sabato 5 novembre 2011
giovedì 3 novembre 2011
Fossile di Balena: ripresi i lavori per il recupero del cranio
Il Consigliere Comunale del Partito Socialista di Matera Michele Lamacchia ha presentato un Ordine del Giorno da discutere in Consiglio per riportare l’attenzione su un ritrovamento avvenuto nell’agosto 2006, sulla sponda del lago San Giuliano di resti fossili di un grande cetaceo. Una balena lunga circa ventisette metri risalente al Pleistocene, cioè un milione di anni fa, che si è conservata integra fossilizzandosi nell’argilla. Un esemplare unico al Mondo per la completezza e per le dimensioni. Una scoperta sensazionale che sembra caduta nel dimenticatoio. Tra mille difficoltà economiche la soprintendenza ha provveduto al recupero del corpo e solo questi giorni stanno cominciando le operazioni di recupero della scatola cranica completamente immersa nell’argilla. Nell’Ordine del Giorno, il Consigliere Lamacchia pone l’attenzione sull’importanza che tale ritrovamento può avere in termini di ricadute culturali e turistiche nel Territorio e lancia un grido di allarme sulla eventualità di un probabile trasferimento del fossile in altra sede del Nord Italia. Si perpetrerebbe in questo modo un vero e proprio scippo alla Città di Matera e al Territorio Lucano.Non di poco conto, afferma Lamacchia, sarebbe la ricaduta sulla candidatura della Città di Matera a Capitale della Cultura 2019.L’ordine del Giorno ha la finalità di dare indirizzo al Sindaco e alla intera Giunta di mettere in atto tutti i provvedimenti e le iniziative utili a scongiurare un probabile trasferimento e di individuare nel contempo un sito idoneo ad ospitare un reperto unico al Mondo.E’ auspicabile inoltre che tutte le forze culturali regionali, i giovani, e tutti coloro che hanno a cuore il nostro territorio, prendano coscienza dell’importanza che riveste questo ritrovamento opponendosi ad eventuali trasferimenti che ci priverebbero di una opportunità unica.
Fonte:

Foto:Antonio Ferrante
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Foto:Antonio Ferrante
Nuova osservazione di 2 grifoni in Basilicata
Nel corso di un monitoraggio faunistico condotto dall'ornitologo lucano Egidio Fulco questa mattina 3 novembre 2011 sono stati osservati 2 splendidi grifoni (Gyps fulvus) in alcune aree della Valle dell'Agri lungo l'Appennino Lucano. Data la notevole distanza non è stato possibile notare la presenza di eventuali anelli colorati. Si ricorda che la precedente osservazione della specie in Basilicata (A. Vilmer Sabino & M. Visceglia, 2011) è stata effettuata sulla Murgia materana la scorsa primavera e riguardava un soggetto inanellato (codice G71) proveniente dal Parco Nazionale del Pollino a seguito di rilasci a scopo di ripopolamento.
Un giovane nibbio reale con marche alari avvistato in Basilicata
Un Nibbio reale (Milvus milvus) con marche alari blu è stato osservato dall'ornitologo lucano Egidio Fulco il giorno 03 novembre 2011 in Basilicata nel territorio del comune di Marsicovetere (Pz) a circa 1000 metri di quota. A seguito di contatti con i responsabili di un progetto che si occupa della reintroduzione di questa specie in alcune aree dell'Italia centrale è emerso che questo nibbio (con codice IJJ) è un giovane liberato l'anno scorso nelle Marche nel Parco Regionale Gola della Rossa e di Frasassi nell'ambito del Progetto LIFE Natura "Save the Flyers". Questa importante osservazione conferma che tra le varie metapopolazioni di nibbio reale vi è un effettivo collegamento che potrebbe contribuire a consolidare la speranza di una ripresa della specie soprattutto in aree ove un tempo erano più comuni come la Toscana, il Lazio, l'Abruzzo, le Marche e il Molise. La popolazione nidificante lucana, la più importante d'Italia, rappresenta allo stesso tempo sia un grande serbatoio di esemplari che possono occupare nuove aree anche distanti diverse centinaia di km sia un forte richiamo per altri nibbi erratici proprio come IJJ avvistato nelle aree interne della regione. Ci hanno informato i responsabili del LIFE che precentemente questo giovane era stato visto sia in Toscana che nel Lazio, a dimostrazione di un comportamento di erratismo molto importante per la ricerca di nuovi territori da parte di giovani.

CONCLUSA CON SUCCESSO LA CAMPAGNA DI INANELLAMENTO ALLA FOCE DEL BRADANO
Potenza, 03 Novembre 2011 – Corpo Forestale dello Stato in collaborazione con l’ISPRA ha inanellato circa 1400 individui appartenenti a 31 specie diverse di avifauna migratoria.
Dal 30 Settembre al 31 Ottobre 2011 si è svolta una campagna di inanellamento scientifico nella Riserva Forestale di Protezione di Metaponto presso la Foce del Bradano, Sito di Importanza Comunitaria, dove è stata attivata una Stazione di inanellamento della rete ISPRA. La ricerca, svolta per il secondo anno consecutivo in collaborazione tra lo Studio Naturalistico Milvus e il CORPO FORESTALE DELLO STATO - Ufficio Territoriale della Biodiversità di Potenza, ha avuto come obiettivo quello di studiare la migrazione autunnale dei migratori intrapaleartici attraverso la costa jonica lucana. L’attività ha visto l’impegno di ornitologi professionisti in possesso del patentino ISPRA e dunque abilitati all’attività di inanellamento scientifico.
Il Dott. Egidio Fulco, ornitologo responsabile della stazione di inanellamento, ha dichiarato: “La ricerca ha prodotto interessanti risultati scientifici con 1.385 individui inanellati appartenenti a 31 specie diverse. Molto interessante la ricattura di un Luì piccolo, Phylloscopus collybita , un piccolo passeriforme migratore, risultato già inanellato in Repubblica Ceka. Tale dato conferma l’origine est-europea delle popolazioni migratrici che transitano alle nostre latitudini, oltre ad evidenziare l’importanza della costa jonica lucana quale via preferenziale per le migrazioni verso i quartieri di svernamento Nord-Africani”.
Parole di entusiasmo sono state espresse dal Vice Questore Aggiunto Dott.ssa Angela Malaspina, responsabile dell’UTB che ha finanziato la ricerca: “L’iniziativa, oltre al notevole significato scientifico e alle possibilità applicative degli elementi conoscitivi ai fini della gestione dell’area, ha consentito di espletare una consistente attività di educazione ambientale, mediante il coinvolgimento di numerose scolaresche che, in piccoli gruppi, hanno avuto modo di partecipare ad una esperienza didattica di grande interesse. Ciò ha ulteriormente confermato l’importante ruolo educativo e di sensibilizzazione svolto da attività di questo genere, soprattutto se condotte all’interno di aree protette come è quella di Metaponto. Inoltre, l’iniziativa ha richiamato anche numerosi volontari esperti del settore e provenienti anche da fuori regione che hanno affiancato il Dott. Fulco nelle operazioni di inanellamento. Si tratta di studenti, addetti ai lavori e appassionati che hanno potuto utilizzare il tempo trascorso in loco come un’importante occasione formativa e di interesse scientifico. Si auspica in futuro di potere proseguire con la ricerca, al fine di ottenere indicazioni gestionali sempre più precise e di valorizzare ulteriormente il ruolo formativo della stazione di inanellamento Foce Bradano. Attività di questo genere confermano la grande valenza ambientale della costa jonica metapontina, protetta dal vincolo di Riserva dello Stato, ma sempre più soggetta a fattori di alterazione e degrado, spesso giustificato da un malinteso sviluppo turistico fortemente impattante con i delicati equilibri del territorio”.

