesi da Amministrazioni comunali e da privati, proprietari di grandi estensioni di territorio forestale all’interno del Parco.

Siamo perciò fortemente preoccupati della sorte di questi boschi che costituiscono habitat prioritari, SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zone di Protezione Speciali) per lo più ricadenti in gran parte in zona 1 e vogliamo augurarci che l’Ente Parco davvero non consenta lo sfruttamento economico delle foreste del Pollino. C’è dunque bisogno che l’Ente Parco intraprenda azioni concrete per la salvaguardia dei boschi – e dei pini loricati che meriterebbero una sorveglianza continua – in assenza delle quali si rischia di fare solo operazioni “di facciata”. Le stesse modalità di accesso alla montagna devono essere finalmente disciplinate e controllate, per far sì che piste forestali e sentieri escursionistici rimangano tramiti attraverso cui conoscere e amare il Parco e non vengano trasformati in strumenti di aggressione.

Preoccupano, inoltre, sia la mancanza di interlocuzione con l’Ente Parco, a cui diamo, ancora una volta, immediata disponibilità per discutere di questi problemi, sia la mancanza di informazioni circa la richiesta, inoltrata all’Ente Parco nel febbraio scorso dalla Direzione Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente, su sollecitazione di Italia Nostra, di “fornire dettagliati elementi” proprio su queste importanti questioni. A ciò si aggiunga che da ben otto mesi siamo in attesa, assieme alle popolazioni della Valle del Mercure, della determina del direttore Formica relativa alla Delibera del Consiglio Direttiva dell’11 dicembre 2009, ove si chiede lo smantellamento della Centrale Enel del Mercure.

In attesa che i vertici del parco rispondano a queste nostre richieste e preoccupazioni, auspichiamo che il patrimonio forestale del Parco Nazionale del Pollino venga salvaguardato concretamente, ricorrendo, ove fosse necessario, all’acquisto e/o indennizzo per il mancato taglio previsto dalle leggi vigenti. Il silenzio degli organi del parco, in merito a quanto da noi evidenziato, significherebbe confermare un colpevole ed inaccettabile silenzio-assenso.

Fonte: http://www.olambientalista.it/index.php/tutela-pollino/ 20 luglio 2010

venerdì 19 febbraio 2010

Pollino: votato il bilancio di previsione all'insegna della biodiversità

«Con il Bilancio di previsione 2010, votato dal Consiglio Direttivo nei giorni scorsi, il Parco nazionale del Pollino ha programmato gli obiettivi verso i quali finalizzare le azioni, che possono promuoverne il ruolo di ente “dedicato” e produrre l’effetto-Parco». Lo dichiara il direttore generale dell'Ente Parco, ing. Annibale Formica, secondo il quale «la conservazione attiva e lo sviluppo durevole saranno il modo per investire nell’economia del Parco e per fruire del suo valore aggiunto».

«Il Pollino, la più grande area protetta d’Italia e d’Europa, intende giocare, nel 2010 – spiega Formica - un ruolo incisivo nelle strategie di conservazione della biodiversità. Con il Parco si deve operare per arrestare la perdita di biodiversità e mantenere i servizi ecosistemici per il benessere umano. Con la sua fruizione si deve vincere la sfida del vivere la difesa dell’ambiente come unica, vera azione di promozione della realtà produttiva locale e di creazione di nuove opportunità socio-economiche».

Nell’anno dedicato dall’ONU alla biodiversità, l’Ente Parco del Pollino ha iscritto, infatti, nel suo Bilancio un importante programma di interventi per la tutela della biodiversità.

Sono previsti, in particolare, interventi di conservazione e tutela del Pino loricato, dell’Abete bianco, degli alberi monumentali, della fauna selvatica (il Cervo, il Capriolo, la Lontra, il Grifone, il Cinghiale, il Lupo), interventi di gestione e di fruizione delle aree faunistiche di Bosco Magnano (il Cerco), Acquaformosa (gli uccelli rapaci), Civita (il Grifone), interventi di gestione e di fruizione della rete degli 11 Centri Visita per la promozione didattica, ricreativa e turistica del territorio, per l’accoglienza dei visitatori del Parco e per la informazione, l’educazione ambientale e l’interpretazione naturalistica. In ragione della tutela della biodiversità è rilevante anche la previsione di una azione di promozione, di valorizzazione e di commercializzazione dei prodotti tipici.

