giovedì 27 settembre 2012
Cicogne nere
lunedì 17 settembre 2012
Riserva San Giuliano e inquinamento fiume Basento, due interrogazioni di Venezia (PDL)
Interrogazione urgente a risposta orale
Premesso che:
- Le Associazione Falco Naumanni, Lanius, Città Plurale di Matera, il Fondo Ambiente Italiano di Matera, il Forum Ambientalista di Pomarico, la LIPU- Lega Italiana Protezione Uccelli, il Movimento Azzurro Murge, Mutamenti a Mezzogiorno, WWF – Matera, Antea Onlus di Miglionico denunciano da tempo le inadempienze amministrative e private alle quali è sottoposta la Riserva Naturale Orientata di San Giuliano, che da mesi vede l’installazione di altalene per la caccia grossa al cinghiale in aggiunta alle esercitazioni aree antincendio ivi effettuate dalla Protezione Civile;
considerato che:
- Un terzo del territorio ricadente nell’oasi è classificato “zona A”, quindi ad accesso limitato e strettamente regolamentato dalla Provincia di Matera, e , pertanto, dovrebbe essere caratterizzato da una bassissima attività antropica;
- Carente è la sentieristica come le infrastrutture riservate al bird watching;
- La Riserva di San Giuliano ha raggiunto un’importanza naturalistica primaria da quando, negli ultimi anni, ha allungato il periodo nidificatorio, offrendo riparo a specie in via d’estinzione che hanno trovato nell’oasi materana l’unico riparo sicuro;
- La suddetta oasi è destinataria di finanziamenti comunitari;
- La Regione Basilicata ha nel 2010 modificato il regolamento della Provincia di Matera, subordinando la navigazione ai periodi di nidificazione certi, ignorando che negli ultimi anni sono cambiati a causa dell’atteggiamento stanziale di alcune specie;
si interroga l’Assessore all’Ambiente per sapere:
- quando sarà approntato un Piano di Gestione della Riserva da parte del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata;
- se sarà effettuata una valutazione tecnica relativa all’impatto ambientale causato dagli ultimi incendi, volta a verificare l’eventuale danneggiamento dell’habitat;
- se sia possibile la sospensione della stagione venatoria fino al ripristino dell’habitat danneggiato.
Il Consigliere Regionale del PDL On. Mario Venezia
Interrogazione urgente a risposta orale
Premesso che:
- In data 17 luglio 2012, Legambiente ha divulgato i dati di Goletta Verde, nei quali sono indicate situazioni ambientali caratterizzati da forte inquinamento ( enterococchi intestinali maggiori di 400 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiori di 1000 UFC/100 ml ) nelle località di Metaponto Lido – Foce Basento e a Scanzano Jonico allo sbocco del Canale della Bufaloria;
- i valori limite stabiliti per la balneazione sono di 200 ufc/100 ml per gli enterococchi intestinali e di 500 ufc/ml per l’escherichia coli;
considerato che:
- Goletta Verde ha individuato stati d’inquinamento non forte in altri punti del Basento;
- Tali risultati mettono in discussione i rilevamenti effettuati e divulgati dall’ARPAB, durante il mese di giugno c.a., per il monitoraggio delle acque litorali in vista della stagione balneare;
- Nell’indagine biologica ed ecotossicologica redatta dal Dott. Agr. Gaetano Caricato in data 23 settembre 2011 si registravano lungo il Basento, all’altezza di Macchia di Ferrandina, livelli di concentrazione di escherichia coli pari a 300.000 ufc/100 ml, ossia di sei volte superiore ai limiti stabiliti dal D.L. 152/2006;
si interrogano il Presidente la Giunta Regionale e l’Assessore all’Ambiente per sapere se:
- Siano a conoscenza dei dati divulgati da Legambiente;
- Il motivo per il quale vi è discordanza tra i dati rilevati dall’Arpab ed inclusi nel bollettino “Gestione delle Acque di Balneazione”, consultabile sul sito dell’ente, ed i valori rilevati da Goletta Verde – Legambiente;
- Il motivo della mancata citazione dei limiti di legge relativi alla presenza di agenti batterici nelle acque balneari nel bollettino ad esse relative;
- Quali azioni di salvaguardia ambientale intendano attuare per il fiume Basento in particolar modo per il tratto terminale che va da Ferrandina a Metaponto.
Il Consigliere Regionale del PDL On. Mario Venezia
domenica 16 settembre 2012
Rassegna stampa: Antea su pesca irregolare Oasi San Giuliano
Pesca irregolare nell’Oasi di S.
Giuliano
Miglionico. La denuncia dell’associazione “Antea” per le gare sportive ed i dilettanti
MIGLIONICO - La Delegazione provinciale dell’asso ciazione “Antea” Onlus di Miglionico, continua la sua campagna di sensibilizzazione e di denuncia riguardo la situazione di totale abbandono e degrado in cui versa l'Oasi protetta di San Giuliano. «Nei mesi scorsi -si legge in una nota- la nostra associazione ha più volte puntato il dito contro tutti quei comportamenti e quelle pratiche dannose per l'area protetta del lago, che molti cittadini e spesso, attraverso decisioni scellerate ed inspiegabili, anche le istituzioni mettono in atto, svuotando di fatto l'Oasi di ogni significato». Dopo essersi schierata in maniera netta ed inequivocabile contro il via libera al permesso di Ricerca Idrocarburi “Il Perito”, concesso alla società inglese Delta Energy in un'area distante solo pochi km dal perimetro dell'Oasi, aver denunciato l'uso di pesticidi e concimi chimici nei campi agricoli adiacenti o addirittura situati all'interno dell'area protetta, aver documentato e segnalato l'abbandono indiscriminato di rifiuti di ogni genere nella zona ed aver preso posizione contro il progetto in atto di abbattimento controllato di cinghiali nel territorio dell'Oasi, questa volta Antea punta il dito contro il mancato rispetto da parte di molti cittadini ed appassionati delle norme che regolamentano la pesca, sia a livello amatoriale che agonistico. «Oltre alle consuete segnalazioni riguardanti coloro che praticano la pesca in modo del tutto abusivo, essendo sprovvisti di regolare licenza e contravvenendo alle più elementari norme che regolano tale attività -proseguono da Antea- ne abbiamo ricevute tante altre che evidenziano, soprattutto durante lo svolgimento di gare agonistiche regolarmente autorizzate, scarsa attenzione da parte dei partecipanti e degli organizzatori delle stesse alla salvaguardia e alla sopravvivenza degli animali pescati. Come prevedono le norme e i regolamenti che disciplinano tali competizioni, il pescato deve essere mantenuto in vita fino a fine gara per poter poi essere rimesso in libertà; ma diverse foto e testimonianze, dimostrano che, in molte occasioni, oltre il 50% degli animali pescati perdono la vita a causa della negligenza e dell'insensibilità di alcuni partecipanti, degli organizzatori degli eventi e di coloro che dovrebbero vigilare sul rispetto dei regolamenti. A questo punto sorge spontaneo chiedersi che senso abbia approvare regolamenti ad hoc per determinate discipline, se poi non si è in grado di farli rispettare, soprattutto se si tratta di regolamenti già troppo permissivi ed invasivi per un'Oasi, come dimostra, per esempio, la possibilità di utilizzare il “barchino” nella pratica del “carpfishing”».
