venerdì 20 gennaio 2012

8 gru sostano nella Riserva di San Giuliano

Durante l'attività di monitoraggio delle specie acquatiche svernanti IWC (International Waterfowl Census) condotta dall'Associazione Lanius e dal Centro Recupero Animali Selvatici nella giornata di giovedì 19 gennaio sono state osservate sulle rive del Lago di San Giuliano 8 splendide Gru europee (Grus grus). L'avvistamento è avvenuto contestualmente al loro arrivo nella Riserva, dato che nelle ore precedenti e nei giorni scorsi la loro presenza non era stata registrata. Il gruppo era formato da due giovani e 6 adulti. L'osservazione si è protratta per circa 30 minuti durante i quali le gru sono state viste pascolare negli ampi prati lasciati liberi dalle acque e senza elementi di disturbo.
Le Gru non sono molto comuni in Italia in questo periodo ed in Basilicata tale osservazione rappresenta sicuramente uno dei pochi dati registrati durante il mese di gennaio. Nel 2011 ne fu avvistato e fotografato un'altro esemplare sempre nella Riserva di San Giuliano nei giorni 7 - 16 e 23 gennaio.

Matteo Visceglia
Centro Recupero Animali Selvatici San Giuliano


martedì 17 gennaio 2012

«Parco eolico» Così cambia l'aspetto di Matera

Gli impianti in zone di alto valore paesaggistico

di PASQUALE DORIA

MATERA - C’è bisogno di energia, eccome. Chi può negarlo? Ben venga il discorso sulle fonti rinnovabili, eolico compreso, purchè utili allo scopo. Ma se il rimedio inizia a rivelarsi peggiore del male, l’avanzarsi di qualche dubbio appare più che legittimo. A Matera si parla da una vita di radicamento, di segni straordinari e sedimentati nei millenni, di un territorio che non può non trarre vantaggi dalla sua irriproducibilità, di presenze della natura e della cultura spesso fusi in un solo straordinario paesaggio che attrae una quantità crescente di turisti. Insomma, la ricchezza di un lascito che viene da lontano è riconosciuta, interiorizzata, si potrebbe aggiungere. Ed è ormai nota a tutti anche la fragilità di quello che ci è stato consegnato, quindi, la necessità di salvaguardia attiva, oltre che di idonee condizioni per una buona fruizione. Di contro, nel registrare un sostanziale ritardo circa le pratiche di tutela, programmate e concretamente realizzate a favore della giusta restituzione su scala collettiva di un prezioso patrimonio, non mancano segnali contrastanti che sembrano imboccare direzioni diametralmente opposte.

L’energia eolica, si diceva. Un primo parziale censimento segnalava l’esordio anche sul territorio comunale di 14 aerogeneratori, così vengono anche definite le pale eoliche. Un conto generoso rispetto a ciò che è seguito e che rimane comunque parziale. Stiamo parlando già di un numero d’impianti destinato a salire, ma per quello che è accertato ora è a quota 45. Conteggio secco effettuato nell’ambito delle associazioni di cittadini con evidente sensibilità ambientaliste, per quanto abbastanza scoraggiate ad andare avanti, perchè il numero, nel frattempo, sarà sicuramente lievitato ancora. Ma andiamo per ordine. Nei giorni scorsi è stata data notizia di una richiesta da parte della Marcopolo Engineering, una società per azioni con sede legale in provincia di Cuneo, per la richiesta d’installazione di un impianto per lo sfruttamento finalizzato alla produzione di energia elettrica per una potenza di 35 mega watt da sviluppare tramite 14 aerogeneratori in località masseria Verzellina, una zona che s’incontra dopo la collina di Picciano, quasi a ridosso del territorio di Gravina. La domanda risale allo scorso primo aprile e gli interessati avrebbero potuto presentare le proprie osservazioni entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’avviso, ovvero entro lo scorso primo giugno.

Insomma, tempo scaduto. Lo è anche per una domanda solo di qualche giorno precedente. Quella della Meltemi energia con sede a Ruvo di Puglia, una delle pochissime del sud. Realizzerà un impianto della potenza di 34 mega watt con l’ausilio di 10 aerogeneratori, pale eoliche dell’altezza di cento metri, in località Reni. Anche questa zona si trova non lontano dalla collina di Picciano. Ancora dal Piemonte la presentazione di un progetto, quello della società Asia ambiente Italia, con sede a Torino, per la realizzazione di un impianto che svilupperà 19,8 mega watt con 6 aerogeneratori in località Ciccolocane, area a ridosso del borgo Venusio. Per finire, solamente alle domande presentate nello scorso aprile, c’è anche alla società Zefiro Energy, sede legale a Milano. Realizzerà un impianto da 37,5 mega watt con 15 aerogeneratori da impiantre in località Matina. Difficile capire dove si trova, perchè questo è un toponimo particolarmente diffuso a Matera, specialmente nelle zone collinari subpianeggianti che sorgono ai piedi dell’altopiano murgico. Sono solamente quattro dei progetti noti che sicuramente avranno preso in considerazione gli aspetti della componente paesaggistica e dell’avifauna. Ed è all’Uffico compatibiltà ambientale della Regione che vengono valutati gli studi consegnati sull’impatto ambientale. Ma il giudizio finale riguarda il singolo impianto, oppure il loro complesso?


