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domenica 1 marzo 2020

Ennesimo lupo investito sulle strade lucane!


Ennesimo lupo investito sulle strade lucane! Questa mattina a seguito di una segnalazione siamo stati informati della presenza di un Lupo morto sulla strada Matera-Metaponto SP3 in località 3 Confini soprani. Ci siamo recati sul posto indicato dove abbiamo incontrato la pattuglia dei Carabinieri Forestali di Montescaglioso che vigilavano in attesa dell'arrivo del veterinario ASL di turno. L'esemplare, morto sicuramente in una pozza di sangue al centro della carreggiata, era stato spostato da qualcuno già nella prima mattinata sul bordo strada per evitare eventuali incidenti alle auto di passaggio e per impedire che il corpo fosse ulteriormente danneggiato.
Da quello che abbiamo potuto rilevare si tratta di una femmina di una trentina di kg con evidente traumatismo a livello della mascella provocato certamente dall’impatto con un veicolo. Impossibile stabilire la dinamica dell’incidente a meno che l’automobilista che l’ha investita (ci auguriamo solo accidentalmente) non si faccia avanti e dica come sono andate le cose. Noi possiamo solo affermare che si tratta dell’ennesimo Lupo sfortunato che nell’attraversamento di una strada ad elevata densità di traffico non ha potuto evitare la morte. E' alquanto difficile pensare ad un atto volutamente messo a segno da qualche imbecille e che tra l'altro avrebbe comportato rischi per sè stesso e altri automobilisti oltre a danni alla vettura. Dopo il verbale di accertamento da parte del veterinario dott. Lauria la carcassa del Lupo è stata presa in carico dalla ditta Materapets Srl, convenzionata con la Provincia di Matera per il recupero e lo smaltimento delle carcasse dalle strade provinciali, per il trasferimento nella mattinata di domani presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Matera dove sarà eseguito l'esame autoptico per accertare le cause di morte e monitorare la situazione sanitaria degli esemplari mediante opportuni esami parassitologici, chimico-tossicologici e, se necessario, batteriologici e virologici, svolti sempre in casi del genere e per specie di elevato interesse scientifico e naturalistico. Campioni di tessuto saranno come di consueto inviati al Laboratorio di Genetica del Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, sezione di Grosseto per l’analisi del DNA e quindi per avere eventuale conferma che si tratti di lupo in purezza genetica. Alla luce di questo episodio e di tutti gli altri precedentemente segnalati nel materano ritieniamo che l’aumento dei casi di mortalità per road killing in questi ultimi anni sia associato ad una situazione di positiva presenza e distribuzione della specie sul territorio e ad un' aumentata disponibilità di prede. Chiedo di evitare commenti fuori luogo.





domenica 7 gennaio 2018

Ancora un Lupo vittima delle strade


Il 29 dicembre scorso intorno alle 23,30  sulla strada provinciale SP 3 Matera-Metaponto nei pressi del bivio di Montescaglioso è stato ritrovato un maschio adulto di lupo da poco travolto da un veicolo in transito. A segnalare ai Carabinieri della locale stazione la presenza del corpo ancora caldo e senza vita è stata Mina Matarrese dell’associazione “Il Branco”.  La grossa mole, il colore rossiccio ed altre caratteristiche le hanno fatto escludere un ennesimo cane vittima del road killing   facendo invece subito pensare al raro predatore. Trattandosi di specie di interesse scientifico si è subito attivata per avviare la procedura legale per la rimozione della carcassa mediante l'intervento del veterinario ASL reperibile dott. Angelo Leogrande e con la collaborazione della ditta Materapet per il successivo trasporto presso la Sezione di Matera dell'IZS (Istituto Zooprofilattico Sperimentale).
E’ molto importante – dichiara Matteo Visceglia, Responsabile del CRAS materano - la collaborazione dei cittadini nella segnalazione e recupero di esemplari deceduti di elevato valore scientifico e naturalistico come Lupo, Lontra, Gatto selvatico,  tanto per citare solo alcune specie.  Le analisi e i dati che si possono raccogliere con i vari esami scientifici contribuiscono sempre ad una migliore conoscenza delle problematiche della specie e conseguentemente alla migliore conservazione e tutela attraverso programmi mirati di prevenzione”.  
Nei prossimi giorni saranno effettuate tutte le analisi necessarie per la caratterizzazione dell'esemplare, in particolare quelle necroscopiche per stabilire le cause della morte (che si presume siano dovute all'impatto di un veicolo) oltre a quelle parassitologiche, tossicologiche e genetiche.
Il ritrovamento di lupi investiti sulle strade in Italia è ormai un fatto piuttosto frequente, segno di un reale incremento della popolazione di questa specie anche in aree dove fino ad alcuni anni fa tale evento era piuttosto raro. In Italia si stanno monitorando con attenzione tutti i casi di mortalità, in particolare gli atti di bracconaggio e avvelenamento, che non sono affatto rari. Purtroppo, anche dalla lettura di articoli, comunicati e notizie diffuse sui social,  si ha la netta percezione che siano davvero tanti i lupi che in Italia perdono la vita per mano dell'uomo.
Una recente raccolta di dati avviata attraverso la pagina Facebook  “Lupi morti in Italia” e promossa dal gruppo di ricerca di italianwildwolf.com ha già fatto registrare segnali piuttosto preoccupanti. Secondo alcuni dati presentati nel mese scorso al convegno Wolf and Nature  svoltosi a Gravina in Puglia, in un solo anno in Italia, dal 1 novembre 2016 al 30 ottobre 2017,  sono stati registrati 77 casi di lupi vittime di bracconaggio o investimenti stradali di cui 8 nella sola Basilicata. L'espansione del Lupo per fortuna si è avuta, ed è tuttora in corso,  lungo tutta la penisola dando così un segnale positivo di una natura in fermento ecologico che cerca di riprendersi ciò che in passato le era stato tolto. Ma proporzionalmente si registrano purtroppo anche gli effetti di quella atavica e spesso ingiustificata paura del lupo "cattivo" antagonista  dell’uomo.
Il Lupo sta attraversando un periodo difficile per il rapporto problematico e quasi sempre conflittuale con gli allevatori – conclude Visceglia -  ma occorre fare ogni sforzo per trovare adeguate soluzioni che favoriscano una migliore convivenza tra questa specie e le attività zootecniche. Anche il turismo legato alle aree protette può trarre benefici per la presenza del lupo e di altre specie carismatiche.