Con la mappatura dei prodotti tipici è stata già realizzata, in collaborazione con l’ALSIA, una prima ricognizione della produzione agro-alimentare tipica del territorio del Pollino e l’acquisizione di conoscenze sulla capacità produttiva e sul potenziale di sviluppo. lLa mappatura ha permesso di creare una banca dati iconografica e georeferenziata, un campo catalogo dei cultivar autoctoni, il network degli "agricoltori/produttori custodi".

«La natura – aggiunge Formica - non può essere vista come un passatempo per appassionati. La biodiversità di specie e di ambienti è un valore economico fondamentale; è assets del territorio e delle economie ad esso legate. La stabilità degli ecosistemi offre una fornitura costante di beni e di servizi primari».

Con questo spirito e con questi interessi, nell’anno mondiale della biodiversità, il Parco del Pollino coglie, quindi, l’occasione per promuovere alla B.I.T. di Milano la conoscenza degli inestimabili patrimoni naturali e culturali custoditi nel suo territorio.


Fonte: Parco Pollino Giovedì 18 Febbraio 2010

giovedì 17 dicembre 2009

Elettrocuzione rapaci... non stop!






Ancora una volta si registra il ritrovamento in territorio di Senise (Pz), nel perimetro del Parco Nazionale del Pollino, di un giovane Nibbio reale colpito da una forte scossa elettrica dopo essersi posato su uno dei tanti tralicci presenti sul territorio. Il Nibbio reale è una specie prioritaria e di massima importanza per la biodiversità italiana. Purtroppo si deve registrare anche l'assoluta mancanza di qualsiasi iniziativa finalizzata a ridurre i rischi di elettrocuzione per centinaia di rapaci nella nostra regione ed in particolare nelle aree protette. La tutela della biodiversità e la salvaguardia della natura sono concetti piuttosto astratti e poco aderenti alla reale situazione in cui tante specie vengono a trovarsi quotidianamente. In alcune aree protette italiane Enel ed enti gestori hanno timidamente avviato iniziative per la messa in sicurezza di alcune linee elettriche molto pericolose. Dalle nostre parti, nonostante la presenza di vari Parchi, Riserve ed organismi per la tutela e la salvaguardia della natura, non ci risulta nulla del genere! Siamo ancora molto lontani da ogni concreta considerazione del valore che hanno per la nostra regione specie come il Nibbio reale e vari altri rapaci ogni giorno sempre più esposti a tantissimi pericoli e trappole che "nasconde" un territorio ormai integralmente occupato e sfruttato per le sole ed uniche attività umane. Nei prossimi anni saranno soprattutto questi elementi (tralicci, impianti eolici e veleni) a rappresentare, forse in misura maggiore del bracconaggio, le cause di una probabile estinzione o di un tracollo numerico di alcune importanti popolazioni di rapaci come quella lucana.
Il Nibbio è stato rinvenuto ieri da un cacciatore (ma non era a caccia nel Parco!) che lo ha subito raccolto e soccorso e dopo varie telefonate alla ricerca di un centro recupero nell'area di ritrovamento ha dovuto fare un lungo viaggio per trasportarlo oggi al Centro Rapaci della Riserva di San Giuliano che sta operando da alcuni mesi a titolo gratuito in assenza di risorse dopo la conclusione del Progetto LIFE "Rapaci Lucani". Il Nibbio è stato immediatamente visitato gratuitamente dal dott. Tralli che ne ha constatato la grave situazione con un'ala ed una zampa vistosamente colpite dalla forte scossa elettrica. Durante la visita era particolarmente evidente persino il forte odore di bruciato dei tessuti interni e dell'epidermide. Nonostante la somministrazione di alcuni farmaci la sopravvivenza dell'esemplare sarà molto difficile ...