Gli impianti in zone di alto valore paesaggistico


Il dubbio più gettonato è quello dell’obolo pubblico. Nel senso che riguardo all’eolico spesso viene sottolineato un limite capace d’incidere sulla bolletta energetica collettiva: che più del vento può l’incentivo. Evidenziato questo aspetto non secondario e spingendo lo sguardo verso la valle del Bradano, è impossibile non impattare contro le pale eoliche che svettano sul territorio del comune di Grottole. Il profilo del paesaggio, in quella direzione, è stato decisamente trasformato, in peggio, dalla presenza di quelli che sembrano enormi mulini a vento. Del resto, è il vento, la sua capacità di generare energia, che cercano di intercettare quelle pale bianche nel loro vorticoso e chissà quanto produttivo girare su se stesse.

Difficile non immaginare che un effetto altrettanto negativo non si rifletta pure sul territorio della città dei Sassi, realtà che quando conviene è annoverata retoricamente nell’elenco del patrimonio mondiale dell’umanità che va stilando l’Unesco. Coccarda ambigua, specie se si considera che uno degli impianti sorgerà in contrada Ciccolocane, non lontano dal borgo Venusio. Siamo all’ingresso della città per chi arriva dalla dorsale adriatica. Decisamente non si direbbe un buon biglietto da visita per turisti e visitatori in genere. Si sbaglia anche chi ritiene che i due impianti pensati non lontano dal monte di Picciano non interferiscano in alcun modo con il paesaggio. Contrada Reni, in particolare, è intensamente caratterizzata dal tipico ambiente rurale che rende ben distinguibile il territorio materano. Da quelle parti sorge una vecchia masseria un tempo appartenuta alla famiglia Malvezzi. I più ferrati, quanto a memoria, ricordano perfettamente che lì, non a acaso, furono girate buona parte delle scene del film diretto Francesco Rosi C’era una volta. Titolo profetico. Del resto, non a caso, la zona collinare che fronteggia Picciano, sull’altro lato della strada che porta a Gravina, è ben nota agli archeologi.

Gli aerogeneratori, a quanto pare, sono particolarmente rumorosi. Ma è del tutto evidente che gli svantaggi dell'energia eolica sollecitano soprattutto a considerazioni di carattere estetico. Incidono nel deturpare il paesaggio? C’è una scuola di pensiero che non ha dubbi in proposito. Per sfruttare le zone più ventose si tende a posizionare le pale in alto, quindi in località di alto valore paesaggistico. Poi, da qualunque parte si spinge, lo sguardo non può non incrociarle. Loro girano e gli occhi pure, da un’altra parte.

Da: La Gazzetta del Mezzogiorno 17 gennaio 2012

martedì 10 gennaio 2012

Da Matera chiesta nuovamente la moratoria petrolifera

di Enzo Palazzo

«È giunto il momento di fermare con una moratoria il raddoppio delle estrazioni petrolifere in Basilicata previste dal Memorandum. Sulle estrazioni in atto non si può fare nulla, ma avete l’obbligo e l’impegno morale di impedire nuove estrazioni, perché determinano un raddoppio dei rischi di inquinamento», è stato il messaggio che la ricercatrice americana Maria Rita D’Orsogna ha lasciato ai circa 300 spettatori (più 147 in diretta streaming di Olachannel) dopo tre ore di conferenza nella mediateca provinciale. Sono 91 mila i barili al giorno attualmente estratti in Basilicata, che gli ambientalisti ritengono essere un dato limite e storico da «congelare» con la moratoria. A questi 91 mila se ne stanno invece aggiungendo circa 13 mila barili in più da lavorare al centro oli di Viggiano, previsti, secondo la Regione dagli accordi del ’97, i 50 mila della concessione Total di Tempa Rossa e i 25 mila dall’area di Marsico Nuovo. Per un totale di circa 180 mila barili che «a conti fatti, dai 91 mila di partenza – dicono i movimenti – sarebbe un raddoppio di estrazioni avvenuto senza la firma del Memorandum».