 

lunedì 27 marzo 2017

Recuperata carcassa di Lupo investito sulla Basentana


CON LA COLLABORAZIONE DI CITTADINI IL CRAS CONTRIBUISCE AL RECUPERO DI PREZIOSI ESEMPLARI DA SOTTOPORRE AD ESAMI ED ACCERTAMENTI

Nella giornata di sabato 25 marzo è stata recuperata dal CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici) della Riserva Naturale Regionale di San Giuliano la carcassa di un Lupo lungo la statale 407 Basentana, in territorio di Ferrandina,  in provincia di Matera.
A segnalarne la presenza la notte precedente era stato un automobilista materano,  Michele Maragno,  che  aveva notato un Lupo vistosamente ferito che si trascinava con la forza di una sola zampa oltre il ciglio stradale per poi sparire nel buio. La mattina successiva, nella speranza di consentire il ritrovamento del Lupo ancora vivo era stato informato anche il responsabile del  CRAS materano che si è subito attivato facendosi accompagnare sul posto per un primo sopralluogo dallo stesso automobilista, resosi disponibile. Dopo una breve ricerca è stato individuato il Lupo, un maschio adulto purtroppo già morto, nascosto nel fitto della vegetazione lungo la scarpata sottostante la statale.
Nel frattempo è stato informato il dott. Picerno veterinario ASL in turno di reperibilità,  che giunto sul posto e constatato il decesso avvenuto probabilmente nelle ore precedenti,  ha affidato l’esemplare al responsabile del CRAS Matteo Visceglia  per la sua conservazione temporanea in congelatore. Già nella giornata di oggi è stata trasferita dallo stesso presso la sezione di Matera dell’IZS (Istituto Zooprofilattico Sperimentale) di Puglia e Basilicata per le analisi necroscopiche, gli accertamenti sanitari e genetici, nell’ambito di un piano generale finalizzato alla raccolta di dati sulla specie in Italia.
In soli 4 mesi questo è il secondo Lupo investito sulle strade del materano e recuperato dal CRAS. Il caso precedente riguardava un esemplare femmina trovato morto sulla provinciale Matera Metaponto non lontano da Pomarico.
E’ molto probabile che questi ritrovamenti siano solo alcuni dei casi conosciuti e che molti altri esemplari a seguito degli incidenti vanno a morire oltre le strade senza che nessuno possa fare qualcosa né accorgersi della loro presenza. Nella maggior parte dei casi gli automobilisti non riconoscono con certezza la specie, soprattutto di notte,  e pensano si tratti di cani randagi vaganti.

