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mercoledì 12 settembre 2018

UCCISO A FUCILATE UN GIOVANE CAPOVACCAIO PARTITO DA MATERA


Nell’ambito del Progetto LIFE Natura Egyptian Vulture finalizzato alla conservazione del Capovaccaio  e avviato da circa un anno coinvolgendo Italia e  Isole Canarie,  nello scorso mese di agosto sono state rilasciate con la tecnica dell’hacking nel Parco Regionale della Murgia Materana 2 giovani femmine di questa specie nate nel più grande centro europeo di riproduzione in cattività e gestito dall’Associazione CERM (Centro Rapaci Minacciati). Il progetto, coordinato da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e con la collaborazione di diversi Enti tra cui la Regione Basilicata e l’Ente Parco della Murgia Materana, mira a sostenere  e dare un futuro alla esigua popolazione della specie, ridotta ormai a poco più di 10 coppie in tutta Italia.
Il 9 agosto sono arrivate in Basilicata direttamente dal CERM le due giovani Bianca e Clara e sono state temporaneamente accolte ed ospitate presso le voliere del CRAS materano al fine di consentire il riposo dopo un lungo viaggio in macchina dalla Toscana a cura dell’ISPRA e con l’assistenza del direttore del CERM Guido Ceccolini e predisporre l’area destinata al loro ambientamento e rilascio nel Parco della Murgia materana.
Dopo 22 giorni di permanenza nell’area di rilascio durante i quali sono state quotidianamente seguite a distanza, sorvegliate con telecamere e alimentate con un apposito carnaio grazie al supporto di un team di esperti e volontari,  il 3 settembre le due giovani hanno istintivamente ed autonomamente intrapreso la migrazione verso l’Africa giungendo dopo un percorso perfetto in Sicilia occidentale da dove avrebbero dovuto fare il passo più difficile attraversando il mare aperto per raggiungere la Tunisia.
Il 9 settembre nell’area del Trapanese, non lontano da Mazara del Vallo, un colpo di fucile ha barbaramente stroncato la vita di Clara mettendo fine ad un ambizioso obiettivo di tutela e conservazione della specie che avrebbe consentito di avere nei prossimi anni altri potenziali riproduttori capaci di rafforzare l’esigua popolazione italiana concentrata ormai solo in Basilicata e Sicilia.
Grazie ai dati del trasmettitore GPS/GSM con cui le due giovani erano state equipaggiate prima del rilascio è stato possibile scoprire e denunciare questo grave atto di bracconaggio e consentirne il recupero del corpo grazie alla segnalazione e al successivo intervento dei Carabinieri  del Servizio CITES della Sicilia che l’hanno prontamente conferita presso l’Istituto Zooprofilattico della Sicilia per le analisi necroscopiche permettendo così di evidenziare la presenza di 7 pallini nel corpo.

Matteo Visceglia, responsabile CERM della Basilicata che  ha partecipato attivamente alle varie operazioni di rilascio e di gestione degli interventi sul campo non nasconde il suo sdegno per quanto accaduto.

“Si tratta di un gravissimo atto di bracconaggio ai danni di una specie in via di estinzione in Italia, superprotetta sulla carta ma che gode purtroppo ancora di scarsa attenzione come evidenziano anche tali episodi. La morte di questo giovane capovaccaio ci dimostra come una delle cause della difficile ripresa della specie in Italia è  dovuta a fattori quasi esclusivamente antropici. Oltre al bracconaggio nelle aree più critiche come la Sicilia occidentale e lo stesso Stretto di Messina vi sono elevati rischi di folgorazione sulle linee elettriche più pericolose e di impatto contro pale eoliche, ormai diffusissime proprio nelle aree del Sud. Come il Capovaccaio anche altre specie stanno subendo duri contraccolpi per la continua avanzata degli impianti eolici e della diffusa rete di linee elettriche quasi completamente prive di sicurezza rispetto ai rischi di folgorazione a danno dei rapaci e degli altri grandi volatori come le cicogne.
In Basilicata da tempo monitoriamo la specie allo scopo di valutarne lo status con il passare degli anni. Da circa 30 anni abbiamo constatato che il numero di coppie presenti non ha mai subito alcun incremento nonostante la nascita e l’involo di decine di giovani dai 2 siti riproduttivi noti. Questo dato purtroppo va interpretato come un segnale di allarme per gli elevati rischi a cui sono esposti i giovani soprattutto nel loro primo anno, quando devono superare territori pieni di linee elettriche, impianti eolici, bocconi avvelenati e zone di passaggio migratorio occupate da bracconieri che sparano a qualunque cosa si muove con gravi ripercussioni sulla biodiversità”.