La professoressa italo americana, che ha criticato il Memorandum e la Bonus card, ha puntato molto sui rischi che ogni nuova autorizzazione creerebbe. «La Basilicata è un unico grande bacino di superficie e di profondità, per cui – ha ribadito più volte – c’è il forte rischio di inquinare il circuito dell’acqua e dunque della catena alimentare». Ha anche aggiunto che trova «irresponsabile perforare nei monti di Marsico Nuovo, dove ci sono le sorgenti del fiume Agri», avvisando i lucani che «anche quando vi dicono che è tutto nella norma, occorre sapere che in Italia i limiti di tolleranza agli inquinanti sono ben più alti di quelli consentiti in altri Paesi».
E ha esposto gli esempi del nichel in Usa, tollerato fino a 0,1 mg./l., contro i 20 mg./l. dell’Italia; gli 0,5 della California per il manganese, contro i 50 per l’Italia; lo 0,01 per l’arsenico, limite tollerato in California, contro i 10 mg./l. italiani. Ha denunciato una concentrazione di idrocarburi nella diga del Pertusillo di 6,4 milligrammi/litro a dispetto di una concentrazione di idrocarburi permessi nelle acque potabili in Italia pari invece ad uno 0,0001 mg/l., affermando che in America per una cosa del genere le società responsabili sarebbero già state multate per 1 milione di dollari, come accaduto nello Stato di New York.

Infine, sull’elevato rischio di aborti spontanei determinati dall’idrogeno solforato, primo inquinante prodotto della raffinazione del petrolio lucano nei centri oli di Viggiano e Pisticci, permesso in Italia fino a 5 parti per milioni, contro i 0,005 ppm consigliati dall’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, la prof americana temuta dalle compagnie minerarie ha stimolato la chiesa cattolica lucana, a difendere la vita non solo contro gli aborti volontari, ma anche contro quelli indotti dall’H2S. «Come sta già facendo la chiesa abruzzese».

La Gazzetta del Mezzogiorno 10 gennaio 2012

Riserva dei Calanchi di Montalbano: Dna della terra e tesoro snobbato

di Enzo Palazzo

MONTALBANO JONICO - La Riserva “figlia di enne enne”. A gennaio farà un anno di esistenza la Riserva speciale del Geosito dei calanchi di Montalbano Jonico, gestita dalla Provincia di Matera e nata sullo strato di Pleistocene medio di rara purezza geologica su cui si regge l’ab i t at o urbano, così perfetto da avere riconoscimenti internazionali dalle Università di geologia di mezzo mondo. Avrà, però, poco da festeggiare per il suo primo compleanno perché in un anno niente si è mosso.

Solo un paio di conferenze: la prima, che celebrava la nascita della Riserva, con l’Università di Bari ad illustrare le “meraviglie” del Geosito dei calanchi e con l’assessore regionale all’Ambiente, Agatino Mancusi, a prendersi i meriti di aver velocizzato l’iter della legge istitutiva. La seconda, svoltasi pochi giorni fa, alla presenza della responsabile del settore tutela del patrimonio geologico dell’Ispra di Roma, Maria Cristina Giovagnoli, e dell’assessore provinciale all’Ambiente, Giovanni Bonelli, in qualità di “proprietario” attuale dell’area protetta, e con il responsabile della Riserva naturale regionale Oasi Wwf “Calanchi di Atri”, Adriano De Ascentiis, invitato dal sindaco Enzo Devincenzis, ad illustrare in maniera pratica i vantaggi di un’area protetta che ha molte similitudini geologiche e culturali con la riserva di Montalbano. Il quale ha svelato con entusiasmo, come ad Atri arrivino ben 4mila visitatori all’anno e si gestiscano diversi progetti internazionali di ricerca faunistica e floristica, più centinaia di studi nei quali si cita l’area di Atri.

Tutta pubblicità che favorisce le produzioni locali agro-alimentari e che porta finanziamenti anche privati per lo sfruttamento del logo dell’area. Una ricchezza, dunque e non un problema. Nata dopo dieci anni di impegno di ambientalisti e amministratori locali, col solo supporto dell’Università di Bari, senza alcun finanziamento previsto dalla legge regionale istitutiva, la Riserva del Geosito di Montalbano è ancora senza un minimo di portafoglio finanziario, non previsto nemmeno nella finanziaria varata l’altro giorno in Regione, nonostante al convegno tenutosi in primavera, l’assessore Mancusi promise «il vestitino, dopo aver fatto nascere la creatura».

Potrebbero però arrivare coi prossimi piani finanziari “Life + per l’ambiente”: al convegno dell’altro giorno l’assessore Bonelli si è impegnato a destinarli «a questa bella Riserva che tutela uno dei patrimoni geo-orografici più identificativi del nostro territorio lucano».

