mercoledì 12 settembre 2018

UCCISO A FUCILATE UN GIOVANE CAPOVACCAIO PARTITO DA MATERA


Nell’ambito del Progetto LIFE Natura Egyptian Vulture finalizzato alla conservazione del Capovaccaio  e avviato da circa un anno coinvolgendo Italia e  Isole Canarie,  nello scorso mese di agosto sono state rilasciate con la tecnica dell’hacking nel Parco Regionale della Murgia Materana 2 giovani femmine di questa specie nate nel più grande centro europeo di riproduzione in cattività e gestito dall’Associazione CERM (Centro Rapaci Minacciati). Il progetto, coordinato da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e con la collaborazione di diversi Enti tra cui la Regione Basilicata e l’Ente Parco della Murgia Materana, mira a sostenere  e dare un futuro alla esigua popolazione della specie, ridotta ormai a poco più di 10 coppie in tutta Italia.
Il 9 agosto sono arrivate in Basilicata direttamente dal CERM le due giovani Bianca e Clara e sono state temporaneamente accolte ed ospitate presso le voliere del CRAS materano al fine di consentire il riposo dopo un lungo viaggio in macchina dalla Toscana a cura dell’ISPRA e con l’assistenza del direttore del CERM Guido Ceccolini e predisporre l’area destinata al loro ambientamento e rilascio nel Parco della Murgia materana.
Dopo 22 giorni di permanenza nell’area di rilascio durante i quali sono state quotidianamente seguite a distanza, sorvegliate con telecamere e alimentate con un apposito carnaio grazie al supporto di un team di esperti e volontari,  il 3 settembre le due giovani hanno istintivamente ed autonomamente intrapreso la migrazione verso l’Africa giungendo dopo un percorso perfetto in Sicilia occidentale da dove avrebbero dovuto fare il passo più difficile attraversando il mare aperto per raggiungere la Tunisia.
Il 9 settembre nell’area del Trapanese, non lontano da Mazara del Vallo, un colpo di fucile ha barbaramente stroncato la vita di Clara mettendo fine ad un ambizioso obiettivo di tutela e conservazione della specie che avrebbe consentito di avere nei prossimi anni altri potenziali riproduttori capaci di rafforzare l’esigua popolazione italiana concentrata ormai solo in Basilicata e Sicilia.
Grazie ai dati del trasmettitore GPS/GSM con cui le due giovani erano state equipaggiate prima del rilascio è stato possibile scoprire e denunciare questo grave atto di bracconaggio e consentirne il recupero del corpo grazie alla segnalazione e al successivo intervento dei Carabinieri  del Servizio CITES della Sicilia che l’hanno prontamente conferita presso l’Istituto Zooprofilattico della Sicilia per le analisi necroscopiche permettendo così di evidenziare la presenza di 7 pallini nel corpo.

Matteo Visceglia, responsabile CERM della Basilicata che  ha partecipato attivamente alle varie operazioni di rilascio e di gestione degli interventi sul campo non nasconde il suo sdegno per quanto accaduto.

“Si tratta di un gravissimo atto di bracconaggio ai danni di una specie in via di estinzione in Italia, superprotetta sulla carta ma che gode purtroppo ancora di scarsa attenzione come evidenziano anche tali episodi. La morte di questo giovane capovaccaio ci dimostra come una delle cause della difficile ripresa della specie in Italia è  dovuta a fattori quasi esclusivamente antropici. Oltre al bracconaggio nelle aree più critiche come la Sicilia occidentale e lo stesso Stretto di Messina vi sono elevati rischi di folgorazione sulle linee elettriche più pericolose e di impatto contro pale eoliche, ormai diffusissime proprio nelle aree del Sud. Come il Capovaccaio anche altre specie stanno subendo duri contraccolpi per la continua avanzata degli impianti eolici e della diffusa rete di linee elettriche quasi completamente prive di sicurezza rispetto ai rischi di folgorazione a danno dei rapaci e degli altri grandi volatori come le cicogne.
In Basilicata da tempo monitoriamo la specie allo scopo di valutarne lo status con il passare degli anni. Da circa 30 anni abbiamo constatato che il numero di coppie presenti non ha mai subito alcun incremento nonostante la nascita e l’involo di decine di giovani dai 2 siti riproduttivi noti. Questo dato purtroppo va interpretato come un segnale di allarme per gli elevati rischi a cui sono esposti i giovani soprattutto nel loro primo anno, quando devono superare territori pieni di linee elettriche, impianti eolici, bocconi avvelenati e zone di passaggio migratorio occupate da bracconieri che sparano a qualunque cosa si muove con gravi ripercussioni sulla biodiversità”.