E’ molto importante – dichiara Matteo Visceglia, Responsabile del CRAS - la collaborazione dei cittadini nel salvataggio della fauna in difficoltà o ferita ma anche nel recupero di esemplari deceduti di elevato valore scientifico e naturalistico come Lupo, Lontra, Gatto selvatico, solo per citare alcune specie.  Le analisi e i dati che si possono raccogliere con i molteplici esami scientifici contribuiscono alla migliore conoscenza delle problematiche della specie e conseguentemente alla migliore conservazione e tutela.  Il Lupo sta attraversando ultimamente un periodo molto difficile per le note questioni attinenti il rapporto problematico con gli allevatori ma solo una buona conoscenza di tutti gli aspetti legati alla sua biologia, comportamento e distribuzione sul territorio possono aiutare a trovare adeguate soluzioni che permettano di favorire una migliore convivenza tra questa specie e le attività zootecniche. Non va dimenticato il fatto che il recente aumento della presenza di Lupo nel materano è legata ad  un generale processo di espansione registrato a livello nazionale grazie alle normative di salvaguardia della fauna e alla presenza di aree protette. Ma è soprattutto l’incremento demografico delle sue principali prede naturali, soprattutto cinghiali, a far arrivare il Lupo ovunque, anche dove fino a pochi anni fa nessuno poteva immaginare”.


mercoledì 18 giugno 2014

CFS sulla questione Lupo nel materano

Dopo il rinvenimento di 3 lupi uccisi nelle campagne di Pomarico lo scorso mese di Marzo, fatti ritrovare allineati, secondo le ipotesi degli uomini del Corpo Forestale a scopo “dimostrativo” dal loro uccisore per denunciare il fatto che in caso non fossero intervenuti gli enti preposti avrebbe provveduto da solo ad “allontanare” il pericolo, il personale del Comando Stazione Forestale di Montescaglioso, con la collaborazione del sig. Matteo Visceglia, responsabile del Centro Recupero Fauna Selvatica di Matera (CRAS), ha iniziato una serie di monitoraggi nelle campagne di Montescaglioso, Pomarico e Miglionico per individuare tracce che confermino la presenza del predatore nella zona. Durante le ricerche il gruppo di lavoro ha rinvenuto in loc. Difesa San Biagio, in agro di Montescaglioso, feci fusiformi contenenti consistenti quantitativi di peli di capra e orme che fanno ritenere che in zona vi sia l’effettiva presenza di lupi. Sempre in nella stessa zona gli allevatori hanno segnalato reiterati danni al proprio bestiame provocato dai lupi. Per tali motivi sono state istallate fototrappole all’infrarosso nelle vicinanze di carnai (carne e scarti di macelleria depositati sul suolo utili ad attirare l’animale nei pressi della fototrappola). In agro di Montescaglioso tali apparecchi hanno ripreso nibbi, faine, volpi e cani randagi non confermando la presenza dei lupi. Le fototrappole istallate tra le campagne di Pomarico e Miglionico, di contro, hanno dato riscontri positivi ritraendo nelle ore notturne lupi che percorrono le piste armentizie seguendo l’odore lasciato dalle greggi. In ogni caso bisogna rassicurare i cittadini di Montescaglioso, Miglionico, Pomarico e degli altri comuni del materano, in quanto non vi sono notizie storiche di aggressioni da parte di lupi ad esseri umani. Ben più preoccupante, di contro, è la situazione dei cani inselvatichiti e randagi presenti in provincia poiché sono stati documentati numerosi casi di aggressioni da parte di questi a esseri umani. Per quanto riguarda, invece, le greggi che pascolano allo stato brado si potrebbero consigliare agli allevatori accorgimenti atti a limitare gli attacchi dei predatori ai propri animali fra i quali: l’utilizzo di cani pastore adeguatamente addestrati e muniti di idonei collari; non abbandonare senza pastori le greggi al pascolo; nelle ore notturne ricoverare le greggi in recinti idonei; durante il rientro serale nei recinti far seguire il gregge dai pastori non lasciando incustoditi gli animali che si attardano. Tali semplici accortezze dovrebbero essere idonee a scoraggiare i lupi che non trovando prede facili tra le greggi si dovrebbero nutrire di ungulati e in particolare i cinghiali, loro prede naturali presenti in natura, esercitando una auspicabile azione di contenimento della specie e di selezione naturale. In Basilicata si stanno attuando analoghe attività di monitoraggio a quella della Forestale con l’ausilio del CRAS, tra queste il progetto “Convivere con il Lupo, conoscere per preservare”, che i Parchi Nazionali dell’Appennino Lucano e del Pollino stanno realizzando insieme ad altri parchi del Sud Italia nell’ambito dei progetti finanziati dal Ministero dell’Ambiente in seguito all’emanazione della Direttiva per la conservazione della Biodiversità. Anche l’Osservatorio faunistico della Regione Basilicata effettua un monitoraggio dei lupi nella regione. Il Corpo Forestale dello Stato fa sapere che il lupo è una specie particolarmente protetta e che le uccisioni di esemplari dello stesso sono sanzionate penalmente ed elenca le disposizioni che negli anni hanno posto sotto tutela l’animale. - Il Decreto Ministeriale (Natali) del 1971, escluse il lupo dall’elenco degli animali “nocivi”, ne proibì la caccia e vietò l’uso dei bocconi avvelenati, questo Decreto fu rinnovato per gli anni successivi. Successivamente con il Decreto Ministeriale (Marcora) nel 1976 fu sancita definitivamente la protezione del lupo che divenne specie protetta. - La Legge n. 968 del 1977 (Principi generali e disposizioni per la protezione e la tutela della fauna e la disciplina della caccia) per la prima volta ricomprende il lupo tra le specie particolarmente protette. - Anche la vigente Legge n. 157 del 1992 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) considera il lupo specie particolarmente protetta prevedendo per chi abbatte, cattura o detiene un esemplare dello stesso l’arresto da due a otto mesi o l’ammenda. Anche grazie alla protezione della specie si è potuto assistere ad un costante incremento della popolazione dei lupi anche in provincia di Matera. Con il censimento eseguito da Boitani e Zimen nel 1972 si stimò che su tutto il territorio nazionale vi erano circa 100 lupi. Negli anno ’70, la popolazione dei lupi raggiunse il minimo assoluto. Una stima riferita alla fine degli anni ‘90 indicò una consistenza di 400-500 capi. Attualmente non si dispone di sufficienti informazioni per quantificare con ragionevole attendibilità la consistenza della popolazione nazionale, secondo alcuni esperti la popolazione dovrebbe aggirarsi sui circa 1000 capi. Nella Regione Basilicata la Legge Regionale n. 23 del 2000 prevede rimborsi per i danni alla zootecnia provocati da lupi e da altra fauna selvatica. Questa norma prevede il risarcimento dei danni causati alle produzioni zootecniche dalla fauna selvatica o inselvatichita. Quindi, prevede risarcimenti per le predazioni dei lupi ma anche per quelle dei cani inselvatichiti in danno degli animali d’allevamento. E’ importante fare questa precisazione in quanto molti allevatori cercano di attribuire i danni subiti ai lupi ritenendo erroneamente che quelli provocati dai cani inselvatichiti non sono indennizzabili. La norma regionale prevede indennizzi per danni causati agli allevamenti bovini, ovicaprini ed equini condotti allo stato brado o semibrado. I danni sono risarcibili all’80% del valore degli animali uccisi. Per provare l’uccisione dei propri animali l’allevatore deve mostrare la carcassa dell’animale ucciso, non sono rimborsabili danni ad animali d’allevamento predati al pascolo e dei quali non si rinvengono i resti.

