giovedì 27 novembre 2008
mercoledì 26 novembre 2008
Volpoche a San Giuliano


Questo pomeriggio su una enorme distesa di acquitrini dell'Oasi di San Giuliano centinaia di uccelli acquatici erano in continuo movimento alla ricerca di cibo. Le acque basse, grazie alle recenti piogge arrivate dopo la lunga siccità degli ultimi mesi, hanno determinato condizioni migliori all'habitat di molte specie. Uno sguardo dalle rive ha permesso di osservare aironi cenerini, aironi bianchi maggiori, cormorani, svassi. E poi centinaia di fischioni e alzavole, insieme ad una decina di moriglioni e mestoloni. Ma le anatre selvatiche che più hanno attirano l'attenzione sono le rare volpoche, qui solo di passo o svernanti, poichè hanno un piumaggio molto vistoso ed inconfondibile anche da lontano. L'aspetto generale è contrastato di bianco e nero, capo e collo verde scuro, parti inferiori bianche attraversate da una larga e tipica fascia castana che ne agevola facilmente il riconoscimento. Nella fanghiglia 8 esemplari erano intenti a cercare cibo lasciandosi osservare a debita distanza e senza alcun disturbo.
martedì 25 novembre 2008
venerdì 21 novembre 2008
Una Beccaccia a Matera

Questa mattina la Polizia Provinciale di Matera ha consegnato una Beccaccia presso il Centro Recupero Fauna Selvatica della Riserva di San Giuliano. L'animale è stato rinvenuto ieri in condizioni di difficoltà da un commerciante di Matera. Come da copione la Beccaccia alla visita veterinaria risultava ferita e presentava una profonda lacerazione al petto con lo sterno squarciato e i muscoli pettorali scollati dall'osso. Inoltre era evidente una finestra sull'ala dovuta alla mancanza di alcune remiganti. Considerata la specie di interesse venatorio è difficile non pensare che la beccaccia durante il suo volo abbia casualmente urtato contro alcuni pallini di piombo vaganti.
La Beccaccia (Scolopax rusticola) è una specie che presenta uno straordinario e bellissimo mimetismo del piumaggio. Quando è nel suo habitat, accovacciata al suolo, è difficile accorgersi della sua presenza. In Italia è nidificante scarsa e localizzata mentre è più frequente come migratore e svernante. In Basilicata non risultano casi accertati di riproduzione. Secondo alcuni studi ogni anno vengono abbattuti circa 500 mila individui determinando in tal modo un inevitabile decremento della popolazione europea.
giovedì 20 novembre 2008
Bandiera verde per il Parco

(ANSA) - POTENZA, 20 NOV
E' stato assegnato al Parco di Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane la ''Bandiera Verde'' per l'agricoltura. Lo ha deciso la Confederazione nazionale Agricoltura che premia aziende agricole, Regioni, Province, Comuni, Comunita' montane e Parchi che si sono distinti nelle politiche di tutela dell'ambiente e del paesaggio anche a fini turistici. E' il primo Parco lucano a ricevere questo prestigioso riconoscimento.
lunedì 17 novembre 2008
Convegno di geologia a Matera

