mercoledì 14 settembre 2011

La Basilicata dei boschi, tra interessi e tagli

di Enzo Palazzo

È un naturalista storico, giornalista, autore di 20 libri e 200 pubblicazioni scientifiche. Nel 1971 lanciò il “Progetto Pollino” nell’ambito della prima proposta organica del futuro parco nazionale calabro lucano. A Franco Tassi, che ha diretto per molti anni il Parco Nazionale d’Abruzzo, trasformandolo in un modello d’avanguardia a livello europeo, in un momento in cui lo sfruttamento dei boschi in Basilicata è tornato ad essere una minaccia, la Gazzetta ha chiesto se si può ammettere un ragionevole sfruttamento boschivo anche in un grande Parco nazionale?
«Per armonizzare i molti interessi in gioco, la strada maestra è quella della “zonazione”: nei boschi più vicini si possono consentire ragionevoli prelievi controllati, anche perchè esistono diritti e tradizioni importanti, come l’uso civico di legnatico e fungatico e le feste dell’albero, da interpretare, però, in un modo più attento e compatibile con la tutela ecologica. Ma nelle foreste più lontane, a quote elevate, sulle creste, nelle vallecole e nelle cosiddette “fasce di protezione” non va toccato nulla: qui vige il principio della riserva integrale e deve comandare la natura. Ricordiamo che, come nel Parco d’Abruzzo, anche in quello del Pollino (soprattutto nella parte della Catena Costiera) esistono ancora lembi sparsi e limitati, ma straordinariamente interessanti, di “selva vergine” o semi-naturale. Intervenirvi con piste, ruspe e tagli sarebbe sacrilego».
Come si preservano i boschi naturali e semi-naturali?
«Lasciando che un albero caduto e marcescente si decomponga e di lì rinasca la vita. Salvare le ultime foreste italiane costituisce una priorità assoluta per conservare il clima e le stagioni, difendere il suolo da frane e alluvioni, garantire la produzione di acque eccellenti e cristalline, offrire rifugio alla fauna selvatica. Mezzo secolo fa l’obiettivo dichiarato era il massimo sfruttamento dei boschi, misurato in metri cubi di legname tagliato. L’importanza di preservare anche il legno morto e in disfacimento – la “necromassa” –, dal quale risorge la vita e si sprigionano mille processi di rigenerazione naturale, oggi viene riconosciuta anche a livello internazionale».
Visti i conti sempre più in rosso dei Comuni, non c’è da aspettarsi la spinta allo scempio?
«Un moderato sfruttamento a beneficio di usi e tradizioni locali strettamente vigilati dalle comunità, è senz’altro accettabile. Ma ciò non significa affatto autorizzare grossi tagli industriali, magari per alimentare disastrose centrali a biomasse, come purtroppo si vorrebbe sulla Sila e sul Pollino. Questo significherebbe tornare indietro di mezzo secolo, quando querce e faggi plurisecolari venivano ceduti a due soldi per farne legna da ardere e traversine da ferrovia. A nessun sindaco, in buona o cattiva fede, dovranno essere consentiti errori tanto devastanti, perché non ha senso replicare nel parco i peggiori sistemi praticati fuori dall’area protetta. E’ proprio qui che il parco, usufruendo di tutta l’autorità di cui dispone, deve esercitare il suo controllo, chiamando in causa anche i valori paesaggistici e le tutele internazionali».
Il Parco nazionale della Val d’Agri e del Lagonegrese protegge il territorio a macchia di leopardo. Ha un senso?
«Una struttura articolata in zone è utile, ma solo se i vari usi del suolo, pur differenti tra loro, sono compatibili e armonizzati dal Parco. Debbono in sostanza tendere al fine comune, che è quello di un’area protetta, con tutti i benefici che ne derivano. Se invece sono divergenti, o addirittura opposti, il conflitto prima o poi è inevitabile. Significa prendere in giro la collettività, promettendo la difesa del territorio e della natura, ma perseguendo invece altri scopi meno chiari, magari per interessi inconfessabili».
Ma si possono gestire i parchi commissariandoli, come avviene nella Val d’Agri?
«Dovrebbe avere carattere eccezionale, invece è una comoda pratica sempre più diffusa, che mira a consolidare certi poteri e a renderli indiscussi. Impedire abusi del genere dipende, anche e soprattutto, dalla nostra capacità di vigilanza, intervento e mobilitazione civile».
Enzo Palazzo