FONTE: IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA 15 SETTEMBRE 2012
provinciamt@luedi.it
Miglionico. La denuncia dell’associazione “Antea” per le gare sportive ed i dilettanti
MIGLIONICO - La Delegazione provinciale dell’asso ciazione “Antea” Onlus di Miglionico, continua la sua campagna di sensibilizzazione e di denuncia riguardo la situazione di totale abbandono e degrado in cui versa l'Oasi protetta di San Giuliano. «Nei mesi scorsi -si legge in una nota- la nostra associazione ha più volte puntato il dito contro tutti quei comportamenti e quelle pratiche dannose per l'area protetta del lago, che molti cittadini e spesso, attraverso decisioni scellerate ed inspiegabili, anche le istituzioni mettono in atto, svuotando di fatto l'Oasi di ogni significato». Dopo essersi schierata in maniera netta ed inequivocabile contro il via libera al permesso di Ricerca Idrocarburi “Il Perito”, concesso alla società inglese Delta Energy in un'area distante solo pochi km dal perimetro dell'Oasi, aver denunciato l'uso di pesticidi e concimi chimici nei campi agricoli adiacenti o addirittura situati all'interno dell'area protetta, aver documentato e segnalato l'abbandono indiscriminato di rifiuti di ogni genere nella zona ed aver preso posizione contro il progetto in atto di abbattimento controllato di cinghiali nel territorio dell'Oasi, questa volta Antea punta il dito contro il mancato rispetto da parte di molti cittadini ed appassionati delle norme che regolamentano la pesca, sia a livello amatoriale che agonistico. «Oltre alle consuete segnalazioni riguardanti coloro che praticano la pesca in modo del tutto abusivo, essendo sprovvisti di regolare licenza e contravvenendo alle più elementari norme che regolano tale attività -proseguono da Antea- ne abbiamo ricevute tante altre che evidenziano, soprattutto durante lo svolgimento di gare agonistiche regolarmente autorizzate, scarsa attenzione da parte dei partecipanti e degli organizzatori delle stesse alla salvaguardia e alla sopravvivenza degli animali pescati. Come prevedono le norme e i regolamenti che disciplinano tali competizioni, il pescato deve essere mantenuto in vita fino a fine gara per poter poi essere rimesso in libertà; ma diverse foto e testimonianze, dimostrano che, in molte occasioni, oltre il 50% degli animali pescati perdono la vita a causa della negligenza e dell'insensibilità di alcuni partecipanti, degli organizzatori degli eventi e di coloro che dovrebbero vigilare sul rispetto dei regolamenti. A questo punto sorge spontaneo chiedersi che senso abbia approvare regolamenti ad hoc per determinate discipline, se poi non si è in grado di farli rispettare, soprattutto se si tratta di regolamenti già troppo permissivi ed invasivi per un'Oasi, come dimostra, per esempio, la possibilità di utilizzare il “barchino” nella pratica del “carpfishing”».
FONTE: IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA 15 SETTEMBRE 2012
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sabato 15 settembre 2012
Upupa, ultimi giorni prima della migrazione
venerdì 14 settembre 2012
Rassegna stampa: La pesca miracolosa nella diga di San Giuliano
La Delegazione Provinciale A.N.T.E.A. Onlus Miglionico
continua la sua campagna di sensibilizzazione e di denuncia riguardo la
situazione di totale abbandono e degrado in cui versa l’Oasi Protetta di
San Giuliano.
Nei mesi scorsi la nostra associazione ha più volte puntato il dito contro tutti quei comportamenti e quelle pratiche dannose per l’area protetta del lago, che molti cittadini e spesso, attraverso decisioni scellerate ed inspiegabili, anche le istituzioni mettono in atto, svuotando di fatto l’Oasi di ogni significato.
Dopo essersi schierata in maniera netta ed inequivocabile contro il via libera al permesso di Ricerca Idrocarburi “Il Perito” concesso alla società inglese Delta Energy in un’area distante solo pochi km dal perimetro dell’Oasi, aver denunciato l’uso di pesticidi e concimi chimici nei campi agricoli adiacenti o addirittura situati all’interno dell’area protetta, aver documentato e segnalato l’abbandono indiscriminato di rifiuti di ogni genere nella zona ed aver preso posizione contro il progetto in atto di abbattimento controllato di cinghiali nel territorio dell’Oasi, questa volta ANTEA punta il dito contro il mancato rispetto da parte di molti cittadini ed appassionati delle norme che regolamentano la pesca sia a livello amatoriale che agonistico.
Oltre alle consuete segnalazioni riguardanti coloro che praticano la pesca in modo del tutto abusivo, essendo sprovvisti di regolare licenza e contravvenendo alle più elementari norme che regolano tale attività, ne abbiamo ricevute tante altre che evidenziano, soprattutto durante lo svolgimento di gare agonistiche regolarmente autorizzate, scarsa attenzione da parte dei partecipanti e degli organizzatori delle stesse alla salvaguardia e alla sopravvivenza degli animali pescati.
Come prevedono le norme e i regolamenti che disciplinano tali competizioni, il pescato deve essere mantenuto in vita fino a fine gara per poter poi essere rimesso in libertà, ma diverse foto e testimonianze, dimostrano che, in molte occasioni, oltre il 50% degli animali pescati perdono la vita a causa della negligenza e dell’insensibilità di alcuni partecipanti, degli organizzatori degli eventi e di coloro che dovrebbero vigilare sul rispetto dei regolamenti.
A questo punto sorge spontaneo chiedersi che senso abbia approvare regolamenti ad hoc per determinate discipline se poi non si è in grado di farli rispettare, soprattutto se si tratta di regolamenti già troppo permissivi ed invasivi per un’oasi, come dimostra, per esempio, la possibilità di utilizzare il “barchino” nella pratica del “carpfishing”.
Per l’ennesima volta sollecitiamo le istituzioni, ed in particolare la Provincia di Matera ed il Comune di Miglionico, a non ignorare, come avvenuto finora, eventuali segnalazioni da parte di associazioni e singoli cittadini circa il mancato rispetto di leggi e norme a tutela dell’Oasi.
Inoltre ribadiamo la necessità della convocazione di un tavolo tecnico finalizzato alla revisione dei regolamenti e alla risoluzione condivisa dei numerosi problemi che ormai da troppo tempo attanagliano il nostro amato Lago.