© 2006-2014 Trm Radiotelevisione del Mezzogiorno.

Articolo completo: http://www.trmtv.it/home/cronaca/2014_06_18/72875.html

domenica 18 maggio 2014

Servizio su RAI 2 sui lupi avvelenati a Pomarico

Il servizio è dopo il minuto 22 http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ec576e6e-51f4-4356-a100-0b9e28d0b4df.html

sabato 17 maggio 2014

Servizio sull'uccisione dei lupi a Pomarico su RAI 2

Domenica 18 maggio alle ore 10,30 nel corso della trasmissione di RAI 2 "Cronache animali" sarà trasmesso il servizio realizzato alcuni giorni fa in Basilicata grazie ad un comunicato stampa diffuso dal CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici) della Provincia di Matera ed inerente il ritrovamento il giorno 30 marzo nelle campagne di Pomarico di tre carcasse di lupi avvelenati. Il Responsabile del CRAS Matteo Visceglia ritiene che la divulgazione anche su emittenti televisive nazionali di quanto accaduto possa contribuire a far luce e a sensibilizzare sulla gravità del fenomeno, purtroppo diffuso in diverse regioni d'Italia compresa la Basilicata, dell'uccisione di lupi ed altre specie protette da normative nazionali ed europee. Per la collaborazione alla realizzazione del servizio è stato fondamentale il supporto del Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Montescaglioso e di personale di altri comandi.