La Gazzetta del Mezzogiorno 10 gennaio 2012

domenica 8 gennaio 2012

Interessante osservazione di Falco pescatore

Nella Riserva Naturale di San Giuliano è stato osservato oggi, 8 gennaio 2012, un Falco pescatore. L'autore dell'interessante avvistamento è Gianluca Calia che ha gentilmente messo a disposizione la foto per questo blog.
La presenza del Falco pescatore in pieno inverno non è assolutamente usuale in quest'area. Sarà perciò interessante capire, nel caso ci saranno altre osservazioni e documentazioni, se tale specie potrà essere annoverata tra quelle svernanti in quest'area umida di grande valore ambientale e naturalistico. Ci auguriamo che Gianluca possa "catturare" altre immagini nelle prossime settimane che contribuiscano a definire meglio la fenologia di questo straordinario ospite invernale della Riserva.

venerdì 6 gennaio 2012

Danni alle voliere del CRAS a causa del forte vento

6 gennaio 2011

L'anno 2012 comincia davvero male: la Befana ha portato anche nella Riserva di San Giuliano forti raffiche di vento e danni!
Un pò dappertutto oggi si sono registrati problemi e situazioni di difficoltà. A causa del forte vento oggi alcuni alberi hanno subito forti oscillazioni e qualche grosso ramo si è spezzato e schiantato anche sulle voliere del Centro Recupero Animali Selvatici della Riserva di San Giuliano. Purtroppo non è la prima volta che succedono tali eventi in quest'area; l'ultimo in ordine cronologico lo scorso 1 marzo in occasione del forte nubifragio, che tutti in Basilicata ricordiamo, quando diversi alberi si schiantarono a terra e alcuni di essi colpirono anche le strutture del Centro Recupero provocando vari danni oltre che la morte di alcuni animali in cura. Si spera che quanto prima da parte della Provincia di Matera venga messa in sicurezza tutta l'area, come più volte sollecitato. Le strutture non possono resistere alla violenza degli alberi che cadono ogni volta che vi sono forti temporali e vento! Sarebbe davvero un peccato perdere questo presidio di soccorso della fauna realizzato grazie al Progetto LIFE Natura "Rapaci Lucani" con il contributo della Commissione Europea e della Provincia e che ancora oggi, dopo 5 anni dalla sua nascita, continua a rappresentare un fondamentale punto di riferimento per il soccorso e la cura di tantissimi animali selvatici rari e preziosi ritrovati in provincia di Matera ed in particolare nel materano.

Qui sotto alcune foto esemplificative scattate questo pomeriggio e lo scorso marzo 2011.







lunedì 26 dicembre 2011

Matera: natività con i falchi incappucciati

Candidata alla cultura 2019, espone in piazza falchi in cattività


GEAPRESS – Matera, candidata europea della cultura per l’anno 2019, festeggia il Natale con animali in piazza, bloccati in un trespolo o addirittura incappucciati. Si agitano, dice un falconiere, e allora si mette il cappuccio. Ma perché si agita, chiediamo al falconiere. Le luci, i rumori, poi però si insospettisce e assicura che sono nati tutti in cattività, che sono tranquilli, vivono con loro, lavorano con loro. I soliti discorsi, insomma.

Il cappuccio di cuoio a coprire gli occhi, è un uso storico della falconeria. La migliore dimostrazione di come un animale deve subire una privazione per vivere a contatto con l’uomo. Poi vengono lanciati, su un uccello in volo, come durante la caccia, oppure semplicemente a fare un giro. Verranno richiamati e in premio avranno un pezzettino di carne. Rinforzo positivo, si chiama in addestramento.

Nello spettacolo, li chiamano Ciro o Gennarino, e con un megafono, richiamando l’attenzione dei bambini, si fa finta che riconoscano il loro nome. Hanno fame e devono mangiare. Un falco satollo, semplicemente non vola per ricevere in cambio qualcosa che non vuole. Vale lo stesso per i delfini nelle vasche dei delfinari, come per una tigre in addestramento. Oppure per lo zuccherino ad un elefante che ha appena finito di “suonare” il trombone in un circo. Fanno sempre le stesse cose.

Per i falchi, tutto ciò è possibile perché la legge sulla caccia del 1992 (la stessa che consente ad un cacciatore di uccidere in due diversi episodi una specie protetta, per avere infine solo momentaneamente sospeso il porto d’armi), ha autorizzato l’uso dei falchi nella caccia. Da allora è stata un’esplosione, non tanto di cacciatori con i falchi, ma piuttosto di falconieri che pagati dalle pubbliche amministrazioni, si mostrano in piazza vestiti da damigelle e cavalieri. Ditte che forniscono di tutto. Fari, scenografie, cavalli di improbabili guerrieri medioevali e falchi. Poi, un cliente che paga. In genere Comuni, ma anche Province, Pro Loco, Comunità montane, finanche Comitati rionali di feste parrocchiali. Tra citazioni di Federico II, e mandati di pagamento, ecco come si presenta il medioevo in Italia. Con i falchi sui trespoli ed altri incappucciati. A Matera c’era la Civetta delle Nevi, la Poiana ferruginosa, ma anche il Corvo imperiale.