Un capitolo importante nell'ampio volume dei Rischi
Naturali è dedicato a quelli derivanti dalla presenza, in
affioramento o con modesti ricoprimenti, dalle rocce solubili,
cui, per affinità fenomenologica, potrebbero associarsi anche le
rocce erodibili.
Se temibile è la diffusione delle fenomenologie che
conducono a situazioni di pericolosità e di rischio nelle rocce
carbonatiche, non lo sono meno quelle nelle rocce evaporitiche,
meno diffuse, ma con cinetiche enormemente più veloci,
soprattutto in taluni contesti.
I territori della Basilicata e quelli della vicina Puglia
sono interessati in larghe aree da tali fenomeni, patologie al
momento senza cure, che definiscono condizioni critiche per chi
inavvertitamente o imprudentemente si posiziona in loro
prossimità.
Ma pericolosità e rischio afferiscono anche alla sfera
idrologica, idraulica e delle risorse idriche sotterranee.
L'immane sconvolgimento ambientale provocato, per esempio,
dalle pratiche di “miglioramento fondiario”, cioè lo
spietramento selvaggio, non è stato ancora appieno percepito
nella sua gravità, così come i ripetuti alluvionamenti in aree,
nelle quali sembrava logico poter fare quello che si voleva,
senza chiedere permesso alla natura.
La giornata organizzata con l'incoraggiamento ed il
sostegno di molti, tra cui è d'obbligo citare il Comune di Matera
e le Autorità di Bacino della Basilicata e della Puglia, oltre che
con l'entusiastica adesione degli oratori, riprende con
l'intenzione di proseguirli con informale periodicità, i Geo dì,
colloqui di Scienze della Terra, interfaccia e mixer tra le varie
culture e gli amanti delle scienze applicate. La sfida è quella di
incrociare, per unire, culture diverse; il risultato è
l'integrazione operativa, con speranze di immediata ricaduta
culturale e scientifica.
Partecipano alla giornata illustri specialisti
provenienti da diverse sedi italiane ed europee, tutti con ampie
esperienze internazionali e, non sarà difficile verificarlo, non
certo puramente teoriche. Le tematiche trattate, compresse
purtroppo in una sola giornata, si estendono a due aspetti
fondamentali: lo stato dell'arte della prevedibilità
fenomenologica e la necessità di integrare la pericolosità nel
giusto contesto pianificatorio.
Sacrificando il tempo per i break, si spera di disporre
di tempo per discussioni e per una tavola rotonda finale intorno
alle problematiche esaminate, nella quale si risponderà alla
provocazione iniziale: c'era una volta il rischio carsico.
Giuseppe Spilotro
Programma
9.00 Apertura dei lavori. Relazioni introduttive e
saluti del Sindaco di Matera, Sen. Buccico, del
Rettore dell'Università, Prof. Tamburro, del
Preside della Facoltà di Ingegneria, Prof.
Fiorentino, del Presidente della SIGEA, Dr.
Gisotti.
9.30 G. Spilotro (Univ. della Basilicata)
C'era una volta il rischio carsico
9.45 J. Calaforra (Univ. Almeria, Spain)
Gypsum karst speleogenesis: hydrogeological
and geomorphological aspects
10.45 Coffee break
11.10 F. Gutierrez (Univ. Zaragoza, Spain) Sinkhole
risk assessment and mitigation in evaporite
karst
12.10 J. De Waele, M. Parise (Univ. Bologna, CNR
IRPI Bari)
Speleogenesi, pericolosità e rischio carsico
nelle rocce carbonatiche
13.10 M. Mucciarelli (Univ. Basilicata)
Geophysical surveys to recognize karstic
typologies and pathologies
13.45 Intervallo
14.30 D. Fidelibus (Politecnico Bari)
Modificazioni antropiche delle coperture
carsiche, epicarso, variazioni quantitative e
qualitative delle risorse idriche sotterranee
15.00 G. Las Casas (Univ. Basilicata)
Rischi naturali e cultura di piano
15.30 A. Di Santo, U. Fratino, V. Iacobellis
(Politecnico Bari)
Pericolosità idraulica delle conche
endoreiche
16.00 M. Schiattarella (Univ. Basilicata)
Le forme carsiche relitte dell'Appennino
Campano-Lucano per la stima della mobilità
tettonica verticale
16.30 V. Telesca, V. Copertino (Univ. Basilicata):
Rilevanza idrologica-idraulica delle forme
carsiche minori nella pianificazione di
bacino
16.50 Questions & Answers // Break
17.20 Tavola rotonda con i Segretari AdB Basilicata
Ing. M. Vita e AdB Puglia Prof. A. Di Santo,
Ass. Urbanistica Comune Matera Prof. A.
Guida, Prof. V. Copertino (Univ. Basilicata),
Prof. G. Spilotro (Univ. Basilicata).
18.00 Termine dei lavori
sabato 15 novembre 2008
Matera, resti di balena di 1 milione di anni fa abbandonati alle intemperie