Martin pescatore

Luì piccolo con anello ceko
Dal 30 Settembre al 31 Ottobre 2011 si è svolta una campagna di inanellamento scientifico nella Riserva Forestale di Protezione di Metaponto presso la Foce del Bradano, Sito di Importanza Comunitaria, dove è stata attivata una Stazione di inanellamento della rete ISPRA. La ricerca, svolta per il secondo anno consecutivo in collaborazione tra lo Studio Naturalistico Milvus e il CORPO FORESTALE DELLO STATO - Ufficio Territoriale della Biodiversità di Potenza, ha avuto come obiettivo quello di studiare la migrazione autunnale dei migratori intrapaleartici attraverso la costa jonica lucana. L’attività ha visto l’impegno di ornitologi professionisti in possesso del patentino ISPRA e dunque abilitati all’attività di inanellamento scientifico.
Il Dott. Egidio Fulco, ornitologo responsabile della stazione di inanellamento, ha dichiarato: “La ricerca ha prodotto interessanti risultati scientifici con 1.385 individui inanellati appartenenti a 31 specie diverse. Molto interessante la ricattura di un Luì piccolo, Phylloscopus collybita , un piccolo passeriforme migratore, risultato già inanellato in Repubblica Ceka. Tale dato conferma l’origine est-europea delle popolazioni migratrici che transitano alle nostre latitudini, oltre ad evidenziare l’importanza della costa jonica lucana quale via preferenziale per le migrazioni verso i quartieri di svernamento Nord-Africani”.
Parole di entusiasmo sono state espresse dal Vice Questore Aggiunto Dott.ssa Angela Malaspina, responsabile dell’UTB che ha finanziato la ricerca: “L’iniziativa, oltre al notevole significato scientifico e alle possibilità applicative degli elementi conoscitivi ai fini della gestione dell’area, ha consentito di espletare una consistente attività di educazione ambientale, mediante il coinvolgimento di numerose scolaresche che, in piccoli gruppi, hanno avuto modo di partecipare ad una esperienza didattica di grande interesse. Ciò ha ulteriormente confermato l’importante ruolo educativo e di sensibilizzazione svolto da attività di questo genere, soprattutto se condotte all’interno di aree protette come è quella di Metaponto. Inoltre, l’iniziativa ha richiamato anche numerosi volontari esperti del settore e provenienti anche da fuori regione che hanno affiancato il Dott. Fulco nelle operazioni di inanellamento. Si tratta di studenti, addetti ai lavori e appassionati che hanno potuto utilizzare il tempo trascorso in loco come un’importante occasione formativa e di interesse scientifico. Si auspica in futuro di potere proseguire con la ricerca, al fine di ottenere indicazioni gestionali sempre più precise e di valorizzare ulteriormente il ruolo formativo della stazione di inanellamento Foce Bradano. Attività di questo genere confermano la grande valenza ambientale della costa jonica metapontina, protetta dal vincolo di Riserva dello Stato, ma sempre più soggetta a fattori di alterazione e degrado, spesso giustificato da un malinteso sviluppo turistico fortemente impattante con i delicati equilibri del territorio”.

Martin pescatore

Luì piccolo con anello ceko
domenica 30 ottobre 2011
Un'occhiata dietro l'angolo...
Parco della Murgia e vicinanze
di Amelia Boccassi
Un viaggio affascinante, tra archeologia, arte e natura incontaminata è quello nel Parco regionale archeologico, storico, naturale delle chiese rupestri del materano, noto come Parco della Murgia. Ottomila ettari compresi tra i comuni di Matera e Montescaglioso, sono caratterizzati da profonde rupi, cascate, sentieri, fra rarità vegetative, anche antichissime, gravine e grotte naturali utilizzate dall’uomo sin dalla preistoria, e chiese rupestri.
Continua a leggere qui:
http://www.tuononews.it/tn/article/7DB102834487&Ref=EL
28/10/11
di Amelia Boccassi
Un viaggio affascinante, tra archeologia, arte e natura incontaminata è quello nel Parco regionale archeologico, storico, naturale delle chiese rupestri del materano, noto come Parco della Murgia. Ottomila ettari compresi tra i comuni di Matera e Montescaglioso, sono caratterizzati da profonde rupi, cascate, sentieri, fra rarità vegetative, anche antichissime, gravine e grotte naturali utilizzate dall’uomo sin dalla preistoria, e chiese rupestri.
Continua a leggere qui:
http://www.tuononews.it/tn/article/7DB102834487&Ref=EL
28/10/11
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venerdì 28 ottobre 2011
giovedì 27 ottobre 2011
sabato 22 ottobre 2011
Un Barbagianni impatta contro un treno a Matera
Un bellissimo Barbagianni è stato rinvenuto questa sera 22 ottobre al Rione Lanera presso la stazione delle Ferrovie Appulo Lucane di Matera a seguito di un forte impatto con un treno.
Prontamente soccorso dal personale della stazione è stato recapitato 2 ore dopo presso il Centro Recupero Rapaci della Riserva di San Giuliano. Ad un primo esame è stata purtroppo diagnosticata la frattura di entrambe le zampe ed un trauma cranico con riversamento di sangue nella cavità orale.
A livello generale la situazione sembra essere pertanto molto difficile, con scarsa reattività, abbattimento del sensorio ed evidenti danni neurosensoriali dovuti al trauma cranico.
Si spera che possa sopravvivere nei prossimi giorni al fine di poter essere eventualmente operato.
Secondo i dati del Centro Recupero i rapaci notturni piuttosto frequentemente restano vittime di collisioni con veicoli, cavi sospesi, vetrate e tutto ciò che costituisce ostacolo per loro.

Prontamente soccorso dal personale della stazione è stato recapitato 2 ore dopo presso il Centro Recupero Rapaci della Riserva di San Giuliano. Ad un primo esame è stata purtroppo diagnosticata la frattura di entrambe le zampe ed un trauma cranico con riversamento di sangue nella cavità orale.
A livello generale la situazione sembra essere pertanto molto difficile, con scarsa reattività, abbattimento del sensorio ed evidenti danni neurosensoriali dovuti al trauma cranico.
Si spera che possa sopravvivere nei prossimi giorni al fine di poter essere eventualmente operato.
Secondo i dati del Centro Recupero i rapaci notturni piuttosto frequentemente restano vittime di collisioni con veicoli, cavi sospesi, vetrate e tutto ciò che costituisce ostacolo per loro.

martedì 18 ottobre 2011
5 splendidi rapaci ritornano in libertà in provincia di Matera





Uno splendido esemplare di Falco di palude, rapace tipico delle aree umide delle pianure ed ormai sempre più raro in varie parti d'Italia, è stato liberato nei giorni scorsi dal Centro Recupero Rapaci della Riserva Naturale di San Giuliano. L'animale, consegnato la scorsa estate da cittadini di Altamura, era stato rinvenuto in difficoltà ai confini con Matera ed incapace di volare per una frattura al radio-ulna. Dopo un’ opportuna assistenza veterinaria da parte del dott. Vito Tralli e di un adeguato periodo di cura e riabilitazione al volo trascorso presso il Centro Rapaci di San Giuliano è finalmente ritornato in libertà nella splendida cornice della zona occidentale della Riserva, caratterizzata da un' ampia prateria umida e da un sito particolarmente tranquillo e idoneo ai rilasci di questi rapaci.