Tutto a posto, per carità. Regolare documentazione, agli atti dello stesso Comando locale del Corpo Forestale. Sta di fatto, però, che dal 1992, la depredazione dei rapaci dal nido in natura ha avuto un vero e proprio boom. Ha dirlo non sono i soliti animalisti che gli animali li vorrebbero tali, e non pupazzi al servizio dell’uomo. Basta leggere gli stessi comunicati del Corpo Forestale. I sequestri operati, le denunce e il principale movente di questo traffico: gli spettacoli medioevali (in genere pagati dalle pubbliche amministrazioni).

Matera, candidata città della cultura, ha festeggiato la natività con i falchi in cattività. A Matera il tutto avviene per un motivo culturale, ovvero la rievocazione di Alano da Matera (che però era un astronomo e filosofo, e non un falconiere). Ed allora si prendono i falchi. A quando un Campo dei Fiori romano con un attore che si brucia rievocando Giordano Bruno? A quei tempi, anche questi erano spettacoli.

Immagini e video qui

Fonte: www.geapress.org 25/12/2011

lunedì 19 dicembre 2011

Ballerina d'inverno

Da alcuni giorni una Ballerina gialla viene a cercare cibo davanti alle voliere del Centro Recupero Animali Selvatici di San Giuliano.

domenica 18 dicembre 2011

Eolico alle porte della città dei Sassi

Alla fine toccò anche alla Città dei Sassi, patrimonio dell’Umanità. Quattordici aereoturbine (pale eoliche) alte 130 metri della potenza complessiva di 35 mw. saranno installate in località Verzellino. Dovrebbe essere quell’area che è a nord di Matera, dietro la collina che si vede al lato del centro commerciale Venusio, proprio dietro l’antica masseria diroccata su cui campeggia un grande “Vendesi”. Le 14 turbine si vedranno bene da Matera città e, molto probabilmente, persino da Gravina: altereranno i profili degli splendidi campi di grano che circondano la città d’arte lucana. Campi che creano una cornice orografica unica ad una città che ha già incantato l’Unesco e che anche in quella contrada conservano alcune masserie storiche, come San Domenico, o luoghi di culto, come Picciano, o masserie agricole attive, come Dragone.

Le 14 pale eoliche le realizzerà la Marcopolo Engineering SpA, con sede a Borgo San Dalmazzo (Cn), la quale alla Regione ha richiesto il parere di Via, Valutazione di impatto ambientale, necessario alla realizzazione dell’impianto eolico. La società è la stessa che ha presentato, in contrada Bersagliera, nel territorio di Montalbano Jonico, che è sede della Riserva del “Geosito dei Calanchi” (il parco eolico è previsto al confine con la riserva), una richiesta di altre 9 turbine per un totale di 22,5 mw. da aggiungere ai 35 di Matera, per complessivi (sulla carta) 57,5 mw. Produzione energetica sufficiente più o meno a coprire i consumi energetici delle circa 15 mila famiglie materane, più la sua area industriale, ma ai materani e alle loro imprese andrà il sicuro impatto ambientale, ma zero euro e zero energia gratuita. Se il trattamento è lo stesso previsto per il Comune di Montalbano Jonico, la Città di Matera beneficerà dal 4 all’8 per cento di compensazione in moneta (intorno alle 70mila euro all’anno per 20 anni), più alcune realizzazioni di arredo urbano. Mentre alla Marcopolo Engineering, pagati col 7 per cento della bolletta Enel dei cittadini, andranno una marea di soldi in incentivi, più di qualche milione di euro all’anno dai due impianti. Finiti i 20 anni, non si capisce chi smantellerà questi impianti impattanti, verso cui le associazioni ambientaliste nutrono dubbi che siano realmente collegate alla rete energetica nazionale. Col rischio, in tal caso, che restituiscano al vento, ciò che dovrebbero produrre dal vento, ma non prima di aver trattenuto l’attraente incentivo.