Che fine ha fatto la balena Giuliana, il cetaceo di un milione di anni fa così ribattezzato qualche tempo dopo la sua scoperta nell’Oasi di San Giuliano? Il ritrovamento è ascrivibile a un esperto come pochi del territorio materano, il naturalista Gianfranco Lionetti. Era il 27 dicembre del 2000 e a questo evento fanno cenno, tra le altre, anche alcune pubblicazioni del direttore del museo archeologico di Metaponto, Antonio De Siena.
Dopo tutti questi anni, a quanto pare, non ci sono più soldi. Occorrono ulteriori risorse per recuperare la testa del fossile ancora intrappolata nella stessa argilla dalla quale, con non poca fatica, sono già state tirate fuori altre parti del corpo della balena, la cui lunghezza totale dovrebbe aggirarsi intorno a una ventina di metri. Secondo alcuni calcoli, la testa dovrebbe essere invece lunga circa quattro metri. Ma quello che al momento si riesce appena ad intravedere nel luogo dello scavo è un osso zigomatico. Insomma, difficile dire quale consistenza reale ha mantenuto questa parte del cetaceo che, come i paleontologi fanno notare, è normalmente costituita da tessuti ossei di non grandissima consistenza. Chi si aspetta un’ulteriore, importante scoperta potrebbe andare incontro a una cocente delusione.
E la restante parte del corpo? Si trova in alcune casse di legno all’esterno del deposito di proprietà del ministero dei Beni culturali che sorge nella zona Paip. Costole e soprattutto enormi vertebre incapsulate nell’argilla. Anche in questo caso, essendo esposte alle intemperie, perchè le casse sono sistemate allo scoperto, senza nessun riparo, alla mercè del sole, della pioggia e del freddo, si teme qualche amara sorpresa, per esempio, che il processo di degrado possa danneggiare gravemente quanto è stato con dispendio di energie portato alla luce.
A conti fatti, Giuliana non se la passa tanto bene. Di più, appare addirittura problematica una sua completa ricostruzione per un’eventuale fruizione futura. Solamente alcune parti, comunque degne di interesse, potranno essere esposte nella loro originalità. Il resto, sarà difficile recuperarlo, è sicuramente già andato perduto, per cui bisognerà accontentarsi di una ricostruzione parziale del cetaceo, magari integrata da protesi artificiali.
Il problema che pone la pubblica fruizione di un ritrovamento del quale hanno parlato gli organi d’informazione di mezzo mondo è probabilmente gravido di molteplici altri non trascurabili motivi di interesse. Matera, città Unesco, sito riconosciuto tra i più antichi del bacino mediterraneo, nel suo territorio custodisce testimonianze di grande pregio che precedono la presenza dell’uomo. La cosa non è particolarmente nota, ma nel Museo archeologico Domenico Ridola erano già custoditi altri reperti di balena di un milione di anni fa. Ritrovamenti che godono di buona compagnia se si considera la presenza di segmenti ossei fossilizzati di un delfino e numerosi gusci di molluschi che evocano un passato remotissimo perchè legato a terre sommerse dal mare. Più avanti nel tempo, il fascino della scoperta continua con reperti attestanti la fauna quaternaria recuperati da Ridola in quelle che definì la caverne ossifere del Materano. Ovvero, resti di orsi, bisonti, iene, cavalli, daini, cervi, stambecchi, testimonianze di varie ere climatiche, ultimi relitti restituiti al tempo presente di una fauna ormai del tutto estinta da queste parti e che parla invece di terre anche fittamente boscate. Dominava un altro scenario, lontano da quello attuale, dall’altopiano che siamo abituati ad osservare oggi nella severa veste calcarenitica, rocciosa, per certi versi desertica, matrigna nei confronti della vita organizzata in comunità. Segno che anche gli uomini e le donne dei villaggi trincerati sparsi tra le contrade di Trasano, Trasanello, Tirlecchia, Serra d’Alto e Murgia Timone si muovevano in un contesto molto diverso, sicuramente meno sfavorevole e più ricco dal punto di vista della vegetazione e dell’avifauna presente in loco. Basterebbero queste suggestioni, la possibilità di spingere oltre, più indietro la grande macchina del tempo di cui dispone il territorio materano per considerare la possibilità di ordinare i materiali già recuperati, e quelli che sicuramente affioreranno ancora in futuro, per dare luogo a una buona sezione paleontologica, un richiamo di carattere scientifico di sicura presa, ma non meno interessante anche sotto il profilo del turismo per un visitatore anche solamente curioso.
Pasquale Doria - La Gazzetta del mezzogiorno
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it 13/11/2008
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venerdì 14 novembre 2008
Una puzzola diventata lontra

