In un sito segreto lucano 4 cicogne nere si muovono sicure al bordo del nido. Presto lasceranno l'Italia per migrare verso l'Africa. In Basilicata la specie nidifica regolarmente dal 2000 e nel 2009 e 2010 si sono riprodotte con successo ben 5 coppie, il massimo numero finora rilevato a livello nazionale. Nell'ambito del GLICINE (Gruppo di Lavoro Italiano sulla Cicogna Nera) stiamo monitorando la specie in Italia censendo, grazie alla rete di esperti e collaboratori, tutti i siti riproduttivi e raccogliendo ogni dato utile a conoscerne lo status e il trend evolutivo. In Italia da circa 10 anni la Cicogna nera si riproduce piuttosto regolarmente solo in Basilicata e Piemonte. In Calabria da anni non si hanno più notizie di nidificazione mentre in Campania solo da 2 anni si è stabilizzata una nuova coppia. Tentativi di nidificazione sono stati osservati anche in alcune altre regioni del centro e del nord. Le condizioni ideali affinchè questa specie si stabilizzi sono un habitat adatto e tranquillo per la riproduzione e la presenza di corsi d'acqua ricchi di prede.
mercoledì 18 agosto 2010
Cicogne nere in Basilicata
Liberati 20 grillai sulla Murgia materana




Nell’ambito delle attività del Centro Provinciale di Recupero della Fauna Selvatica ubicato presso la Riserva Naturale di San Giuliano mercoledì 18 agosto 2010 alle ore 10 e alle ore 11,30 è stata effettuata la reimmissione in natura di 20 giovani falchi grillai ed una poiana curati e recuperati alla vita libera. Ad assistere all'evento c'erano tanti cittadini materani e numerosi turisti in visita a Matera. A riprendere l'evento anche Rai3 Basilicata e alcuni fotografi e giornalisti free lance.
Il rilascio è avvenuto presso il Belvedere della Murgia materana all’interno del Parco della Murgia. Questa iniziativa rientra in una quadro di reimmissioni in natura di animali curati e riabilitati che si svolge tutto l’anno ed in particolare nei mesi di luglio e agosto. L'attività del Centro Recupero di San Giuliano è curata dalla società De Rerum Natura in collaborazione con la Provincia di Matera con il supporto medico veterinario del dott. Vito Tralli. Lo scopo è quello di portare avanti, oltre alla cura di esemplari in difficoltà di fauna selvatica protetta rinvenuta nel territorio provinciale, soprattutto specifiche iniziative per la tutela e la conservazione concreta del Grillaio occupandosi di soccorso, recupero e rilascio di moltissimi esemplari giovani ed adulti. Oltre a ciò Il Centro ha curato anche quest’anno il monitoraggio di circa 400 cassette nido appositamente installate su numerosi edifici di Matera e Montescaglioso allo scopo di verificare l’adattamento a queste nuove cavità che in molti casi si stanno rivelando indispensabili per garantire un sito di nidificazione più certo. Infatti con le trasformazioni urbanistiche dei centri storici e con alcuni lavori di restauro vengono a mancare le opportunità di nidificazioni sicure. Il Grillaio (Falco naumanni è il suo nome scientifico), lo straordinario e familiare falchetto cittadino è ormai diventato un simbolo delle aree murgiane a cavallo tra Basilicata e Puglia e vanta una popolazione considerata la più importante d'italia. Ricordiamo che si tratta di una specie oggetto di grande attenzione da parte degli organismi scientifici ed istituzionali di tutta l'Europa poichè di interesse prioritario nell’ U. E. e protetta in tutti gli stati membri. Negli anni scorsi il Progetto LIFE Natura “Rapaci Lucani” ha permesso di attivare varie iniziative, tra cui la realizzazione del Centro con alcune voliere per rapaci. Ma numerose sono state anche le iniziative di divulgazione, soprattutto presso le scuole e la popolazione locale allo scopo di far conoscere ed apprezzare questo importante ed unico patrimonio faunistico.
Il Responsabile del Centro Matteo Visceglia ha dichiarato: "Dall'inizio di quest'anno e fino alla metà di agosto abbiamo soccorso e curato 170 esemplari in difficoltà appartenenti a varie specie protette di cui oltre 100 di Falco grillaio. Gli animali sono stati quasi tutti raccolti da privati cittadini e poi consegnati al Centro direttamente o tramite Polizia, Corpo Forestale, Vigili del Fuoco, Polizia Provinciale. In moltissimi casi sono stati effettuati interventi diretti di recupero da parte dei responsabili del Centro. La grande percentuale di grillaio che ci viene affidata è giustificata dal fatto che questi piccoli rapaci nidificano sui tetti e nelle cavità di palazzi di diversi centri storici e al momento dei primi voli molti giovani non proprio perfettamente cresciuti e con il piumaggio ancora incompleto finiscono sulle strade cittadine e in molti casi anche in abitazioni, giardini, cortili, ecc. Spesso ci siamo presi cura di esemplari di pochi giorni di vita caduti dai tetti quando erano ancora ricoperti di piumino bianco, molto disidratati e debilitati. Tutti i falchi prima della liberazione sono stati preventivamente inanellati da un biologo autorizzato dall'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione Ambientale) contribuendo così anche allo studio degli spostamenti di questa specie migratrice che alla fine dell’estate ritorna in Africa a svernare".