L'esemplare, un maschio di circa 1 anno e mezzo, è stato preventivamente inanellato prima della liberazione grazie alla collaborazione del dott. Egidio Mallia, inanellatore ufficiale del Centro.
Oltre al Falco di palude sono state liberate anche 2 civette e 2 gheppi che erano ospiti del Centro Recupero dalla scorsa estate per traumi di varia natura e rinvenuti nel materano grazie alla fattiva collaborazione di cittadini e forze dell’ordine. I gheppi – un giovane ed un adulto - sono stati rilasciati nei pressi del Parco della Murgia Materana mentre le civette, attesa l’ora del tramonto, sono state liberate nella valle del Bradano, in agro di Montescaglioso, nei pressi di vecchi ruderi e case coloniche abbandonate, tipico habitat di queste piccole signore della notte.
Il Responsabile del Centro Matteo Visceglia dichiara:
“E’ importante sottolineare che i nostri rilasci di rapaci, contrariamente a quanto pensano in molti, solo raramente avvengono in pubblico in quanto ritieniamo importante evitare ogni ulteriore disagio ad animali che hanno trascorso lunghi periodi di cure in voliera. Lo stress improvviso dovuto alla presenza di molte persone che, non senza schiamazzi, li osservano e fotografano da vicino può a volte compromettere la buona riuscita delle operazioni di rilascio e di corretto ambientamento in natura. Nonostante ciò il nostro Centro ogni tanto organizza eventi pubblici alla presenza di scolaresche o di turisti ed appassionati di natura cercando di limitare al massimo ogni disturbo. Il più delle volte tali eventi sono legati alla liberazione di falchi grillai, una delle specie più amate e conosciute dal popolo lucano”.
Il Centro di Recupero, nonostante le diverse difficoltà in cui si trova ad operare quotidianamente, con disagi di natura infrastrutturale ed economica, continua a garantire 7 giorni su 7 il suo supporto tecnico operativo agli uffici preposti alla tutela dell’Ambiente e della Fauna dell’Amministrazione Provinciale di Matera attraverso il proprio presidio permanente di tutela della Biodiversità localizzato nella Riserva di San Giuliano ed offrendo ogni anno a centinaia di animali di specie particolarmente protette nuove opportunità di reintegrazione in Natura”.
Va ricordato a tutti i cittadini quanto stabilito dalla norme contenute nel calendario venatorio regionale 2010-2011 della Regione Basilicata. L’art. 7 riporta quanto segue:
“Chiunque rinvenga fauna selvatica in difficoltà è tenuto a darne immediata comunicazione alla Provincia o al Comune nel cui territorio è avvenuto il rinvenimento ed eventualmente consegnarla ai medesimi che provvederanno alla cura della stessa presso i centri autorizzati.”
venerdì 14 ottobre 2011
Basilicata Isola Fenice
Rinvenuti dalla Forestale richiami vietati
sabato 8 ottobre 2011
venerdì 7 ottobre 2011
Riserva S.Giuliano, approvato Progetto extra Piano forestazione

Matera, 7 ottobre 2011 – La riqualificazione ambientale della Riserva naturale di S. Giuliano, dettagliata in un progetto speciale, è stata approvata dalla giunta provinciale, che costerà all’Ente di via Ridola oltre 53 mila euro.
“Si tratta di interventi extra Piano forestazione, che consentiranno di incrementare il numero delle giornate lavorative, – ha precisato l’assessore al ramo, Angelo Garbellano – destinati al miglioramento dell’habitat della Riserva. Nel corso degli anni, infatti, il continuo processo di interramento, riducendo considerevolmente la capacità di invaso della diga, ha comportato un aumento dei fenomeni di erosione del terreno. Tutti gli interventi idraulico/forestali pianificati sono finalizzati, pertanto, all’ampliamento delle superfici vegetali, in grado di intercettare le piogge e di ridurre l’energia cinetica delle specie autoctone che causano il fenomeno di erosione.
Nello specifico attueremo azioni di rimboschimento con specie autoctone dell’area, associati a lavori di bonifica delle superfici boscate.”
“L’intenzione della Provincia – ha concluso il presidente Stella – è quella di assolvere a un ruolo di effettiva tutela e valorizzazione dell’Oasi. Opera complessa che deve considerare gli aspetti ambientali tanto per una adeguata e opportuna salvaguardia degli equilibri naturalistici, quanto per il miglioramento della fruizione turistica che passa attraverso una riqualificazione dell’intera area.”
lunedì 26 settembre 2011
Il Falco grillaio in volo su Lavello
Pubblichiamo qui sotto un interessante articolo tratto dal Quotidiano della Basilicata del 25 settembre 2011 in cui si evidenzia la presenza del Falco grillaio nell'area di Lavello a dismostrazione di come la tutela e la conservazione delle colonie storiche contribuisce all'espansione della specie nelle altre aree della regione.
domenica 25 settembre 2011
Parco divertimenti nell'Oasi di San Giuliano?
Ormai non si contano le mille idee su come "utilizzare" la Riserva Naturale di San Giuliano!
Alcuni anni fa sono stati registrati numerosi casi di aeromodellismo praticati, con notevole disturbo all'avifauna presente, sui prati umidi della zona A della Riserva, quella cioè a maggior protezione secondo il Regolamento di Gestione della Provincia di Matera. Per fortuna, dopo tante denunce e segnalazioni, la cosa si è risolta positivamente per l'area.
Da un pò di tempo alcuni vorrebbero portare barche, canoe e vele e ogni tanto l'argomento torna (specie in concomitanza di appuntamenti elettorali) ma la partita per ora è chiusa. Ed ora che si fa nel frattempo? Ecco che scendono in campo ( o meglio in acqua) i modelli navali radiocomandati...!
Domenica 25 settembre, in un ampio tratto della riva sinistra del lago nei pressi dello sbarramento, per tutta la mattinata alcune persone, con l'auto prepotentemente in sosta sulla riva lacustre in area interdetta ai veicoli, hanno dato libero sfogo al proprio hobby di modellismo navale senza minimamente tener conto della tipologia dell'area protetta e dei divieti di arrecare ogni disturbo alla Natura e ai visitatori desiderosi di immergersi nella pace e nella tranquillità dell'area protetta. Nessuna vigilanza e nessun controllo per tutta la mattinata...eppure è una delle aree più frequentate e più soggette a disturbi quotidiani. Il rumore dei motori (a cui facevano eco diversi colpi di fucile nelle vicinanze) si sentiva a notevole distanza; su tutta la superficie del lago antistante il campo di gioco nessuna forma di vita alata si notava. La Natura e le sue espressioni più vivaci (anatre, cormorani, aironi, svassi, gabbiani, ecc.) era di colpo scomparsa! Anche i pochi turisti che si affacciavano al lago sono stati praticamente indotti ad andare via, a vivere ed ammirare altrove la Natura. Ma, visto che la foto non rende nè il rumore nè il disturbo, o se qualcuno vuole semplicemente avere un 'idea di cosa si può fare con questi modellini lanciati su uno specchio d'acqua ecco qui un link esplicativo: http://youtu.be/sY7aZw-swrg
Si spera che le autorità di controllo e le associazioni protezionistiche locali facciano ogni giorno opera di prevenzione e di sensibilizzazione al fine di non rendere carta straccia una buona legge di tutela per questa importante area naturalistica che la Regione Basilicata ha varato nel lontano anno 2000 con l'obiettivo di proteggerla di più e meglio!