CRAS Provinciale di Matera


domenica 30 marzo 2014

3 lupi avvelenati a Pomarico

VERGOGNA! Abbiamo una biodiversità straordinaria e alcuni stolti e delinquenti ce la stanno portando via piano piano. Oggi sono stati ritrovati a Pomarico 3 LUPI quasi certamente AVVELENATI! Come CRAS provinciale di Matera sono stato coinvolto nell'operazione di recupero delle carcasse insieme al CFS e al veterinario ASL intervenuti sul luogo di ritrovamento. Per ora sono custodite in attesa di esami necroscopici presso l'Istituto Zooprofilattico per accertare le cause della morte. Il piccolo branco era composto da un maschio adulto e due femmine.
Vorrei porre l'attenzione sul fatto che non sappiamo se altri animali, che magari si saranno alimentati prima o dopo dei 3 lupi utilizzando la stessa esca avvelenata, siano anch'essi morti. Immaginate quanti nibbi reali, nibbi bruni, poiane o anche i rarissimi capovaccai potrebbero essere stati avvelenati nutrendosi magari presso una carcassa di pecora imbottita di veleno...Speriamo che le analisi e gli esami necroscopici siano fatti in maniera molto rigorosa in modo da raccogliere qualsiasi tipo di informazione utile a capire e conoscere meglio il fenomeno dell'uso dei bocconi avvelenati. Vorrei precisare che il punto in cui sono stati trovati i poveri lupi non è quello in cui sono morti. Qualcuno li ha messi lì per lanciare messaggi chiari alle istituzioni.

sabato 3 novembre 2012

Rassegna stampa: Tracce di lupi nelle campagne

 GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO   -   3 NOVEMBRE 2012                    

lunedì 15 ottobre 2012

Segnalazione di due lupi a Montescaglioso

Oggi sul sito http://www.montescaglioso.net/node/15011  un utente ha segnalato due lupi in una contrada a pochi km dal paese.  Mancando altri dettagli e finchè non si hanno elementi più certi rimane per ora solo una segnalazione dubbia. Naturalmente questa è collegabile ad altre segnalazioni che si stanno avendo in questi ultimi tempi nel comprensorio materano e nel Parco della Murgia. La zona a cui si riferisce l'utente non è molto distante dal luogo in cui recentemente è stato ritrovato un lupo investito sulla strada provinciale per Metaponto.