L'Assessore provinciale all’Ambiente della Provincia di Matera Giovanni Bonelli nel commentare l'attività del Centro ha dichiarato: "Lo scopo del Centro Recupero Provinciale è quello di dare una risposta concreta alle situazioni di difficoltà in cui vengono a trovarsi molti animali selvatici nel nostro territorio. Grazie alla collaborazione di cittadini, associazioni e forze dell'ordine ogni anno vengono recuperati, curati e liberati moltissimi esemplari quasi tutti appartenenti a specie rare. In una regione come la Basilicata, caratterizzata da una importante presenza di fauna selvatica, la necessità di avere sul territorio un Centro Recupero operativo tutto l’anno è assolutamente indispensabile per mettersi al pari di altre province e regioni d'Italia e sicuramente rappresenta anche un ottimo strumento per sensibilizzare ed informare i cittadini e soprattutto le giovani generazioni. Oltre a ciò l'attività del Centro si sta rivelando anche una buona occasione per avviare progetti di studio e conservazione come ad esempio lo stesso inanellamento degli esemplari liberati. La Provincia si sta impegnando a rafforzare il Centro di Recupero per dotarlo di più idonee strutture e maggiori strumenti operativi e finanziari".
giovedì 12 agosto 2010
Un Rondone pallido allevato dal Centro Recupero

I Centri Recupero sono presidi importanti non solo per il soccorso e la tutela di specie rare e protette ma anche per la raccolta dei dati scientifici di interesse ornitologico.
Il rondone pallido (Apus pallidus) raffigurato in foto è stato rinvenuto il 21 luglio e consegnato al Centro per la cura e l'allevamento. In questi giorni sarà liberato!
Si tratta di una specie di grande interesse conservazionistico e piuttosto localizzata in Italia. In Basilicata solo da alcuni anni sono noti alcuni siti riproduttivi e Matera, luogo da cui proviene l'esemplare della foto, è tra i più importanti.
La nidificazione della specie nella nostra regione è stata confermata solo di recente. Infatti tra il 2004 e il 2009, grazie ad alcune ricerche ornitologiche sul territorio regionale e alla collaborazione di ornitologi, appassionati ed operatori di centri recupero sono stati raccolti dati certi sulla nidificazione in alcuni centri abitati del materano e del potentino. E' in fase di pubblicazione un articolo scientifico che fa il punto su questa specie nella nostra regione.
mercoledì 11 agosto 2010
Eccezionale roost di Nibbi bruni nella Riserva di San Giuliano


Nella Riserva Naturale di San Giuliano all'inizio di agosto, e già da alcuni anni, si verifica una eccezionale concentrazione di nibbi bruni (Milvus migrans) in un sito utilizzato come dormitorio (roost). Ieri 10 agosto abbiamo effettuato un conteggio degli esemplari presenti che ha portato all'incredibile cifra di 575 nibbi! Si tratta di un dato di notevole importanza a livello nazionale poichè sono pochi i siti italiani dove sono osservabili al tramonto simili concentrazioni. La causa di tale fenomeno è legata al fatto che i nibbi in periodo post-riproduttivo tendono ad aggregarsi in siti strategici preparandosi alla migrazione verso l'Africa. Non è ancora ben chiara l'origine di tutti questi individui ma si presume che vi siano sia i soggetti nidificanti in Basilicata (con tutti i giovani dell'anno) sia quelli presumibilmente provenienti dal centro-nord. I movimenti di tale specie non sono ancora ben conosciuti poichè sembra che una parte della popolazione italiana scelga di migrare attraversando la Spagna e lo stretto di Gibilterra mentre l'altra parte preferisca utilizzare la nostra penisola per dirigersi verso lo stretto di Messina e da qui verso la Sicilia occidentale da dove poi passano in Africa dopo un volo di almeno 130-140 km sul mar Mediterraneo.
Contemporaneamente al censimento di San Giuliano è stato effettuato un conteggio anche in altri 3 siti (Pomarico, Pisticci e Sant'Arcangelo) dove, specialmente presso le discariche, spesso si osservano numerosi nibbi bruni e reali.
I risultati:
San Giuliano: 575 indd.
Pomarico: 28-30 indd.
Pisticci: 31 indd.
S. Arcangelo: 67-70 indd.
TOTALE: 701-706 individui
Il Progetto è nato grazie alla collaborazione di:
- Società De Rerum Natura
- Studio Naturalistico Milvus
- Centro Recupero Rapaci della Riserva di San Giuliano
I rilevatori che hanno partecipato a questa iniziativa sono:
Matteo Visceglia e Mariangela Francione - Riserva di San Giuliano (Mt)
Nicola Cillo e Marisa Laterza - Pisticci (Mt)
Gianni Palumbo - Pomarico (Mt)
Egidio Fulco - Sant'Arcangelo (Pz)
L'idea è quella di dare un seguito a questa iniziativa, per ora assolutamente sperimentale, programmandola anche il prossimo anno ed organizzandola per tempo e soprattutto coinvolgendo altri rilevatori per coprire più siti. Molto probabilmente verranno fuori dati di grande interesse per lo studio della specie.
giovedì 5 agosto 2010
Liberati altri falchi grillai
Continua il programma di rilascio dei numerosi giovani falchi grillai da parte del Centro Recupero Rapaci della Provincia di Matera. La liberazione è avvenuta il 31 luglio in territorio di Matera.