Nei mesi scorsi la nostra associazione ha più volte puntato il dito contro tutti quei comportamenti e quelle pratiche dannose per l’area protetta del lago, che molti cittadini e spesso, attraverso decisioni scellerate ed inspiegabili, anche le istituzioni mettono in atto, svuotando di fatto l’Oasi di ogni significato.
Dopo essersi schierata in maniera netta ed inequivocabile contro il via libera al permesso di Ricerca Idrocarburi “Il Perito” concesso alla società inglese Delta Energy in un’area distante solo pochi km dal perimetro dell’Oasi, aver denunciato l’uso di pesticidi e concimi chimici nei campi agricoli adiacenti o addirittura situati all’interno dell’area protetta, aver documentato e segnalato l’abbandono indiscriminato di rifiuti di ogni genere nella zona ed aver preso posizione contro il progetto in atto di abbattimento controllato di cinghiali nel territorio dell’Oasi, questa volta ANTEA punta il dito contro il mancato rispetto da parte di molti cittadini ed appassionati delle norme che regolamentano la pesca sia a livello amatoriale che agonistico.
Oltre alle consuete segnalazioni riguardanti coloro che praticano la pesca in modo del tutto abusivo, essendo sprovvisti di regolare licenza e contravvenendo alle più elementari norme che regolano tale attività, ne abbiamo ricevute tante altre che evidenziano, soprattutto durante lo svolgimento di gare agonistiche regolarmente autorizzate, scarsa attenzione da parte dei partecipanti e degli organizzatori delle stesse alla salvaguardia e alla sopravvivenza degli animali pescati.
Come prevedono le norme e i regolamenti che disciplinano tali competizioni, il pescato deve essere mantenuto in vita fino a fine gara per poter poi essere rimesso in libertà, ma diverse foto e testimonianze, dimostrano che, in molte occasioni, oltre il 50% degli animali pescati perdono la vita a causa della negligenza e dell’insensibilità di alcuni partecipanti, degli organizzatori degli eventi e di coloro che dovrebbero vigilare sul rispetto dei regolamenti.
A questo punto sorge spontaneo chiedersi che senso abbia approvare regolamenti ad hoc per determinate discipline se poi non si è in grado di farli rispettare, soprattutto se si tratta di regolamenti già troppo permissivi ed invasivi per un’oasi, come dimostra, per esempio, la possibilità di utilizzare il “barchino” nella pratica del “carpfishing”.
Per l’ennesima volta sollecitiamo le istituzioni, ed in particolare la Provincia di Matera ed il Comune di Miglionico, a non ignorare, come avvenuto finora, eventuali segnalazioni da parte di associazioni e singoli cittadini circa il mancato rispetto di leggi e norme a tutela dell’Oasi.
Inoltre ribadiamo la necessità della convocazione di un tavolo tecnico finalizzato alla revisione dei regolamenti e alla risoluzione condivisa dei numerosi problemi che ormai da troppo tempo attanagliano il nostro amato Lago.
Antea Onlus Miglionico
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mercoledì 12 settembre 2012
Eccezionale avvistamento di cicogne nere nel Parco di Gallipoli Cognato
Lungo il fiume Basento nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane in questi giorni si sta assistendo ad una eccezionale presenza di numerosi esemplari di Cicogna nera. Nell'ambito del progetto di monitoraggio e raccolta dati avviato quest'anno dall'Ente Parco nei giorni 11 e 12 settembre sono stati osservati fino a 24 esemplari adulti e giovani in un unico gruppo! Si tratta probabilmente di una tra le più alte concentrazioni di esemplari di questa specie mai osservate in Italia. Una troupe televisiva che sta realizzando un documentario sulla specie ha potuto filmare questo importante evento dimostrando così l'elevato valore naturalistico del Parco e la particolare ricchezza faunistica che il fiume Basento conserva.
A breve sarà pubblicata foto documentativa.
lunedì 10 settembre 2012
A Matera un interessante workshop dedicato al Lupo
Sul Lupo, ormai è noto,
si favoleggia da secoli e si è tracciata nel tempo una fittissima rete
in cui si intrecciano in modo confuso e disordinato storie e leggende di
ogni tipo, quasi sempre condite da esagerazioni, deformazioni,
diffamazioni che hanno costretto questo nobile predatore a vivere ai
margini della cultura naturalistica, quella vera. Condannato da secoli a
rappresentare il male, la cattiveria e la paura, ancora oggi combatte
in silenzio la sua battaglia eterna per la sopravvivenza.
Tante storie assurde
che si sono tramandate e si tramandano ancora, di generazione in
generazione, che si replicano e si fissano con tanta facilità nelle
menti scarne e aride per restarvi, immutate per sempre, nei meandri
culturali dell’Uomo.
Certo, nel Medioevo e
nei secoli successivi vi era, per precisi motivi storici, culturali e
religiosi, poca propensione alla conoscenza e alla considerazione dei
fenomeni della Natura. Era naturale quindi che il Lupo fosse considerato
il demonio, il nemico per antonomasia dell’Uomo e del suo bestiame
domestico, era ovvio che si attuassero e che si diffondessero strategie
culturali e materiali finalizzate alla sua persecuzione ed eliminazione
con ogni mezzo. La storia di Cappuccetto Rosso non è stata certo
scritta per caso e, come sempre accade, si possono leggere tante cose
in questa favola! In tutta la vasta letteratura favolistica, si possono
trovare metafore e simboli che rappresentano l’eterna lotta tra il buono
e il cattivo, tra il bene e il male. E di risultati purtroppo ce ne
sono, in termini di distorsione culturale della realtà, vista la
deformazione della conoscenza scientifica sulle specie che hanno in
qualche modo ingerenze dirette o indirette con le attività dell’uomo.
Chi è disposto a credere, anche oggi, che il Lupo non abbia mai mangiato
una nonnina o un bambino? Quante persone ancora credono che il Lupo
possa mangiare gli uomini che si avventurano da soli nelle foreste?
Oggi, in tempi
assolutamente diversi da tanti punti di vista, ciò che appare ancora
strano è proprio la percezione di una cultura diffusa e distorta sul
Lupo che non accenna a cambiare, a parte qualche rara eccezione. Le
solide basi su cui per secoli è stato disegnato il profilo biologico e
comportamentale di questo predatore sono difficili da abbattere. Basta
leggere ancora nei giorni nostri le cronache sui giornali o ascoltare
certi TG per capire che poco è mutato in termini di conoscenza
realistica sulla specie. Anzi, quello che più risulta dannoso è il fatto
che, a fronte di uno sforzo enorme di tanti naturalisti, ricercatori ed
appassionati che da anni studiano la biologia e i comportamenti del
Lupo per trasmettere informazioni corrette, basta un banale, e a volte
ridicolo, articolo di cronaca locale per demolire anni di lavoro, di
osservazione, di studio sul campo. D’accordo che il Lupo è un predatore
ma ciò non giustifica che si debba per forza esagerare sulla sua vita e
sulle sue abitudini! E’ giusto parlare ogni volta di enormi esseri
famelici e aggressivi che alla minima occasione mangiano uomini, pecore e
vacche? Possibile che alcune centinaia di esemplari presenti nel nostro
Paese riescano ad incutere tanta paura ad una intera popolazione e
siano capaci di creare grandi danni alle aziende zootecniche?