http://www.montescaglioso.net/node/15011

lunedì 10 settembre 2012

A Matera un interessante workshop dedicato al Lupo


Sul Lupo, ormai è noto, si favoleggia da secoli e si è tracciata nel tempo una fittissima rete in cui si intrecciano in modo confuso e disordinato storie e leggende di ogni tipo, quasi sempre condite da esagerazioni, deformazioni, diffamazioni che hanno costretto questo nobile predatore a vivere ai margini della cultura naturalistica, quella vera. Condannato da secoli a rappresentare il male, la cattiveria e la paura, ancora oggi combatte in silenzio la sua battaglia eterna per la sopravvivenza.
Tante storie assurde che si sono tramandate e si tramandano ancora, di generazione in generazione, che si replicano e si fissano con tanta facilità nelle menti scarne e aride per restarvi,  immutate per sempre,  nei meandri culturali dell’Uomo.
Certo, nel Medioevo e nei secoli successivi vi era, per precisi motivi storici, culturali e religiosi, poca propensione alla conoscenza e alla considerazione dei fenomeni della Natura. Era naturale quindi che il Lupo fosse considerato il demonio, il nemico per antonomasia dell’Uomo e del suo bestiame domestico, era ovvio che si attuassero e che si diffondessero strategie culturali e materiali finalizzate alla sua persecuzione ed eliminazione con ogni mezzo. La storia di Cappuccetto Rosso non è stata certo  scritta per caso e, come sempre accade,  si possono leggere tante cose in questa favola! In tutta la vasta letteratura favolistica, si possono trovare metafore e simboli che rappresentano l’eterna lotta tra il buono e il cattivo, tra il bene e il male.  E di risultati purtroppo ce ne sono, in termini di distorsione culturale della realtà, vista la deformazione della conoscenza scientifica sulle specie che hanno in qualche modo ingerenze dirette o indirette con le attività dell’uomo. Chi è disposto a credere, anche oggi, che il Lupo non abbia mai mangiato una nonnina o un bambino? Quante persone ancora credono che il Lupo possa mangiare gli uomini che si avventurano da soli nelle foreste?
Oggi, in tempi assolutamente diversi da tanti punti di vista, ciò che appare ancora strano  è proprio la percezione di una cultura diffusa e distorta sul Lupo che non accenna a cambiare, a parte qualche rara eccezione. Le solide basi su cui per secoli è stato disegnato il profilo biologico e comportamentale di questo predatore sono difficili da abbattere. Basta leggere ancora nei giorni nostri le cronache sui giornali o ascoltare certi TG per capire che poco è mutato in termini di conoscenza realistica sulla specie. Anzi, quello che più risulta dannoso è il fatto che, a fronte di uno sforzo enorme di tanti naturalisti, ricercatori ed appassionati che da anni studiano la biologia e i comportamenti del Lupo per trasmettere informazioni corrette, basta un banale, e a volte ridicolo,  articolo di cronaca locale per demolire anni di lavoro, di osservazione, di studio sul campo. D’accordo che il Lupo è un predatore ma ciò non giustifica che si debba per forza esagerare sulla sua vita e sulle sue abitudini! E’ giusto parlare ogni volta di enormi esseri famelici e aggressivi che alla minima occasione mangiano uomini, pecore e vacche? Possibile che alcune centinaia di esemplari presenti nel nostro Paese riescano ad incutere tanta paura ad una intera popolazione e siano capaci di creare grandi danni alle aziende zootecniche?
Le risposte a tali quesiti si cercano,  e si tenta di darle,  attraverso la ricerca e la conoscenza con metodi scientifici. La schiera di coloro che da tempo si dedicano allo studio del Lupo nel suo habitat non è folta, ma noi lucani dobbiamo sentirci orgogliosi di sapere che tra questi pochi studiosi vi è un nostro conterraneo: Antonio Iannibelli. Una bella sorpresa scoprire che si tratta di uno dei pochi al mondo che “balla coi lupi”… per davvero! Non potevamo lasciarci sfuggire una buona occasione per contribuire, grazie alle sue testimonianze, ai suoi racconti e alle sue immagini,  a far luce sull’oscurantismo che regna in questo campo. La vera natura del Lupo raccontata da un lucano è apparsa subito una speciale iniziativa da realizzare. Ecco che, come Associazione “Fotoclub Matera”, abbiamo colto la palla al balzo riuscendo ad interpretare due bisogni: uno di carattere spiccatamente fotografico ed un altro di tipo culturale e scientifico.
Il 6 agosto 2012 Antonio Iannibelli è stato invitato a Matera per un workshop sul Lupo, una serata all’insegna della cultura fotografica e naturalistica. Lui è un bravissimo fotonaturalista ed era innanzitutto importante esporre, attraverso 20 pannelli fotografici, le sue stupende immagini di Lupo riprese in ambiente naturale. Una vera “prelibatezza” ed una grande occasione per chi apprezza il bello e la suggestività della fotografia di Natura. Organizzare un evento unico del suo genere nella nostra regione era dunque d’obbligo e quale titolo più provocatorio si poteva dare all’evento? Naturalmente: “Attenti al Lupo”! Lo scopo dell’iniziativa era quello di utilizzare sapientemente le immagini, le parole e la musica per provare a scalfire una cultura sul Lupo “dura a morire”, una cultura fatta di mille luoghi comuni e leggende assurde che affonda le sue lunghe radici anche nei nostri remoti angoli dell’Appennino Lucano ed in alcune aree dell’entroterra materano.
Luogo dell’incontro è stato Jazzo Gattini, sede del CEA nel Parco della Murgia Materana. Nessuno dei soci del Fotoclub, organizzatore dell’evento,  si aspettava tanta gente incuriosita da tale inconsueta iniziativa. Parlare di Lupo a Matera? Qualcuno ammiccava con disinteresse misto a poca fiducia, qualche altro era in dubbio sul tema scelto. In altri forse vi era semplice curiosità accresciuta e alimentata forse dalle recenti storie di lupi che iniziano a vagare anche sulla murgia appulo-lucana.   La inaspettata “novità”  è che durante quella bella serata di cui nessuno immaginava i risvolti, tutti hanno ascoltato con una infantile curiosità storie così incredibili da sembrare delle favole capovolte. Tutte storie vere, raccontate e accompagnate da straordinarie ed eloquenti immagini e video inediti  i cui protagonisti sono proprio piccoli branchi di lupi “radiografati” e “annusati” nelle loro intime relazioni sociali in alcune aree dei nostri Appennini.  I racconti di Antonio Iannibelli hanno stregato e affascinato davvero tutti, grandi e piccoli,  e qualcuno quasi non credeva ai propri occhi nel vedere e nell’ascoltare cose incredibili, mai riportate nell’ambito delle consuete e tradizionali informazioni che circolano normalmente sul Lupo o che ci propinano certe lobby dell’informazione. Il Lupo finalmente è stato descritto da un punto di vista davvero insolito, direi dall’interno del branco, in modo completamente distaccato e scevro da ogni particella culturale di medievale memoria. Potremmo azzardare a dire “il Lupo descritto da se stesso” o, se vogliamo, da un uomo calato nei suoi “panni”.  Particolari minuziosi sulla vita sociale del Lupo possono essere raccontati solo da chi riesce ad “entrare nel suo sistema sociale” e a farsi accettare come un membro di esso. Sembra impossibile e fantastico allo stesso tempo ma le magiche atmosfere create dalle testimonianze dirette sugli incontri ravvicinati con piccoli branchi di lupi hanno rapito ed entusiasmato tutti i presenti. Sentire un fotografo parlare di distanze così minime da non poter riuscire a  mettere a fuoco il soggetto distante 10 metri è sembrata quasi una provocazione per i numerosi appassionati di fotografia che hanno sempre associato questo predatore ad una chimera dei nostri boschi, inavvicinabile e imprendibile fotograficamente.
Antonio Iannibelli durante quella serata ha fatto dunque davvero breccia nel percorso culturale e nella mente di alcuni partecipanti che, pur senza ammetterlo, magari vedevano ancora il Lupo come l’orco assassino delle fiabe medievali.  In due ore sono crollati tanti falsi miti, tante leggende sull’aggressività e pericolosità di un predatore che abita da sempre le nostre montagne osservandoci silenzioso; sono stati mostrati i lati più teneri e dolci della vita di branco, con intere cucciolate alle prese con i loro giochi,  senza trascurare anche i normali aspetti di aggressività intraspecifica tra adulti in cerca di posizioni dominanti nel branco. Un predatore visto molto da vicino, senza filtri e con mente serena, non può che mostrarsi finalmente come un importantissimo tassello della Biodiversità senza il quale le nostre montagne sarebbero più povere e più anonime. Un branco di lupi rappresenta un segnale di salubrità ambientale, un termometro del territorio che ci segnala mille cose e che misura gli equilibri su cui si poggiano  la dinamica di popolazione di tantissime specie-preda e la salute dell’intera fauna. Una foresta appenninica senza i lupi è come una savana africana senza i leoni, come una montagna alpina senza le aquile, come la steppa murgiana senza i falchi grillai.
Insomma Antonio Iannibelli ci ha regalato una serata così densa di contenuti e di stimoli da non poter essere facilmente dimenticata. Non è facile scrivere qualcosa su un evento tanto ricco di contenuti, di notizie, di emozioni. Io ci ho provato! Un grazie perciò a lui e a Maria Perrone che lo accompagna in questa straordinaria avventura culturale e naturalistica, un grazie ai tanti suoi amici e collaboratori che hanno contribuito con le proprie immagini e testimonianze ad arricchire la sua presentazione, un plauso all’Associazione “Provediemozioni” che promuove in Italia i progetti e le iniziative di divulgazione sul Lupo, un grazie al CEA di Matera che ha ospitato l’evento e infine un grazie a tutti gli amici del “Fotoclub” con cui abbiamo condiviso la bella idea di invitarlo a Matera e di organizzare con lui questo straordinario evento culturale.
Da domani facciamo sì che il Lupo continui ad ululare alla luna e smettiamo di perseguitarlo prima con la falsità, poi con armi, trappole e veleni.

