mercoledì 25 marzo 2020

Liberazione di un Nibbio reale

Un bellissimo Nibbio reale ritrovato ferito il 20 dicembre 2019 a causa di un colpo di fucile nelle campagne di Grassano dopo tre mesi di cura e riabilitazione al volo presso il CRAS è stato finalmente reimmesso in natura venerdì scorso 20 marzo all'interno del Parco Regionale della Murgia Materana. Qui sotto il breve video del rilascio.

domenica 1 marzo 2020

Ennesimo lupo investito sulle strade lucane!


Ennesimo lupo investito sulle strade lucane! Questa mattina a seguito di una segnalazione siamo stati informati della presenza di un Lupo morto sulla strada Matera-Metaponto SP3 in località 3 Confini soprani. Ci siamo recati sul posto indicato dove abbiamo incontrato la pattuglia dei Carabinieri Forestali di Montescaglioso che vigilavano in attesa dell'arrivo del veterinario ASL di turno. L'esemplare, morto sicuramente in una pozza di sangue al centro della carreggiata, era stato spostato da qualcuno già nella prima mattinata sul bordo strada per evitare eventuali incidenti alle auto di passaggio e per impedire che il corpo fosse ulteriormente danneggiato.
Da quello che abbiamo potuto rilevare si tratta di una femmina di una trentina di kg con evidente traumatismo a livello della mascella provocato certamente dall’impatto con un veicolo. Impossibile stabilire la dinamica dell’incidente a meno che l’automobilista che l’ha investita (ci auguriamo solo accidentalmente) non si faccia avanti e dica come sono andate le cose. Noi possiamo solo affermare che si tratta dell’ennesimo Lupo sfortunato che nell’attraversamento di una strada ad elevata densità di traffico non ha potuto evitare la morte. E' alquanto difficile pensare ad un atto volutamente messo a segno da qualche imbecille e che tra l'altro avrebbe comportato rischi per sè stesso e altri automobilisti oltre a danni alla vettura. Dopo il verbale di accertamento da parte del veterinario dott. Lauria la carcassa del Lupo è stata presa in carico dalla ditta Materapets Srl, convenzionata con la Provincia di Matera per il recupero e lo smaltimento delle carcasse dalle strade provinciali, per il trasferimento nella mattinata di domani presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Matera dove sarà eseguito l'esame autoptico per accertare le cause di morte e monitorare la situazione sanitaria degli esemplari mediante opportuni esami parassitologici, chimico-tossicologici e, se necessario, batteriologici e virologici, svolti sempre in casi del genere e per specie di elevato interesse scientifico e naturalistico. Campioni di tessuto saranno come di consueto inviati al Laboratorio di Genetica del Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, sezione di Grosseto per l’analisi del DNA e quindi per avere eventuale conferma che si tratti di lupo in purezza genetica. Alla luce di questo episodio e di tutti gli altri precedentemente segnalati nel materano ritieniamo che l’aumento dei casi di mortalità per road killing in questi ultimi anni sia associato ad una situazione di positiva presenza e distribuzione della specie sul territorio e ad un' aumentata disponibilità di prede. Chiedo di evitare commenti fuori luogo.





giovedì 20 febbraio 2020

Rinvenuto un probabile gatto selvatico nei pressi della Riserva di san Giuliano

Un probabile Gatto selvatico (Felis silvestris) è stato recuperato alcuni giorni fa dal CRAS nei pressi della Riserva Naturale di San Giuliano a seguito di investimento sulla statale 7, strada ad alta densità di traffico. Ci siamo recati sul posto, a seguito di una segnalazione di Fabio Quinto, trovandolo al centro della carreggiata dove era particolarmente rischiosa anche la manovra di recupero per i numerosi veicoli in transito. Lasciarlo lì sarebbe stato schiacciato ulteriormente e distrutto completamente nel giro di pochi minuti privando la scienza di un interessante reperto di studio relativo ad una specie così affascinante ed elusiva, di cui ancora oggi poco di sa sulla sua effettiva distribuzione in Basilicata. Siamo al momento cauti nella sua identificazione per le oggettive difficoltà a stabilire la corretta determinazione soltanto tramite un'analisi visiva del mantello, fatta al momento del ritrovamento. Ci siamo già attivati per i primi consulti e per le procedure di consegna a strutture ed enti di ricerca interessati all'approfondimento delle analisi di carattere sanitario, morfolometrico e genetico di questa specie.