Per leggere l'articolo cliccare sull'immagine
L'articolo pubblicato il 9 novembre scorso alla pagina 10 della Gazzetta del Mezzogiorno ed intitolato “Nel fiume Basento la lontra (r)esiste” mette in evidenza il fatto che, nonostante gli sforzi che si cerca di attuare a livello istituzionale per attivare un serio monitoraggio sulla Lontra in Basilicata, ancora molto resta da fare per perfezionare la conoscenza della specie. L'animale fotografato infatti, pur in presenza di un’immagine a bassa risoluzione, non ritrae assolutamente una Lontra (Lutra lutra) ma una Puzzola (Mustela putorius), entrambi appartenenti alla famiglia dei Mustelidi. Gli agenti dell'ATC di Matera, nonostante la loro buona volontà, hanno purtroppo messo in luce come non si possa improvvisare un monitoraggio della vera “regina del fiume”, notoriamente elusiva e dispersa su vasti bacini idrografici. A fronte di una errata identificazione di un esemplare fotografato a pochi metri riesce difficile immaginare come si possano anche campionare senza errore reperti di più complessa identificazione (escrementi e spraint) da destinare alla ricerca genetica che dovrebbe svolgere l'ISPRA (ex INFS), così come prevede il piano di monitoraggio scientifico della Lontra avviato dal Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata. E’ lodevole l’iniziativa intrapresa dal massimo ente locale ma occorre perfezionare la metodologia e il coinvolgimento dei rilevatori.
La ricerca naturalistica in Basilicata deve ancora crescere in qualità e quantità ed ha assolutamente bisogno di un maggiore e più qualificato indirizzo e sostegno da parte delle istituzioni. Siamo già il fanalino di coda a livello nazionale per la scarsissima produzione di studi e ricerche in campo faunistico pur in presenza di un territorio ricco di biodiversità che non ha nulla da invidiare alle altre regioni italiane.
Una curiosità nasce spontanea: quanto si investe realmente in questa regione per innalzare il livello di conoscenza e conservazione della fauna di interesse nazionale ed europeo? Quanti politici ed amministratori si rendono conto che qui vivono specie sull'orlo dell'estinzione e di cui poco o nulla si sa e, ancora peggio, non vi è una seria programmazione su periodi medio-lunghi per garantire loro una necessaria conservazione? Le ricerche svolte, o ancora in atto, possono essere forse stimate, in termini quantitativi sicuramente sovrastimati, in circa il 10 % rispetto alla reale necessità di monitoraggio della biodiversità per portare a livello europeo il prestigio di una regione a cui non manca nulla a livello di risorse ambientali e naturali ma che è inesorabilamente proiettata verso la conferma della sua atavica povertà di sapere in campo naturalistico e faunistico.
martedì 11 novembre 2008
Il bosco che va via

Giorno dopo giorno, anno dopo anno, tanti alberi ci lasciano e ci lanciano un monito affinchè l' erosione del terreno sia maggiormente controllata e contenuta. Solo una attenta e seria politica di gestione naturalistica e forestale potrebbe limitare perdite di centinaia di grandi alberi a cui viene a mancare il terreno a causa dell'asportazione dovuta agli eventi meteorici o alla forza erosiva di acqua in movimento lungo fiumi, laghi e torrenti.
domenica 9 novembre 2008
sabato 8 novembre 2008
Codirosso spazzacamino


Il codirosso spazzacamino è uno degli ospiti più facili da osservare nelle nostre campagne e centri abitati soprattutto in autunno e in inverno. E ' un piccolo passeriforme grande quanto un pettirosso e da questo facilmente distinguibile per i suoi colori sul grigio e nero nel maschio e grigio-bruno nella femmnina. Ma la caratteristica più evidente di questa specie è la coda color ruggine che ha contribuito a dargli il nome volgare di "codirosso". L'aggettivo "spazzacamino" deriva invece dal fatto che sembra un batuffolo di piume appena uscito da un camino e quindi sporco di cenere. E' facile da fotografare e se si ha pazienza di attendere arriva a posarsi a pochi metri da noi.
venerdì 7 novembre 2008
Cielo infuocato