Clara a sx e Bianca a dx all'arrivo al CRAS di Matera


Guido Ceccolini e Matteo Visceglia del CERM durante il marcaggio con GPS

Clara in alimentazione

Clara in abbeverata
Clara nell'area di rilascio

Clara in volo

Percorso migratorio di Clara prima di essere uccisa

Clara al momento del ritrovamento della carcassa

Particolare

Radiografia

giovedì 14 giugno 2018

UN AVVOLTOIO GRIFONE CURATO E RIABILITATO PRESSO IL CRAS MATERANO RITORNA A VOLARE NEL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO


Un giovane avvoltoio Grifone (Gyps fulvus), recuperato nello scorso ottobre in Toscana, località Lastra a Signa (FI) in stato di forte debilitazione e con una frattura alla tibia destra, operato con urgenza dal dott. Simone Scoccianti presso il Vet Hospital H24 di Firenze, è stato affidato al CRAS di Matera su richiesta e autorizzazione dell’Azienda USL Toscana Centro (Dott. E. Loretti) per la successiva riabilitazione, con la supervisione scientifica della dott.ssa Olimpia Lai del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari.
Dopo aver superato la delicata fase post-operatoria, l’esemplare, con un’apertura alare di 2 metri e mezzo, ha intrapreso il percorso di cura e riabilitazione in una voliera a sua completa disposizione per il recupero funzionale dell’arto fratturato. Gli operatori del CRAS hanno garantito quotidianamente ogni cura e assistenza, fornendogli alimentazione adeguata alla sua natura di necrofago e la massima tranquillità. I controlli clinici successivi effettuati presso la Clinica Centro Veterinario Einaudi – Gruppo CVIT di Bari hanno permesso di valutare il normale processo di riparazione della frattura e la rimozione dei mezzi di osteosintesi.
Finalmente, dopo 4 mesi presso il CRAS materano, il giovane Grifone è stato trasferito nel Parco Nazionale del Pollino, il cui Ufficio Conservazione guidato dal dott. Pietro Serroni  ha subito offerto la propria disponibilità ad ospitarlo per un breve periodo di ambientamento pre-rilascio in una voliera posta sul ciglio delle Gole del Raganello, nei pressi di Civita. Nei giorni scorsi con la collaborazione del dott. Pino Cortone, l’esemplare è stato marcato con anello metallico dell’INFS, anello colorato con codice alfanumerico, ed equipaggiato con logger GPS che potrà consentire di seguire  “in remoto” i suoi spostamenti  grazie all’invio delle coordinate geografiche rilevate dal logger.
Per la reintroduzione in natura il personale e i collaboratori del CRAS hanno scelto l’area calabrese del Pollino, sia per la relativa breve distanza dal Centro, fondamentale per evitare inutili stress da trasporto al giovane “dimesso”, sia per la presenza di un nucleo di grifoni che da anni frequentano regolarmente le spettacolari ed imponenti  Gole del Raganello, risultato di un progetto di reintroduzione attuato dall’Ente Parco a partire dal 2002; il personale del Parco rifornisce regolarmente un carnaio da diversi anni al fine di garantire una sicura risorsa trofica per questi straordinari avvoltoi, costituendo così un altro vantaggio per il giovane appena restituito all’ambiente.

Il Responsabile del CRAS Matteo Visceglia dichiara:
“Siamo molto soddisfatti per il rilascio del giovane Grifone, risultato ottenuto in circa 8 mesi di lavoro durante i quali abbiamo potuto dimostrare come il nostro Centro, con l’aiuto di vari professionisti bravi e preparati, in primis la dott.ssa Olimpia Lai,  riesce a ottenere ottimi risultati pur in presenza di una situazione generale gestionale ancora da migliorare. Nonostante tutto, le nostre attività proseguono incessantemente facendo leva sulle nostre sole forze e possibilità e sulla nostra volontà di contribuire concretamente nel complesso lavoro di soccorso, cura e riabilitazione della fauna selvatica. Siamo fiduciosi per il futuro, visto che pochi giorni fa ci è giunta notizia che la Regione Basilicata a partire da quest’anno avrebbe deciso di sostenere i 4 CRAS lucani attualmente riconosciuti. Per questo motivo in questo periodo stiamo riaprendo le porte ai cittadini per la consegna o l’affidamento di esemplari in difficoltà che necessitano di cure, e già in questi giorni le strutture del centro hanno nuovi ospiti”.