martedì 28 gennaio 2020

Intervista a Guido Ceccolini, Presidente del CERM, sulla situazione del Capovaccaio in Italia





http://www.earthday.it/Ecosistemi-e-biodiversita/L-ultimo-volo-di-Kate?fbclid=IwAR3FQxJO408SVwTYWzoZ1IvPIyoWtRHYG6FdCnKFU1qsJiAAuT7iCwJfHew

domenica 19 gennaio 2020

Dove dormono i nibbi reali

In inverno, lungo alcune valli fluviali ed altre aree naturali,  spesso si possono osservare gruppi di nibbi reali che scelgono di trascorrere la notte su alcuni alberi. Al tramonto si radunano prima in volo, quasi per contarsi e aspettare l'arrivo di tutti, e poi piano piano vanno giù verso alberi che possono offrire quella sicurezza necessaria per dormire dopo una lunga giornata dedicata alla ricerca del cibo. In un piccolo roost della valle del Bradano, al calar della sera sono stati stimati circa 60-70 esemplari che si radunano su alcuni pioppi lungo il fiume. La foto qui sotto,  scattata da notevole distanza e con poca luce,  mostra i primi nibbi che hanno già occupato i posti in prima fila.  Gli individui che svernano in Basilicata, si stima siano negli ultimi anni almeno un migliaio,  arrivano anche da Austria, Germania, Repubblica Ceca... 13 di essi sono monitorati grazie a trasmettitori satellitari applicati da alcuni ricercatori nelle aree riproduttive.






domenica 29 dicembre 2019

Rilascio di un Gufo comune

Un gufo comune è stato rilasciato a fine anno: era l'ultimo evento di liberazione del 2019! Qui un brevissimo video a solo scopo documentativo!

venerdì 4 ottobre 2019

martedì 4 giugno 2019

Due capovaccai ritornano in Italia dall'Africa


Sara e Tobia, due giovani capovaccai nati in cattività e liberati nel 2015, tornano in Italia dopo quattro anni trascorsi in Africa

Sara e Tobia sono due giovani capovaccai nati nel 2015 al CERM Centro Rapaci Minacciati, ubicato in Toscana meridionale e specializzato nella riproduzione in cattività di questa specie minacciata. Nel centro si lavora da molti anni per ottenere giovani da liberare in natura allo scopo di rafforzare la popolazione selvatica di questo piccolo avvoltoio, dall'aspetto bizzarro e simpatico, che sta per scomparire dall'Italia. Infatti, ne rimangono solo una decina di coppie, tra Basilicata, Calabria e Sicilia. Mite ed utile come "spazzino" ambientale, fino alla metà del XX secolo il capovaccaio frequentava, durante il periodo primaverile ed estivo, pascoli e pareti rocciose dell'Italia centro-meridionale tirrenica.
Proprio nel 2015, grazie ai fondi messi a disposizione dal Ministero dell’Ambiente il CERM potè agire, almeno una volta, senza avere l’assillo costante della mancanza di finanziamenti.
All’età di circa tre mesi, Sara e Tobia furono trasferiti dal CERM nel Meridione d’Italia per essere liberati. Sara prese il volo in Puglia il 16 agosto 2015, dopo aver trascorso alcuni giorni di ambientamento nella cavità di una parete rocciosa adeguatamente attrezzata; Tobia venne liberato in Calabria il 7 settembre, dopo un breve soggiorno all'interno di una cassa-nido. Le operazioni di rilascio, delicate e complesse, furono realizzate dall'Associazione CERM con la collaborazione della LIPU, in Puglia, e dell'Associazione StOrCal, Stazione Ornitologica Calabrese, in Calabria.
Una decina di giorni dopo il rilascio Sara e Tobia iniziarono una lunga migrazione che li portò nell'Africa sub sahariana, area nella quale i giovani capovaccai rimangono, in genere, per tre-quattro anni prima di far ritorno nei pressi della zona di nascita. Un affascinante e pericoloso viaggio, seguito costantemente dagli esperti del CERM mediante i dispositivi GPS con i quali i due avvoltoi sono equipaggiati, grazie al supporto della VCF Vulture Conservation Foundation.
Sara, dopo aver girovagato un po' per la Puglia raggiunse la Sicilia occidentale e da qui attraversò il Mediterraneo per poi sorvolare Libia e deserto del Sahara e fermarsi in Niger, dopo circa 4.000 km di volo percorsi in 28 giorni. Tobia tenne ancor più con il fiato sospeso i molti ornitologi e appassionati che ne seguirono il viaggio verso l’Africa perché imboccò la rotta migratoria più pericolosa, quella che passa per l'Isola di Malta, notoriamente interessata da un intenso bracconaggio ai danni dell'avifauna migratrice. Dopo una breve sosta nell’isola riprese il volo ed approdò in Libia e da lì raggiunse il Mali, dopo aver percorso 3.500 km in 17 giorni. I due giovani, quindi, furono molto fortunati non incapparono nei mille pericoli che minacciano i migratori. Infatti, va ricordato che Bianca e Clara, due capovaccai liberati nel 2018 in Basilicata dall'Associazione CERM e da ISPRA nell'ambito del progetto LIFE Egyptian vulture, andarono incontro ad una sorte terribile proprio durante la migrazione: Clara venne uccisa dalla vile fucilata di un bracconiere nel trapanese mentre Bianca fu avvelenata in Tunisia.