Clara a sx e Bianca a dx all'arrivo al CRAS di Matera


Guido Ceccolini e Matteo Visceglia del CERM durante il marcaggio con GPS

Clara in alimentazione

Clara in abbeverata
Clara nell'area di rilascio

Clara in volo

Percorso migratorio di Clara prima di essere uccisa

Clara al momento del ritrovamento della carcassa

Particolare

Radiografia

venerdì 13 gennaio 2017

NEVE E GELO AL SUD COLPISCONO LA FAUNA SELVATICA

LIPU: chiusura anticipata della caccia e maggiore vigilanza sulle regioni martoriate

Neve e gelo da giorni dominano tutto il territorio della Basilicata e della Puglia oltre che dell’intero Centro-Sud, con temperature in picchiata e terreni ricoperti per buona parte dalla neve e dal ghiaccio.
Anche il mondo della natura, come le popolazioni umane, sta vivendo un periodo difficile. Le temperature rigide e i terreni ricoperti di neve rappresentano condizioni estreme, fatali per gli uccelli ed i mammiferi selvatici, i quali hanno serie difficoltà a reperire il cibo ed a trovare rifugi idonei.
Nelle aree che man mano nei prossimi giorni saranno più libere dalla neve e dal ghiaccio si concentreranno molti animali alla disperata ricerca di cibo e di temperature più sopportabili. Tale situazione esporrà gli animali a un maggior rischio, saranno più vulnerabili e quindi facile bersaglio di cacciatori.
Ma con il maltempo anche la piaga del bracconaggio ha vita ancora più facile. Nei giorni scorsi una rara Moretta tabaccata è stata impallinata sul litorale di Zapponeta, mentre un’Oca collorosso, specie minacciata tipica delle aree russe e spinta nelle nostre zone dal gelo artico, è stata abbattuta sulla laguna di Lesina sotto i binocoli di ornitologi. Appostamenti per la caccia di frodo sono realizzati sulla costa, nell’immediato entroterra e perfino all’interno della Riserva delle Saline di Margherita di Savoia! Ed è solo la punta dell’iceberg: di molti altri episodi di bracconaggio, enormemente facilitato dalle condizioni climatiche che stiamo vivendo, non se ne ha notizia anche perché la vigilanza venatoria è scarsa.
La Legge nazionale 157/92 sulla tutela della fauna omeoterma prevede il divieto dell’attività venatoria sui terreni coperti in parte o totalmente dalla neve (art. 21, lettera m) ma ciò non basta date le estreme ed inusuali condizioni climatiche di questo periodo. Il termometro ha segnato per molti giorni valori al di sotto dello zero con punte minime proibitive per tante specie già provate da molti fattori negativi. E’ opportuno quindi garantire alla fauna selvatica una minima possibilità di recupero e sopravvivenza per agevolarne la migrazione e la preparazione alla stagione riproduttiva.
Un immediato intervento delle Istituzioni per favorire la tutela della fauna è quanto mai impellente ed urgente, anche in previsione della preannunciata nuova ondata di gelo che colpirà il sud Italia nelle prossime ore. La LIPU rivolge perciò un appello ai Presidenti delle Regioni Basilicata e Puglia affinché emanino con urgenza un provvedimento di chiusura anticipata della caccia, molti sarebbero gli animali che si potrebbero salvare, compensando le numerose perdite dovute al gelo e alla mancanza di cibo.
Inoltre è indispensabile intensificare i controlli sul territorio da parte di tutti gli organi di polizia per scongiurare ulteriori, facili mattanze da parte di cacciatori di frodo.