L’esempio del Costa Rica con il “restauro ambientale”

«In Costa Rica, uno Stato che punta al benessere e all’equilibrio tra uomo e ambiente, nella Cuenca del Rio La Balsa, al nord del Paese, la gente si è accorta che coltivando e sfruttando troppo la parte alta delle montagne, non aveva più acqua sana e pulita, e la fauna stava scomparendo. L’intera comunità si è allora mobilitata in un grande progetto di restauro ambientale, acquistando piccoli lembi di terra, ricostruendo micro-bacini idrici e piantando alberi. Ad aiutarla, sono intervenute organizzazioni come l’Istituto Nectandra e un sistema di prestiti senza interessi, con lo scopo di ricreare l’ambiente, far crescere la cultura dell’acqua e della foresta, e sviluppare un nuovo tipo di ecoturismo. Ora gli stranieri accorrono qui a scoprire non solo come tutta la comunità partecipi con entusiasmo all’operazione, ma anche come la natura stia rapidamente recuperando i propri spazi. Nel giro di pochi anni, la foresta si è riformata, la biodiversità sta riprendendo il sopravvento e le acque pulite abbondano, a beneficio di tutti. Oggi, attraverso internet, chiunque può vedere cosa stia accadendo dall’altra parte dell’Oceano. Un progetto a medio e lungo termine, un investimento nel futuro, ma anche un impegno nuovo in cui tutti si sentono protagonisti e partecipi.
“Comprare la terra dove nasce l’acqua, piantare alberi e far pace con la natura vuol dire assicurare un futuro anche ai figli dei nostri figli”, è il pensiero che pervade questa nuova cultura del cambiamento, nell’interesse di tutti. Quando anche in Italia, e in Basilicata, riscopriremo che il futuro sta non nel consumare e distruggere, ma nel conservare e ricreare l’armonia e le risorse della natura, allora la scelta tra un vero Parco del futuro e le rapaci aggressioni al territorio attuali sarà semplice, sicura e condivisa».
e.p.

Se il parco diventa un luna park

La sovranità del Parco della Val d’Agri e in generale delle aree protette della Basilicata, secondo gli ambientalisti, è minacciata dalla pressione dei petrolieri. Franco Tassi, tra l’ineluttabilità del conflitto e le strategie tattiche della politica, si dice convinto che «però, quando la gente approfondisce e si muove, le cose vanno ben diversamente, come accadde col movimento popolare contro le scorie nucleari che, nel 2003, bloccò sul nascere una delle più vergognose operazioni ai danni del Mezzogiorno d’Italia: quella che voleva ridurre l’Arco Jonico a pattumiera delle zone ricche».
Ma attualmente l’impressione è che si riscontrino maggiore arroganza delle multinazionali, più leggi inapplicate e più sudditanza della politica rispetto al 2003.
«L’arroganza di tutti i poteri incontrastati si limitano sempre se la gente è unita e decisa. Talvolta il potere tenta di circuire, blandendo le autorità con promesse, collaborazioni e sponsorizzazioni. Iniziative su cui si può anche discutere, ma solo se i vincoli del Parco vengano pienamente rispettati. Altrimenti, il rischio è trasformare i parchi in una specie di luna park, come stava accadendo in America, con la Grand Canyon Company, la società concessionaria dei servizi che stava diventando più potente e politicamente influente del parco stesso». e.p.

La scheda

Le aree protette in Italia sono circa un decimo del territorio di cui neppure un quarto riguarda foreste a vocazione naturale. In Basilicata siamo al 30 per cento del territorio protetto. Ancora un secolo fa Norman Douglas poteva scrivere: “Il bosco di Policoro ha la bellezza aggrovigliata di una giungla tropicale”.
Secondo Tassi, «nessun luogo ha il fascino e la ricchezza culturale, la storia e l’arte, il folclore, il paesaggio, la biodiversità e la capacità di accoglienza dell’Italia e del Mezzogiorno. Ricordo che una sera un turista tedesco, di ritorno al litorale Jonico, dopo una lunga traversata del Pollino e una giornata trascorsa tra la terra e il cielo, esclamò: “Io non so davvero cosa ho fatto di buono nella vita, per meritare di godere meraviglie come queste!”. Ecco qual è la nostra vera ricchezza che non va contaminata, ma custodita con cura e rispetto, così come ci è stata tramandata».
[* Enzo Palazzo - La Gazzetta del Mezzogiorno del 3/9/2011]

giovedì 8 settembre 2011

Centri visita Oasi del Materano, tavolo di programmazione

La valorizzazione dell’ambiente produce risultati importanti in termini turistici.