Il ritorno in Italia
Nel maggio 2019 Sara e Tobia sono finalmente tornati in Italia, rispettivamente il 2 ed il 19. Uno straordinario mistero scritto nel loro DNA da migliaia di anni. Per il viaggio di ritorno entrambi hanno seguito la rotta più breve per arrivare in Sicilia, rotta che passa per Cap Bon, in Tunisia e che viene utilizzata da moltissimi rapaci migratori.
Gli spostamenti dei due giovani, attraverso i dati GPS, vengono seguiti costantemente dal CERM e da una rete di ornitologi e personale dei Carabinieri forestali.
In Italia Sara ha percorso sinora oltre 2.500 km, sino a sfiorare il CERM in Toscana, e poi le Marche; quindi ha puntato nuovamente verso sud, ritornando a volare nei cieli esplorati in gioventù tra Puglia e Basilicata, a pochi chilometri dal luogo nel quale ha spiccato il primo volo quattro anni or sono. Tobia, dopo aver sostato nella Sicilia orientale, si è spostato in Calabria, regione che sta esplorando e nella quale fu liberato. Esattamente quello che ci si aspettava: una strabiliante memoria "da capovaccaio".
A fine estate i due giovani, seguendo il loro istinto, rientreranno in Africa per tornare negli anni prossimi in Italia, durante l’estate, e riprodursi dall'età di 5-6 anni; ovviamente se riusciranno a scampare ai tanti pericoli che incombono su di loro, tutti legati ad attività illegali e strutture umane.
Aiutare la specie a non scomparire dall'Italia quindi si può: con la riproduzione in cattività ed i rilasci ma anche attuando misure sinergiche di protezione, quali la creazione di carnai, la sorveglianza dei nidi, la regolamentazione dell’arrampicata (ormai selvaggia e senza regole), la lotta al bracconaggio (specialmente nel trapanese) e all’uso dei bocconi avvelenati. E' dunque auspicabile che gli enti preposti alla conservazione della biodiversità italiana diano attuazione al Piano d’Azione sul capovaccaio (2009) del Ministero dell’Ambiente che prevede, tra l’altro, proprio l’allevamento e la liberazione di giovani come azioni basilari per salvare il capovaccaio dall’estinzione in Italia, ovviamente supportate da un adeguato supporto finanziario.

Rocchette di Fazio, 02-06-2019

www.capovaccaio.it

www.facebook.com/associazione.CERM/






www.produzionidalbasso.com/project/capovaccaio-aiutaci-ad-evitare-che-si-estingua/

www.change.org/p/ministero-dell-ambiente-fermate-il-massacro-dei-capovaccai-e-degli-altri-rapaci-migratori-sergiocosta-min

sabato 29 dicembre 2018

Liberazione di una Poiana nelle campagne materane

L'anno 2018 sta per finire e in questi giorni stiamo rilasciando gli ultimi rapaci curati e riabilitati. In questo breve video abbiamo voluto condividere l'emozione di vedere una stupenda Poiana spiccare nuovamente il volo dopo un periodo di cure a causa di un brutto trauma alla testa. Era stata trovata, incapace di volare, nelle campagne di Grassano lo scorso novembre e poi affidata al CRAS dalla Polizia Locale. L'abbiamo curata ogni giorno e ci abbiamo messo tutto l'impegno necessario per rimetterla in sesto e restituirla alla natura. Buona fortuna a lei!