È il problema dell’energia rinnovabile gestita con la sufficienza e la confusione del “Italian style” in tema di riciclo ambientale, che ad esempio non ha una rete autonoma per il recupero e l’accumulo delle energie rinnovabili. Questione sollevata anche dall’economista Jeremy Rifkin in un recente convegno a Potenza, come limite concreto allo sviluppo di ciò che egli chiama “la Terza rivoluzione industriale”. Cioè quella possibilità di smuovere l’economia di un territorio rendendolo energeticamente libero e autosufficiente da una produzione/distribuzione dell’energia verticistica e monopolistica, che si può attuare se, come denunciano da tempo anche le associazioni di cittadini e i movimenti ambientalisti, «la si smette di speculare sull’energia rinnovabile con i grandi parchi eolici o fotovoltaici e la si concede a edifici, famiglie e imprese». I cui costi di gestione più pesanti sono rappresentati proprio da quelli energetici.

Incentivi dello stato per impianti industriali
Più che il vento, poté l’incentivo? Mentre in Italia i parchi eolici (e non solo) spopolano, in Francia se ne contano “solo” 4 mila pale di eoliche su tutto il territorio nazionale. La sola Basilicata ha già 200 torri, finora collocate lungo la dorsale appenninica che da Potenza porta a Melfi, più la dorsale di Grottole sulla Basentana e l’impianto di Rotondella lungo la valle del Sinni. Ma aspira ad averne, stando al suo Piano energetico regionale, fino a 1360, circa un terzo dell’intera Francia. La Basilicata ha dunque più vento della Francia?

In Italia e in Basilicata sono in molti oramai a contestare questa gestione verticistica delle rinnovabili che, tra energia prodotta dai rifiuti e assimilata alle rinnovabili (unico Paese al mondo con tale legiferazione) e grandi parchi fotovoltaici ed eolici, non fanno che consumare territorio e togliere risorse all’autonomia energetica della collettività, catalizzando, per conto di società private, più incentivi che sole e il vento.

All’impianto materano della Marcopolo Engineering, così come a quello di Montalbano, è possibile presentare le osservazioni entro e non oltre il 24 gennaio del 2012. Le possono presentare i singoli cittadini, le associazioni, i movimenti, gli enti e persino i Comuni. Ai quali ultimi, la domanda è diretta: presenteranno proprie osservazioni visto il valore ambientale del loro territorio municipale?

[Enzo Palazzo - La Gazzetta del Mezzogiorno 14/12/2011]

sabato 17 dicembre 2011

Uomini del Corpo Forestale hanno rinvenuto cinghiali uccisi nella Riserva di San Giuliano

Quattro carcasse di cinghiale sono state ritrovate nei giorni scorsi dal Corpo Forestale dello Stato – Comando Stazione Forestale di Matera - all’interno della Riserva Naturale Protetta dell’Oasi di San Giuliano, coadiuvati dal personale della Polizia Provinciale di Matera.
Durante una serie di controlli venatori all’interno della Riserva Naturale Protetta dell’Oasi di San Giuliano, gli uomini del Corpo Forestale dello Stato – Comando Stazione Forestale di Matera, coadiuvati dal personale della Polizia Provinciale di Matera, hanno i quattro esemplari morti già da qualche giorno, uccisi presumibilmente da bracconieri con l’ausilio di arma da fuoco così come refertati dal Dirigente Veterinario intervenuto sul luogo del ritrovamento; lo stesso ha provveduto all’immediato sequestro sanitario e contestuale disposizione alla distruzione delle carcasse degli animali presso un inceneritore, operata dalla ditta “Matera Pets S.r.l.” incaricata dall’Ente Provinciale di Matera.
Il fenomeno del bracconaggio in territorio materano, in particolare della caccia al cinghiale è molto diffuso, in quanto ne sono stati avvistati cospicui capi soprattutto all’interno delle aree protette.
La normativa sulla caccia vieta categoricamente l’esercizio venatorio all’interno delle aree naturali protette, per questo evidentemente i bracconieri dopo aver abbattuto i citati capi di cinghiali, intimoriti dalla presenza sul posto degli uomini del Corpo Forestale e della Polizia Provinciale che da parecchi giorni effettua controlli soprattutto ai cacciatori che attraversano la Riserva Naturale Protetta dell’Oasi di San Giuliano, se ne sono disfatti per poterli recuperare successivamente.


giovedì 15 dicembre 2011

Ritrovamento di Puzzola a Montescaglioso

A distanza di 9 mesi esatti dall'ultimo ritrovamento in provincia di Matera (14 marzo 2011) il 14 dicembre scorso è stata effettuato un nuovo rilevamento sulla presenza della Puzzola (Mustela putorius) in Basilicata. Il corpo di un esemplare è stato rinvenuto, investito da un veicolo, dal Centro Provinciale Recupero Animali Selvatici di San Giuliano lungo una strada a pochi km dall'abitato di Montescaglioso e nei pressi del fiume Bradano.
Questo ritrovamento permette di aggiungere una nuova tessera al mosaico, ancora molto parziale, delle segnalazioni regionali accertate che stiamo cercando di realizzare in collaborazione con lo studio Milvus al fine di studiare la presenza effettiva di questa elusiva e poco conosciuta specie di mustelide nel nostro territorio.