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mercoledì 4 agosto 2010
Torrente Gravina: storia di ordinario inquinamento


LETTERA APERTA ALL'ASSESSORE REGIONALE ALL'AMBIENTE
Egregio Presidente De Filippo, il novello assessore con delega all’ambiente nonché vice presidente della giunta regionale punta, per avvicinarsi dal paesello di origine al capoluogo regionale, costantemente ad Ovest mentre dell’ Est, dove c’è il sole dell’avvenire che sorge !!!, ignora il punto cardinale. Nei giorni scorsi, dopo l’ennesima denunzia di mal funzionamento dei depuratori e di acque reflue che vengono scaricate nei fiumi senza essere depurate, l’assessore Mancusi convocò una riunione ampia dalla quale emerse tanto per cambiare che: era tutto a posto. E’ vero che l’alga è cornuta, che qualcuno si è dimenticato di collegare gli schemi fognari agli impianti di depurazione, che qualcun altro, con tante tecnologie moderne, non conosce i tasti da premere per far funzionare correttamente il depuratore ma da queste piccole cose a dire che tutto è a posto ce ne corre; meglio la passata gestione, aveva, infatti, appreso bene la parte. Le cronache quotidiane riportano costantemente fenomeni di inquinamento, di cattivo odore ed ogni ben di Dio ed anche L’Osservatorio dell’Ambiente e della Legalità, voce non ostile, ha detto che 150.000 persone in Basilicata non sono assistite da rete fognaria collegata a depurazione. Sono dati ovviamente “governativi” che ricordano tanto i rapporti della polizia in occasione delle manifestazioni sindacali e si parla di assoluta mancanza di collegamento e non già di fenomeni patologici nel trattamento dei reflui..
Da un po’ di tempo la magistratura di concerto con il Noe dei Carabinieri procede a mettere sotto sequestro una serie di impianti per inquinamento ambientale. Non è opportuno soffermarsi qui sul funzionamento di tutto lo schema regionale, occorrerebbe un corposo trattato per descrivere i 179 depuratori, è intendimento soffermarsi solo sulle devastazioni alle quali è sottoposto il torrente Gravina nel tratto che forma il canyon sottostante i Sassi di Matera.
Quello ripreso in tutti i modi e che ha fatto il giro del mondo. La situazione è lasciata al più completo abbandono nella sostanziale indifferenza anche dalle autorità locali; non faccia riferimento anche Lei al Life-plus, appena iniziato, perché Le crescerebbe il naso in quanto anche Lei sa che non ha nulla a che vedere con la bonifica. Il mondo associativo si è più volte mobilitato da anni, ormai, e sono state raccolte anche migliaia di firme, per richiamare l’attenzione. Tutto è risultato inutile.
Con esclusione della Presidenza del Parco della Murgia, anche le autorità locali non è che si siano spese molto. Il momento più concreto sembrò essere una riunione tenuta nello scorso mese di gennaio dall’assessore all’ambiente uscente, riunione pre-elettorale (certo) ma in quella occasione si fece il punto , il primo, concreto, individuando le varie componenti della problematica e l’assessore promise di mettere a disposizione una prima cifra per monitorare la situazione. Opera giudicata dai più, esterni alla riunione, inutile tenuto conto che la situazione è conosciuta e più di una volta le autorità di Polizia Giudiziaria hanno provveduto a prelevare l’acqua, a farla analizzare ed a trasferire il tutto alla magistratura.
Il fenomeno è conosciuto sia per l’acqua inquinata che arriva attraverso lo Jesce da Altamura , sia per quella immessa dal depuratore di Pantano ( che per una parte è ,adesso, sottoposto a sequestro), sia per gli scarichi liberi che dall’abitato si riversano direttamente nel torrente.
Qualche foto emblematica viene allegata , poi le televisioni hanno inviato abbondanti riprese durante gli anni e anche chi vive nei nostri paeselli grandi come un condominio ha avuto modo di vederle..
Dire che è tutto a posto anche in questo caso è voler negare l’evidenza ed a qualcuno il naso oltre a diventare rosso diventa lunghissimo tanto da ostacolare il riposo notturno.
[ Pio Abiusi Responsabile ambiente Città Plurale- Matera - Matera, 3 Agosto 2010]
venerdì 30 luglio 2010
Calendario Venatorio Basilicata
giovedì 29 luglio 2010
mercoledì 28 luglio 2010
martedì 27 luglio 2010
Rilasci di grillai, una consueta attività dei mesi estivi.
CENTRO RECUPERO NEWS
Nei mesi di luglio ed agosto ogni settimana vengono liberati alcuni falchi grillai. Le aree di rilascio sono sempre comprese nei comuni di Matera e Montescaglioso, luoghi da cui proviene la maggior parte degli esemplari che vengono curati e riabilitati al volo dal Centro Recupero Rapaci della Riserva di San Giuliano.

Immagine tratta da video di Mariangela Francione del 26 luglio 2010.
Nei mesi di luglio ed agosto ogni settimana vengono liberati alcuni falchi grillai. Le aree di rilascio sono sempre comprese nei comuni di Matera e Montescaglioso, luoghi da cui proviene la maggior parte degli esemplari che vengono curati e riabilitati al volo dal Centro Recupero Rapaci della Riserva di San Giuliano.