venerdì 27 aprile 2018

CRAS A RISCHIO CHIUSURA IN PROVINCIA DI MATERA


Istituiti dalla Provincia di Matera nel 2003 in ottemperanza alla Legge 157/92 e alla Legge Regionale 2/95, i Centri Recupero Animali Selvatici delle Riserve Naturali Regionali di San Giuliano e Bosco Pantano negli ultimi quindici anni hanno garantito al territorio e alla cittadinanza importanti attività riferite al soccorso della fauna e alla sua tutela e conservazione.   Nonostante l’importante   ruolo territoriale, tali strutture hanno da sempre goduto di  una  scarsa attenzione e volontà istituzionale nel garantire alla collettività  un servizio, peraltro previsto per Legge, con le relative garanzie gestionali ad esse riferite, indispensabili ad assicurare le necessarie risorse per il loro ottimale e regolare funzionamento.
Spesso dimenticate e mai considerate adeguatamente, le società e le associazioni preposte a tale importante compito,  svolto anche in stretta collaborazione con organismi dello Stato come Carabinieri Forestali, Capitanerie di Porto, Guardia di Finanza, Questura e Polizie Locali,  hanno assicurato nel tempo servizi qualificati al territorio utilizzando proprie risorse finanziarie, salvaguardando attività di utilità sociale come soccorso, recupero, cura e conservazione della fauna selvatica rinvenuta  sul  territorio regionale, assumendosi  anche responsabilità civili e penali.   Pur avendo svolto con costanza e determinazione il proprio compito, ad oggi i numerosi problemi gestionali e infrastrutturali che riguardano tali presidi restano ancora irrisolti nonostante le varie e puntuali segnalazioni e richieste di aiuto da parte dei responsabili.
Grazie al personale qualificato e specializzato impegnato, ogni anno i due CRAS provinciali accolgono, curano e rimettono in natura centinaia di esemplari appartenenti a specie protette o a rischio di estinzione ancora presenti nei nostri territori, patrimonio comune e bene inalienabile dello Stato.  Nel corso dell’anno 2017 sono state garantite tutte le attività senza alcuna interruzione del servizio, con positivi risultati in termini di numero di interventi effettuati, assicurando assistenza veterinaria a 660 esemplari di cui 430 presso il CRAS di San Giuliano e 230 presso il CRAS di Policoro con la quasi totalità degli animali appartenenti a specie protette dalle normative nazionali ed europee in quanto di particolare interesse scientifico e di conservazione.
La gestione veterinaria di ogni singolo esemplare e tutte le successive e necessarie fasi che portano al totale recupero e rilascio in natura comporta un notevole impegno gestionale, economico e lavoro quotidiano senza alcuna interruzione durante l’intero anno.   
Riconosciuti ed apprezzati da chi opera sul territorio regionale e riferimento strutturale non solo nazionale per quanto realizzato negli anni grazie anche ad autorevoli collaborazioni scientifiche e progetti di rilevanza Europea, i due centri del materano vengono totalmente disconosciuti e non valorizzati a livello locale, considerata la puntuale “incertezza” che si verifica nel mettere annualmente a disposizione  i necessari contributi che per la loro esiguità certamente non risolvono tanti problemi e poco contribuiscono al buon funzionamento delle strutture e dei servizi previsti per legge e di grande rilevanza per la tutela della biodiversità in   Basilicata.    
I responsabili dei CRAS di San Giuliano e di Policoro con una accorata e dettagliata nota inviata in data 4 febbraio al Presidente e all’Assessore all’Ambiente della Regione Basilicata, hanno evidenziato ancora una volta, che venissero accolte con la massima urgenza le richieste dei due centri di recupero. Inoltre nei giorni scorsi è stata comunicata la difficile situazione dei 2 CRAS materani anche al  Prefetto di Matera, ai Carabinieri Forestali e a molti Sindaci dei comuni della provincia di Matera, fruitori abituali di tale servizio, con lo scopo di sensibilizzare anche altri enti locali ed istituzioni al problema che stanno vivendo le due strutture.