Occhiocotto ucciso dal gelo



domenica 18 ottobre 2015

Falco di palude: impallinato, curato e liberato - Comunicato stampa LIPU-CRAS 19 ottobre 2015

Il Falco di palude all'arrivo

TORNA A VOLARE IL FALCO DI PALUDE IMPALLINATO

Ritrovato da due poliziotti, recuperato dalla LIPU di Gravina e curato dal CRAS della Provincia di Matera

 
Un magnifico esemplare femmina di Falco di palude (Circus aeruginosus) ha riacquistato la libertà lungo le sponde del Lago di San Giuliano, dopo aver trascorso un periodo di cura presso il Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) provinciale di Matera. È uno dei tanti animali selvatici che il CRAS e la LIPU, in stretta collaborazione da alcuni anni, riescono a curare e liberare. Per ogni animale recuperato e liberato c’è sempre grande emozione e soddisfazione, c’è sempre una storia da raccontare, e questo è uno di quei casi particolari che vale la pena ricordare.
Circa tre settimane fa una volante della Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di Gravina in Puglia (Ba) rinveniva alla periferia della città un rapace in difficoltà. Grazie al tempestivo intervento degli agenti Michele Signoriello e Giuseppe Zaccaro il rapace veniva raccolto e messo in sicurezza. I volontari della LIPU, interpellati per il successivo recupero, si prodigavano per l’immediato trasporto al CRAS materano.
In Italia il Falco di palude è una specie sedentaria e nidificante, oltre che migratrice, localizzata principalmente nella pianura padana dove costruisce un nido a terra in prossimità di zone umide. Al sud è soprattutto svernante o di passo, come l’esemplare protagonista di questa storia.
La prima valutazione dell’animale non ha evidenziato nessuna lesione traumatica apparente o particolari problemi, piuttosto il falco si mostrava abbastanza reattivo. Il successivo esame radiografico ha invece svelato il motivo dello stop alla sua migrazione: 8 pallini di piombo sparsi in tutto il corpo, ovvero il risultato di una fucilata partita da un vile bracconiere. “Fortunatamente i pallini non hanno interessato organi vitali – dichiara la dott.ssa Olimpia Lai, docente di Tossicologia veterinaria presso il Dip. di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari - determinando tuttavia una frattura composta dell’ulna, peraltro completamente recuperata. Il piombo rimasto nelle masse muscolari, non essendo biodisponibile, rimane inerte e si fa incapsulare, a differenza di quello ingerito e lentamente assorbito fino a provocare gli effetti del saturnismo”.
Il falco potrà quindi volare senza problemi anche se porterà dentro di sé lo spiacevole ricordo dell’incontro con bracconieri. Dopo le cure dello staff del CRAS ed un periodo di necessaria riabilitazione trascorso in voliera, è stato possibile il totale recupero della sua condizione fisica, fino al momento del ritorno alla libertà nella Riserva Naturale Regionale di San Giuliano, luogo idoneo per il suo rilascio. Poco prima della liberazione il falco è stato inanellato a scopo scientifico dal Dott. Egidio Mallia del Parco Regionale di Gallipoli Cognato; in caso di ritrovamento la lettura del codice dell’anello potrà dare utili informazioni sui suoi spostamenti.
“Con questa breve storia – dichiarano Pino Giglio della LIPU e Matteo Viscegliadel CRAS - abbiamo voluto evidenziare la sensibilità e la tempestività dei poliziotti nel soccorso e recupero del falco, un fatto doveroso per tutte le forze di polizia presenti sul territorio a cui va il nostro ringraziamento per la loro collaborazione. Contestualmente, vogliamo anche denunciare un atto illecito di bracconaggio ai danni di una specie particolarmente protetta, un fatto molto grave anche perchè avvenuto nell’ambito territoriale del Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Quello che conta adesso è la libertà ridata al falco e la possibilità di raccontare una storia a lieto fine che speriamo possa far apprezzare la bellezza e la meraviglia della natura e di chi ogni giorno si prodiga per la sua tutela e salvaguardia”.
 
CRAS Provinciale di Matera                   Matteo Visceglia 
LIPU Onlus, Sez. di Gravina in Puglia     Pino Giglio

Radiografia
Dopo le cure

Dopo le cure

In voliera di riabilitazione

Il Responsabile del CRAS

Il Responsabile del CRAS

Il Responsabile del CRAS

Inanellamento

Il falco inanellato

L'apertura del box di rilascio

Volontari del CRAS in attesa che voli via

Appena volato via dal box!

Nuovamente libero sui campi!