Rassegna stampa CRAS 27-28 dicembre 2018


mercoledì 26 dicembre 2018

ANCORA UNA LONTRA MORTA SULLE STRADE LUCANE, VITTIMA DEL TRAFFICO VEICOLARE

Alla vigilia di Natale ancora un nuovo ritrovamento di una preziosa Lontra europea vittima del traffico veicolare lungo la strada provinciale Matera-Metaponto.   A seguito di una segnalazione pervenuta al CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici) del materano è stato subito effettuato un sopralluogo sul posto per rintracciare e recuperare subito la carcassa dell’esemplare, evitandone la distruzione o la scomparsa, e destinare i suoi resti alla ricerca scientifica che va avanti  da alcuni anni grazie anche all’apporto di diversi campioni  recuperati da vari centri recupero, autorità sanitarie,  organi di polizia ed enti parco con modalità analoghe.

Il responsabile del CRAS Matteo Visceglia ha dichiarato:
"La segnalazione purtroppo è arrivata la vigilia di Natale, e già questo prefigurava qualche difficoltà operativa per eventuale intervento di recupero secondo i protocolli standard. Abbiano accertato che erano trascorse circa 24-36 ore dall’investimento e non era stata effettuata alcuna segnalazione agli organi di polizia da parte di automobilisti, perciò ci siamo attivati come CRAS e abbiamo innanzitutto cercato di verificare se a distanza di tante ore la carcassa fosse ancora sul posto ed in stato di sufficiente integrità. Una volta individuata, per evitare ogni rischio di distruzione da parte di veicoli o animali necrofagi,  abbiamo provveduto, come in altre occasioni,  al recupero e all’immediata conservazione in un congelatore. Contestualmente abbiamo informato del recupero il servizio veterinario ASM territorialmente competente per ogni procedura autorizzativa al trasferimento della carcassa presso la sezione di Matera dell'IZS Istituto Zooprofilattico Sperimentale per gli accertamenti sulle cause di morte e per le varie analisi di approfondimento effettuate nell’ambito dell’attuazione del Piano Nazionale di Azione per la Conservazione della Lontra in Italia  a cui il nostro CRAS sta da anni offrendo la propria collaborazione per quanto di propria competenza”.

Il sito di ritrovamento coincide con un altro in cui era stata rinvenuta un’altra Lontra la scorsa estate. Stessa strada e stesso punto confermando la pericolosità di quel tratto e non si esclude che altri esemplari non siano stati segnalati, come spesso succede.  In Basilicata, sulla base dei dati di mortalità della Lontra che si stanno puntualmente raccogliendo da alcuni anni su alcune strade, ormai sappiamo che vi è un forte impatto sulla conservazione della Lontra determinato proprio dal cosiddetto “road killing”.
La rete stradale spesso corre parallela o vicina ai fiumi, laghi, canali di bonifica, bacini naturali o artificiali di raccolta delle acque ed altre zone umide, tutti importanti habitat utilizzati dalla specie come aree trofiche e di riproduzione, e perciò rappresenta spesso una vera e propria trappola mortale per tanti esemplari. Solo nel 2018 il CRAS materano è intervenuto per il recupero di 3 esemplari di cui ne ha avuto notizia,  di cui due in provincia di Matera ed uno in provincia di Potenza. Occorre una maggiore sensibilità da parte di automobilisti ma anche una certa conoscenza della specie che va innanzitutto identificata correttamente prima di poter attivare la macchina del recupero.
  
La Lontra è considerata specie di elevato interesse naturalistico in Italia, considerata “In Pericolo” secondo IUCN,  inserita quindi nella Lista delle specie a maggior rischio di estinzione in Italia e perciò tutelata da molte leggi e normative nazionali ed europee. Esiste un Piano Nazionale di Azione che prevede importanti iniziative tra cui il monitoraggio dell’impatto del traffico veicolare sulle popolazioni locali. L’areale italiano della specie é ancora molto frammentato sia a causa di estinzioni storiche in alcune zone che della presenza di vari ostacoli agli spostamenti da un sito ad un altro. Le strade sono infatti ostacoli ai loro movimenti sul territorio e rappresentano attualmente uno dei principali fattori di minaccia per questa specie.
In Italia sono presenti due macroaree principali: la piú grande comprende Basilicata, Campania, Calabria e Puglia mentre la piú piccola comprende il Molise e parte dell’Abruzzo. La regione italiana che ospita la più importante popolazione di Lontra è la Basilicata ma attualmente poco o nulla viene fatto per mitigare concretamente gli impatti negativi che le infrastrutture viarie producono.
Chiunque noti lontre ferite o morte sulle strade è pregato di segnalarlo alle autorità competenti o agli organi di polizia affinchè venga effettuato il soccorso o il recupero del corpo per motivi di ricerca scientifica. In caso di difficoltà possono essere contattati i CRAS che, compatibilmente con la propria situazione gestionale,  potranno eventualmente attivarsi per supportare o coordinare le operazioni di recupero e di trasferimento presso i laboratori di ricerca.