Alcuni anni fa sono stati registrati numerosi casi di aeromodellismo praticati, con notevole disturbo all'avifauna presente, sui prati umidi della zona A della Riserva, quella cioè a maggior protezione secondo il Regolamento di Gestione della Provincia di Matera. Per fortuna, dopo tante denunce e segnalazioni, la cosa si è risolta positivamente per l'area.
Da un pò di tempo alcuni vorrebbero portare barche, canoe e vele e ogni tanto l'argomento torna (specie in concomitanza di appuntamenti elettorali) ma la partita per ora è chiusa. Ed ora che si fa nel frattempo? Ecco che scendono in campo ( o meglio in acqua) i modelli navali radiocomandati...!
Domenica 25 settembre, in un ampio tratto della riva sinistra del lago nei pressi dello sbarramento, per tutta la mattinata alcune persone, con l'auto prepotentemente in sosta sulla riva lacustre in area interdetta ai veicoli, hanno dato libero sfogo al proprio hobby di modellismo navale senza minimamente tener conto della tipologia dell'area protetta e dei divieti di arrecare ogni disturbo alla Natura e ai visitatori desiderosi di immergersi nella pace e nella tranquillità dell'area protetta. Nessuna vigilanza e nessun controllo per tutta la mattinata...eppure è una delle aree più frequentate e più soggette a disturbi quotidiani. Il rumore dei motori (a cui facevano eco diversi colpi di fucile nelle vicinanze) si sentiva a notevole distanza; su tutta la superficie del lago antistante il campo di gioco nessuna forma di vita alata si notava. La Natura e le sue espressioni più vivaci (anatre, cormorani, aironi, svassi, gabbiani, ecc.) era di colpo scomparsa! Anche i pochi turisti che si affacciavano al lago sono stati praticamente indotti ad andare via, a vivere ed ammirare altrove la Natura. Ma, visto che la foto non rende nè il rumore nè il disturbo, o se qualcuno vuole semplicemente avere un 'idea di cosa si può fare con questi modellini lanciati su uno specchio d'acqua ecco qui un link esplicativo: http://youtu.be/sY7aZw-swrg
Si spera che le autorità di controllo e le associazioni protezionistiche locali facciano ogni giorno opera di prevenzione e di sensibilizzazione al fine di non rendere carta straccia una buona legge di tutela per questa importante area naturalistica che la Regione Basilicata ha varato nel lontano anno 2000 con l'obiettivo di proteggerla di più e meglio!
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sabato 24 settembre 2011
Inquinamento Basento: un video che fa riflettere
In un tratto del Basento compreso tra i territori di Ferrandina e Pisticci si è verificato uno sversamento di sostanze chimiche di provenienza industriale che ha ucciso migliaia di pesci avvelenando il fiume. Le acque inquinate, tuttavia, continuano a dissetare greggi e mandrie e vengono utilizzate per irrigare i campi.
www.pisticci.com
www.pisticci.com
venerdì 23 settembre 2011
NO ALLA SVENDITA DEI PARCHI NAZIONALI

LA PROPOSTA DI MODIFICA DELLA LEGGE 394/91: UN GRAVE ATTACCO AI PARCHI ED ALLE AREE PROTETTE
NO ALLA SVENDITA DEI PARCHI NAZIONALI
E’ in corso al Senato, presso la Commissione Ambiente, la discussione del disegno di legge 8 N. 1820 per la modifica della legge quadro sulle aree protette (Legge 394/91).
La Legge 394/91 era stata voluta da menti illuminate (tra cui il "gruppo di lavoro del verde" di Italia Nostra e alcuni rappresentanti del WWF), che, con tanta ostinazione e coraggio, erano riuscite a farla approvare dal Parlamento, dopo un lungo e tortuoso percorso, durato ben 31 anni.
Il disegno di legge risulta peggiorativo, rispetto al testo attualmente in vigore, in diversi punti ma tra questi, vogliamo, in questo momento, metterne in evidenza uno particolarmente insidioso e pericoloso e cioè l'emendamento N.2.0.300, presentato dal sen.Orsi, relatore del ddl, lo stesso che aveva proposto mesi addietro una nuova legge sulla caccia particolarmente impattante.
Il “cacciasenatore” Orsi è ritornato all’attacco ancora più pesantemente, proponendo con il suo emendamento, di dare la facoltà ai titolari di concessioni idroelettriche, cave, impianti a biomasse, ricerche di idrocarburi, impianti eolici, fotovoltaici… di dare “elargizioni” agli Enti Parco, in cambio del “disturbo”. Basterà cioè pagare i parchi per poterne sfasciare il territorio, facendo leva sul fatto che l’attuale Governo non ha esitato a dimezzare i fondi concessi agli Enti parco, rendendo sempre più difficile la loro azione di tutela del territorio e di sviluppo sostenibile delle comunità locali.
Immaginabili quali e quante pressioni le lobby dell'energia, del cemento stiano facendo sui (loro amici) parlamentari, con l’ obiettivo di scardinare la legge quadro 394/91, considerata, finora, una tra le migliori al mondo nel campo della tutela della biodiversità e della protezione degli ecosistemi e non solo.
Un fiore all'occhiello per il nostro Paese, fiore che qualcuno sta cercando ostinatamente di far appassire, per soddisfare certi gruppi di potere facilmente. individuabili
L' aggressione ai parchi nazionali, alle aree protette, alla Rete Natura 2000 è ormai palese. Il Parlamento bocci questa proposta deleteria per la conservazione della natura e la tutela del paesaggio, che verrebbero svenduti, con gravissimi danni anche per la collettività.
La bocci, prima che sia troppo tardi.
Lì, 22 Settembre 2011
Le Associazioni
ALTURA
ITALIA NOSTRA CALABRIA
WWF
LIPURENDE
MEDITERRANEA NATURA
COMITATO NAZIONALE PAESAGGIO
ENPA-CROTONE
ARCI-CROTONE
mercoledì 21 settembre 2011
Basento, un fiume di veleni
Qualità, rintracciabilità, trasparenza. Certo parole importanti per la nostra sicurezza alimentare, nonostante smaltiamo rifiuti industriali mischiandoli pure nella produzione di mangimi per animali, che a nostra volta, mangiamo. I residui chimici però, a volte ritornano nei nostri organismi a partire dall’origine del processo produttivo.
Attraverso l’irrigazione dei campi, l’abbeveraggio di bestiame. Il Basento, sino alla piana di Metaponto, subisce pressioni antropiche e presenta aree fortemente inquinate. Interagiscono in qualche modo con il suo corso? Quali possibili effetti hanno le sostanze riscontrate sulla salute umana? E cosa si sta facendo per preservare un bene fondamentale anche per il nostro ciclo alimentare?