“In virtù di una difficile e complessa situazione gestionale che si trascina ormai da anni - dichiarano Visceglia e Colucci, responsabili dei due Centri - informiamo che per ragioni  burocratiche e gestionali, non potremo garantire ulteriori interventi di soccorso, prestazioni veterinarie, cure e riabilitazione. Pertanto, in riferimento ad un quadro generale che attiene alle normative legate alla detenzione e gestione di esemplari di specie protette, al rapporto e alla tutela del personale impegnato, comunichiamo la sofferta decisione di dover sospendere al momento ogni forma di recupero, affidamento e ricovero di altri animali selvatici a supporto delle Amministrazioni locali, Forze dell’Ordine, Associazioni e Cittadini.  
Per quanto nelle nostre possibilità e con grandi sacrifici personali   garantiremo comunque assistenza quotidiana agli oltre 100 esemplari già presenti nei CRAS poiché non più liberabili in natura. Pertanto invitiamo gli Enti preposti alla tutela della fauna e della biodiversità regionale a comprendere le nostre preoccupazioni e motivazioni, assicurando sin da ora la nostra piena e fattiva collaborazione non appena in possesso delle condizioni e rassicurazioni  necessarie alla prosecuzione di tale servizio”.   




domenica 7 gennaio 2018

Ancora un Lupo vittima delle strade


Il 29 dicembre scorso intorno alle 23,30  sulla strada provinciale SP 3 Matera-Metaponto nei pressi del bivio di Montescaglioso è stato ritrovato un maschio adulto di lupo da poco travolto da un veicolo in transito. A segnalare ai Carabinieri della locale stazione la presenza del corpo ancora caldo e senza vita è stata Mina Matarrese dell’associazione “Il Branco”.  La grossa mole, il colore rossiccio ed altre caratteristiche le hanno fatto escludere un ennesimo cane vittima del road killing   facendo invece subito pensare al raro predatore. Trattandosi di specie di interesse scientifico si è subito attivata per avviare la procedura legale per la rimozione della carcassa mediante l'intervento del veterinario ASL reperibile dott. Angelo Leogrande e con la collaborazione della ditta Materapet per il successivo trasporto presso la Sezione di Matera dell'IZS (Istituto Zooprofilattico Sperimentale).
E’ molto importante – dichiara Matteo Visceglia, Responsabile del CRAS materano - la collaborazione dei cittadini nella segnalazione e recupero di esemplari deceduti di elevato valore scientifico e naturalistico come Lupo, Lontra, Gatto selvatico,  tanto per citare solo alcune specie.  Le analisi e i dati che si possono raccogliere con i vari esami scientifici contribuiscono sempre ad una migliore conoscenza delle problematiche della specie e conseguentemente alla migliore conservazione e tutela attraverso programmi mirati di prevenzione”.  
Nei prossimi giorni saranno effettuate tutte le analisi necessarie per la caratterizzazione dell'esemplare, in particolare quelle necroscopiche per stabilire le cause della morte (che si presume siano dovute all'impatto di un veicolo) oltre a quelle parassitologiche, tossicologiche e genetiche.
Il ritrovamento di lupi investiti sulle strade in Italia è ormai un fatto piuttosto frequente, segno di un reale incremento della popolazione di questa specie anche in aree dove fino ad alcuni anni fa tale evento era piuttosto raro. In Italia si stanno monitorando con attenzione tutti i casi di mortalità, in particolare gli atti di bracconaggio e avvelenamento, che non sono affatto rari. Purtroppo, anche dalla lettura di articoli, comunicati e notizie diffuse sui social,  si ha la netta percezione che siano davvero tanti i lupi che in Italia perdono la vita per mano dell'uomo.
Una recente raccolta di dati avviata attraverso la pagina Facebook  “Lupi morti in Italia” e promossa dal gruppo di ricerca di italianwildwolf.com ha già fatto registrare segnali piuttosto preoccupanti. Secondo alcuni dati presentati nel mese scorso al convegno Wolf and Nature  svoltosi a Gravina in Puglia, in un solo anno in Italia, dal 1 novembre 2016 al 30 ottobre 2017,  sono stati registrati 77 casi di lupi vittime di bracconaggio o investimenti stradali di cui 8 nella sola Basilicata. L'espansione del Lupo per fortuna si è avuta, ed è tuttora in corso,  lungo tutta la penisola dando così un segnale positivo di una natura in fermento ecologico che cerca di riprendersi ciò che in passato le era stato tolto. Ma proporzionalmente si registrano purtroppo anche gli effetti di quella atavica e spesso ingiustificata paura del lupo "cattivo" antagonista  dell’uomo.
Il Lupo sta attraversando un periodo difficile per il rapporto problematico e quasi sempre conflittuale con gli allevatori – conclude Visceglia -  ma occorre fare ogni sforzo per trovare adeguate soluzioni che favoriscano una migliore convivenza tra questa specie e le attività zootecniche. Anche il turismo legato alle aree protette può trarre benefici per la presenza del lupo e di altre specie carismatiche.