Oggi il tramonto era particolarmente spettacolare e suggestivo! Dalle 16,40 alle 17,15 il cielo sopra Montescaglioso sembrava infuocato e le tonalità dei colori del tramonto mutavano con il passare dei minuti. Tanti scatti fotografici non possono mai rendere l'idea della bellezza della Natura quando cala la sera. Bisogna essere lì, fermarsi a contemplare la profondità del cielo, le sfumature dei suoi colori e riflettere su quanto insignificanti sono i nostri problemi quotidiani di fronte all'immensa e placida forza dell'Universo.
mercoledì 5 novembre 2008
Voli di Storni


In una mattina umida di novembre migliaia di storni (Sturnus vulgaris) si sono dati appuntamento nella Valle del Bradano, ai piedi di Montescaglioso. Uno spettacolo bellissimo e caratterizzato da vere acrobazie aeree effettuate in perfetta sincronia da questi straordinari passeriformi lunghi circa 20 cm. In questi giorni stanno arrivando, sempre più numerosi, per svernare alle nostre latitudini dal clima mite. Gli storni osservati questa mattina si trattenevano nei pressi di una grande azienda zootecnica per cercare insetti sul terreno e ai margini delle stalle. Al contrario di quanto spesso si afferma, non sono nemici dell'uomo ma rappresentano importanti elementi di equilibrio nel paesaggio agrario. Se qualche volta mangiano un pò di frutta o delle olive non è giusto condannarli ed etichettarli come voraci distruttori dell'agricoltura. Semmai è l'agricoltura, con le sue pratiche basate largamente sulla chimica, che a volte distrugge la natura e i suoi abitanti.
lunedì 3 novembre 2008
Un fagiano in città
Questa mattina un fagiano maschio adulto si aggirava a Matera dalle parti di piazza Matteotti (stazione Ferrovie Appulo Lucane). Un cittadino di Matera lo ha notato sin dall'alba mentre tentava di superare una recinzione posta vicino il binario. Notando che l'animale per alcune ore è rimasto lì senza aver la possibilità di allontanarsi ha chiamato il Centro Recupero per tentare di trasferirlo in ambiente più idoneo a lui. L'intervento di un operatore del Centro, pur con l'aiuto dei Vigili del Fuoco, non ha raggiunto l'obiettivo di catturarlo e l'animale dopo un goffo volo si è allontanato nei vicoli adiacenti facendo perdere le sue tracce. L'esemplare a cui mancavano totalmente le penne timoniere (coda) evidentemente era disorientato e ha trovato temporaneamente rifugio in città. Si tratta probabilmente di un individuo proveniente da allevamento ed oggetto di ripopolamento. I fagiani che si vedono in giro sono infatti quelli liberati dalle associazioni venatorie ed in particolare dall'ATC (Ambito Territoriale di Caccia).

Nella foto i Vigili del Fuoco mentre tentano di catturare il fagiano

Nella foto i Vigili del Fuoco mentre tentano di catturare il fagiano
martedì 28 ottobre 2008
Poiane d'autunno

Oggi al Centro Recupero Rapaci della Riserva Naturale di San Giuliano sono pervenute 2 poiane, una da Matera e l'altra da Faggiano (Ta). La prima folgorata da un cavo elettrico sospeso e l'altra impallinata da quei famosi amanti della natura che usano il fucile al posto del binocolo!
L'impatto dell'uomo sui rapaci è sempre molto negativo ma qualcuno continua a negarlo o fa finta di nulla. Non si ha minimamente idea di quanti esemplari vengono uccisi ogni anno nelle nostre campagne. Quelli che vengono casualmente ritrovati sono solo una minoranza. L'azione dei centri di recupero è in questi casi fondamentale, non solo per dare soccorso a questi sfortunati rapaci ma anche perché rappresenta un continuo monitoraggio di quelle che sono le attività che maggiormente incidono sulla conservazione di tante specie alcune delle quali a rischio estinzione in Italia ed in Europa.
lunedì 27 ottobre 2008
Pettirossi d'autunno