mercoledì 12 settembre 2018

UCCISO A FUCILATE UN GIOVANE CAPOVACCAIO PARTITO DA MATERA


Nell’ambito del Progetto LIFE Natura Egyptian Vulture finalizzato alla conservazione del Capovaccaio  e avviato da circa un anno coinvolgendo Italia e  Isole Canarie,  nello scorso mese di agosto sono state rilasciate con la tecnica dell’hacking nel Parco Regionale della Murgia Materana 2 giovani femmine di questa specie nate nel più grande centro europeo di riproduzione in cattività e gestito dall’Associazione CERM (Centro Rapaci Minacciati). Il progetto, coordinato da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e con la collaborazione di diversi Enti tra cui la Regione Basilicata e l’Ente Parco della Murgia Materana, mira a sostenere  e dare un futuro alla esigua popolazione della specie, ridotta ormai a poco più di 10 coppie in tutta Italia.
Il 9 agosto sono arrivate in Basilicata direttamente dal CERM le due giovani Bianca e Clara e sono state temporaneamente accolte ed ospitate presso le voliere del CRAS materano al fine di consentire il riposo dopo un lungo viaggio in macchina dalla Toscana a cura dell’ISPRA e con l’assistenza del direttore del CERM Guido Ceccolini e predisporre l’area destinata al loro ambientamento e rilascio nel Parco della Murgia materana.
Dopo 22 giorni di permanenza nell’area di rilascio durante i quali sono state quotidianamente seguite a distanza, sorvegliate con telecamere e alimentate con un apposito carnaio grazie al supporto di un team di esperti e volontari,  il 3 settembre le due giovani hanno istintivamente ed autonomamente intrapreso la migrazione verso l’Africa giungendo dopo un percorso perfetto in Sicilia occidentale da dove avrebbero dovuto fare il passo più difficile attraversando il mare aperto per raggiungere la Tunisia.
Il 9 settembre nell’area del Trapanese, non lontano da Mazara del Vallo, un colpo di fucile ha barbaramente stroncato la vita di Clara mettendo fine ad un ambizioso obiettivo di tutela e conservazione della specie che avrebbe consentito di avere nei prossimi anni altri potenziali riproduttori capaci di rafforzare l’esigua popolazione italiana concentrata ormai solo in Basilicata e Sicilia.
Grazie ai dati del trasmettitore GPS/GSM con cui le due giovani erano state equipaggiate prima del rilascio è stato possibile scoprire e denunciare questo grave atto di bracconaggio e consentirne il recupero del corpo grazie alla segnalazione e al successivo intervento dei Carabinieri  del Servizio CITES della Sicilia che l’hanno prontamente conferita presso l’Istituto Zooprofilattico della Sicilia per le analisi necroscopiche permettendo così di evidenziare la presenza di 7 pallini nel corpo.

Matteo Visceglia, responsabile CERM della Basilicata che  ha partecipato attivamente alle varie operazioni di rilascio e di gestione degli interventi sul campo non nasconde il suo sdegno per quanto accaduto.

“Si tratta di un gravissimo atto di bracconaggio ai danni di una specie in via di estinzione in Italia, superprotetta sulla carta ma che gode purtroppo ancora di scarsa attenzione come evidenziano anche tali episodi. La morte di questo giovane capovaccaio ci dimostra come una delle cause della difficile ripresa della specie in Italia è  dovuta a fattori quasi esclusivamente antropici. Oltre al bracconaggio nelle aree più critiche come la Sicilia occidentale e lo stesso Stretto di Messina vi sono elevati rischi di folgorazione sulle linee elettriche più pericolose e di impatto contro pale eoliche, ormai diffusissime proprio nelle aree del Sud. Come il Capovaccaio anche altre specie stanno subendo duri contraccolpi per la continua avanzata degli impianti eolici e della diffusa rete di linee elettriche quasi completamente prive di sicurezza rispetto ai rischi di folgorazione a danno dei rapaci e degli altri grandi volatori come le cicogne.
In Basilicata da tempo monitoriamo la specie allo scopo di valutarne lo status con il passare degli anni. Da circa 30 anni abbiamo constatato che il numero di coppie presenti non ha mai subito alcun incremento nonostante la nascita e l’involo di decine di giovani dai 2 siti riproduttivi noti. Questo dato purtroppo va interpretato come un segnale di allarme per gli elevati rischi a cui sono esposti i giovani soprattutto nel loro primo anno, quando devono superare territori pieni di linee elettriche, impianti eolici, bocconi avvelenati e zone di passaggio migratorio occupate da bracconieri che sparano a qualunque cosa si muove con gravi ripercussioni sulla biodiversità”.