Seguiamo il fiume partendo da Nord. Da Tito. A poche centinaia di metri dal fiume la
prima area inquinata. La storia inizia nel ‘95 quando risultò necessario bonificare. Se ne sarebbe dovuta occupare una società ma “se nel 1996 – ha affermato Maurizio Bolognetti dei Radicali lucani – i fanghi presenti erano circa 170 mila tonnellate, nel 2001 si è arrivati a 250 mila”. Nello stesso anno arriva il sequestro. L’Organizzazione Lucana Ambientalista (Ola, ndr) nel suo Dossier ricorda che la zona è tra le più ad alto rischio per la salute in Italia. Sotto terra rifiuti industriali. 59 mila metri quadri, 7 campi di calcio messi insieme caratterizzati dai residui tossici accumulati dopo la chiusura della Liquichimica e da rifiuti di diversa origine sui quali “è quasi certo – denuncia Bolognetti – che qualcuno si sia arricchito facendo affari col traffico dei rifiuti. Ecomafie”. Oltre alle ecomafie in Basilicata s’autodenunciano le industrie. Nel 2006, a Tito, lo fa un’impresa per un pesante atto di contaminazione della falda acquifera e del terreno. Si parla di tricloroetilene, tricloroetano, dicloroetilene, bromodiclorometano, cloroformio, bromoformio, cloruro di vinile monomero, esaclorobutadene, tetracloroetilene, sommatoria organoclorurati e idrocarburi totali. Sostanze tossiche, cancerogene e persistenti, insiste la Ola, riscontrate anche “in percentuali un milione di volte superiori ai limiti consentiti”.
Il 20 agosto 2009, la situazione d’inquinamento del fiume Basento e del fiume Tora porta Bolognetti a consegnare un esposto alla Procura della Repubblica di Potenza. Ma l’acqua scorre. Raggiunge altre contaminazioni prossime al fiume. La zona industriale di Ferrandina, la “pista di volo” e l’area “ex metanolo” di Pisticci. Un report del 2001 dello Studio Omega mostra come nella prima il 41 per cento degli scavi presentano superamenti. C’è di tutto. Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa, ndr), con una tossicità – conferma l’Università di Padova – multiorgano e particolarmente implicati nei tumori di polmone, vescica e cute, rene, laringe, mammella, e da un punto di vista immunotossicologico in allergie, immunosoppressione, degenerazione maligna linfocitaria. Rientrano in ricerche sull’aterosclerosi, sulla connessione con malformazioni, deficit funzionali e insufficienza renale dovuti all’esposizione durante la vita neonatale. Per alcune come il benzo-perilene s’arriva a superare il limite di120 volte (vedi box Le analisi). Sostanze assorbite tramite respirazione, attraverso la cute, e mangiando. Cibi affumicati, ma anche alimenti vegetali a foglia larga tipo lattuga, spinaci, e frutta come cereali allo stato grezzo.
E poi metalli pesanti tipo mercurio, che, come cadmio piombo e nichel, oltre al
basento_idrocarburi_foce
cancro possono causare danni ai reni, al sistema nervoso e al sistema immunitario. E c‘è tetracloro-etano. L’International Uniform Chemical Information Database afferma che è difficilmente biodegradabile e molto tossico, per le acque potabili anche in caso di perdite nel sottosuolo di quantità minime. E il benzene? Secondo l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro, oltre alla cancerogenicità, vi è una limitata evidenza per una associazione causale con leucemia linfocitica acuta, mieloma multiplo, linfoma non-Hodgkin, e una forte evidenza che i suoi metaboliti producono effetti genotossici. Il limite è 2, nell’area di prelievo segna 22. C’è dicloroetano 34 volte superiore. Come effetti sono state osservate alterazioni epatobiliari, distonie neurovegetative e alterazioni della funzione tiroidea. E per le acque? Si superano i limiti di solfati, manganese, e tricloroetilene, prodotto difficilmente biodegradabile che può provocare effetti negativi per l’ambiente acquatico. Nell’uomo il solito cancro ed è sospettato di causare alterazioni genetiche. Il tricloroetano supera di circa 3 mila volte il limite. L’Agency for Toxic Substances & Disease Registry sottolinea gli effetti sul sistema nervoso ed epatico. Oggi dall’area diaframmata di Ferrandina viene giù un tubo dritto nel Basento.
Il depuratore sembra addormentato. A dieci metri un puzzo forte e acre toglie il respiro. S’immerge nel fiume e torna a galla annerendo l’acqua attorno. Poco più sula Materit, ex fabbrica di manufatti in cemento-amianto. Nella sua caratterizzazione sono risultati livelli d’amianto nel terreno anche 62 mila volte superiori e un inquinamento della falda da esaclorobutadiene, tricloretilene. Ovviamente tutto cancerogeno. Dentro lo stabilimento, non si sa come siano entrati, lavatrici, frigoriferi, cucine. Rifiuti che devono essere stoccati con cautela per i materiali nocivi che contengono. Fuori, nei pozzi di raccolta acque di superficie, poco tempo fa galleggiava un liquido nero e oleoso. A Pisticci Scalo il 44 per cento degli scavi presentano superamenti. È riscontrato mercurio, nichel, rame. Le acque mostrano superamenti di solfati, manganese, la presenza di selenio, cromo, nichel e valori molto elevati di cloruri. L’amianto è diffuso in tutta l’area, e anche qui, come a Tito, s’evidenziano materiali estranei. Una presenza tanto massiccia da far produrre una tabella di rifiuti interrati. C’è di tutto. Persino bidoni corrosi. È lo scenario di un’area utilizzata per smaltimenti illeciti. E si va avanti così da decenni. Nel ’90 una Commissione parlamentare evidenziò gli sversamenti in alcuni pozzi. L’ex Coordinatore di Legambiente in quel periodo denunciò come le tonnellate di rifiuti tossici sversati in discariche abusive in Valbasento rappresentavano solo la punta d’un Iceberg e che nell’area emergeva una notevole incidenza di morti per cancri, malformazioni in persone e animali, un elevato tasso di malattie dell’apparato respiratorio, leucemie.
È la Basilicata borderline, sospesa tra l’idea di incontaminato e aumenti di cancri
tipici di realtà pesantemente inquinate. Nel 2000 un’altra Commissione la ricordò come regione con la percentuale più elevata di produzione di rifiuti speciali cui corrispondeva una bassa industrializzazione. Risultò rilevante che su circa 600 mila tonnellate, di ben oltre la metà non si sapesse la destinazione finale. Fu verbalizzato “presunta gestione illecita”. Il Basento intanto continua a scorrere e senza presumere sfiora queste isole tossiche i cui terreni, con le piogge, diventano pantani che filtrano l’acqua e la reimmettono nel fiume. È il ciclo dell’acqua. Nel 2003 una ricerca del Cnr-Irpi di Bari s’occupò dei rischi di degrado delle acque sotterranee della piana di Metaponto. L’inquinamento caratterizzante le acque sotterranee risultò un “reale problema ambientale”. “Il degrado quantitativo e qualitativo – è scritto – costituiscono un rischio concreto che minaccia le risorse idriche della piana”. Precisava che un’acqua sotterranea molto rara rispetto alle caratteristiche dell’area contraddistingueva i campioni prelevati in prossimità del Basento. Oltre a fenomeni di inquinamento da contaminanti agricoli e perdite da reti fognarie, viste le concentrazioni elevate d’ammoniaca e coliformi totali e fecali, s’evidenziò la presenza di elementi cancerogeni quali l’arsenico, lo zinco e il rame.