Immagine tratta da video di Mariangela Francione del 26 luglio 2010.
sabato 24 luglio 2010
La Balena Giuliana sulla strada per il dimenticatoio

Il giornalista Pasquale Doria, sempre attento alle vicissitudini del nostro territorio, ci propone un interessante articolo sulla questione della ormai famosa Balena "Giuliana" prendendo spunto da un avvistamento di questi giorni di un gruppo di cetacei lungo la costa ionica. Ha fatto perciò il punto sulla situazione del grande fossile delineando, con una intuizione scontata, un quadro sempre più negativo in merito al futuro di questo straordinario reperto rinvenuto all'interno della Riserva Naturale di San Giuliano. Con i tempi che corrono forse questo fossile diverrà solo una ulteriore pietra miliare delle ricchezze e delle scoperte dell'area, "tradizionalmente" (o semplicemente sfortunatamente) mai valorizzate nella maniera adeguata a distanza di oltre 30 anni dall'istituzione delle prime forme di protezione e valorizzazione del suo patrimonio faunistico presente e... passato. Sembra quasi un destino che il Lago di San Giuliano debba perciò rimanere nella storia dei lucani soltanto come "la diga", il luogo della pasquetta e della scampagnata, come tutti ormai conoscono e definiscono questo territorio ricco di storia e biodiversità in dinamica evoluzione nel tempo e mai apprezzato per davvero.
Chi potrà dunque ammirare in un futuro, sicuramente indefinibile e sempre più lontano, le preziose reliquie della natura del passato che per millenni questo territorio ha custodito in geologico silenzio? Ora, a quanto pare, saranno solo semplici casse di legno a custodire all'aperto i preziosi resti ritrovati ma non era forse meglio, a questo punto, che fosse Madre Terra (o se vogliamo Madre Natura) a continuare a custodirli? Potrebbe essere una ironica battuta ma quasi certamente non è difficile credere che per molti "turisti" sarebbe stato più suggestivo ascoltare il racconto di chi, guida o esperto che fosse, avrebbe indicato con l'indice quel punto preciso della riva del lago in si celava, custodito dall'argilla, un autentico tesoro paleontologico mai venuto alla luce.
giovedì 22 luglio 2010
Avviato studio sul Biancone in Basilicata
PRENDE IL VIA IL PROGETTO DI STUDIO SUL BIANCONE NEL PARCO REGIONALE GALLIPOLI COGNATO PICCOLE DOLOMITI LUCANE ATTRAVERSO TELEMETRIA SATELLITARE
16/04/2010
Avviato un altro importante studio sui Rapaci in Basilicata dal Parco Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane e dall’Osservatorio Regionale degli Habitat Naturali e delle Popolazioni Faunistiche.
La Basilicata infatti ospita ancora importanti popolazioni di Rapaci ed alcune di esse, come il Biancone (Circaetus gallicus), meglio nota come Aquila dei serpenti, in Italia ha ormai una distribuzione molto ridotta e nel Parco resiste con alcune coppie nidificanti.
Su questi minacciati uccelli - che l’Ente Parco di concerto con il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata intende tutelare con forza - il quadro delle conoscenze circa la biologia, la migrazione, le minacce e i fattori limitanti, risulta assai scarse.
Il progetto prevede di monitorare i siti riproduttivi già noti all’interno dell’area protetta, al fine di inanellare, da parte dei tecnici dell’Ente Parco appositamente autorizzati, i pulcini e dotarli, nella giusta fase di crescita, di trasmittente satellitare.
Questo ambizioso progetto, viene svolto in collaborazione e con l’appoggio di un partner Spagnolo dell’Università di Alicante, in possesso di notevole esperienza in questo settore e che da molti anni è impegnato in studi simili che hanno consentito di svelare le rotte migratorie seguite da rapaci di grosse dimensioni come ad esempio l’Aquila reale o l’Aquila del Bonelli.
La ricerca avviata, rappresenta la prima realizzata in Italia sul Biancone mediante tecnologia GPS/Argos; altri studi condotti a livello europeo su tale specie sono stati realizzati in Francia e Spagna e riguardano individui che seguono una rotta di migrazione molto meno interessante di quella dei bianconi italiani in quanto, l’attraversamento dello Stretto di Gibilterra è molto meno complesso di quello del Mediterraneo centrale (che non è conosciuto) e che quindi non consentono di effettuare considerazioni interessanti sulle strategie di orientamento e navigazione.
Il sistema GPS consentirà, una volta marcati gli individui, di localizzare i soggetti con precisione accuratissima e quindi di svolgere analisi dettagliate anche sui movimenti a scala ridotta che risulteranno particolarmente utili per l’applicazione delle giuste misure di conservazione a livello mediterraneo. I dati di localizzazione e movimentazione dei soggetti potranno essere visualizzati e scaricati direttamente da internet e consentiranno ad esempio di valutare le rotte di migrazione utilizzate per attraversare il Mediterraneo e il Sahara, differenze di strategia migratoria tra adulti e giovani, uso del territorio durante lo svernamento in Africa e la riproduzione in Basilicata, il confronto dei parametri di migrazione degli individui nati in Basilicata con quelli degli individui che migrano dalla Spagna, verifica dell’eventuale sovrapposizione dei quartieri di svernamento tra individui italiani e spagnoli, valutare i tassi di mortalità e relative cause.