Matteo Visceglia

martedì 7 agosto 2012

Rapporto lupo-zootecnia in Basilicata: ancora allarmismi eccessivi

Qui sotto l'articolo allarmistico di Coldiretti pubblicato il 5 agosto. Il problema è che se è vero che qualcosa deve essere risolto sul piano della prevenzione è anche vero che da un pò di tempo si stanno enfatizzando troppi i toni allarmistici per spingere la macchina del risarcimento danni provocati da lupi o meglio da presunti lupi. E' pur vero infatti che spesso i danni possono essere provocati da branchi di cani particolarmente inselvatichiti ed aggressivi (sono pur sempre dei potenziali predatori, geneticamente parlando) nei confronti del bestiame domestico. E non sempre i tecnici  chiamati ad analizzare i resti delle carcasse di bestiame predato trovano tracce ed elementi incontestabili a prova dell'aggressione da lupo. La ricca e a volte ridicola casistica letteraria, fondata su una enorme quantità di articoli di dubbia professionalità sulla stampa e sul web, dimostra come nella maggior parte dei casi il lupo è solo un facile capro espiatorio.

 

 

IN RIFERIMENTO AI PRIMI RIGHI DELL'ARTICOLO QUI SOTTO PUBBLICATO RICORDIAMO CHE I LUPI IN ITALIA NON SONO MAI STATI REINTRODOTTI CON PROGRAMMI DI RIPOPOLAMENTO! LA LORO ESPANSIONE E' FRUTTO DI MOLTEPLICI FATTORI AMBIENTALI.



domenica 12 febbraio 2012

Ancora lupi ad Irsina?