Risultati associati alla consapevolezza d’un fiume con un pesante carico inquinante il cui bacino, con la più alta densità abitativa e concentrazione di industrie, rendeva le acque fluviali “soggette a un maggior rischio di inquinamento e, per possibili perdite dal fiume stesso, conseguentemente anche la falda idrica“. Questione seria la falda. Tanto che il 29 marzo di quest’anno il Commissario Straordinario del Comune di Pisticci trasmetteva una deliberazione al Ministero dell’Ambiente, alla Regione, alla Asl e ai comuni interessati con oggetto la bonifica del Sito di interesse nazionale Valbasento (Sin, ndr). A due giorni dalla Conferenza di servizi il Commissario fa presente al Ministero che nel novembre 2006 aveva assegnato 2.272.727 euro per intervenire, “in particolare” si legge, sull’inquinamento della falda, e che la Regione ne aveva resi disponibili altri 2.272.727. “Risultava improcrastinabile definire un percorso certo delle attività di messa in sicurezza, bonifica e risanamento ambientale dell’intero sito, in particolare attraverso gli interventi di bonifica delle acque sotterranee”. E l’Accordo di programma del 2009 ribadiva che ciascuna parte, per la propria competenza, avrebbe dovuto “progettare e realizzare gli interventi di messa in sicurezza delle acque di falda e dei suoli delle aree pubbliche nonché di quelle agricole colpite da inquinamento indotto”. Un’azione importante al punto da incamerare 3.845.454 euro su 4.545.454. Il soggetto attuatore doveva individuarlo Ministero dell’ambiente e Arpab (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Basilicata, ndr), e tutti gli interventi avrebbero dovuto concludersi in 24 mesi. “Avrebbero”, perché ad oggi “non si conosce – afferma il Commissario – lo stato d’attuazione degli interventi”. “È etico – ricorda un report dell’Istituto superiore di sanità del 2005 sui Sin – che gli interventi di bonifica vengano posti in opera senza attendere lo sviluppo di casi di malattia conclamata”.
Andrea Spartaco
Fonte: http://www.pisticci.com/territorio/2727-un-fiume-di-veleni
Attraverso l’irrigazione dei campi, l’abbeveraggio di bestiame. Il Basento, sino alla piana di Metaponto, subisce pressioni antropiche e presenta aree fortemente inquinate. Interagiscono in qualche modo con il suo corso? Quali possibili effetti hanno le sostanze riscontrate sulla salute umana? E cosa si sta facendo per preservare un bene fondamentale anche per il nostro ciclo alimentare?
Seguiamo il fiume partendo da Nord. Da Tito. A poche centinaia di metri dal fiume la
prima area inquinata. La storia inizia nel ‘95 quando risultò necessario bonificare. Se ne sarebbe dovuta occupare una società ma “se nel 1996 – ha affermato Maurizio Bolognetti dei Radicali lucani – i fanghi presenti erano circa 170 mila tonnellate, nel 2001 si è arrivati a 250 mila”. Nello stesso anno arriva il sequestro. L’Organizzazione Lucana Ambientalista (Ola, ndr) nel suo Dossier ricorda che la zona è tra le più ad alto rischio per la salute in Italia. Sotto terra rifiuti industriali. 59 mila metri quadri, 7 campi di calcio messi insieme caratterizzati dai residui tossici accumulati dopo la chiusura della Liquichimica e da rifiuti di diversa origine sui quali “è quasi certo – denuncia Bolognetti – che qualcuno si sia arricchito facendo affari col traffico dei rifiuti. Ecomafie”. Oltre alle ecomafie in Basilicata s’autodenunciano le industrie. Nel 2006, a Tito, lo fa un’impresa per un pesante atto di contaminazione della falda acquifera e del terreno. Si parla di tricloroetilene, tricloroetano, dicloroetilene, bromodiclorometano, cloroformio, bromoformio, cloruro di vinile monomero, esaclorobutadene, tetracloroetilene, sommatoria organoclorurati e idrocarburi totali. Sostanze tossiche, cancerogene e persistenti, insiste la Ola, riscontrate anche “in percentuali un milione di volte superiori ai limiti consentiti”.
Il 20 agosto 2009, la situazione d’inquinamento del fiume Basento e del fiume Tora porta Bolognetti a consegnare un esposto alla Procura della Repubblica di Potenza. Ma l’acqua scorre. Raggiunge altre contaminazioni prossime al fiume. La zona industriale di Ferrandina, la “pista di volo” e l’area “ex metanolo” di Pisticci. Un report del 2001 dello Studio Omega mostra come nella prima il 41 per cento degli scavi presentano superamenti. C’è di tutto. Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa, ndr), con una tossicità – conferma l’Università di Padova – multiorgano e particolarmente implicati nei tumori di polmone, vescica e cute, rene, laringe, mammella, e da un punto di vista immunotossicologico in allergie, immunosoppressione, degenerazione maligna linfocitaria. Rientrano in ricerche sull’aterosclerosi, sulla connessione con malformazioni, deficit funzionali e insufficienza renale dovuti all’esposizione durante la vita neonatale. Per alcune come il benzo-perilene s’arriva a superare il limite di120 volte (vedi box Le analisi). Sostanze assorbite tramite respirazione, attraverso la cute, e mangiando. Cibi affumicati, ma anche alimenti vegetali a foglia larga tipo lattuga, spinaci, e frutta come cereali allo stato grezzo.
E poi metalli pesanti tipo mercurio, che, come cadmio piombo e nichel, oltre al
basento_idrocarburi_foce
cancro possono causare danni ai reni, al sistema nervoso e al sistema immunitario. E c‘è tetracloro-etano. L’International Uniform Chemical Information Database afferma che è difficilmente biodegradabile e molto tossico, per le acque potabili anche in caso di perdite nel sottosuolo di quantità minime. E il benzene? Secondo l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro, oltre alla cancerogenicità, vi è una limitata evidenza per una associazione causale con leucemia linfocitica acuta, mieloma multiplo, linfoma non-Hodgkin, e una forte evidenza che i suoi metaboliti producono effetti genotossici. Il limite è 2, nell’area di prelievo segna 22. C’è dicloroetano 34 volte superiore. Come effetti sono state osservate alterazioni epatobiliari, distonie neurovegetative e alterazioni della funzione tiroidea. E per le acque? Si superano i limiti di solfati, manganese, e tricloroetilene, prodotto difficilmente biodegradabile che può provocare effetti negativi per l’ambiente acquatico. Nell’uomo il solito cancro ed è sospettato di causare alterazioni genetiche. Il tricloroetano supera di circa 3 mila volte il limite. L’Agency for Toxic Substances & Disease Registry sottolinea gli effetti sul sistema nervoso ed epatico. Oggi dall’area diaframmata di Ferrandina viene giù un tubo dritto nel Basento.