Le risposte a tali
quesiti si cercano, e si tenta di darle, attraverso la ricerca e la
conoscenza con metodi scientifici. La schiera di coloro che da tempo si
dedicano allo studio del Lupo nel suo habitat non è folta, ma noi lucani
dobbiamo sentirci orgogliosi di sapere che tra questi pochi studiosi vi
è un nostro conterraneo: Antonio Iannibelli. Una bella sorpresa
scoprire che si tratta di uno dei pochi al mondo che “balla coi lupi”…
per davvero! Non potevamo lasciarci sfuggire una buona occasione per
contribuire, grazie alle sue testimonianze, ai suoi racconti e alle sue
immagini, a far luce sull’oscurantismo che regna in questo campo. La
vera natura del Lupo raccontata da un lucano è apparsa subito una
speciale iniziativa da realizzare. Ecco che, come Associazione “Fotoclub
Matera”, abbiamo colto la palla al balzo riuscendo ad interpretare due
bisogni: uno di carattere spiccatamente fotografico ed un altro di tipo
culturale e scientifico.
Il 6 agosto 2012
Antonio Iannibelli è stato invitato a Matera per un workshop sul Lupo,
una serata all’insegna della cultura fotografica e naturalistica. Lui è
un bravissimo fotonaturalista ed era innanzitutto importante esporre,
attraverso 20 pannelli fotografici, le sue stupende immagini di Lupo
riprese in ambiente naturale. Una vera “prelibatezza” ed una grande
occasione per chi apprezza il bello e la suggestività della fotografia
di Natura. Organizzare un evento unico del suo genere nella nostra
regione era dunque d’obbligo e quale titolo più provocatorio si poteva
dare all’evento? Naturalmente: “Attenti al Lupo”! Lo scopo
dell’iniziativa era quello di utilizzare sapientemente le immagini, le
parole e la musica per provare a scalfire una cultura sul Lupo “dura a
morire”, una cultura fatta di mille luoghi comuni e leggende assurde che
affonda le sue lunghe radici anche nei nostri remoti angoli
dell’Appennino Lucano ed in alcune aree dell’entroterra materano.
Luogo dell’incontro è
stato Jazzo Gattini, sede del CEA nel Parco della Murgia Materana.
Nessuno dei soci del Fotoclub, organizzatore dell’evento, si aspettava
tanta gente incuriosita da tale inconsueta iniziativa. Parlare di Lupo a
Matera? Qualcuno ammiccava con disinteresse misto a poca fiducia,
qualche altro era in dubbio sul tema scelto. In altri forse vi era
semplice curiosità accresciuta e alimentata forse dalle recenti storie
di lupi che iniziano a vagare anche sulla murgia appulo-lucana. La
inaspettata “novità” è che durante quella bella serata di cui nessuno
immaginava i risvolti, tutti hanno ascoltato con una infantile curiosità
storie così incredibili da sembrare delle favole capovolte. Tutte
storie vere, raccontate e accompagnate da straordinarie ed eloquenti
immagini e video inediti i cui protagonisti sono proprio piccoli
branchi di lupi “radiografati” e “annusati” nelle loro intime relazioni
sociali in alcune aree dei nostri Appennini. I racconti di Antonio
Iannibelli hanno stregato e affascinato davvero tutti, grandi e piccoli,
e qualcuno quasi non credeva ai propri occhi nel vedere e
nell’ascoltare cose incredibili, mai riportate nell’ambito delle
consuete e tradizionali informazioni che circolano normalmente sul Lupo o
che ci propinano certe lobby dell’informazione. Il Lupo finalmente è
stato descritto da un punto di vista davvero insolito, direi
dall’interno del branco, in modo completamente distaccato e scevro da
ogni particella culturale di medievale memoria. Potremmo azzardare a
dire “il Lupo descritto da se stesso” o, se vogliamo, da un uomo calato
nei suoi “panni”. Particolari minuziosi sulla vita sociale del Lupo
possono essere raccontati solo da chi riesce ad “entrare nel suo sistema
sociale” e a farsi accettare come un membro di esso. Sembra impossibile
e fantastico allo stesso tempo ma le magiche atmosfere create dalle
testimonianze dirette sugli incontri ravvicinati con piccoli branchi di
lupi hanno rapito ed entusiasmato tutti i presenti. Sentire un fotografo
parlare di distanze così minime da non poter riuscire a mettere a
fuoco il soggetto distante 10 metri è sembrata quasi una provocazione
per i numerosi appassionati di fotografia che hanno sempre associato
questo predatore ad una chimera dei nostri boschi, inavvicinabile e
imprendibile fotograficamente.
Antonio Iannibelli durante quella
serata ha fatto dunque davvero breccia nel percorso culturale e nella
mente di alcuni partecipanti che, pur senza ammetterlo, magari vedevano
ancora il Lupo come l’orco assassino delle fiabe medievali. In due ore
sono crollati tanti falsi miti, tante leggende sull’aggressività e
pericolosità di un predatore che abita da sempre le nostre montagne
osservandoci silenzioso; sono stati mostrati i lati più teneri e dolci
della vita di branco, con intere cucciolate alle prese con i loro
giochi, senza trascurare anche i normali aspetti di aggressività
intraspecifica tra adulti in cerca di posizioni dominanti nel branco. Un
predatore visto molto da vicino, senza filtri e con mente serena, non
può che mostrarsi finalmente come un importantissimo tassello della
Biodiversità senza il quale le nostre montagne sarebbero più povere e
più anonime. Un branco di lupi rappresenta un segnale di salubrità
ambientale, un termometro del territorio che ci segnala mille cose e che
misura gli equilibri su cui si poggiano la dinamica di popolazione di
tantissime specie-preda e la salute dell’intera fauna. Una foresta
appenninica senza i lupi è come una savana africana senza i leoni, come
una montagna alpina senza le aquile, come la steppa murgiana senza i
falchi grillai.