Nuovamente libero in cielo!

venerdì 13 dicembre 2013

Ancora specie protette nel mirino dei bracconieri a Matera

Alcuni giorni fa al CRAS (Centro Provinciale Recupero Animali Selvatici) è giunta segnalazione dalla Questura di Matera per un intervento di recupero di una bellissima Poiana (Buteo buteo) trovata sul ciglio stradale ed incapace di volare. Il ritrovamento è avvenuto nelle campagne di Matera, nei pressi di Torre Spagnola, a poca distanza dal lato nord-orientale del Parco Regionale della Murgia Materana. L'esemplare, notato e soccorso da un automobilista materano, è stato affidato poche ore dopo al CRAS per le necessarie cure. All'esame generale effettuato al momento della consegna il rapace presentava alcune brutte fratture all'ala destra ( a livello di radio-ulna e omero) già in fase di calcificazione ma assolutamente scomposte, in particolare l’omero. Data la criticità della situazione, visto che l’abbattimento era avvenuto qualche giorno prima,  il rapace è stato trasportato subito presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università di Bari dove, grazie al prezioso supporto dello staff medico,  è stato sottoposto ad una visita e ad un esame radiografico da cui è emerso che le fratture sono state purtroppo provocate da pallini da caccia sparati da qualche irresponsabile armato.
L'esemplare è stato necessariamente operato per tentare, anche se con poche speranze,  il recupero della funzionalità dell'ala colpita.  Per ora resta ricoverato presso le strutture veterinarie del Dipartimento dove sarà tenuto in osservazione per almeno un mese per poi essere trasferito nuovamente al CRAS per la riabilitazione al volo.

Il Responsabile del CRAS Matteo Visceglia dichiara:

"Ancora una volta abbiamo la prova di  come il bracconaggio ai danni di specie particolarmente protette è un fenomeno frequente anche nelle nostre campagne, nonostante sia assolutamente difficile confondere una poiana per una qualsiasi altra specie cacciabile. Su questo atto di rilevante interesse penale ai sensi della legge 157/92 abbiamo doverosamente inoltrato opportuna segnalazione alle autorità competenti, in particolare al Corpo Forestale dello Stato e alla Polizia Provinciale di Matera, preposte in materia di controlli sull'attività venatoria, nella speranza di incrementare maggiori controlli nei confronti di chi, danneggiando anche l’intera categoria dei cacciatiori rispettosi delle norme,  se ne va nelle campagne con i fucili imbracciati e pronti ad abbattere, ai margini del Parco della Murgia Materana,  anche specie di notevole interesse naturalistico e componenti importanti della Biodiversità del nostro territorio". 


 

sabato 7 settembre 2013

CFS di Grottole sequestra una trappola per catturare fauna selvatica

Durante il normale controllo del territorio, il personale del Comando Stazione Forestale di Grottole, rinveniva in località Piano del Monaco – fiume Basento, in agro del Comune di Grottole, , una trappola allestita per la cattura di fauna selvatica,  posizionata all’interno di un fondo agricolo.

Il congegno, posto sotto sequestro, era costituito da una gabbia realizzata in struttura e rete metallica, munita di chiusura scorrevole “a ghigliottina”, al cui interno erano state depositate come esca dei vegetali.

Il meccanismo di scatto sarebbe stato attivato dalla preda introdottasi al suo interno per mangiare i vegetali.
Il personale forestale ha utilizzato la strumentazione in normale dotazione di tutte le pattuglie che quotidianamente operano sul territorio, ovvero apparecchiature GPS e applicativi cartografici in grado di fornire in tempo reale informazioni sul territorio perlustrato.

Pertanto, fin dai primi momenti dell’accertamento, il personale del C.F.S. riusciva ad individuare il proprietario del fondo agricolo, prontamente deferito all’Autorità Giudiziaria per il reato di esercizio abusivo di attività venatoria.