Sono arrivati! Sono ovunque nelle campagne e nelle città!
E' facile fotografarli sui loro tipici posatoi a volte a pochi metri da noi! Molti di loro riusciranno a trascorrerre l'inverno catturando migliaia di insetti e mangiando piccoli semi e germogli. Nelle fredde giornate di gennaio e febbraio, quando tutto sembra svolgersi con i ritmi rallentati dalle basse temperature, vedere questi piccoli batuffoletti di pochi grammi attivi e vivaci dall'alba al tramonto ci stimola e ci dona una grande forza per superare ogni ostacolo. Ci fa capire come la lotta per la sopravvivenza per tantissimi animali, grandi e piccoli, vertebrati ed invertebrati, sia la regola di tutti i giorni e ci ricorda sempre che abbiamo il dovere di rispettare la vita in tutte le sue forme. Buona fortuna, Robin!
venerdì 24 ottobre 2008
La fine del sentiero
Quello che resta di un sentiero natura all'interno dell'Oasi di San Giuliano a seguito di atti di inciviltà e vandalismo da parte di coloro che non sanno fruire diversamente delle aree protette.
mercoledì 22 ottobre 2008
I petrolieri vogliono trivellare il mar Jonio

IL POPOLO LUCANO DEVE SEMPRE E SOLO DIFENDERSI DAGLI ATTACCHI DELLE LOBBIES DEL PETROLIO!
UNA VERGOGNA!
METAPONTO - Trivellazioni petrolifere nel Mar Jonio lucano. È subito scattata la mobilitazione delle popolazioni locali. A Metaponto Lido c'è stato un summit operativo nella sede dell’Associazione degli operatori turistici “Leucippo”, presieduta da Gianfranco Sortiero. Vi hanno aderito, inoltre, l’Associazione No-scorie Trisaia, il Comitato dei Cittadini Attivi di Bernalda e Metaponto e l’Ucaib (l'Unione dei commercianti, artigiani e imprenditori bernaldesi).
Si è parlato delle trivellazioni petrolifere già autorizzate sulla terraferma, nel territorio di Bernalda-Metaponto, e dei Comuni limitrofi, e dell’autorizzazione ministeriale, in via di approvazione, circa le trivellazioni in mare riguardanti quasi tutto il tratto della costa jonica lucana, tra i fiumi Sinni e Basento.
I convenuti hanno affrontato in maniera unanime e critica la questione, chiedendo al Comune di Bernalda la convocazione urgente e monotematica di un apposito Consiglio comunale, per informare la popolazione. Il neo assessore esterno all’Ambiente, Arcangelo D’Alessandro, che presiedeva l’incontro, ha recepito la richiesta, assicurando di portarla personalmente all’attenzione del sindaco Francesco Renna (Pd).
«Si tratta - hanno affermato Pietro Tamburrano e Antonio Forcillo, del comitato civico dei Cittadini Attivi - di un problema di pubblico interesse, che un’Amministrazione municipale, per legge, è tenuta a portare al vaglio della cittadinanza. Il territorio jonico, infatti, è a grave rischio di sfruttamento e di degrado: sia dal punto di vista ambientale, che sul piano sociale ed economico. Tenuto conto, poi, che il Metapontino è a forte vocazione agricola e turistica, in virtù dell’enorme patrimonio archeologico esistente, simili scelte di carattere estrattivo, per terra e per mare, comporterebbero una grave opera di annientamento di questi luoghi e delle loro popolazioni».
Molto dura anche la posizione del comitato “No scorie Trisaia”, i cui componenti hanno rilevato: «Dopo i campi agricoli biologici, i bacini idrici e i boschi, ora la lobby petrolifera vuole trivellare il mar Jonio lucano. Così, al posto degli ombrelloni e delle barche a vela, vedremo solo le piattaforme petrolifere. Gli ecosistemi marini, già inquinati dall’Ilva e dalla raffineria di Taranto non reggeranno l’impatto delle trivelle. Potremo perciò dire addio alla pesca, al turismo e a tutta l’eco - nomia dei comuni jonici. Il petrolio serve solo ai politici per mantenere poltrone e prendere voti», conclude No Scorie, che invita tutti i Consigli comunali della zona a tenere aperti, in maniera permanente, i consessi cittadini, in segno di protesta, per chiedere al Ministero dell’Ambiente di bocciare il progetto di trivellazione petrolifera nel Mar Jonio.
Angelo Morizzi
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno 17/10/2008
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