Il depuratore sembra addormentato. A dieci metri un puzzo forte e acre toglie il respiro. S’immerge nel fiume e torna a galla annerendo l’acqua attorno. Poco più sula Materit, ex fabbrica di manufatti in cemento-amianto. Nella sua caratterizzazione sono risultati livelli d’amianto nel terreno anche 62 mila volte superiori e un inquinamento della falda da esaclorobutadiene, tricloretilene. Ovviamente tutto cancerogeno. Dentro lo stabilimento, non si sa come siano entrati, lavatrici, frigoriferi, cucine. Rifiuti che devono essere stoccati con cautela per i materiali nocivi che contengono. Fuori, nei pozzi di raccolta acque di superficie, poco tempo fa galleggiava un liquido nero e oleoso. A Pisticci Scalo il 44 per cento degli scavi presentano superamenti. È riscontrato mercurio, nichel, rame. Le acque mostrano superamenti di solfati, manganese, la presenza di selenio, cromo, nichel e valori molto elevati di cloruri. L’amianto è diffuso in tutta l’area, e anche qui, come a Tito, s’evidenziano materiali estranei. Una presenza tanto massiccia da far produrre una tabella di rifiuti interrati. C’è di tutto. Persino bidoni corrosi. È lo scenario di un’area utilizzata per smaltimenti illeciti. E si va avanti così da decenni. Nel ’90 una Commissione parlamentare evidenziò gli sversamenti in alcuni pozzi. L’ex Coordinatore di Legambiente in quel periodo denunciò come le tonnellate di rifiuti tossici sversati in discariche abusive in Valbasento rappresentavano solo la punta d’un Iceberg e che nell’area emergeva una notevole incidenza di morti per cancri, malformazioni in persone e animali, un elevato tasso di malattie dell’apparato respiratorio, leucemie.
È la Basilicata borderline, sospesa tra l’idea di incontaminato e aumenti di cancri
tipici di realtà pesantemente inquinate. Nel 2000 un’altra Commissione la ricordò come regione con la percentuale più elevata di produzione di rifiuti speciali cui corrispondeva una bassa industrializzazione. Risultò rilevante che su circa 600 mila tonnellate, di ben oltre la metà non si sapesse la destinazione finale. Fu verbalizzato “presunta gestione illecita”. Il Basento intanto continua a scorrere e senza presumere sfiora queste isole tossiche i cui terreni, con le piogge, diventano pantani che filtrano l’acqua e la reimmettono nel fiume. È il ciclo dell’acqua. Nel 2003 una ricerca del Cnr-Irpi di Bari s’occupò dei rischi di degrado delle acque sotterranee della piana di Metaponto. L’inquinamento caratterizzante le acque sotterranee risultò un “reale problema ambientale”. “Il degrado quantitativo e qualitativo – è scritto – costituiscono un rischio concreto che minaccia le risorse idriche della piana”. Precisava che un’acqua sotterranea molto rara rispetto alle caratteristiche dell’area contraddistingueva i campioni prelevati in prossimità del Basento. Oltre a fenomeni di inquinamento da contaminanti agricoli e perdite da reti fognarie, viste le concentrazioni elevate d’ammoniaca e coliformi totali e fecali, s’evidenziò la presenza di elementi cancerogeni quali l’arsenico, lo zinco e il rame.
Risultati associati alla consapevolezza d’un fiume con un pesante carico inquinante il cui bacino, con la più alta densità abitativa e concentrazione di industrie, rendeva le acque fluviali “soggette a un maggior rischio di inquinamento e, per possibili perdite dal fiume stesso, conseguentemente anche la falda idrica“. Questione seria la falda. Tanto che il 29 marzo di quest’anno il Commissario Straordinario del Comune di Pisticci trasmetteva una deliberazione al Ministero dell’Ambiente, alla Regione, alla Asl e ai comuni interessati con oggetto la bonifica del Sito di interesse nazionale Valbasento (Sin, ndr). A due giorni dalla Conferenza di servizi il Commissario fa presente al Ministero che nel novembre 2006 aveva assegnato 2.272.727 euro per intervenire, “in particolare” si legge, sull’inquinamento della falda, e che la Regione ne aveva resi disponibili altri 2.272.727. “Risultava improcrastinabile definire un percorso certo delle attività di messa in sicurezza, bonifica e risanamento ambientale dell’intero sito, in particolare attraverso gli interventi di bonifica delle acque sotterranee”. E l’Accordo di programma del 2009 ribadiva che ciascuna parte, per la propria competenza, avrebbe dovuto “progettare e realizzare gli interventi di messa in sicurezza delle acque di falda e dei suoli delle aree pubbliche nonché di quelle agricole colpite da inquinamento indotto”. Un’azione importante al punto da incamerare 3.845.454 euro su 4.545.454. Il soggetto attuatore doveva individuarlo Ministero dell’ambiente e Arpab (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Basilicata, ndr), e tutti gli interventi avrebbero dovuto concludersi in 24 mesi. “Avrebbero”, perché ad oggi “non si conosce – afferma il Commissario – lo stato d’attuazione degli interventi”. “È etico – ricorda un report dell’Istituto superiore di sanità del 2005 sui Sin – che gli interventi di bonifica vengano posti in opera senza attendere lo sviluppo di casi di malattia conclamata”.
Andrea Spartaco
Fonte: http://www.pisticci.com/territorio/2727-un-fiume-di-veleni
Moria di pesci nel Basento tra Ferrandina e Pisticci
Il Basento è un grave malato che nessuno si preoccupa seriamente di curare. L’ultimo sintomo del pessimo stato di salute del principale fiume lucano è stato registrato lo scorso week end in una zona al confine tra Ferrandina e Pisticci.
Per circa due chilometri le sue acque sono diventate un cimitero di pesci di ogni specie. Carpe, carassi, cavedani, barbi, alborelle e anguille, vittime, molto probabilmente, di qualche sostanza sversata nel fiume. Il suo fondale, nei tratti interessati dal fenomeno, è diventato scuro, macchiato di un prodotto che a vista ed anche a naso sembra avere a che fare con il petrolio o qualche suo derivato.
I risultati delle analisi condotte dall’Arpab sui prelievi evidenziano la bassa presenza di ossigeno ed una elevata quantità di fosfati. Le indagini sulle carni dei pesci, invece, devono ancora essere note. Ma già gli elementi riscontrati potrebbero spiegare il fenomeno.
La Forestale sembra indirizzata a monitorare con attenzione alcuni scarichi nella zona industriale di Ferrandina, ma al momento non sembra essere nota con precisione l’origine dello sversamento. Non si esclude l’ipotesi di un autobotte che illegalmente abbia riversato delle sostanze chimiche nel fiume, facilmente raggiungibile in diversi punti nella zona interessata dalla moria.
L’evidenza immediata porta riscontri sulla vita dei pesci. Ma nei pressi degli argini
basento fondale scuro del fiume abbiamo trovato le tracce evidenti di mandrie e greggi che regolarmente vi si abbeverano, usando la stessa acqua che, seppur impropriamente, può essere utilizzata per irrigare i campi o dissetare un airone così come la selvaggina che poi viene cacciata. Le carni di bovini e caprini, il loro latte ed i suoi derivati, la frutta e gli ortaggi arrivano sulle nostre tavole. I cinghiali, alcuni uccelli ed altre prede sono alimento di cacciatori e delle loro comitive. E tutti questi prodotti rischiano di essere contaminati dalla stesse sostanze che hanno provocato la moria dei pesci. E così il ciclo dell’avvelenamento da chimica entra nei nostri corpi e diventa un affare che ci riguarda da vicino più di quanto si possa immaginare.