La valorizzazione dell’ambiente, soprattutto se pianificata e in rete, produce risultati importanti in termini turistici. Un principio, dimostrato nei fatti dai numeri che i Centri visita del Materano hanno registrato in questa stagione estiva, che ha guidato l’incontro svoltosi in Provincia (il 6 settembre, n.d.r.) tra: il presidente dell’Ente Franco Stella, il vice presidente Giovanni Bonelli, l’assessore alla Forestazione Angelo Garbellano, il dirigente di settore Enrico De Capua, i rappresentanti del Centro visita dell’Oasi di S. Giuliano Domenico Rizzi e Antonio Di Biase, il referente della Lega Navale Sigismondo Mangialardi per il Centro visita Oasi di Bosco Pantano e il responsabile del Centro recupero animali selvatici dell’Oasi di S. Giuliano Matteo Visceglia.
 
“Questo incontro – ha esordito l’assessore all’Ambiente, Giovanni Bonelli – ha fissato il raggiungimento di obiettivi importanti, primo tra tutti la decisione di dare continuità al tavolo odierno. Riteniamo fondamentale dare sistematicità e rigore a progetti che si preoccupano della valorizzazione del territorio, e rendendo permanente il tavolo creiamo la bussola del progetto. Un approccio scientifico che consentirà alle due Oasi di contraddistinguersi, a livello nazionale, nello scenario delle riserve naturali.”
 
Tre i temi al centro della strategia per il rilancio del ruolo delle Oasi: scuole, comunicazione e sinergia.
 
“Promozione ampia e a tappeto per le direzioni scolastiche di Basilicata, Puglia e Calabria – ha dichiarato l’assessore al Turismo, Angelo Garbellano – che saranno coinvolte nella campagna di comunicazione che le due Oasi metteranno a regime già a partire dalle prossime ore. Un passaggio obbligato quello verso le scuole che rappresentano il primo e naturale bacino di utenza di questa tipologia di offerta. Un work in progress serrato e opportunamente definito da un piano di comunicazione integrato che, oltre a disciplinare l’utilizzo dei vari strumenti, individuerà obiettivi e relativa tempistica.”
 
“Oggi le nostre eccellenze naturalistiche  - ha concluso il presidente Franco Stella - dicono qualcosa di nuovo proprio a partire dalla determinazione a lavorare in sintonia. Per la prima volta i due Centri visita stanno ragionando, insieme alla Provincia, come un corpo unico, il territorio, che si organizza per mettere a valore le proprie risorse. Un traguardo che definisce il nuovo inizio che questa Amministrazione ha inteso dare alla politica turistico ambientale locale: una visione comune che alimenta le prospettive di crescita della economia. Atteggiamento unitario che ci consentirà di realizzare i numerosi progetti che sono in itinere e che le risorse Piot renderanno concreti.”

Matera, 6 settembre 2011

lunedì 29 agosto 2011

Un raro Astore ritrovato a Montescaglioso

Domenica 28 agosto, nella calura pomeridiana, un raro Astore (Accipiter gentilis) è piombato all'improvviso, forse con l'intento di catturare qualche preda e saziare la sua fame, in uno dei tanti orti-giardini situati alla periferia di Montescaglioso.
Ma la sfortuna ha voluto, come ha raccontato il proprietario del fondo Franco Mazziotta, che in quell'orto vi fosse anche un'oca maschio che, istintivamente e immediatamente, lo ha attaccato con tale aggressività da procurargli traumi alla testa ed ad altre parti del corpo che gli hanno impedito di difendersi e volare via.
Grazie alla collaborazione del CEA di Montescaglioso, allertato dal Mazziotta,l'Astore è stato immediatamente consegnato al Centro Recupero Rapaci della Provincia di Matera operante presso la Riserva di San Giuliano. Il Responsabile della struttura, Matteo Visceglia, al momento della consegna ha subito constatato la grave situazione dell'animale che era ormai giunto quasi in fin di vita, magrissimo e denutrito. L'immediato soccorso e la somministrazione di soluzione glucosata e cibo hanno evitato il peggio. Per ora l'Astore ha superato la fase più critica ma ancora è presto per esprimere giudizi, data la sua grave debilitazione e la sua inabilità al volo. Il suo peso all'arrivo era di appena 427 grammi mentre normalmente avrebbe dovuto essere come minimo di 100 grammi in più. Secondo Brichetti & Fracasso (2003) infatti i maschi hanno un peso variabile da 517 a 1110 grammi mentre le femmine, sensibilmente più grandi, possono pesare da un minimo di 820 ad un massimo di 2054 g.