 

Bracconaggio: L’A.N.P.A.N.A. dI Matera rimuove una trappola presso l'Oasi di San Giuliano

  Nel pomeriggio dello scorso 31/08/2013 durante il servizio svolto dalle Guardie Ecozoofile volontarie dell’A.N.P.A.N.A. della sezione Provinciale di Matera coordinati dal Dirigente Provinciale Gianfranco Girolamo, in località “Torrente Acquaviva” presso il bosco demaniale della Riserva Naturale del Lago di San Giuliano in agro di Miglionico (MT), è stata rinvenuta una trappola realizzata rudimentalmente con del cavo d’acciaio opportunamente congegnata in modo da realizzare un cappio scorsoio dotato di un piccolo rostro rudimentale atto ad infliggere ulteriori sofferenze alla preda catturata. La trappola illegale era ancorata al tronco di un’albero, ed era posta per la cattura di selvaggina di piccola e media taglia e specie particolarmente protette come istrici e tassi.
Le Guardie Ecozoofile dell’A.N.P.A.N.A. hanno ricercato elementi nella zona del ritrovamento  utili all’individuazione di chiunque abbia posto in funzione la trappola ed hanno segnalato il reato  all’Autorità Giudiziaria competente.
Sono tuttora in corso accertamenti per cercare di individuare gli autori di tale illecito.
L’episodio porta altresì in primo piano il grave rischio che le pratiche di caccia illegali si estendano anche presso le Oasi Protette che ospita il nostro territorio, per le stesse ragioni si sollecita un’opportuno supporto istituzionale affinchè si possa alzare la guardia sugli stessi siti ed evitare che episodi come quello appena descritto possano perpetrarsi.



Gianfranco Girolamo mostra la trappola

Particolare della trappola



Da: La Gazzetta del Mezzogiorno del 6 settembre 2013

domenica 17 marzo 2013

Montescaglioso: bracconaggio in centro abitato!

Domenica scorsa 10 marzo due taccole che volavano insieme al proprio stormo nel centro abitato di Montescaglioso sono improvvisamente precipitate al suolo. Strano comportamento per chi ha potuto assistere dal proprio balcone a questa anomala scena! Non si capiva cosa fosse accaduto...! Poco dopo sono state recuperate dagli stessi testimoni della scena: per una non c'era nulla da fare perchè già morta, mentre l'altra era ancora viva ma con una vistosa ferita all'ala destra.  I due esemplari sono stati consegnati al CRAS Centro Recupero Animali Selvatici anche per cercare di interpretare quello strano fenomeno che aveva visto due animali precipitare improvvisamente per decine di metri fino alla strada cittadina.
L'esemplare vivo è stato affidato al Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università di Bari per valutare il tipo di trauma e la eventuale possibilità di recupero. A seguito dell'esame  e della radiografia effettuata è risultata una frattura scomposta con avambraccio frantumato e non recuperabile. Ma la cosa più sconcertante è che il trauma è stato provocato da un proiettile sparato presumibilmente da un' arma la cui tipologia non è nota. Insomma a Montescaglioso c'è qualcuno che anche di domenica e in ora di punta (mezzogiorno) si diverte a impallinare animali in volo in pieno centro abitato dove,  tra l'altro,  oltre alle taccole è presente una delle più importanti colonie di falchi grillai (Falco naumanni) della regione. Occorre anche precisare, per chi magari stesse pensando ad una sorta di legittimazione di questa azione nei confronti di una specie forse poco amata,  che la taccola (Corvus monedula) a differenza della cornacchia e della gazza è specie protetta dalle leggi nazionali. Ma, a parte ciò, è assolutamente inaccettabile una simile azione così illegale e pericolosa anche per la pubblica incolumità. Siamo o non siamo in un paese civile?

La taccola appena dopo il recupero:si noti l'ala destra




La freccia indica la posizione del proiettile e poco in basso le ossa frantumate



sabato 10 novembre 2012

FERITA A FUCILATE UN'ALBANELLA REALE IN PROVINCIA DI MATERA

COMUNICATO STAMPA CRAS - 10/11/2012
Un nuovo caso di bracconaggio ai rapaci. Recuperata ad Irsina un'Albanella reale ferita da colpi di arma da fuoco.
  