L’impegno messo da parte degli Enti per l’avvio di questo innovativo progetto insieme ad altri in favore della fauna selvatica minacciata di estinzione già avviati dall’Ente, manifestano la volontà a di individuare le strategie più idonee al fine di garantire il mantenimento e l’incremento della biodiversità nel territorio lucano.
Il Presidente
Dr. Rocco Rivelli
16/04/2010
Avviato un altro importante studio sui Rapaci in Basilicata dal Parco Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane e dall’Osservatorio Regionale degli Habitat Naturali e delle Popolazioni Faunistiche.
La Basilicata infatti ospita ancora importanti popolazioni di Rapaci ed alcune di esse, come il Biancone (Circaetus gallicus), meglio nota come Aquila dei serpenti, in Italia ha ormai una distribuzione molto ridotta e nel Parco resiste con alcune coppie nidificanti.
Su questi minacciati uccelli - che l’Ente Parco di concerto con il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata intende tutelare con forza - il quadro delle conoscenze circa la biologia, la migrazione, le minacce e i fattori limitanti, risulta assai scarse.
Il progetto prevede di monitorare i siti riproduttivi già noti all’interno dell’area protetta, al fine di inanellare, da parte dei tecnici dell’Ente Parco appositamente autorizzati, i pulcini e dotarli, nella giusta fase di crescita, di trasmittente satellitare.
Questo ambizioso progetto, viene svolto in collaborazione e con l’appoggio di un partner Spagnolo dell’Università di Alicante, in possesso di notevole esperienza in questo settore e che da molti anni è impegnato in studi simili che hanno consentito di svelare le rotte migratorie seguite da rapaci di grosse dimensioni come ad esempio l’Aquila reale o l’Aquila del Bonelli.
La ricerca avviata, rappresenta la prima realizzata in Italia sul Biancone mediante tecnologia GPS/Argos; altri studi condotti a livello europeo su tale specie sono stati realizzati in Francia e Spagna e riguardano individui che seguono una rotta di migrazione molto meno interessante di quella dei bianconi italiani in quanto, l’attraversamento dello Stretto di Gibilterra è molto meno complesso di quello del Mediterraneo centrale (che non è conosciuto) e che quindi non consentono di effettuare considerazioni interessanti sulle strategie di orientamento e navigazione.
Il sistema GPS consentirà, una volta marcati gli individui, di localizzare i soggetti con precisione accuratissima e quindi di svolgere analisi dettagliate anche sui movimenti a scala ridotta che risulteranno particolarmente utili per l’applicazione delle giuste misure di conservazione a livello mediterraneo. I dati di localizzazione e movimentazione dei soggetti potranno essere visualizzati e scaricati direttamente da internet e consentiranno ad esempio di valutare le rotte di migrazione utilizzate per attraversare il Mediterraneo e il Sahara, differenze di strategia migratoria tra adulti e giovani, uso del territorio durante lo svernamento in Africa e la riproduzione in Basilicata, il confronto dei parametri di migrazione degli individui nati in Basilicata con quelli degli individui che migrano dalla Spagna, verifica dell’eventuale sovrapposizione dei quartieri di svernamento tra individui italiani e spagnoli, valutare i tassi di mortalità e relative cause.
L’impegno messo da parte degli Enti per l’avvio di questo innovativo progetto insieme ad altri in favore della fauna selvatica minacciata di estinzione già avviati dall’Ente, manifestano la volontà a di individuare le strategie più idonee al fine di garantire il mantenimento e l’incremento della biodiversità nel territorio lucano.
Il Presidente
Dr. Rocco Rivelli
mercoledì 21 luglio 2010
Ma cos'è la tutela della Biodiversità?

I canali e i fossati coperti da folti e lussureggianti canneti sono ambienti ricchissimi di vita. Nei mesi estivi, quando la maggior parte delle specie animali si riproduce, ecco che intervengono puntuali tagli colturali. Decine di operai forestali armati di strumenti da taglio operano inconsapevoli di quanto danno viene arrecato alla natura. In pochi giorni si distruggono tantissime specie animali legate proprio a questi speciali e sempre più minacciati habitat. Tutto alla faccia della tutela della Biodiversità nell'anno in cui essa si celebra più a chiacchiere che con fatti concreti. Se sono proprio necessari interventi per la bonifica dei canali per favorire il flusso dell'acqua perchè non farli in altri periodi in modo da preservare il più possibile la natura e il ciclo riproduttivo di tante specie, alcune protette da norme comunitarie? E' sempre la stessa musica nel governo e nella gestione della Natura e delle sue componenti!
Parco del Pollino, la tutela non sia di facciata
La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista), Italia Nostra Gruppo Interregionale Parco Nazionale del Pollino, l’Associazione Italiana per la Wilderness (Pollino), il CoSa (Comitato Ambiente Salute Pollino), l’Associazione Ambientalista “Il Riccio” di Castrovillari e l’Associazione Pensieri Liberi Pollino denunciano come le numerose iniziative di apparente promozione del Parco Nazionale del Pollino, da parte dell’Ente Parco, con protocolli di intesa con altri Parchi italiani, estemporanee iniziative artistiche, improbabili gemellaggi con aree dell’emisfero australe, si scontrino con la realtà quotidiana che vede il Parco non adeguatamente tutelato dall’Ente che lo rappresenta, ma anzi aggredito con iniziative speculative che rischiano di stravolgere e compromettere irrimediabilmente le sue caratteristiche ambientali, non soltanto originali, ma del tutto uniche.