Clara a sx e Bianca a dx all'arrivo al CRAS di Matera


Guido Ceccolini e Matteo Visceglia del CERM durante il marcaggio con GPS

Clara in alimentazione

Clara in abbeverata
Clara nell'area di rilascio

Clara in volo

Percorso migratorio di Clara prima di essere uccisa

Clara al momento del ritrovamento della carcassa

Particolare

Radiografia

giovedì 14 giugno 2018

UN AVVOLTOIO GRIFONE CURATO E RIABILITATO PRESSO IL CRAS MATERANO RITORNA A VOLARE NEL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO


Un giovane avvoltoio Grifone (Gyps fulvus), recuperato nello scorso ottobre in Toscana, località Lastra a Signa (FI) in stato di forte debilitazione e con una frattura alla tibia destra, operato con urgenza dal dott. Simone Scoccianti presso il Vet Hospital H24 di Firenze, è stato affidato al CRAS di Matera su richiesta e autorizzazione dell’Azienda USL Toscana Centro (Dott. E. Loretti) per la successiva riabilitazione, con la supervisione scientifica della dott.ssa Olimpia Lai del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari.
Dopo aver superato la delicata fase post-operatoria, l’esemplare, con un’apertura alare di 2 metri e mezzo, ha intrapreso il percorso di cura e riabilitazione in una voliera a sua completa disposizione per il recupero funzionale dell’arto fratturato. Gli operatori del CRAS hanno garantito quotidianamente ogni cura e assistenza, fornendogli alimentazione adeguata alla sua natura di necrofago e la massima tranquillità. I controlli clinici successivi effettuati presso la Clinica Centro Veterinario Einaudi – Gruppo CVIT di Bari hanno permesso di valutare il normale processo di riparazione della frattura e la rimozione dei mezzi di osteosintesi.
Finalmente, dopo 4 mesi presso il CRAS materano, il giovane Grifone è stato trasferito nel Parco Nazionale del Pollino, il cui Ufficio Conservazione guidato dal dott. Pietro Serroni  ha subito offerto la propria disponibilità ad ospitarlo per un breve periodo di ambientamento pre-rilascio in una voliera posta sul ciglio delle Gole del Raganello, nei pressi di Civita. Nei giorni scorsi con la collaborazione del dott. Pino Cortone, l’esemplare è stato marcato con anello metallico dell’INFS, anello colorato con codice alfanumerico, ed equipaggiato con logger GPS che potrà consentire di seguire  “in remoto” i suoi spostamenti  grazie all’invio delle coordinate geografiche rilevate dal logger.
Per la reintroduzione in natura il personale e i collaboratori del CRAS hanno scelto l’area calabrese del Pollino, sia per la relativa breve distanza dal Centro, fondamentale per evitare inutili stress da trasporto al giovane “dimesso”, sia per la presenza di un nucleo di grifoni che da anni frequentano regolarmente le spettacolari ed imponenti  Gole del Raganello, risultato di un progetto di reintroduzione attuato dall’Ente Parco a partire dal 2002; il personale del Parco rifornisce regolarmente un carnaio da diversi anni al fine di garantire una sicura risorsa trofica per questi straordinari avvoltoi, costituendo così un altro vantaggio per il giovane appena restituito all’ambiente.

Il Responsabile del CRAS Matteo Visceglia dichiara:
“Siamo molto soddisfatti per il rilascio del giovane Grifone, risultato ottenuto in circa 8 mesi di lavoro durante i quali abbiamo potuto dimostrare come il nostro Centro, con l’aiuto di vari professionisti bravi e preparati, in primis la dott.ssa Olimpia Lai,  riesce a ottenere ottimi risultati pur in presenza di una situazione generale gestionale ancora da migliorare. Nonostante tutto, le nostre attività proseguono incessantemente facendo leva sulle nostre sole forze e possibilità e sulla nostra volontà di contribuire concretamente nel complesso lavoro di soccorso, cura e riabilitazione della fauna selvatica. Siamo fiduciosi per il futuro, visto che pochi giorni fa ci è giunta notizia che la Regione Basilicata a partire da quest’anno avrebbe deciso di sostenere i 4 CRAS lucani attualmente riconosciuti. Per questo motivo in questo periodo stiamo riaprendo le porte ai cittadini per la consegna o l’affidamento di esemplari in difficoltà che necessitano di cure, e già in questi giorni le strutture del centro hanno nuovi ospiti”.