Il ritrovamento o l'osservazione di un Astore è un evento piuttosto raro in Italia considerando l'elusività di questo rapace spiccatamente forestale. E' distribuito a macchia di leopardo in tutta la penisola, soprattutto lungo le aree alpine e appenniniche e si stima una popolazione nidificante di sole 500-800 coppie. In Basilicata, ed in Provincia di Matera in particolare, si hanno pochissime segnalazioni.

Il ritrovamento a Montescaglioso potrebbe essere collegato ad un movimento migratorio oppure ad erratismo di subadulti.

Il ruolo del Centro Recupero in questo caso, oltre all'accoglienza e soccorso dell'esemplare, si conferma ancora una volta importante nel quadro della raccolta di dati di presenza sul territorio di specie di interesse ornitologico e scientifico contribuendo alla crescita delle conoscenze faunistiche e naturalistiche della nostra regione.

Per la lettura del racconto del CEA clicca qui


Nella foto il sig Franco Mazziotta dopo aver recuperato l'Astore. Foto del CEA Montescaglioso


sabato 27 agosto 2011

Una Cicogna bianca debilitata recuperata dal CRAS












Domenica 21 agosto, grazie alla segnalazione di Rocco Dambrosio, un appassionato naturalista e frequentatore della Riserva di San Giuliano, il Centro Recupero Animali Selvatici è intervenuto per il recupero di una Cicogna bianca debilitata ed incapace di volare localizzata sul versante sinistro del Lago di San Giuliano. Senza alcuna difficoltà il Responsabile del Centro Matteo Visceglia, con la collaborazione del signor Rocco e di un'altra volontaria che si sono prestati nell'operazione di recupero, è riuscito a catturare l'esemplare e metterlo in salvo prima che potesse fare una brutta fine.
Il Veterinario dott. Vito Tralli a seguito di una prima visita effettuata il giorno dopo ha diagnosticato problemi legati ad intossicazioni di origine alimentare o di altra natura con evidente forte diarrea, debiltazione e magrezza. Per diversi giorni è stata sottoposta presso il Centro a cure assidue ed alimentazione forzata al fine di consentirle di riprendere forza. Al momento è ancora in cura e si spera di poterla pienamente recuperare.
In questi giorni vi è un transito piuttosto evidente di Cicogne bianche. Infatti sono state osservati 7 esemplari nella Riserva di San Giuliano (A. Nitti, com pers.) il giorno 27 agosto e circa 20 esemplari osservati a Montalbano Jonico lo stesso giorno (E.Palazzo, com pers.).

giovedì 18 agosto 2011

Il Capovaccaio in Basilicata: sintesi 2011

Nel corso del 2011 in Basilicata è stata riconfermata la presenza delle due coppie storiche in due distinte aree della regione. La coppia presente in provincia di Potenza ha involato un giovane mentre quella in provincia di Matera ne ha involati due.
Si conferma pertanto la stabilità della micropopolazione regionale che probabilmente rappresenta una delle ultime roccaforti della specie in Italia.
Si segnala che la coppia della provincia di Matera, analogamente a quanto avviene da diversi anni, è stata aiutata con piccoli carnai in aree strategiche. Queste iniziative, insieme alle attività di tutela, conservazione e recupero del Falco grillaio sono state attuate con la collaborazione e il supporto di ALTURA (Associazione per la Tutela dei Rapaci e dei loro Ambienti) e della Provincia di Matera.
Matteo Visceglia

sabato 30 luglio 2011

Prossima liberazione di falchi grillai a Montescaglioso

Mercoledì 3 agosto alle ore 11,00 sarà effettuata una liberazione pubblica di falchi grillai presso l'Abbazia San Michele Arcangelo a Montescaglioso (Mt).

Il rilascio è curato dal Centro Recupero Rapaci della Provincia di Matera che opera presso la Riserva Naturale di San Giuliano, in collaborazione con LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) e ALTURA (Associazione per la Tutela dei Rapaci e dei loro Ambienti).

Per l'occasione i responsabili del Centro insieme ai volontari della LIPU distribuiranno materiale e risponderanno alle domande dei presenti per conoscere meglio la vita di questo rapace.