Le nostre associazioni ed i movimenti vogliono ancora una volta evidenziare come il patrimonio forestale del Parco del Pollino, nonostante la presenza dell’Ente Parco, oltre che dagli incendi estivi venga minacciato dai cosiddetti tagli economici richiesti sia dai proprietari pubblici (Comuni) che da quelli privati.
All’incombente minaccia di trasformare gli alberi del Pollino in “biomassa vergine” da incenerire nella centrale Enel del Mercure, si affianca una recente politica di gestione forestale messa in atto da Comuni e Regioni, tesa a consentire tagli forestali in aree a forte vocazione naturalistica ed ambientale. È il caso ad esempio dei boschi delle Valli del Fiume Argentino e Lao, in Calabria, oppure dei boschi rientranti nel cosiddetto “cuore del parco” sul versante lucano.
Nonostante le continue sollecitazioni ad adottare una gestione forestale coerente con i principi istitutivi dell’Ente Parco, assistiamo purtroppo al rilascio di pareri autorizzativi, proprio da parte dell’Ente Parco, dati per Valutazioni d’Incidenza istruite dalla Regione Basilicata e relative a Piani Economici di Assestamento Forestale presentati negli ultimi mesi da Amministrazioni comunali e da privati, proprietari di grandi estensioni di territorio forestale all’interno del Parco.
Siamo perciò fortemente preoccupati della sorte di questi boschi che costituiscono habitat prioritari, SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zone di Protezione Speciali) per lo più ricadenti in gran parte in zona 1 e vogliamo augurarci che l’Ente Parco davvero non consenta lo sfruttamento economico delle foreste del Pollino. C’è dunque bisogno che l’Ente Parco intraprenda azioni concrete per la salvaguardia dei boschi – e dei pini loricati che meriterebbero una sorveglianza continua – in assenza delle quali si rischia di fare solo operazioni “di facciata”. Le stesse modalità di accesso alla montagna devono essere finalmente disciplinate e controllate, per far sì che piste forestali e sentieri escursionistici rimangano tramiti attraverso cui conoscere e amare il Parco e non vengano trasformati in strumenti di aggressione.
Preoccupano, inoltre, sia la mancanza di interlocuzione con l’Ente Parco, a cui diamo, ancora una volta, immediata disponibilità per discutere di questi problemi, sia la mancanza di informazioni circa la richiesta, inoltrata all’Ente Parco nel febbraio scorso dalla Direzione Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente, su sollecitazione di Italia Nostra, di “fornire dettagliati elementi” proprio su queste importanti questioni. A ciò si aggiunga che da ben otto mesi siamo in attesa, assieme alle popolazioni della Valle del Mercure, della determina del direttore Formica relativa alla Delibera del Consiglio Direttiva dell’11 dicembre 2009, ove si chiede lo smantellamento della Centrale Enel del Mercure.
In attesa che i vertici del parco rispondano a queste nostre richieste e preoccupazioni, auspichiamo che il patrimonio forestale del Parco Nazionale del Pollino venga salvaguardato concretamente, ricorrendo, ove fosse necessario, all’acquisto e/o indennizzo per il mancato taglio previsto dalle leggi vigenti. Il silenzio degli organi del parco, in merito a quanto da noi evidenziato, significherebbe confermare un colpevole ed inaccettabile silenzio-assenso.
Fonte: http://www.olambientalista.it/index.php/tutela-pollino/ 20 luglio 2010
Le nostre associazioni ed i movimenti vogliono ancora una volta evidenziare come il patrimonio forestale del Parco del Pollino, nonostante la presenza dell’Ente Parco, oltre che dagli incendi estivi venga minacciato dai cosiddetti tagli economici richiesti sia dai proprietari pubblici (Comuni) che da quelli privati.
All’incombente minaccia di trasformare gli alberi del Pollino in “biomassa vergine” da incenerire nella centrale Enel del Mercure, si affianca una recente politica di gestione forestale messa in atto da Comuni e Regioni, tesa a consentire tagli forestali in aree a forte vocazione naturalistica ed ambientale. È il caso ad esempio dei boschi delle Valli del Fiume Argentino e Lao, in Calabria, oppure dei boschi rientranti nel cosiddetto “cuore del parco” sul versante lucano.
Nonostante le continue sollecitazioni ad adottare una gestione forestale coerente con i principi istitutivi dell’Ente Parco, assistiamo purtroppo al rilascio di pareri autorizzativi, proprio da parte dell’Ente Parco, dati per Valutazioni d’Incidenza istruite dalla Regione Basilicata e relative a Piani Economici di Assestamento Forestale presentati negli ultimi mesi da Amministrazioni comunali e da privati, proprietari di grandi estensioni di territorio forestale all’interno del Parco.
Siamo perciò fortemente preoccupati della sorte di questi boschi che costituiscono habitat prioritari, SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zone di Protezione Speciali) per lo più ricadenti in gran parte in zona 1 e vogliamo augurarci che l’Ente Parco davvero non consenta lo sfruttamento economico delle foreste del Pollino. C’è dunque bisogno che l’Ente Parco intraprenda azioni concrete per la salvaguardia dei boschi – e dei pini loricati che meriterebbero una sorveglianza continua – in assenza delle quali si rischia di fare solo operazioni “di facciata”. Le stesse modalità di accesso alla montagna devono essere finalmente disciplinate e controllate, per far sì che piste forestali e sentieri escursionistici rimangano tramiti attraverso cui conoscere e amare il Parco e non vengano trasformati in strumenti di aggressione.