 

mercoledì 27 dicembre 2017

Nuovo ritrovamento di Lontra in Basilicata

Da Facebook

Ieri pomeriggio abbiamo ricevuto una comunicazione da Antonio Iannibelli, fotografo naturalista lucano che ringraziamo per la sua sensibilità, relativa alla presenza di una carcassa di lontra, presumibilmente investita, lungo la statale 106 Ionica in agro di Scanzano. Con l'aiuto di volontari ed in particolare di Gianluca Costantini abbiamo potuto oggi recuperare il corpo della povera lontra evitando che potesse essere distrutto dai veicoli o che fosse danneggiato o fatto sparire da altri necrofagi. Probabilmente la stessa era sul bordo della carreggiata già dalla notte di Natale o dall'alba di ieri! Questo è il terzo esemplare che è stato recuperato dal CRAS negli ultimi 5 mesi. L'ultimo risale a circa 20 giorni fa. Come di consueto la carcassa sarà consegnata all'IZS di Matera per le analisi previste dai protocolli di monitoraggio della specie. Raccomandiamo sempre di segnalare tempestivamente questi ritrovamenti alle autorità sanitarie e solo in caso di difficoltà avvisare i CRAS della zona che, nei limiti delle proprie possibilità, possono contribuire ad evitare che le carcasse vengano disperse o danneggiate, privando gli enti di ricerca dell'opportunità di effettuare esami ed analisi a scopo scientifico. E' inutile sottolineare l'importanza di prestare molta attenzione quando si guida, soprattutto di notte e all'alba, per evitare incidenti di qualsiasi tipo che coinvolgono uomini e animali.

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Foto: Matteo Visceglia

domenica 10 dicembre 2017

ANCORA UNA LONTRA VITTIMA DEL ROAD KILLING IN BASILICATA


Giovedì scorso 7 dicembre, grazie ad una segnalazione pervenuta direttamente al CRAS da alcuni automobilisti, è stata recuperata l'ennesima Lontra morta a causa di un investimento stradale. Il ritrovamento è avvenuto in territorio di Grassano e l'esemplare, un maschio di 8 kg, era certamente parte di un nucleo vitale che frequenta regolarmente il medio tratto del fiume Basento, così come risulta da precedenti e svariati monitoraggi. Il precedente ritrovamento risale al 15 agosto scorso quando un altro esemplare venne ritrovato e recuperato dal CRAS in territorio di Bernalda non lontano dal fiume Bradano.
La prossima settimana la carcassa, purtroppo non completamente integra a causa del danneggiamento del cranio, sarà trasportata presso la Sezione di Matera dell'IZS Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata per gli accertamenti e le analisi necessarie, così come viene effettuato in tutta Italia per casi simili, secondo un protocollo approvato dal Ministero dell'Ambiente e in linea con il Piano di Azione per la Conservazione della Lontra in Italia.
Il CRAS di Matera, insieme ad altri centri di recupero riconosciuti dalla Regione Basilicata, è da anni un punto di riferimento e struttura operativa per il recupero di esemplari,  vittime del cosiddetto "road killing", di elevato valore naturalistico e scientifico, come Lontra, Lupo, Gatto selvatico, ecc. Certamente è un vero peccato la perdita di questo esemplare ma è altrettanto vero che grazie alla raccolta capillare dei dati biometrici e necroscopici ricavabili dalle carcasse e dai siti di ritrovamento si sta cercando di delineare un quadro generale sulle principali cause di mortalità in Italia, utile e necessario per elaborare, attraverso un apposito piano di conservazione, attuato auspicabilmente da istituzioni locali e nazionali, eventuali strategie mirate alla mitigazione dell'impatto negativo prodotto sulla specie soprattutto dalla rete viaria, sempre più pericolosa ed impattante anche per la nostra fauna di elevato valore naturalistico e simbolo stesso della Biodiversità regionale. Ricordiamo che la popolazione lucana di Lontra è la più importante a livello nazionale sia per numero di esemplari sia per diffusione sul territorio essendo presente su tutti i principali corsi d'acqua e bacini idrografici.
Invitiamo coloro che rinvengono lontre ferite o morte a segnalarlo tempestivamente alle autorità sanitarie preposte e agli organi di Polizia che provvederanno a mettere tempestivamente in atto il protocollo di recupero e trasferimento presso l’IZS più vicino. In caso di necessità è possibile contattare il CRAS al n. 3391637510 per chiedere suggerimenti o consigli in caso di difficoltà.