Insomma Antonio
Iannibelli ci ha regalato una serata così densa di contenuti e di
stimoli da non poter essere facilmente dimenticata. Non è facile
scrivere qualcosa su un evento tanto ricco di contenuti, di notizie, di
emozioni. Io ci ho provato! Un grazie perciò a lui e a Maria Perrone che
lo accompagna in questa straordinaria avventura culturale e
naturalistica, un grazie ai tanti suoi amici e collaboratori che hanno
contribuito con le proprie immagini e testimonianze ad arricchire la sua
presentazione, un plauso all’Associazione “Provediemozioni” che
promuove in Italia i progetti e le iniziative di divulgazione sul Lupo,
un grazie al CEA di Matera
che ha ospitato l’evento e infine un grazie a tutti gli amici del
“Fotoclub” con cui abbiamo condiviso la bella idea di invitarlo a Matera
e di organizzare con lui questo straordinario evento culturale.
Da domani facciamo sì che il Lupo
continui ad ululare alla luna e smettiamo di perseguitarlo prima con la
falsità, poi con armi, trappole e veleni.
Matteo Visceglia
Matteo Visceglia
mercoledì 5 settembre 2012
Cicogne nere sul Basento
Lungo i corsi d'acqua che attraversano il Parco Regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane dopo la stagione riproduttiva non è difficile osservare gruppi familiari di Cicogna nera. In questo video un gruppo composto da 2 adulti e 3 giovani è intento a nutrirsi in una zona di acqua ferma e ricca di prede.
domenica 2 settembre 2012
Rassegna stampa: Antea su Oasi di San Giuliano
Miglionico. «Ci sono problemi più seri creati
proprio dagli agricoltori»
San Giuliano è un Far West
L’associazione Antea contro l’abbattimento dei cinghiali
MIGLIONICO - La delegazione provinciale Antea Onlus Miglionico si unisce alle perplessità e alle critiche di numerose altre associazioni animaliste ed ambientaliste riguardo al progetto di abbattimento controllato dei cinghiali nel territorio dell'oasi di San Giuliano. «Il territorio dell'oasi -spiegano da Antea- dovrebbe rappresentare un riparo sicuro per tutte le specie animali ma, ormai da troppo tempo,si è trasformato in un territorio privo di regole, dove ogni cittadino agisce indisturbato, spesso in violazione delle leggi nazionali e regionali ed in barba al regolamento dell'oasi. Se poi, al comportamento incivile della gente comune, si aggiungono scellerate decisioni da parte delle istituzioni, le quali invece hanno il dovere di salvaguardare l'area del lago, sorge spontaneo il sospetto che l'oasi stia diventando solo un contenitore di finanziamenti». Antea ritiene che «il problema dei danni all'agricoltura causati dai cinghiali, ammesso che di reale problema si tratti, rappresenti l'ultima delle emergenze paragonata a pratiche estremamente dannose per l'area, quali, l'abbandono di rifiuti di ogni genere, anche pericolosi, il continuo disboscamento abusivo di intere aree e utilizzo di pesticidi e concimi chimici nei campi agricoli attigui o addirittura ricadenti nel perimetro dell'area protetta. Gli stessi agricoltori che lamentano la presenza dei cinghiali, ignorano il fatto che i danni causati dall'uomo per le proprie esigenze siano più pericolosi di quelli causati da un cinghiale affamato che gia deve subire l'onta degli incendi, della siccità, dei cacciatori e dei bracconieri». Per queste ragioni, Antea Onlus chiede alle istituzioni regionali, provinciali e comunali nel cui territorio ricade l'area dell'oasi, la convocazione urgente di un tavolo di confronto tra tutti i soggetti interessati al benessere e alla salvaguardia dell'area protetta di San Giuliano, «per cercare la soluzione ai problemi che la attanagliano ormai da troppo tempo, svuotandola di ogni valore e significato». Infine, Antea come auspicato anche dall'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), alla luce dell'emergenza incendi degli ultimi mesi che hanno distrutto la flora e la fauna locale e del problema siccità che da tempo mette a dura prova la sopravvivenza delle specie animali,chiede al presidente della Regione la sospensione del calendario venatorio su tutto il territorio lucano, fino al naturale e completo ripristino del loro habitat.
Fonte: Il Quotidiano della Basilicata
provinciamt@luedi.it
San Giuliano è un Far West
L’associazione Antea contro l’abbattimento dei cinghiali
MIGLIONICO - La delegazione provinciale Antea Onlus Miglionico si unisce alle perplessità e alle critiche di numerose altre associazioni animaliste ed ambientaliste riguardo al progetto di abbattimento controllato dei cinghiali nel territorio dell'oasi di San Giuliano. «Il territorio dell'oasi -spiegano da Antea- dovrebbe rappresentare un riparo sicuro per tutte le specie animali ma, ormai da troppo tempo,si è trasformato in un territorio privo di regole, dove ogni cittadino agisce indisturbato, spesso in violazione delle leggi nazionali e regionali ed in barba al regolamento dell'oasi. Se poi, al comportamento incivile della gente comune, si aggiungono scellerate decisioni da parte delle istituzioni, le quali invece hanno il dovere di salvaguardare l'area del lago, sorge spontaneo il sospetto che l'oasi stia diventando solo un contenitore di finanziamenti». Antea ritiene che «il problema dei danni all'agricoltura causati dai cinghiali, ammesso che di reale problema si tratti, rappresenti l'ultima delle emergenze paragonata a pratiche estremamente dannose per l'area, quali, l'abbandono di rifiuti di ogni genere, anche pericolosi, il continuo disboscamento abusivo di intere aree e utilizzo di pesticidi e concimi chimici nei campi agricoli attigui o addirittura ricadenti nel perimetro dell'area protetta. Gli stessi agricoltori che lamentano la presenza dei cinghiali, ignorano il fatto che i danni causati dall'uomo per le proprie esigenze siano più pericolosi di quelli causati da un cinghiale affamato che gia deve subire l'onta degli incendi, della siccità, dei cacciatori e dei bracconieri». Per queste ragioni, Antea Onlus chiede alle istituzioni regionali, provinciali e comunali nel cui territorio ricade l'area dell'oasi, la convocazione urgente di un tavolo di confronto tra tutti i soggetti interessati al benessere e alla salvaguardia dell'area protetta di San Giuliano, «per cercare la soluzione ai problemi che la attanagliano ormai da troppo tempo, svuotandola di ogni valore e significato». Infine, Antea come auspicato anche dall'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), alla luce dell'emergenza incendi degli ultimi mesi che hanno distrutto la flora e la fauna locale e del problema siccità che da tempo mette a dura prova la sopravvivenza delle specie animali,chiede al presidente della Regione la sospensione del calendario venatorio su tutto il territorio lucano, fino al naturale e completo ripristino del loro habitat.
Fonte: Il Quotidiano della Basilicata
provinciamt@luedi.it
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sabato 1 settembre 2012
CRAS: TG3 BASILICATA DEL 23 AGOSTO 2012
venerdì 31 agosto 2012
Estate di fuoco, istruzioni per l'uso.