Ancora un articolo che parla di assalto di lupi verso animali domestici nell'area di Irsina. Che possano essere lupi in questo periodo è possibile ma non va escluso che possano essere branchi di cani rinselvatichiti affamati. La cronaca nazionale in questi giorni di emergenza neve ha avuto pure la spudorata capacità di diffondere una notizia che riferiva di un presunto attacco di lupi ai danni di un cittadino di Novafeltria (Emilia Romagna) ed uscito nelle prime ore della mattina del giorno 10 febbraio per prendere della legna e azzannato da alcuni animali che, giornalisticamente e magicamente, si sono trasformati in lupi. Notizia falsa visto che in realtà, come dimostrato e smentito successivamente, si trattava di cani.

mercoledì 14 dicembre 2011

Come trasformare il Lupo in una belva sanguinaria

I toni allarmistici di alcuni giornali che in questi giorni hanno commentato la notizia dell'assalto di lupi ad un allevamento di bufali a Irsina (Mt), non aiutano a capire bene le dinamiche e le problematiche legate alla presenza di questa specie in Italia e, nel nostro caso, in Basilicata.

La situazione è certamente difficile per l'imprenditore che ha subito danni da lupo (e su questo tema ci sarebbe da fare un discorso specifico e complesso in merito alla prevenzione e al risarcimento) ma non è assolutamente accettabile, dal punto di vista scientifico che si scrivano certe cose, anche perchè si ottiene il risultato di creare odio viscerale verso una specie animale protetta che è considerata tra le più importanti a livello europeo e per la quale lo Stato e la Commissione Europea hanno investito molto per favorire un processo di conoscenza e rispetto considerato propedeutico al suo ritorno nei territori da dove era scomparso.

1 - Abbiamo letto che il Lupo è stato reintrodotto, cioè che via sia stato un ripopolamento in alcune aree d'Italia. Nulla di più falso! C'è una estesa letteratura scientifica e divulgativa che dimostra che il ritorno del lupo, o meglio la sua espansione e ricolonizzazione di alcune aree, è un fatto naturale determinato da alcuni fattori positivi ed in particolare la presenza di più prede selvatiche (soprattutto ungulati) negli ambienti naturali insieme alla generale protezione accordata alla specie e agli habitat frequentati;

2 - Abbiamo letto che i lupi visti presso l'Azienda Squicciarini "sono grandi come una vecchia Fiat 126"! Queste frasi hanno più il sapore di una copertina de "La Domenica del Corriere", la famosa rivista del secolo scorso che ha avuto un grande ruolo nella informazione degli italiani tra gli anni 20 e gli anni 30. Le dimensioni gonfiate di un animale, si sa, servono più a creare falsi miti e ingiustificati allarmismi.

3 - Abbiamo letto che si sta pensando di catturare e spostare altrove i lupi in modo che non possano dare fastidio. Una iniziativa inutile ed improbabile visto che certamente non godrà di alcun supporto da parte di tutte le istituzioni scientifiche italiane ed internazionali.

4 - Abbiamo letto che "quando i lupi sono affamati non sempre distinguono tra uomo e animale per nutrirsi". Aggressioni e uccisioni di uomini, che da secoli convivono nelle zone di presenza del Lupo, non ci pare siano documentati! Semmai sono tanti gli uomini aggrediti e uccisi da cani.

Storie di lupi in Italia e nel Mondo ce ne sono migliaia ed hanno attraversato tutti i secoli contribuendo a creare una infinità di immagini a volte positive e a volte negative. Ci sono aree protette in Italia che sono nate e sono cresciute (con tutto l'indotto creato da un turismo che ha visto per anni livelli crescenti) grazie alla presenza di questo magnifico predatore. Purtroppo sono tanti i casi in cui dopo episodi come quelli di Irsina, si piomba nell'arido allarmismo che non aiuta nessuno. I lupi che hanno cercato di bussare alle porte del Parco Regionale della Murgia Materana hanno avuto il benservito da ignoti residenti (e forse neanche cacciatori) che, armati di fucile, hanno pensato di non dare loro possibilità di sopravvivenza neanche all'interno di un' area protetta. E la stessa cosa avviene ogni anno in altri parchi lucani e d'Italia. Per il mantenimento degli equilibri e per la conservazione della Biodiversità anche i lupi devono comunque sopravvivere e gli allevatori devono imparare a convivere, come fanno in altre aree, utilizzando ogni accorgimento utile e precauzione adatta, certamente non da soli ma con l'aiuto delle istituzioni e del mondo scientifico.

Rassegna stampa locale:

TRM TV del 14 dicembre 2011


Il Quotidiano di Basilicata del 14 dicembre 2011

TRM TV del 13 dicembre 2011
Il Quotidiano di Basilicata del 13 dicembre 2011
TRM TV del 10 dicembre 2011