Il CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Provincia di Matera operante presso la Riserva di San Giuliano prosegue nel proprio impegno a favore della fauna in difficoltà.  Dopo il recupero di lunedì 5 novembre  di una Lontra investita in territorio di Pisticci è stato effettuato un nuovo intervento per salvare la vita ad un altro animale protetto.
In agro di Irsina tra sabato e domenica scorsi è stato abbattuto da bracconieri uno stupendo esemplare di Albanella reale femmina, rapace di dimensioni medio-grandi con un’apertura alare che raggiunge 120 centimetri. Un cittadino dopo averla notata sul terreno, ed incapace di volare,  domenica scorsa nelle campagne della località Santa Maria d’Irsi, è riuscito fortunatamente a raccoglierla a farla pervenire presso un ambulatorio veterinario di Matera per poi essere consegnata al CRAS da un volontario martedì scorso .
All’arrivo il maestoso rapace mostrava l’ala sinistra in posizione anormale, segno inequivocabile di qualche  trauma. Inoltre a causa dell’impossibilità di nutrirsi per qualche giorno il suo peso non superava i 370 grammi, troppo basso per un esemplare di quella specie. Immediatamente è stata prontamente soccorsa, reidratata ed alimentata dal responsabile del CRAS per consentirle di recuperare le forze e superare la notte. Era talmente debilitata e magra che non avrebbe potuto sopravvivere un altro giorno senza cure immediate. Poiché vi erano sospetti che l’Albanella potesse essere stata ferita da colpi di arma da fuoco è stata nella giornata di giovedì trasportata presso l’ospedale veterinario della Facoltà di Veterinaria dell’Università di Bari dove è stata subito visitata. All’esame radiografico effettuato sono stati infatti riscontrati nel corpo del rapace alcuni pallini, del tipo usato normalmente per la caccia che gli hanno procurato una frattura al radio-ulna. Non appena avrà recuperato un po’ di peso e forza dovrà essere operata e seguita dai veterinari per alcuni giorni prima di ritornare al CRAS per la degenza post-operatoria e per la riabilitazione. 




Un'Albanella reale fotografata in volo nelle campagne del materano



L’Albanella reale (Circus cyaneus) appartiene alla famiglia degli Accipitridi, stessa famiglia delle aquile, dei nibbi, degli avvoltoi. La sua presenza in Italia è fondamentalmente legata alla migrazione e allo svernamento. Si stima che la popolazione svernante sia variabile da 1000 a 3000 individui in relazione agli anni e alla rigidità del clima. Il suo areale di nidificazione più importante è concentrato in Russia e in altri paesi dell’Europa centrale oltre che in Asia centrale e settentrionale.






mercoledì 24 ottobre 2012

Abbattuto a fucilate Pilar, giovane biancone lucano con satellitare

di Matteo Visceglia

Pilar, uno dei giovani bianconi (Circaetus gallicus) lucani nato lo scorso 2011 e protagonista di un ambizioso progetto di monitoraggio con telemetria satellitare, è stato barbaramente ucciso da bracconieri a metà settembre sullo stretto di Messina,  in località Alì Terme. E' l'ennesima prova, quasi una quotidiana ostentazione della stupidità umana, di quanto deleterio e spregevole sia il bracconaggio praticato in modo spesso impunito in tante parti d'Italia e d'Europa. Pochi giorni fa in Toscana anche due Ibis eremita, anch'essi facenti parte di un importante progetto europeo finalizzato alla conservazione della specie, sono stati abbattuti da colpi di arma da fuoco.
Già nel 2010 il Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, in collaborazione con l’Università spagnola di Alicante, avviò un progetto di ricerca sul Biancone  aquila migratrice molto rara che nidifica nel territorio del Parco e sverna principalmente in Africa tropicale, a Sud del Sahara. Nell’ambito di questo progetto, per la prima volta in Italia, in due anni sono stati marcati 5 giovani esemplari mediante l’applicazione di piccole trasmittenti satellitari.
L’utilizzo di questa moderna tecnologia ha permesso di seguire in diretta gli spostamenti di questi rapaci nella migrazione tra Europa e Africa, fornendo utilissime informazioni sull’ecologia e le strategie migratorie adottate, necessarie per l’individuazione di misure per la conservazione della specie.  Moltissimi appassionati e diversi ricercatori interessati allo studio della migrazione a circuito del Biancone, sono rimasti assai sorpresi quando sul monitor del computer non hanno potuto più seguire gli spostamenti di Pilar tra la Basilicata e la Sicilia dove aveva trascorso il suo primo anno di vita.
Pilar era stato marcato nel suo nido, nel luglio 2011, poco prima dell’involo e nel suo primo anno di vita aveva volato per migliaia di chilometri in diverse località dell’Italia centro-meridionale trascorrendo l’inverno e la primavera in un’area della Sicilia centrale.
Sullo Stretto di Messina anche se la barbara "tradizione" di uccidere i migratori primaverili sembra  essere diminuita grazie agli enormi sforzi di vigilanza di Associazioni ambientaliste e alle azioni di repressione da parte delle forze di polizia, sono purtroppo ancora frequenti gli episodi di bracconaggio. Ciò è dovuto al fatto che le norme penali italiane sono inadeguate rispetto alla gravità del fenomeno del bracconaggio dove ad esempio, l’uccisione di una specie protetta, come il Biancone, rappresenta un reato “contravvenzionale” punito molto spesso con una multa e soprattutto, agli scarsi controlli attuati sull’attività venatoria in molte aree del nostro Paese, che risultano particolarmente carenti nelle regioni meridionali.
D’altra parte gli abbattimenti illegali di cui si viene a conoscenza, come quello del Biancone Pilar, sono solo una piccola minoranza e testimoniano gli enormi rischi che corrono in quell’area i rapaci migratori e non. Va ricordato che il numero complessivo degli animali abbattuti ogni anno dai bracconieri rimane ancora un’incognita a cui oggi le autorità competenti non sono in grado di dare un valore quantitativo. 