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| Incendio a Miglionico del 9 agosto 2012 |
“L’Italia avvampa nelle fiamme, ma dovrebbe bruciare soprattutto di vergogna…”
La protesta dei naturalisti è chiara e decisa, e arriva dal Centro
Parchi di Roma e dalle molte Associazioni che vi aderiscono, in prima
linea Maremma Viva e i Lupi dell’Appennino. Perché? Ma perché, malgrado i
disastri del passato, non abbiamo imparato la lezione, e continuiamo a
trascurare gli interventi fondamentali, poco costosi e molto efficaci.
Quali? Educazione, prevenzione e risanamento.
A parlare è Franco Tassi, Coordinatore del Comitato Parchi ed Ecologo di fama internazionale. Cosa si sarebbe dovuto fare?“Sono anni che lo stiamo predicando, ma purtroppo sembra voce nel deserto. Non ripeteremo ancora una volta il famoso “Decalogo contro il Fuoco”, che stiamo diffondendo da anni (si veda Allegato). Preferiamo invece soffermarci per un attimo sui sette punti essenziali, semplici e poco dispendiosi, ma proprio per questo meno graditi a certi politici” . Eccoli in breve:
1.- Educazione:
la cultura antincendio dovrebbe partire anzitutto dalle scuole, anche
con visite, discussioni ed esercitazioni in natura. Avevamo proposto un
Museo, o Centro del Fuoco, e una serie di Itinerari nei luoghi percorsi
dagli incendi: ma come sempre si sono preferite cementificazioni e
cattedrali nel deserto.
2.- Segnaletica:
al principio del caldo, il pericolo va segnalato nel modo più visibile,
e fatto oggetto di spot promozionali ripetuti. Meno tabelloni
pubblicitari antiestetici e pubblicità radiotelevisiva invadente, e più
attenzione alla natura e all’ambiente.
3.- Controllo sociale:
è l’arma vincente contro l’idiozia dilagante, che va rappresentata dal
un elegante fumatore griffato che, dalla sua lussuosa auto, getta nella
siepe il mozzicone di sigaretta. Chi lo vede dovrebbe segnalarlo alla
Protezione Civile, che non potrà sanzionarlo, ma dovrà inviargli un
cortese ammonimento accompagnato dal pieghevole su rischi e conseguenze.
Non si tratta di delazione, ma di civile autodifesa. O sarebbe meglio
far finta di non vedere?
4.- Volontariato:
squadre di giovani volontari italiani e stranieri che perlustrano il
territorio nei periodi critici rappresentano il miglior investimento per
tutti, offrendo anche periodi di attività, socialità e cultura a tanti
disoccupati, per una missione alta: perché, come afferma Don Ciotti, “così ci si sporcano le mani, ma si pulisce la mente”.
5.- Ricerca scientifica:
da anni ricordiamo che esistono insetti capaci di percepire il calore
del fuoco e le radiazioni del legno che brucia a chilometri di distanza,
grazie a speciali “sensori”. Da loro la scienza biomimetica potrebbe
ricavare tecnologie robotiche di enorme valore, all’estero ci stanno
provando. Perché non da noi? Alle nostre proposte, risalenti a decenni
fa, si è risposto nel modo più elegante: con barbari tagli alla ricerca,
e poi con la soppressione del Centro Studi Ecologici Appenninici.
6.- Catasto:
alla favola che spento il fuoco per quindici anni non si potrà
costruire, in un Paese come l’Italia, non crede ormai più nessuno:
circola invece la barzelletta del catasto che non si vede perché non
c’è. Meglio allora creare un Libro nero dei terreni bruciati e restituiti per sempre a madre terra,
consultabile e scaricabile da chiunque e in ogni momento. Sommando le
superfici massacrate dalla criminalità e poi recuperate, si otterrebbero
immense aree protette a beneficio della collettività.
7.- Rigenerazione: la chiave di soluzione finale del problema sta proprio in questo: recintare e/o tabellare subito i terreni bruciati e lasciarli alla spontanea rinnovazione,
senza nessun intervento. In pochi anni la natura stessa farà il resto, e
questo diventerà un campo di studio ideale sulle capacità di
rigenerazione dell’ecosistema danneggiato, con semi portati dal vento o
dagli animali selvatici. Anni or sono eravamo riusciti a ottenere
qualcosa del genere al Monte Salviano nella Marsica e in parte anche
nella Pineta di Castelfusano. E oggi i risultati ottenuti sono evidenti.
Cosa
fa invece la nostra società civile, come reagiscono le nostre
istituzioni? Piangono, si disperano, minacciano tuoni e fulmini… Seguirà
qualche intervista o passerella, ma poi ben poco cambierà. Il
linguaggio resterà lo stesso: si parlerà di piromani anziché di
criminali ecologici, o eco-criminali, come sarebbe giusto. Si
invocheranno altre flotte di Canadair (che sono utilissimi, non c’è
dubbio, al pari degli elicotteri; come eroici sono i loro piloti, e
tutti coloro che intervengono contro il fuoco, a volte restandone
vittime: ma rappresentano soltanto l’estremo rimedio). L’alluvione di
parole inutili e la scarsità di fatti concreti dopo ogni catastrofe
costituiscono invece la costante della nostra storia recente, e sembra
di risentire le concioni che in Abruzzo seguivano a ogni massacro degli
ultimi orsi marsicani.
Perché
in fondo quella che deve cambiare davvero è la cultura di fondo:
svegliarsi dal sonno della ragione e dalla droga dell’egoismo, uscire
dall’analfabetismo ecologico, e aprire gli occhi e il cuore alla natura.
Senza la quale non potremmo vivere, né respirare.
Roma – Maremma Toscana, 21 agosto 2012
Fonte: Comitato Parchi Itallia
INCENDIO NEL PARCO DELLA MURGIA MATERANA
mercoledì 29 agosto 2012
Il Parco della Murgia in fiamme visto da Montescaglioso
martedì 28 agosto 2012
venerdì 24 agosto 2012
Associazioni ambientaliste su caccia di selezione al cinghiale nella Riserva di San Giuliano
L’Associazione Falco Naumanni, l’Associazione Lanius, Città Plurale di Matera, il Fondo Ambiente Italiano di Matera, il Forum Ambientalista di Pomarico, la LIPU- Lega Italiana Protezione Uccelli, il Movimento Azzurro Murge, Mutamenti a Mezzogiorno, WWF
– Matera hanno inviato alla nostra redazione una nota congiunta in cui
contestano le modalità con cui viene consentita la caccia nella Riserva
di San Giuliano per abbattere i cinghiali. Di seguito la nota integrale.