Matteo Visceglia , Responsabile CRAS Riserva Regionale di San Giuliano

 

martedì 31 ottobre 2017

Liberato un giovane gheppio dopo le cure del CRAS

31 OTTOBRE 2017 - NEWS DAL CRAS

Oggi pomeriggio con Mariangela abbiamo provveduto a rilasciare un giovane gheppio consegnatoci lo scorso luglio all' età di circa 1 mese e con un trauma all'ala fortunatamente risolto con adeguate cure e molta riabilitazione in voliera. Il CRAS ringrazia ancora una volta la dott.ssa Olimpia Lai per il suo prezioso aiuto per gli aspetti veterinari e il dott. Egidio Fulco per aver inanellato l'esemplare. La liberazione è avvenuta nel Parco della Murgia Materana non lontano dalla zona di nascita e ritrovamento. Quando si reinserisce in natura un esemplare di specie protetta occorrono pochi attimi, il tempo cioè di aprire il box e lasciarlo andare. Per le sue cure e mantenimento sono stati necessari invece 106 giorni! Ricordiamo che i CRAS svolgono, quasi sempre in silenzio e con molti sacrifici, un notevole servizio di pubblica utilità per la tutela della fauna, il soccorso degli esemplari in difficoltà e la conservazione della biodiversità del territorio.

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1995701714035169&set=a.1385513781720635.1073741828.100007860792280&type=3&theater 


venerdì 5 maggio 2017

Accoppiamento di grillai all'interno della cassetta nido


E' la prima volta che abbiamo potuto documentare, mediante una microtelecamera che trasmette immagini ad un computer, l'accoppiamento di falchi grillai all'interno di una cassetta nido artificiale. Di norma gli accoppiamenti avvengono all'esterno, seppure nelle sue vicinanze. Il nido viene monitorato dal CRAS da alcuni anni allo scopo di raccogliere informazioni sulla biologia riproduttiva di questa specie.

martedì 18 aprile 2017

13 cicogne bianche tra Matera e Santeramo

Una vita in equilibrio 
di Franco Labarile

Può capitare a volte, a chi si occupa di fotografia naturalistica, di scoprire animali, uccelli, piante o tutto quello che fa parte del nostro ambiente, proprio a due passi da casa, non necessariamente in luoghi esotici o lontanissimi. Da anni seguo una mia personale tensione interiore che mi porta a "guardare" la realtà in cui vivo con occhio "mitico". Ritengo che ognuno di noi ha dentro di se un "orizzonte mitico" che può trovare espressione proprio attraverso la fotografia. Non rinunciare mai a questo "orizzonte mitico" ritengo sia una possibilità di salvezza dall'alienazione e dalla nevrosi che ci schiaccia tutti. E' per questo motivo che inseguo uccelli, migratori, volpi e tutto ciò che mi provoca emozioni. Le cicogne rappresentano un potente simbolo di rinascita, di purezza e leggerezza oltre che di completezza estetica. Non è la prima volta che scopro le cicogne nel nostro territorio. L'anno scorso ne scoprii 5 ai piedi delle Murge, tra Santeramo ed Altamura, e raccontai la storia dell'avvistamento sul Periodico "Partecipare" di Santeramo in Colle. Quest'anno,invece, proprio il giorno di Pasqua, nel pomeriggio, mentre da Torre Spagnola (MT) mi dirigevo verso Jesce, a ridosso della ex ss.271, vedevo su un traliccio dell'alta tensione, come equilibristi sul filo, tredici splendide cicogne. Nella zona un violento temporale, con fulminazioni, tuoni e colpi di vento. C'erano tutte le condizioni per una sosta forzata per le cicogne, in viaggio migratorio. Iniziai a distanza a fotografare e sempre più estasiato guardavo come sul filo del traliccio scorrevano vite aeree. A casa rividi le foto e scoprivo,come già accaduto, una cicogna inanellata. Stamane levataccia e batticuore... sperando di ritrovarle per cercare di leggere l'anello. Dopo vari tentativi si dirigono dal traliccio ad un campo incolto . Sono letteralmente occultato in auto a distanza notevole e dopo circa un ora riesco a leggere l'anello.
Spedisco tutto all'ISPRA per l'identificazione finale. Posso solo dirvi che, con buona probabilità, si tratta di una "tedescona"... Ma non aggiungo altro,  riservandomi di informarvi quando l'ISPRA invierà il report..."mitico".  