Preoccupano, inoltre, sia la mancanza di interlocuzione con l’Ente Parco, a cui diamo, ancora una volta, immediata disponibilità per discutere di questi problemi, sia la mancanza di informazioni circa la richiesta, inoltrata all’Ente Parco nel febbraio scorso dalla Direzione Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente, su sollecitazione di Italia Nostra, di “fornire dettagliati elementi” proprio su queste importanti questioni. A ciò si aggiunga che da ben otto mesi siamo in attesa, assieme alle popolazioni della Valle del Mercure, della determina del direttore Formica relativa alla Delibera del Consiglio Direttiva dell’11 dicembre 2009, ove si chiede lo smantellamento della Centrale Enel del Mercure.
In attesa che i vertici del parco rispondano a queste nostre richieste e preoccupazioni, auspichiamo che il patrimonio forestale del Parco Nazionale del Pollino venga salvaguardato concretamente, ricorrendo, ove fosse necessario, all’acquisto e/o indennizzo per il mancato taglio previsto dalle leggi vigenti. Il silenzio degli organi del parco, in merito a quanto da noi evidenziato, significherebbe confermare un colpevole ed inaccettabile silenzio-assenso.
Fonte: http://www.olambientalista.it/index.php/tutela-pollino/ 20 luglio 2010
sabato 17 luglio 2010
MATERA, SU INTERNET I DATI DEL MONITORAGGIO ITALCEMENTI
MATERA, SU INTERNET I DATI DEL MONITORAGGIO ITALCEMENTI
Aperto alle associazioni il tavolo tecnico scientifico e della trasparenza
16/07/2010 17.59.08
[Basilicata]
Trasparenza e partecipazione. Su questi due pilastri si basano le principali decisioni assunte nel corso della prima riunione del tavolo tecnico scientifico previsto dal protocollo d’intesa sottoscritto nel mese di maggio dal Comune e dalla Provincia di Matera, dall’Ente Parco della Murgia materana e dalla Cementeria Italcementi in attuazione delle politiche di sviluppo sostenibile adottate e in linea con il “Patto per la tutela dell’Ambiente” siglato nel luglio 2009 dalla stessa Italcementi e dal Ministero dell’Ambiente e in correlazione alle attività già avviate inerenti il progetto di revamping dell’impianto. Il tavolo tecnico scientifico, istituito allo scopo di valutare, nel tempo, le prestazioni ambientali della cementeria, - si legge in un comunicato diffuso dal Comune - si è insediato ieri nel corso di una riunione alla quale hanno partecipato Salvatore Adduce, sindaco del Comune di Matera, Eustachio Montemurro, in rappresentanza dell’Amministrazione Provinciale, Roberto Cifarelli, presidente Parco della Murgia Materana, Edoardo Giudiceandrea, direttore tecnico Italcementi, Domenico Cafaro, direttore sede di Matera di Italcementi, Angelo Monti, Servizio Ambiente Gruppo Italcementi. Nel corso della riunione, presieduta dal sindaco Adduce, si è deciso di promuovere un incontro con le associazioni ambientaliste e della cittadinanza attiva al fine di allargare alla loro partecipazione il Tavolo Tecnico Scientifico in relazione agli argomenti da trattare. Dai primi di agosto, inoltre, verranno pubblicati sui siti internet del Comune di Matera, della Provincia e dell’Ente Parco i dati riguardanti il monitoraggio in continuo delle emissioni del forno di cottura della Cementeria. Tra le altre prime decisioni assunte vi è quella di installare presso il centro di Masseria Radogna, sita in posizione intermedia tra l’impianto della cementerai e la città di Matera, la centralina fissa per il monitoraggio dell’aria; di avviare una campagna per la verifica ed il monitoraggio a terra delle matrici alimentari e, su proposta del presidente Cifarelli, di ripetere annualmente il monitoraggio della qualità dell’aria con centralina mobile attualmente insediato in posizione “sud” rispetto alla Italcementi di concerto con l’Arpab nel rispetto dell’autorizzazione integrata ambientale. Di concerto con le associazioni le rilevazioni, il trattamento e la elaborazione dei dati sarà affidata ad un organismo “terzo” con onere della gestione a carico della Italcementi. Mentre in un successivo incontro, da tenersi anche con le Associazioni, sarà stabilità l’esatta campagna di monitoraggio e di misurazione dei depositi a terra nonché sulle specifiche della centralina. Soddisfazione è stata espressa, al termine dell’incontro, dal sindaco, Salvatore Adduce. “Con queste decisioni – ha detto – diamo seguito agli impegni assunti andando non solo a rafforzare il monitoraggio ambientale in un contesto delicato come quello del Parco della Murgia, ma anche a garantire la salute dei cittadini e migliorare la loro qualità della vita. Tutte decisioni che saranno assunte, così come le altre del Comune, nell’ambito di un percorso condiviso e trasparente che consentirà a tutti i di verificare direttamente la qualità dell’aria che si respira”.