venerdì 27 aprile 2018

CRAS A RISCHIO CHIUSURA IN PROVINCIA DI MATERA


Istituiti dalla Provincia di Matera nel 2003 in ottemperanza alla Legge 157/92 e alla Legge Regionale 2/95, i Centri Recupero Animali Selvatici delle Riserve Naturali Regionali di San Giuliano e Bosco Pantano negli ultimi quindici anni hanno garantito al territorio e alla cittadinanza importanti attività riferite al soccorso della fauna e alla sua tutela e conservazione.   Nonostante l’importante   ruolo territoriale, tali strutture hanno da sempre goduto di  una  scarsa attenzione e volontà istituzionale nel garantire alla collettività  un servizio, peraltro previsto per Legge, con le relative garanzie gestionali ad esse riferite, indispensabili ad assicurare le necessarie risorse per il loro ottimale e regolare funzionamento.
Spesso dimenticate e mai considerate adeguatamente, le società e le associazioni preposte a tale importante compito,  svolto anche in stretta collaborazione con organismi dello Stato come Carabinieri Forestali, Capitanerie di Porto, Guardia di Finanza, Questura e Polizie Locali,  hanno assicurato nel tempo servizi qualificati al territorio utilizzando proprie risorse finanziarie, salvaguardando attività di utilità sociale come soccorso, recupero, cura e conservazione della fauna selvatica rinvenuta  sul  territorio regionale, assumendosi  anche responsabilità civili e penali.   Pur avendo svolto con costanza e determinazione il proprio compito, ad oggi i numerosi problemi gestionali e infrastrutturali che riguardano tali presidi restano ancora irrisolti nonostante le varie e puntuali segnalazioni e richieste di aiuto da parte dei responsabili.
Grazie al personale qualificato e specializzato impegnato, ogni anno i due CRAS provinciali accolgono, curano e rimettono in natura centinaia di esemplari appartenenti a specie protette o a rischio di estinzione ancora presenti nei nostri territori, patrimonio comune e bene inalienabile dello Stato.  Nel corso dell’anno 2017 sono state garantite tutte le attività senza alcuna interruzione del servizio, con positivi risultati in termini di numero di interventi effettuati, assicurando assistenza veterinaria a 660 esemplari di cui 430 presso il CRAS di San Giuliano e 230 presso il CRAS di Policoro con la quasi totalità degli animali appartenenti a specie protette dalle normative nazionali ed europee in quanto di particolare interesse scientifico e di conservazione.
La gestione veterinaria di ogni singolo esemplare e tutte le successive e necessarie fasi che portano al totale recupero e rilascio in natura comporta un notevole impegno gestionale, economico e lavoro quotidiano senza alcuna interruzione durante l’intero anno.   
Riconosciuti ed apprezzati da chi opera sul territorio regionale e riferimento strutturale non solo nazionale per quanto realizzato negli anni grazie anche ad autorevoli collaborazioni scientifiche e progetti di rilevanza Europea, i due centri del materano vengono totalmente disconosciuti e non valorizzati a livello locale, considerata la puntuale “incertezza” che si verifica nel mettere annualmente a disposizione  i necessari contributi che per la loro esiguità certamente non risolvono tanti problemi e poco contribuiscono al buon funzionamento delle strutture e dei servizi previsti per legge e di grande rilevanza per la tutela della biodiversità in   Basilicata.    
I responsabili dei CRAS di San Giuliano e di Policoro con una accorata e dettagliata nota inviata in data 4 febbraio al Presidente e all’Assessore all’Ambiente della Regione Basilicata, hanno evidenziato ancora una volta, che venissero accolte con la massima urgenza le richieste dei due centri di recupero. Inoltre nei giorni scorsi è stata comunicata la difficile situazione dei 2 CRAS materani anche al  Prefetto di Matera, ai Carabinieri Forestali e a molti Sindaci dei comuni della provincia di Matera, fruitori abituali di tale servizio, con lo scopo di sensibilizzare anche altri enti locali ed istituzioni al problema che stanno vivendo le due strutture.