Il Presidente del Parco Luigi Lombardi nel commentare questo episodio ha così dichiarato:
"Ancora una volta questi vergognosi gesti di bracconaggio compromettono le diverse azioni positive messe in atto dagli enti gestori di aree protette, a cui spetta in primis il compito di attuare studi e programmi per garantire la tutela e la salvaguardia della Natura.  Gli sforzi di conservazione compiuti nelle aree di nidificazione (come nel caso di Pilar, nato in Basilicata nel Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane), subiscono ancora una volta un danno irreparabile a causa di atti delinquenziali compiuti da “uomini” che non hanno alcun rispetto del patrimonio naturale e delle normative.
In questo caso infatti, la spregevole azione dei bracconieri, oltre ad aver colpito una specie particolarmente protetta, ha vanificato tutti gli sforzi di ricerca, anche economici, attuati dopo anni di programmazione a livello internazionale per migliorare le conoscenze sui comportamenti migratori di quest'aquila mediterranea.
Fenomeni di tale gravità sottolineano l’importanza e l'urgenza di rendere più severe le norme nazionali di tutela della fauna e di affiancarvi operazioni concrete e costanti di vigilanza del territorio  da parte dei Corpi di Polizia preposti, al fine di contrastare fortemente questi atti di illegalità consolidata, compiuti altresì in epoca di pre-apertura dell’attività venatoria".

Un biancone con radio satellitare applicata poco prima dell'involo

La mappa degli spostamenti di Pilar nel suo primo anno di vita

lunedì 6 agosto 2012

Cardellini sequestrati dal CFS nel potentino

Denunciate due persone per furto venatorio e maltrattamento di animali

Duplice operazione antibracconaggio nel potentino dove in questi giorni il  Corpo forestale dello Stato ha sequestrato cinquanta cardellini e denunciato due persone provenienti da fuori regione. Anche in Basilicata è fiorente, infatti, il mercato di questi volatili per i quali gli appassionati sono disposti a pagare anche cifre esorbitanti.
Gli agenti del Comando Stazione di San Fele (PZ) hanno sorpreso i due uomini in una zona di campagna dell'omonimo comune, mentre azionavano le funi per far cadere la rete adibita alla cattura dei volatili. Venti esemplari erano stati già catturati mentre altri quattro erano legati e utilizzati come richiami.
I responsabili sono stati denunciati a piede libero per maltrattamento di animali e furto venatorio.
Gli uccelli sono stati sequestrati e quelli appena catturati sono stati immediatamente liberati. Gli esemplari utilizzati come richiami, invece, saranno consegnati ad un ente in grado di provvedere alla loro riabilitazione, poichè hanno ormai acquisito abitudini alimentari prettamente domestiche e non sono in grado di sopravvivere in libertà. Sotto sequestro è finita anche l'attrezzatura costituita da rete, funi e picchetti.
Sempre nel comune di San Fele, i Forestali hanno sorpreso in fase di appostamento un'altra persona che, alla vista degli agenti, si è data alla fuga  abbandonando sul terreno una gabbia con  trenta cardellini e una borsa contenente gli strumenti di cattura.
I volatili, visibilmente sofferenti per le dimensioni anguste della gabbia, sono stati liberati sul posto.