La Puzzola si distingue dalla più comune e diffusa faina (di cui si rinvengono centinaia di cadaveri lungo le strade) per avere il corpo con tonalità bruno dorate, una mascherina di pelo più chiaro intorno al muso e dietro gli occhi. La dimensione è piuttosto variabile e va dai 30 ai 47 cm di lunghezza (coda tra 12 e 19 cm) a seconda del sesso (maschi più grandi delle femmine). Anche il peso può variare dai 450 g ai 2 kg.

La specie è considerata a livello globale "Least Concern"; ciò significa che non desta molta preoccupazione in relazione alla sua ampia distribuzione e perché è improbabile che possa rapidamente diminuire ad un tasso tale da richiederne l'inclusione in una categoria minacciata.

In Italia pur essendo abbastanza diffusa è considerata "Data deficient" (conoscenza insufficiente) ed in Basilicata i dati sono ancora più scarsi, visto il limitato numero di persone che si occupano di monitoraggio faunistico. Perciò chi volesse collaborare a questa ricerca è pregato di mettersi in contatto con il Centro Recupero di San Giuliano (339-1637510) nel caso il ritrovamento sia effettuato in provincia di Matera o con lo Studio Milvus (338-1305096) nel caso riguardi la provincia di Potenza.

Campioni biologici dell'esemplare sono stati prelevati e conservati per essere messi a disposizione di studiosi e ricercatori italiani e stranieri interessati ad approfondire alcuni aspetti ecologici e genetici su questa specie ancora poco conosciuta e studiata nella nostra regione. Tra le università interessate a studiare gli esemplari lucani che sono stati finora recuperati c'è quella di Perugia con il suo Dipartimento di Zoologia guidato dal Prof Ragni, uno dei massimo esperti che si occupano di mammiferi di interesse zoogeografico.



mercoledì 14 dicembre 2011

Come trasformare il Lupo in una belva sanguinaria

I toni allarmistici di alcuni giornali che in questi giorni hanno commentato la notizia dell'assalto di lupi ad un allevamento di bufali a Irsina (Mt), non aiutano a capire bene le dinamiche e le problematiche legate alla presenza di questa specie in Italia e, nel nostro caso, in Basilicata.

La situazione è certamente difficile per l'imprenditore che ha subito danni da lupo (e su questo tema ci sarebbe da fare un discorso specifico e complesso in merito alla prevenzione e al risarcimento) ma non è assolutamente accettabile, dal punto di vista scientifico che si scrivano certe cose, anche perchè si ottiene il risultato di creare odio viscerale verso una specie animale protetta che è considerata tra le più importanti a livello europeo e per la quale lo Stato e la Commissione Europea hanno investito molto per favorire un processo di conoscenza e rispetto considerato propedeutico al suo ritorno nei territori da dove era scomparso.

1 - Abbiamo letto che il Lupo è stato reintrodotto, cioè che via sia stato un ripopolamento in alcune aree d'Italia. Nulla di più falso! C'è una estesa letteratura scientifica e divulgativa che dimostra che il ritorno del lupo, o meglio la sua espansione e ricolonizzazione di alcune aree, è un fatto naturale determinato da alcuni fattori positivi ed in particolare la presenza di più prede selvatiche (soprattutto ungulati) negli ambienti naturali insieme alla generale protezione accordata alla specie e agli habitat frequentati;

2 - Abbiamo letto che i lupi visti presso l'Azienda Squicciarini "sono grandi come una vecchia Fiat 126"! Queste frasi hanno più il sapore di una copertina de "La Domenica del Corriere", la famosa rivista del secolo scorso che ha avuto un grande ruolo nella informazione degli italiani tra gli anni 20 e gli anni 30. Le dimensioni gonfiate di un animale, si sa, servono più a creare falsi miti e ingiustificati allarmismi.

3 - Abbiamo letto che si sta pensando di catturare e spostare altrove i lupi in modo che non possano dare fastidio. Una iniziativa inutile ed improbabile visto che certamente non godrà di alcun supporto da parte di tutte le istituzioni scientifiche italiane ed internazionali.

4 - Abbiamo letto che "quando i lupi sono affamati non sempre distinguono tra uomo e animale per nutrirsi". Aggressioni e uccisioni di uomini, che da secoli convivono nelle zone di presenza del Lupo, non ci pare siano documentati! Semmai sono tanti gli uomini aggrediti e uccisi da cani.