Foto di Franco Labarile.







venerdì 31 marzo 2017

Abbattuti gli alberi dormitorio di 800 falchi grillai

Bernalda (Mt), ha vinto il menefreghismo

Non sono bastate le note trasmesse già dallo scorso marzo 2016 all'Amministrazione comunale di Bernalda (Mt), quando intraprese il sistematico (e opinabile!) taglio di circa 250 alberi caratterizzanti il verde urbano comunale, destando uno sconcerto dibattuto sui media. "Oggi - evidenzia Enzo Cripezzi della a Lipu -sono stati vergognosamente abbattuti gli ultimi 2 grandi pini, scampati in quella occasione proprio in quanto "dormitori" della locale popolazione di 800 falchi Grillai".
I Grillai sono piccoli rapaci contemplati da norme di tutela nazionali, Direttive comunitarie e Convenzioni internazionali. Ma non a Bernalda.

Anche quest'anno, con chirurgica puntualità a marzo (non in autunno o inverno!!!), quando i falchi appena arrivati, stremati da migliaia di km, iniziano la fase riproduttiva cercando di ricostituire le energie perse durante la migrazione, ecco rincorrersi le voci dell'imminente abbattimento degli ormai famosi pini di via Ferri.

Di nuovo le comunicazioni della Lipu al Comune e altri Enti e Autorità. 
Di nuovo, come nel 2016, nessuna risposta.
Di nuovo le proteste di alcuni cittadini sensibili, come la signora Silvana Di Pace da sempre in prima linea.
Infine l'esecuzione sommaria di oggi!

Una storia triste che va ben oltre competenze e meandri normativi: il rispetto per un bene pubblico come i falchi Grillai, di grande importanza per il mondo scientifico e oggetto di grandi sforzi da parte di Associazioni ed Enti, quindi una opportunità di valorizzazione territoriale... buttato invece nella spazzatura, in favore dell'interesse di pochi e in ossequio a una logica malata.

"E così - puntualizzano alla Lipu - mentre mercoledì scorso nella vicina Matera andava in scena la bella cerimonia pubblica per la premiazione di un bambino che aveva salvato un giovane falco Grillaio, a Bernalda qualcuno riporta la lancetta del tempo al Medioevo sfrattando un dormitorio di oltre 800 falchi".

     

lunedì 27 marzo 2017

Recuperata carcassa di Lupo investito sulla Basentana


CON LA COLLABORAZIONE DI CITTADINI IL CRAS CONTRIBUISCE AL RECUPERO DI PREZIOSI ESEMPLARI DA SOTTOPORRE AD ESAMI ED ACCERTAMENTI

Nella giornata di sabato 25 marzo è stata recuperata dal CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici) della Riserva Naturale Regionale di San Giuliano la carcassa di un Lupo lungo la statale 407 Basentana, in territorio di Ferrandina,  in provincia di Matera.
A segnalarne la presenza la notte precedente era stato un automobilista materano,  Michele Maragno,  che  aveva notato un Lupo vistosamente ferito che si trascinava con la forza di una sola zampa oltre il ciglio stradale per poi sparire nel buio. La mattina successiva, nella speranza di consentire il ritrovamento del Lupo ancora vivo era stato informato anche il responsabile del  CRAS materano che si è subito attivato facendosi accompagnare sul posto per un primo sopralluogo dallo stesso automobilista, resosi disponibile. Dopo una breve ricerca è stato individuato il Lupo, un maschio adulto purtroppo già morto, nascosto nel fitto della vegetazione lungo la scarpata sottostante la statale.
Nel frattempo è stato informato il dott. Picerno veterinario ASL in turno di reperibilità,  che giunto sul posto e constatato il decesso avvenuto probabilmente nelle ore precedenti,  ha affidato l’esemplare al responsabile del CRAS Matteo Visceglia  per la sua conservazione temporanea in congelatore. Già nella giornata di oggi è stata trasferita dallo stesso presso la sezione di Matera dell’IZS (Istituto Zooprofilattico Sperimentale) di Puglia e Basilicata per le analisi necroscopiche, gli accertamenti sanitari e genetici, nell’ambito di un piano generale finalizzato alla raccolta di dati sulla specie in Italia.
In soli 4 mesi questo è il secondo Lupo investito sulle strade del materano e recuperato dal CRAS. Il caso precedente riguardava un esemplare femmina trovato morto sulla provinciale Matera Metaponto non lontano da Pomarico.
E’ molto probabile che questi ritrovamenti siano solo alcuni dei casi conosciuti e che molti altri esemplari a seguito degli incidenti vanno a morire oltre le strade senza che nessuno possa fare qualcosa né accorgersi della loro presenza. Nella maggior parte dei casi gli automobilisti non riconoscono con certezza la specie, soprattutto di notte,  e pensano si tratti di cani randagi vaganti.