A segnalare l’episodio ai Carabinieri ed ai Vigili del Fuoco, sabato scorso, un giovane pisticcese che si trovava in zona e che aveva frequentato lo stesso posto nei giorni precedenti. Francesco Quinto, questo il nome del ragazzo, oltre alla miriade di pesci morti di fronte al cui agghiacciante scenario si è ritrovato non appena sceso dall’auto, ha potuto notare la differenza di colorazione del fondale del fiume e percepire un cattivo odore che non era presente fino a qualche giorno prima. Con Francesco, Pisticci.com ha effettuato un sopralluogo ieri mattina. In acqua c’erano ancora tanti pesci a galla, ammassati soprattutto nelle anse del fiume. Il fondale risulta effettivamente scuro, macchiato da una sostanza nera ed il cattivo odore è evidente. Risaliamo il fiume per alcuni tratti. Lo scenario è lo stesso. La moria di pesci si estende in un percorso del Basento abbastanza lungo. Sufficiente a determinare una emergenza di natura ambientale che rivendica risposte a partire dalla certezze sulle cause della morte dei pesci, sulla tipologia di sostanze depositate sul fondale del fiume e, innanzitutto, sugli autori di questo ennesimo scempio.
Finora, a dire il vero, risposte esaustive non ne sono arrivate su altri casi di
pesci morti riscontrati sul Basento ed anche sul Cavone. Giusto un anno fa, alla foce Cavone, si verificò un’altra moria di pesci. Le analisi sulle carni degli esemplari prelevati non dettero alcuna risposta. Quelle sulle acque non le abbiamo mai conosciute. Una spiegazione definitiva sulle cause del fenomeno non è mai arrivata. E, ovviamente, non è stato individuato alcun responsabile.
Stesso esito per l’inchiesta relativa allo sversamento di idrocarburi nel fiume Basento a partire dal canale di Tecnoparco. Un episodio verificatosi nell’ottobre del 2005, che causò notevoli danni all’ecosistema fluviale, diventato nero pece in diversi tratti e per numerosi chilometri fino alla sua foce. Le analisi evidenziarono elevati valori di cod, sostanze oleose totali ed idrocarburi totali. Ma di responsabili individuati e puniti nemmeno l’ombra.
La speranza, questa volta, è che le indagini possano portare a maggiori certezze e ad una precisa responsabilità. Troppe volte, in questo territorio, il clamore prodotto dalla novità di una notizia ha ceduto il passo agli ingombranti silenzi sopravvenuti non appena il richiamo mediatico ha esaurito la sua capacità di incuriosire. Ed è anche su questa indifferenza che punta per continuare ad agire indisturbato chi reitera a suo vantaggio il culto degli smaltimenti illeciti che, se non è ancora chiaro, spesso fa rima con ecomafia.
Roberto D'Alessandro
Fonte:www.pisticci.com
Per circa due chilometri le sue acque sono diventate un cimitero di pesci di ogni specie. Carpe, carassi, cavedani, barbi, alborelle e anguille, vittime, molto probabilmente, di qualche sostanza sversata nel fiume. Il suo fondale, nei tratti interessati dal fenomeno, è diventato scuro, macchiato di un prodotto che a vista ed anche a naso sembra avere a che fare con il petrolio o qualche suo derivato.
I risultati delle analisi condotte dall’Arpab sui prelievi evidenziano la bassa presenza di ossigeno ed una elevata quantità di fosfati. Le indagini sulle carni dei pesci, invece, devono ancora essere note. Ma già gli elementi riscontrati potrebbero spiegare il fenomeno.
La Forestale sembra indirizzata a monitorare con attenzione alcuni scarichi nella zona industriale di Ferrandina, ma al momento non sembra essere nota con precisione l’origine dello sversamento. Non si esclude l’ipotesi di un autobotte che illegalmente abbia riversato delle sostanze chimiche nel fiume, facilmente raggiungibile in diversi punti nella zona interessata dalla moria.
L’evidenza immediata porta riscontri sulla vita dei pesci. Ma nei pressi degli argini
basento fondale scuro del fiume abbiamo trovato le tracce evidenti di mandrie e greggi che regolarmente vi si abbeverano, usando la stessa acqua che, seppur impropriamente, può essere utilizzata per irrigare i campi o dissetare un airone così come la selvaggina che poi viene cacciata. Le carni di bovini e caprini, il loro latte ed i suoi derivati, la frutta e gli ortaggi arrivano sulle nostre tavole. I cinghiali, alcuni uccelli ed altre prede sono alimento di cacciatori e delle loro comitive. E tutti questi prodotti rischiano di essere contaminati dalla stesse sostanze che hanno provocato la moria dei pesci. E così il ciclo dell’avvelenamento da chimica entra nei nostri corpi e diventa un affare che ci riguarda da vicino più di quanto si possa immaginare.
A segnalare l’episodio ai Carabinieri ed ai Vigili del Fuoco, sabato scorso, un giovane pisticcese che si trovava in zona e che aveva frequentato lo stesso posto nei giorni precedenti. Francesco Quinto, questo il nome del ragazzo, oltre alla miriade di pesci morti di fronte al cui agghiacciante scenario si è ritrovato non appena sceso dall’auto, ha potuto notare la differenza di colorazione del fondale del fiume e percepire un cattivo odore che non era presente fino a qualche giorno prima. Con Francesco, Pisticci.com ha effettuato un sopralluogo ieri mattina. In acqua c’erano ancora tanti pesci a galla, ammassati soprattutto nelle anse del fiume. Il fondale risulta effettivamente scuro, macchiato da una sostanza nera ed il cattivo odore è evidente. Risaliamo il fiume per alcuni tratti. Lo scenario è lo stesso. La moria di pesci si estende in un percorso del Basento abbastanza lungo. Sufficiente a determinare una emergenza di natura ambientale che rivendica risposte a partire dalla certezze sulle cause della morte dei pesci, sulla tipologia di sostanze depositate sul fondale del fiume e, innanzitutto, sugli autori di questo ennesimo scempio.
Finora, a dire il vero, risposte esaustive non ne sono arrivate su altri casi di
pesci morti riscontrati sul Basento ed anche sul Cavone. Giusto un anno fa, alla foce Cavone, si verificò un’altra moria di pesci. Le analisi sulle carni degli esemplari prelevati non dettero alcuna risposta. Quelle sulle acque non le abbiamo mai conosciute. Una spiegazione definitiva sulle cause del fenomeno non è mai arrivata. E, ovviamente, non è stato individuato alcun responsabile.
Stesso esito per l’inchiesta relativa allo sversamento di idrocarburi nel fiume Basento a partire dal canale di Tecnoparco. Un episodio verificatosi nell’ottobre del 2005, che causò notevoli danni all’ecosistema fluviale, diventato nero pece in diversi tratti e per numerosi chilometri fino alla sua foce. Le analisi evidenziarono elevati valori di cod, sostanze oleose totali ed idrocarburi totali. Ma di responsabili individuati e puniti nemmeno l’ombra.
La speranza, questa volta, è che le indagini possano portare a maggiori certezze e ad una precisa responsabilità. Troppe volte, in questo territorio, il clamore prodotto dalla novità di una notizia ha ceduto il passo agli ingombranti silenzi sopravvenuti non appena il richiamo mediatico ha esaurito la sua capacità di incuriosire. Ed è anche su questa indifferenza che punta per continuare ad agire indisturbato chi reitera a suo vantaggio il culto degli smaltimenti illeciti che, se non è ancora chiaro, spesso fa rima con ecomafia.
Roberto D'Alessandro
Fonte:www.pisticci.com
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