Info: 339-1637510

lunedì 25 luglio 2011

Liberati 5 rapaci presso un Agriturismo














Giovedi scorso 21 luglio presso l'Azienda Agrituristica "Orto di Lucania", in agro di Montescaglioso, sono stati liberati 4 grillai (Falco naumanni) ed un gheppio (Falco tinnunculus). I grillai erano 1 adulto maschio, 1 adulto femmina e due giovani. Il gheppio era anch'esso giovane. Alla liberazione hanno partecipato con entusiasmo alcuni turisti ospiti dell'agriturismo. E' stata questa un' occasione per far conoscere a chi viene per la prima volta in Basilicata un aspetto diverso della nostra regione, focalizzando l'attenzione non solo sul territorio e le sue bellezze paesaggistiche ma anche sulle peculiarità naturalistiche che lo arricchiscono e lo rendono unico. Prima del rilascio dei piccoli falchi è stata fatta una presentazione sul ruolo e sulle attività del Centro Recupero Rapaci della Riserva di San Giuliano e sono stati distribuiti opuscoli e depliant realizzati nell'ambito del progetto LIFE "Rapaci Lucani". I gestori dell'Agriturismo, Fulvio e Beniamino Spada, visto l'interesse e l'entusiasmo di adulti e bambini nell'assistere a tali iniziative, hanno espresso la volontà di ospitare il Centro Recupero per futuri eventi di rilascio di rapaci curati e riabilitati.

domenica 3 luglio 2011

Rassegna stampa: "Strade killer per gli animali"

Comunicati stampa: I velivoli fantasma


Foto: M. Visceglia

Foto: M. Visceglia

La L.R. n° 39 del 2000 ha istituito la Riserva Naturale Orientata di S. Giuliano che ha come obbiettivo principale la tutela di quel territorio. Per la gestione della predetta Riserva ci si avvale del Regolamento di Gestione che è stato pubblicato solo nel 2007 a sette anni, cioè, dalla nascita della Riserva. In epoca successiva la Riserva si è dotata di un Piano di gestione, in buona parte non attuato per carenza di fondi. E’ di questi giorni l’affidamento da parte dell’ Amministrazione Provinciale di Matera del Centro Visite, struttura che dovrebbe integrarsi nel contesto in maniera conforme ai dettati degli strumenti di tutela ambientale e di gestione finalizzata a detta tutela. Nel regolamento di gestione vi è il divieto di atterraggio e di decollo di mezzi di qualsiasi tipo ed è interdetto anche il sorvolo a quota inferiore ai 500 metri. L’ammaraggio è consentito solo per attività di soccorso e protezione civile e per il prelievo d’acqua per il servizio antincendio in quelle aree non interessate dalla presenza di fauna. La regolamentazione è molto restrittiva perché non esiste nella Riserva un’ area non interessata alla presenza di fauna protetta. Ogni attività di sorvolo, ammaraggio e prelievo dovrebbe essere, perciò, esclusa ma è chiaro che solo per le emergenze questo non è consigliabile. La presenza dei mezzi aerei va limitata,quindi, solo alla effettiva emergenza. Le attività di esercitazione potranno essere effettuate su altri invasi, di cui la Basilicata è ricca, che non presentano caratteristiche di rilevanza naturalistica e faunistica di importanza europea e di generale protezione ambientale simile alla Riserva di San Giuliano. Si è avuto modo di verificare, invece, che l’addestramento svolto, normalmente, da due aerei tipo Fire Boss con cadenza quotidiana, spesso, prevede decine di sorvoli e carichi/scarichi di acqua nel giro di poche ore, protraendosi per lungo tempo. Numerose testimonianze di residenti, operatori e turisti denunziano questa situazione ed attestano disappunto per il pessimo segnale di tutela ambientale. Come al solito data la ridondanza delle strutture amministrative presenti non si capisce chi è che può fermare quegli aerei : La Prefettura di Matera con il suo apposito ufficio di Protezione Civile, la Regione Basilicata con la sua identica struttura o forse l’Aviazione Militare perché trattasi di velivoli non identificati che si intromettono in spazi aerei nazionali? Una cosa è certa che quei velivoli nessuno li vede tanto che sembrano fantasmi.

Associazione CITTA’ PLURALE- Matera Matera, 3 Luglio 2011

Rassegna stampa "Strage di animali selvatici"