Aperto alle associazioni il tavolo tecnico scientifico e della trasparenza
16/07/2010 17.59.08
[Basilicata]
Trasparenza e partecipazione. Su questi due pilastri si basano le principali decisioni assunte nel corso della prima riunione del tavolo tecnico scientifico previsto dal protocollo d’intesa sottoscritto nel mese di maggio dal Comune e dalla Provincia di Matera, dall’Ente Parco della Murgia materana e dalla Cementeria Italcementi in attuazione delle politiche di sviluppo sostenibile adottate e in linea con il “Patto per la tutela dell’Ambiente” siglato nel luglio 2009 dalla stessa Italcementi e dal Ministero dell’Ambiente e in correlazione alle attività già avviate inerenti il progetto di revamping dell’impianto. Il tavolo tecnico scientifico, istituito allo scopo di valutare, nel tempo, le prestazioni ambientali della cementeria, - si legge in un comunicato diffuso dal Comune - si è insediato ieri nel corso di una riunione alla quale hanno partecipato Salvatore Adduce, sindaco del Comune di Matera, Eustachio Montemurro, in rappresentanza dell’Amministrazione Provinciale, Roberto Cifarelli, presidente Parco della Murgia Materana, Edoardo Giudiceandrea, direttore tecnico Italcementi, Domenico Cafaro, direttore sede di Matera di Italcementi, Angelo Monti, Servizio Ambiente Gruppo Italcementi. Nel corso della riunione, presieduta dal sindaco Adduce, si è deciso di promuovere un incontro con le associazioni ambientaliste e della cittadinanza attiva al fine di allargare alla loro partecipazione il Tavolo Tecnico Scientifico in relazione agli argomenti da trattare. Dai primi di agosto, inoltre, verranno pubblicati sui siti internet del Comune di Matera, della Provincia e dell’Ente Parco i dati riguardanti il monitoraggio in continuo delle emissioni del forno di cottura della Cementeria. Tra le altre prime decisioni assunte vi è quella di installare presso il centro di Masseria Radogna, sita in posizione intermedia tra l’impianto della cementerai e la città di Matera, la centralina fissa per il monitoraggio dell’aria; di avviare una campagna per la verifica ed il monitoraggio a terra delle matrici alimentari e, su proposta del presidente Cifarelli, di ripetere annualmente il monitoraggio della qualità dell’aria con centralina mobile attualmente insediato in posizione “sud” rispetto alla Italcementi di concerto con l’Arpab nel rispetto dell’autorizzazione integrata ambientale. Di concerto con le associazioni le rilevazioni, il trattamento e la elaborazione dei dati sarà affidata ad un organismo “terzo” con onere della gestione a carico della Italcementi. Mentre in un successivo incontro, da tenersi anche con le Associazioni, sarà stabilità l’esatta campagna di monitoraggio e di misurazione dei depositi a terra nonché sulle specifiche della centralina. Soddisfazione è stata espressa, al termine dell’incontro, dal sindaco, Salvatore Adduce. “Con queste decisioni – ha detto – diamo seguito agli impegni assunti andando non solo a rafforzare il monitoraggio ambientale in un contesto delicato come quello del Parco della Murgia, ma anche a garantire la salute dei cittadini e migliorare la loro qualità della vita. Tutte decisioni che saranno assunte, così come le altre del Comune, nell’ambito di un percorso condiviso e trasparente che consentirà a tutti i di verificare direttamente la qualità dell’aria che si respira”.
venerdì 16 luglio 2010
Convegno: Terra e mare al tempo del petrolio
lunedì 12 luglio 2010
Corpo Forestale sequestra trappola abusiva a Montescaglioso
MONTESCAGLIOSO - Gli uomini del Comando Stazione del Corpo Forestale di Montescaglioso, nell’ambito delle attività di controllo antibracconaggio sul territorio, hanno rinvenuto nel bosco di Monte Vetere in agro di Montescaglioso un sofisticato dispositivo venatorio per la cattura dei cinghiali ed altre specie di macro-fauna protette. La trappola era stata predisposta per la cattura abusiva di animali selvatici particolarmente protetti dalla normativa, quali il cinghiale (Sus Scrofa) l’istrice (Histrix cristata), il tasso (Meles meles), la faina (Martes faina), la martora (Martes martes), la volpe (Vulpes vulpes) etc. mediante la collocazione all’interno di apposite esche per attirare le prede. La gabbia, realizzata artigianalmente in metallo con colori mimetici per eludere i controlli, è stata sottoposta a sequestro da parte della Forestale e le indagini proseguiranno per scoprire gli ignoti bracconieri. Gli autori dell’illecito, qualora identificati, dovranno rispondere penalmente per condotte irregolari legate alla legge sulla caccia, quali l’attività di bracconaggio con l’utilizzo di tecniche e mezzi non consentiti in periodo di divieto generale e per altri reati ambientali connessi. Il Corpo Forestale dello Stato di Matera, anche tramite l’opera dei dipendenti Comandi di Stazione Forestale, è continuamente impegnato nei controlli preventivi e repressivi in danno alla fauna locale e del territorio provinciale in generale ed invita tutti i cittadini a segnalare al numero verde di emergenza ambientale 1515 qualsiasi tipo di manomissione o danno al patrimonio naturalistico.
Michele Cifarelli
Fonte: TRM
Michele Cifarelli
Fonte: TRM
sabato 19 giugno 2010
Poiana in allarme
Inavvertitamente alcuni giorni fa mi sono avvicinato ad un albero su cui nidifica una coppia di Poiana. Immediata la reazione degli adulti...
venerdì 18 giugno 2010
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