E’ necessario contenere la popolazione dei Cinghiali per ridurre e limitare i danni da questi arrecati e soprattutto per ridefinire equilibri ecologici che questa specie tende a sconvolgere a proprio favore, ciò va fatto con metodi compatibili all’ambiente. Il Parco Nazionale del Pollino promuove la divulgazione e l’istallazione dei chiusini per catturare gli ungulati, stessa cosa sta accadendo al Parco delle Chiese Rupestri e della Murgia Materana che, dopo una annosa vicenda giudiziaria, rientra in possesso di detti chiusini e li installa di concerto con gli agricoltori. In tutte e due i casi siamo in presenza di territori ampi dove l’attività antropica è presente e, malgrado tutto non si fa ricorso ai cosiddetti selecontrollori. La Provincia di Matera alla quale è affidata tra l’altro la “cura ” della Riserva Regionale Orientata di S. Giuliano invece di predisporre idonei capanni per l’osservazione dell’avifauna (Il cosiddetto Birdwaching), costruisce altane per la caccia grossa al cinghiale. La disattenzione nei confronti di questa riserva naturale è massima. Tempo addietro come associazioni ambientaliste e della cittadinanza attiva chiedemmo alla protezione civile di non utilizzare l’invaso come zona di addestramento degli aerei in loro dotazione per la lotta agli incendi. Non facemmo altro che chiedere l’applicazione del Regolamento redatto dalla Provincia di Matera ed in vigore da oltre 5 anni eppure nessun dirigente di quella amministrazione si è degnato in passato ed ancora oggi di chiederne il rispetto. Dove non riesce la Pubblica Amministrazione riesce il Volontariato. La Riserva di S. Giuliano è composta da oltre 1/3 di acqua ed oltre la metà del territorio è rappresentato dalla zona A, quella a massima protezione dove l’accesso è strettamente regolamentato qualora l’Amministrazione Provinciale facesse rispettare il regolamento da lei stessa redatto. L’area A è quella di maggior importanza naturalistica; vi è poi la zona B in cui l’accesso è regolamentato da percorsi ed eventuali infrastrutture, chi le ha mai viste? C’è, infine, la zona C- a dire il vero molto ridotta- dove i privati possono svolgere attività agricole ed artigiane ma sempre nel rispetto delle normative e della sostenibilità ambientale. Ci chiediamo se è proprio necessario fare entrare i fucili in questi piccolo fazzoletto di terra quando sappiamo bene che vi sono altri sistemi di controllo della specie così come hanno fatto tanti parchi. Crediamo proprio che il dirigente preposto non sia all’altezza del compito e vada rimosso immediatamente. Nelle more si sospenda l’installazione delle piattaforme e si colga l’occasione, visto che vi sono le risorse, per realizzare i capanni di avvistamento e, perchè no , di curare la sentieristica e la vigilanza.
Matera, 24 Agosto 2012
Associazione Falco Naumanni
Associazione Lanius
Città Plurale- Matera
Fondo Ambiente Italiano – Matera
Forum Ambientalista -Pomarico
LIPU- Lega Italiana Protezione Uccelli
Movimento Azzurro Murge
Mutamenti a Mezzogiorno
WWF – Matera
E’ necessario contenere la popolazione dei Cinghiali per ridurre e limitare i danni da questi arrecati e soprattutto per ridefinire equilibri ecologici che questa specie tende a sconvolgere a proprio favore, ciò va fatto con metodi compatibili all’ambiente. Il Parco Nazionale del Pollino promuove la divulgazione e l’istallazione dei chiusini per catturare gli ungulati, stessa cosa sta accadendo al Parco delle Chiese Rupestri e della Murgia Materana che, dopo una annosa vicenda giudiziaria, rientra in possesso di detti chiusini e li installa di concerto con gli agricoltori. In tutte e due i casi siamo in presenza di territori ampi dove l’attività antropica è presente e, malgrado tutto non si fa ricorso ai cosiddetti selecontrollori. La Provincia di Matera alla quale è affidata tra l’altro la “cura ” della Riserva Regionale Orientata di S. Giuliano invece di predisporre idonei capanni per l’osservazione dell’avifauna (Il cosiddetto Birdwaching), costruisce altane per la caccia grossa al cinghiale. La disattenzione nei confronti di questa riserva naturale è massima. Tempo addietro come associazioni ambientaliste e della cittadinanza attiva chiedemmo alla protezione civile di non utilizzare l’invaso come zona di addestramento degli aerei in loro dotazione per la lotta agli incendi. Non facemmo altro che chiedere l’applicazione del Regolamento redatto dalla Provincia di Matera ed in vigore da oltre 5 anni eppure nessun dirigente di quella amministrazione si è degnato in passato ed ancora oggi di chiederne il rispetto. Dove non riesce la Pubblica Amministrazione riesce il Volontariato. La Riserva di S. Giuliano è composta da oltre 1/3 di acqua ed oltre la metà del territorio è rappresentato dalla zona A, quella a massima protezione dove l’accesso è strettamente regolamentato qualora l’Amministrazione Provinciale facesse rispettare il regolamento da lei stessa redatto. L’area A è quella di maggior importanza naturalistica; vi è poi la zona B in cui l’accesso è regolamentato da percorsi ed eventuali infrastrutture, chi le ha mai viste? C’è, infine, la zona C- a dire il vero molto ridotta- dove i privati possono svolgere attività agricole ed artigiane ma sempre nel rispetto delle normative e della sostenibilità ambientale. Ci chiediamo se è proprio necessario fare entrare i fucili in questi piccolo fazzoletto di terra quando sappiamo bene che vi sono altri sistemi di controllo della specie così come hanno fatto tanti parchi. Crediamo proprio che il dirigente preposto non sia all’altezza del compito e vada rimosso immediatamente. Nelle more si sospenda l’installazione delle piattaforme e si colga l’occasione, visto che vi sono le risorse, per realizzare i capanni di avvistamento e, perchè no , di curare la sentieristica e la vigilanza.
Matera, 24 Agosto 2012
Associazione Falco Naumanni
Associazione Lanius
Città Plurale- Matera
Fondo Ambiente Italiano – Matera
Forum Ambientalista -Pomarico
LIPU- Lega Italiana Protezione Uccelli
Movimento Azzurro Murge
Mutamenti a Mezzogiorno
WWF – Matera
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giovedì 23 agosto 2012
11 splendidi rapaci liberati a Miglionico dal CRAS
Proseguono
in collaborazione con le associazioni LIPU e ALTURA le iniziative di
reimmissione in natura di rapaci organizzate dal CRAS Centro Recupero Animali
Selvatici della Provincia di Matera.
Dopo
Matera e Bernalda questa volta è toccato a Miglionico dove, grazie al supporto
della Proloco e del Comune è stato
possibile consentire ad un folto pubblico di circa 300 curiosi ed appassionati
di assistere alla liberazione di alcuni splendidi rapaci curati e riabilitati.