E’ molto importante – dichiara Matteo Visceglia, Responsabile del CRAS - la collaborazione dei cittadini nel salvataggio della fauna in difficoltà o ferita ma anche nel recupero di esemplari deceduti di elevato valore scientifico e naturalistico come Lupo, Lontra, Gatto selvatico, solo per citare alcune specie.  Le analisi e i dati che si possono raccogliere con i molteplici esami scientifici contribuiscono alla migliore conoscenza delle problematiche della specie e conseguentemente alla migliore conservazione e tutela.  Il Lupo sta attraversando ultimamente un periodo molto difficile per le note questioni attinenti il rapporto problematico con gli allevatori ma solo una buona conoscenza di tutti gli aspetti legati alla sua biologia, comportamento e distribuzione sul territorio possono aiutare a trovare adeguate soluzioni che permettano di favorire una migliore convivenza tra questa specie e le attività zootecniche. Non va dimenticato il fatto che il recente aumento della presenza di Lupo nel materano è legata ad  un generale processo di espansione registrato a livello nazionale grazie alle normative di salvaguardia della fauna e alla presenza di aree protette. Ma è soprattutto l’incremento demografico delle sue principali prede naturali, soprattutto cinghiali, a far arrivare il Lupo ovunque, anche dove fino a pochi anni fa nessuno poteva immaginare”.


venerdì 13 gennaio 2017

NEVE E GELO AL SUD COLPISCONO LA FAUNA SELVATICA

LIPU: chiusura anticipata della caccia e maggiore vigilanza sulle regioni martoriate

Neve e gelo da giorni dominano tutto il territorio della Basilicata e della Puglia oltre che dell’intero Centro-Sud, con temperature in picchiata e terreni ricoperti per buona parte dalla neve e dal ghiaccio.
Anche il mondo della natura, come le popolazioni umane, sta vivendo un periodo difficile. Le temperature rigide e i terreni ricoperti di neve rappresentano condizioni estreme, fatali per gli uccelli ed i mammiferi selvatici, i quali hanno serie difficoltà a reperire il cibo ed a trovare rifugi idonei.
Nelle aree che man mano nei prossimi giorni saranno più libere dalla neve e dal ghiaccio si concentreranno molti animali alla disperata ricerca di cibo e di temperature più sopportabili. Tale situazione esporrà gli animali a un maggior rischio, saranno più vulnerabili e quindi facile bersaglio di cacciatori.
Ma con il maltempo anche la piaga del bracconaggio ha vita ancora più facile. Nei giorni scorsi una rara Moretta tabaccata è stata impallinata sul litorale di Zapponeta, mentre un’Oca collorosso, specie minacciata tipica delle aree russe e spinta nelle nostre zone dal gelo artico, è stata abbattuta sulla laguna di Lesina sotto i binocoli di ornitologi. Appostamenti per la caccia di frodo sono realizzati sulla costa, nell’immediato entroterra e perfino all’interno della Riserva delle Saline di Margherita di Savoia! Ed è solo la punta dell’iceberg: di molti altri episodi di bracconaggio, enormemente facilitato dalle condizioni climatiche che stiamo vivendo, non se ne ha notizia anche perché la vigilanza venatoria è scarsa.
La Legge nazionale 157/92 sulla tutela della fauna omeoterma prevede il divieto dell’attività venatoria sui terreni coperti in parte o totalmente dalla neve (art. 21, lettera m) ma ciò non basta date le estreme ed inusuali condizioni climatiche di questo periodo. Il termometro ha segnato per molti giorni valori al di sotto dello zero con punte minime proibitive per tante specie già provate da molti fattori negativi. E’ opportuno quindi garantire alla fauna selvatica una minima possibilità di recupero e sopravvivenza per agevolarne la migrazione e la preparazione alla stagione riproduttiva.
Un immediato intervento delle Istituzioni per favorire la tutela della fauna è quanto mai impellente ed urgente, anche in previsione della preannunciata nuova ondata di gelo che colpirà il sud Italia nelle prossime ore. La LIPU rivolge perciò un appello ai Presidenti delle Regioni Basilicata e Puglia affinché emanino con urgenza un provvedimento di chiusura anticipata della caccia, molti sarebbero gli animali che si potrebbero salvare, compensando le numerose perdite dovute al gelo e alla mancanza di cibo.
Inoltre è indispensabile intensificare i controlli sul territorio da parte di tutti gli organi di polizia per scongiurare ulteriori, facili mattanze da parte di cacciatori di frodo.

Occhiocotto ucciso dal gelo