sabato 17 dicembre 2011

Uomini del Corpo Forestale hanno rinvenuto cinghiali uccisi nella Riserva di San Giuliano

Quattro carcasse di cinghiale sono state ritrovate nei giorni scorsi dal Corpo Forestale dello Stato – Comando Stazione Forestale di Matera - all’interno della Riserva Naturale Protetta dell’Oasi di San Giuliano, coadiuvati dal personale della Polizia Provinciale di Matera.
Durante una serie di controlli venatori all’interno della Riserva Naturale Protetta dell’Oasi di San Giuliano, gli uomini del Corpo Forestale dello Stato – Comando Stazione Forestale di Matera, coadiuvati dal personale della Polizia Provinciale di Matera, hanno i quattro esemplari morti già da qualche giorno, uccisi presumibilmente da bracconieri con l’ausilio di arma da fuoco così come refertati dal Dirigente Veterinario intervenuto sul luogo del ritrovamento; lo stesso ha provveduto all’immediato sequestro sanitario e contestuale disposizione alla distruzione delle carcasse degli animali presso un inceneritore, operata dalla ditta “Matera Pets S.r.l.” incaricata dall’Ente Provinciale di Matera.
Il fenomeno del bracconaggio in territorio materano, in particolare della caccia al cinghiale è molto diffuso, in quanto ne sono stati avvistati cospicui capi soprattutto all’interno delle aree protette.
La normativa sulla caccia vieta categoricamente l’esercizio venatorio all’interno delle aree naturali protette, per questo evidentemente i bracconieri dopo aver abbattuto i citati capi di cinghiali, intimoriti dalla presenza sul posto degli uomini del Corpo Forestale e della Polizia Provinciale che da parecchi giorni effettua controlli soprattutto ai cacciatori che attraversano la Riserva Naturale Protetta dell’Oasi di San Giuliano, se ne sono disfatti per poterli recuperare successivamente.


mercoledì 30 novembre 2011

Ucciso un esemplare protetto. Pelle di Tasso a Miglionico

MIGLIONICO - Non è ricetta ancora discretamente diffusa, come nel caso della volpe, ma si annovera purtroppo tra i piatti caserecci, dal nord al sud della Penisola. Sicilia e Sardegna escluse, ma solo perchè non è presente. Nonostante il grado di protezione riservato dalla legge, il Tasso rientra ancora nei piatti di tradizione dell’Italia mangia tutto.

E guai a criticare, perchè questi sono i piatti di tradizione, come la vietatissima polenta ed osei, se preparata (così come comunemente avviene) con uccelletti di cattura. L’unica precauzione (a parte evitare di farsi cogliere in flagranza dalla Forestale) è asportare le ghiandole. La carne, infatti, diventerebbe immangiabile. Questa fine, ovvero in pentola, ha fatto verosimilmente il povero Tasso di Miglionico, la cui pelle è stata trovata ieri in un sentiero di campagna. Tutti il resto è stato portato via, componente di ricette caserecce che di tanto in tanto appaiono nei forum di caccia. Da Piacenza a Brescia, passando per Bordighera e Laveno. Non solo nord Italia, comunque. Lo dimostra lo stesso Tasso trovato ieri. Probabilmente è stato cacciato di notte, oppure snidato con l’au - silio dei cani. Di sicuro ha fattounabrutta fine. Forum di caccia e non solo. Per chi ha buona memoria, basti ricordare chenonmolti anni addietro suscitò scalporeunasito scout (italiano, non cinese…) dove apparvero ricette su come cucinare non solo i Tassi, ma anche i Ricci (da gettare vivi nella brace e trafiggere nel cuore), Puzzole, Faine, le onnipresenti Volpi e finanche cani. Nella pubblicazione veniva mostrato come trappolarli, ma questo avviene tutt’ora in alcuni siti di caccia, ovviamente per rispetto della cultura venatoria. Non per utilizzarle.

dal Quotidiano della Basilicata del 30/11/2011