Storie di lupi in Italia e nel Mondo ce ne sono migliaia ed hanno attraversato tutti i secoli contribuendo a creare una infinità di immagini a volte positive e a volte negative. Ci sono aree protette in Italia che sono nate e sono cresciute (con tutto l'indotto creato da un turismo che ha visto per anni livelli crescenti) grazie alla presenza di questo magnifico predatore. Purtroppo sono tanti i casi in cui dopo episodi come quelli di Irsina, si piomba nell'arido allarmismo che non aiuta nessuno. I lupi che hanno cercato di bussare alle porte del Parco Regionale della Murgia Materana hanno avuto il benservito da ignoti residenti (e forse neanche cacciatori) che, armati di fucile, hanno pensato di non dare loro possibilità di sopravvivenza neanche all'interno di un' area protetta. E la stessa cosa avviene ogni anno in altri parchi lucani e d'Italia. Per il mantenimento degli equilibri e per la conservazione della Biodiversità anche i lupi devono comunque sopravvivere e gli allevatori devono imparare a convivere, come fanno in altre aree, utilizzando ogni accorgimento utile e precauzione adatta, certamente non da soli ma con l'aiuto delle istituzioni e del mondo scientifico.

Rassegna stampa locale:

TRM TV del 14 dicembre 2011


Il Quotidiano di Basilicata del 14 dicembre 2011

TRM TV del 13 dicembre 2011
Il Quotidiano di Basilicata del 13 dicembre 2011
TRM TV del 10 dicembre 2011

lunedì 12 dicembre 2011

Basilicata: terra di pale eoliche

di Pio Abiusi - Associazione Città Plurale



Il Piear varato in periodo pre-elettorale ha previsto una capacità eolica installabile pari a ben 1360 MW complessivi malgrado l’ANEV, associazione che raccoglie le imprese del settore, e quindi in palese conflitto di interessi, individuasse una capacità per la Basilicata di 760 MW. Il Position Paper, il parere ufficiale dello Stato Italiano, ne prevede una quantità per la Basilicata pari a 469 MW.
Il PIEAR della Basilicata ha fatto riferimento al Position Paper ufficiale ma poi, rotta l’addizionatrice, il risultato è stato che la capacità eolica installabile è risultata di 1360 MW ai quali vanno sommati gli impianti da 1MW-definiti mini- che sono fuori piano, oltre 180 MW promossi dalla SEL (Società Energetica Lucana) su proprietà pubbliche.
Al momento da stime effettuate risultano installate 204 torri eoliche per 198 MW, mancano da istallare ancora 1150 MW, circa; la previsione ci porta ad almeno altre mille pale e la maggior parte delle quali da 130 metri di altezza.
Son tutti valori stimati perché la situazione, al momento, è completamente sfuggita di mano.
La LIPU-BirdLife dichiarava tempo addietro che“senza linee guida regionali in materia di impianti energetici si rischia di compromettere territori di pregio naturalistico e paesaggistico”.Il Presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Potenza Michele Graziadei nel chiedere perdono ai giovani affermava che avendo ereditato un territorio incontaminato si è stati rispettosi fino a quando non vi è stata una rottura del fronte e si è arrivati, semmai, a vendere anche il Castello di Lagopesole purchè a buon prezzo. Il territorio è stato aggredito e devastato e l’opera non è ancora completata. Una riflessione a parte merita l’intervento del presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, che alla conferenza tenutasi nel Gennaio di questo anno 'L'energia per il lavoro sostenibile - La terza rivoluzione industriale' ha dichiarato che il settore delle energie rinnovabili e' a rischio di "bolla speculativa" poiché' e' sostanzialmente basato sulle sovvenzioni pubbliche che potrebbero venire meno e che sarebbe stato più utile investire sulla ricerca per il pannello efficiente e sul risparmio energetico. Concetto ripreso da molti, il nostro Paese non è particolarmente vocato per la produzione di energia eolica. La corsa a chiedere autorizzazioni per impiantare pale alte oltre un centinaio di metri è in realtà una corsa agli incentivi e alle agevolazioni che fa ricchi pochi a discapito della collettività. Alla buon ora la Regione Basilicata di concerto con i Ministeri per i Beni e le Attività Culturali e per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare realizzeranno un Piano di tutela e valorizzazione dei caratteri paesaggistici, storici, culturali e naturalistico ambientali esteso all’intero territorio regionale. Ci auguriamo che non sia troppo tardi e che si riesca a dare certezze senza che il territorio sia definitivamente devastato inutilmente ed a danno delle generazioni future sulle cui spalle graveranno , avendo le risorse, gli oneri del ripristino di tante pale nel deserto.

Matera, 3 Dicembre 2011