Presenti alla manifestazione il sindaco di Miglionico Angelo Buono e il
Vicepresidente della Provincia di Matera Giovanni Bonelli.
Lo
scenario del luogo di rilascio è stato il Belvedere di Torre di Fino, ove da un
affaccio panoramico di notevole bellezza paesaggistica si domina la Valle del
Bradano e l'area protetta di San
Giuliano con il suo bacino lacustre.
Ad
essere restituiti alla Natura nel pomeriggio del 22 agosto sono stati 11 rapaci
di 5 specie diverse. Si tratta di 2 nibbi bruni, 1 nibbio reale, 3 falchi
grillai, 4 assioli e 1 civetta.
Tutti
gli esemplari sono stati come sempre inanellati a scopo scientifico grazie alla
collaborazione del dott Egidio Mallia del Parco Regionale di Gallipoli Cognato
che da anni collabora con il CRAS per l’inanellamento e il monitoraggio. Per
l’assistenza medico veterinaria il CRAS si è avvalso della collaborazione del
dott. Vito Tralli di Matera, del dott. Vincenzo Costantini dell’Osservatorio
Faunistico Regionale della Puglia e della dott.ssa Olimpia Lai della Facoltà di
Medicina Veterinaria dell’Università di Bari.
Il
Centro Recupero Provinciale opera quotidianamente per la dare una risposta
all'esigenza di tutela e salvaguardia della fauna del territorio. Le specie
liberate sono infatti tutte particolarmente protette dalle normative nazionali
ed europee: è compito morale di cittadini e delle associazioni contribuire al
primo soccorso e consegna al Centro ed è dovere degli enti e delle istituzioni,
garantire il sostegno, attraverso apposite strutture come i CRAS, alle attività
di recupero, cura e rilascio in natura degli esemplari in difficoltà. Nei primi
7 mesi del 2012 sono stati già 350 gli interventi effettuati, per lo più
riguardanti specie autoctone protette, e tantissimi animali sono stati già
restituiti alla natura. Gli eventi della liberazione in pubblico svolti in collaborazione
con la LIPU rappresentano perciò anche un momento di informazione e
sensibilizzazione sull’importanza della biodiversità oltre che una ottima
occasione per assistere da vicino all'emozionante momento della riconquista
della libertà da parte di animali nati liberi nel nostro territorio ma che per
problemi vari hanno avuto bisogno dell’aiuto del CRAS.
Il
Responsabile del CRAS Matteo Visceglia ha dichiarato:
"La
nostra attività rappresenta una delle pochissime realtà regionali che si
occupano di recupero e riabilitazione di animali in difficoltà. Operiamo tutto
l’anno quotidianamente, con scarsissime risorse finanziarie e strutture, per dare una risposta all'esigenza di tutela e salvaguardia
della fauna protetta del nostro territorio. La scelta di liberare qui questi 11
rapaci è motivata oltre che dal fatto che Miglionico si trova all’interno della
Riserva Naturale di San Giuliano
anche perchè vogliamo simbolicamente esprimere la necessità e l’importanza
di ricostituire l'habitat naturale distrutto dai vari incendi che nei giorni
scorsi hanno interessato centinaia di ettari di boschi, macchia mediterranea e frutteti anche
in questo comune, uno dei più colpiti a livello regionale. Tali ambienti ospitano
una ricchissima fauna e la perdita di habitat a causa del fuoco significa
purtroppo anche perdita di Biodiversità. La restituzione alla Natura di animali selvatici curati
dal nostro Centro Recupero vuole perciò rappresentare un messaggio di speranza
affinché presto possa rinascere il patrimonio naturalistico distrutto dalle
fiamme e vuole allo stesso tempo lanciare un appello a tutti affinché eventi
così disastrosi non debbano più ripetersi".
INFORMAZIONI SUGLI ANIMALI LIBERATI
I
2 nibbi bruni furono rinvenuti 50 giorni fa all'interno della Riserva di San
Giuliano a seguito di accidentale caduta da un nido posto su un altissimo
eucalipto. Grazie al primo soccorso effettuato da un apicoltore materano i due
giovani rapaci, visibilmente disidratati e debilitati, sono stati subito
affidati alle cure del Centro. Ora sono ritornati alla natura e si sono
integrati ai numerosi nibbi che, concentrandosi in modo spettacolare con centinaia di esemplari
proprio in alcune aree della Riserva, in questo periodo si preparano alla lunga
e difficile migrazione verso le zone di svernamento dell’Africa subsahariana.
Il
nibbio reale, anch’esso un giovane nato questa primavera, proviene invece da Oliveto Lucano, dove
è stato rinvenuto sul ciglio di una strada in fin di vita ed incapace di
volare. Anche per lui, dopo un
mese di cure, è arrivato oggi il
momento della libertà.
I
falchi grillai erano tra gli ultimi esemplari non ancora pronti per l’involo
dopo le varie iniziative di rilascio effettuate tra Matera e Montescaglioso
nelle scorse settimane e che hanno interessato un centinaio di esemplari.
Anch'essi si aggregheranno agli altri conspecifici per la migrazione autunnale
verso l'Africa.
Gli
assioli sono piccoli rapaci notturni migratori che nidificano da noi negli
habitat boschivi, anche prossimi od interni ai centri abitati. Si tratta di 4
giovani rinvenuti in 4 località diverse del metapontino e del materano e
raccolti a terra ancora inetti al volo ed incapaci di vita autonoma. Dopo
lunghe e pazienti cure anche per loro è stato possibile garantire il ritorno in natura.
La
civetta infine è stata rinvenuta, ancora in età di pulcino ed incapace di
volare, proprio al Castello del
Malconsiglio di Miglionico dove attivisti della Proloco l’hanno soccorsa e
subito consegnata al CRAS. Anche
per lei il ritorno in libertà a casa propria è stato d'obbligo.
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venerdì 17 agosto 2012
Iniziativa CRAS a Miglionico: liberazione rapaci il 22 agosto
Proseguono
le iniziative del CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Provincia di
Matera. Questa volta, grazie alla collaborazione del Comune e della Proloco il
sito scelto per la liberazione degli animali è Miglionico, comune del materano
che estende parte del proprio territorio nella Riserva Regionale di San
Giuliano. Lo scenario del luogo di rilascio sarà il Belvedere di Torre di Fino
(a circa 400 metri da Piazza Castello)
dove da un affaccio panoramico di notevole bellezza paesaggistica si
domina a nord la Valle del Bradano e tutta l'area protetta con il suo lago
artificiale.
Ad
essere restituiti alla Natura mercoledì 22 agosto alle ore 18,30 saranno 10 rapaci di 5
specie diverse curati e riabilitati alla vita selvatica. Si tratta di 2 nibbi
bruni, 1 nibbio reale, 2 falchi grillai, 4 assioli e 1 civetta
mercoledì 15 agosto 2012
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