“In virtù di una difficile e complessa situazione gestionale che si trascina ormai da anni - dichiarano Visceglia e Colucci, responsabili dei due Centri - informiamo che per ragioni  burocratiche e gestionali, non potremo garantire ulteriori interventi di soccorso, prestazioni veterinarie, cure e riabilitazione. Pertanto, in riferimento ad un quadro generale che attiene alle normative legate alla detenzione e gestione di esemplari di specie protette, al rapporto e alla tutela del personale impegnato, comunichiamo la sofferta decisione di dover sospendere al momento ogni forma di recupero, affidamento e ricovero di altri animali selvatici a supporto delle Amministrazioni locali, Forze dell’Ordine, Associazioni e Cittadini.  
Per quanto nelle nostre possibilità e con grandi sacrifici personali   garantiremo comunque assistenza quotidiana agli oltre 100 esemplari già presenti nei CRAS poiché non più liberabili in natura. Pertanto invitiamo gli Enti preposti alla tutela della fauna e della biodiversità regionale a comprendere le nostre preoccupazioni e motivazioni, assicurando sin da ora la nostra piena e fattiva collaborazione non appena in possesso delle condizioni e rassicurazioni  necessarie alla prosecuzione di tale servizio”.   




domenica 7 gennaio 2018

Ancora un Lupo vittima delle strade


Il 29 dicembre scorso intorno alle 23,30  sulla strada provinciale SP 3 Matera-Metaponto nei pressi del bivio di Montescaglioso è stato ritrovato un maschio adulto di lupo da poco travolto da un veicolo in transito. A segnalare ai Carabinieri della locale stazione la presenza del corpo ancora caldo e senza vita è stata Mina Matarrese dell’associazione “Il Branco”.  La grossa mole, il colore rossiccio ed altre caratteristiche le hanno fatto escludere un ennesimo cane vittima del road killing   facendo invece subito pensare al raro predatore. Trattandosi di specie di interesse scientifico si è subito attivata per avviare la procedura legale per la rimozione della carcassa mediante l'intervento del veterinario ASL reperibile dott. Angelo Leogrande e con la collaborazione della ditta Materapet per il successivo trasporto presso la Sezione di Matera dell'IZS (Istituto Zooprofilattico Sperimentale).
E’ molto importante – dichiara Matteo Visceglia, Responsabile del CRAS materano - la collaborazione dei cittadini nella segnalazione e recupero di esemplari deceduti di elevato valore scientifico e naturalistico come Lupo, Lontra, Gatto selvatico,  tanto per citare solo alcune specie.  Le analisi e i dati che si possono raccogliere con i vari esami scientifici contribuiscono sempre ad una migliore conoscenza delle problematiche della specie e conseguentemente alla migliore conservazione e tutela attraverso programmi mirati di prevenzione”.  
Nei prossimi giorni saranno effettuate tutte le analisi necessarie per la caratterizzazione dell'esemplare, in particolare quelle necroscopiche per stabilire le cause della morte (che si presume siano dovute all'impatto di un veicolo) oltre a quelle parassitologiche, tossicologiche e genetiche.
Il ritrovamento di lupi investiti sulle strade in Italia è ormai un fatto piuttosto frequente, segno di un reale incremento della popolazione di questa specie anche in aree dove fino ad alcuni anni fa tale evento era piuttosto raro. In Italia si stanno monitorando con attenzione tutti i casi di mortalità, in particolare gli atti di bracconaggio e avvelenamento, che non sono affatto rari. Purtroppo, anche dalla lettura di articoli, comunicati e notizie diffuse sui social,  si ha la netta percezione che siano davvero tanti i lupi che in Italia perdono la vita per mano dell'uomo.
Una recente raccolta di dati avviata attraverso la pagina Facebook  “Lupi morti in Italia” e promossa dal gruppo di ricerca di italianwildwolf.com ha già fatto registrare segnali piuttosto preoccupanti. Secondo alcuni dati presentati nel mese scorso al convegno Wolf and Nature  svoltosi a Gravina in Puglia, in un solo anno in Italia, dal 1 novembre 2016 al 30 ottobre 2017,  sono stati registrati 77 casi di lupi vittime di bracconaggio o investimenti stradali di cui 8 nella sola Basilicata. L'espansione del Lupo per fortuna si è avuta, ed è tuttora in corso,  lungo tutta la penisola dando così un segnale positivo di una natura in fermento ecologico che cerca di riprendersi ciò che in passato le era stato tolto. Ma proporzionalmente si registrano purtroppo anche gli effetti di quella atavica e spesso ingiustificata paura del lupo "cattivo" antagonista  dell’uomo.
Il Lupo sta attraversando un periodo difficile per il rapporto problematico e quasi sempre conflittuale con gli allevatori – conclude Visceglia -  ma occorre fare ogni sforzo per trovare adeguate soluzioni che favoriscano una migliore convivenza tra questa specie e le attività zootecniche. Anche il turismo legato alle aree protette può trarre benefici per la presenza del lupo e di altre specie carismatiche.