giovedì 26 luglio 2012
domenica 22 luglio 2012
Rilascio di 22 falchi grillai sulla Murgia materana
Sabato scorso 21 luglio sul Belvedere della Murgia materana si è svolto il consueto evento di liberazione di rapaci organizzato dal CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Provincia di Matera e che ha visto la partecipazione di cittadini e numerosi fotografi e attivisti del FotoClub sezione di Matera.
I protagonisti principali sono stati 22 falchi grillai che dopo un periodo di cure e riabilitazione hanno finalmente potuto spiccare il volo sotto lo sguardo attento ed incuriosito dei partecipanti. Molti bambini, ragazzi ed adulti hanno avuto la possibilità di regalare dalle proprie mani la libertà a questi piccoli rapaci, simbolo di Matera e del territorio della collina materana.
L'attività svolta rientra nell quadro delle iniziative programmate di rilascio graduale di altri rapaci che sono ancora in cura presso il CRAS. Nel corso dei mesi di luglio, agosto e settembre saranno liberati altri grillai, gheppi, nibbi bruni, nibbi reali, assioli e civette.
Il Responsabile del CRAS Matteo Visceglia dichiara:
“L'attività di rilascio in natura di rapaci ed altri animali ritrovati feriti o debilitati e consegnati quotidianamente al Centro da cittadini, associazioni e forze di polizia rappresenta un' importante occasione per fare attività di tutela della Natura, sensibilizzazione ed informazione. Ai partecipanti a questi eventi, ma anche a coloro che affidano esemplari in difficoltà, viene infatti sempre spiegato quale sia il ruolo di questi straordinari rapaci negli habitat naturali, quali le loro caratteristiche, come vivono, quali i loro problemi e quale la loro importanza ecologica per il nostro territorio. Una piccola e breve lezione sul campo che serve soprattutto per osservare da vicino questi piccoli falchi urbani, imparare a conoscerli meglio e soprattutto a regalare loro, specialmente dalle mani dei bambini, la cosa più bella e importante: la libertà”!
I protagonisti principali sono stati 22 falchi grillai che dopo un periodo di cure e riabilitazione hanno finalmente potuto spiccare il volo sotto lo sguardo attento ed incuriosito dei partecipanti. Molti bambini, ragazzi ed adulti hanno avuto la possibilità di regalare dalle proprie mani la libertà a questi piccoli rapaci, simbolo di Matera e del territorio della collina materana.
L'attività svolta rientra nell quadro delle iniziative programmate di rilascio graduale di altri rapaci che sono ancora in cura presso il CRAS. Nel corso dei mesi di luglio, agosto e settembre saranno liberati altri grillai, gheppi, nibbi bruni, nibbi reali, assioli e civette.
Il Responsabile del CRAS Matteo Visceglia dichiara:
“L'attività di rilascio in natura di rapaci ed altri animali ritrovati feriti o debilitati e consegnati quotidianamente al Centro da cittadini, associazioni e forze di polizia rappresenta un' importante occasione per fare attività di tutela della Natura, sensibilizzazione ed informazione. Ai partecipanti a questi eventi, ma anche a coloro che affidano esemplari in difficoltà, viene infatti sempre spiegato quale sia il ruolo di questi straordinari rapaci negli habitat naturali, quali le loro caratteristiche, come vivono, quali i loro problemi e quale la loro importanza ecologica per il nostro territorio. Una piccola e breve lezione sul campo che serve soprattutto per osservare da vicino questi piccoli falchi urbani, imparare a conoscerli meglio e soprattutto a regalare loro, specialmente dalle mani dei bambini, la cosa più bella e importante: la libertà”!
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sabato 21 luglio 2012
ATTENTI AL LUPO: INCONTRO CON ANTONIO IANNIBELLI
venerdì 6 luglio 2012
INCENDI BOSCHIVI: ARRESTATO DALLA FORESTALE UN INCENDIARIO A SCANZANO IONICO
Un giovane ventenne è stato
arrestato ieri dal personale del Corpo forestale dello Stato del Comando
Stazione di Scanzano Jonico per il reato di incendio boschivo colposo.
L'uomo è ritenuto il presunto responsabile degli incendi boschivi verificatisi negli ultimi quattro giorni nella zona del materano. Le fiamme, domate solo grazie all'intervento degli uomini della Forestale, hanno interessato circa 30 ettari di pineta e si sono propagate anche nelle aree limitrofe a causa delle particolari condizioni climatiche determinate dall'anticiclone "Caronte".
L'operazione investigativa è stata condotta dagli uomini del Comando Stazione di Scanzano Jonico e coordinata dal Nucleo Investigativo Centrale Antincendio Boschivo del Corpo forestale dello Stato (NIAB). La Forestale ha intensificato i controlli antincendio in provincia di Matera e dintorni.
Il giovane, al quale erano stati concessi gli arresti domiciliari, ora risulta a piede libero.
L'uomo è ritenuto il presunto responsabile degli incendi boschivi verificatisi negli ultimi quattro giorni nella zona del materano. Le fiamme, domate solo grazie all'intervento degli uomini della Forestale, hanno interessato circa 30 ettari di pineta e si sono propagate anche nelle aree limitrofe a causa delle particolari condizioni climatiche determinate dall'anticiclone "Caronte".
L'operazione investigativa è stata condotta dagli uomini del Comando Stazione di Scanzano Jonico e coordinata dal Nucleo Investigativo Centrale Antincendio Boschivo del Corpo forestale dello Stato (NIAB). La Forestale ha intensificato i controlli antincendio in provincia di Matera e dintorni.
Il giovane, al quale erano stati concessi gli arresti domiciliari, ora risulta a piede libero.
Fonte: Newsletter CFS n. 893 del 06/07/2012
giovedì 5 luglio 2012
Murgia materana inquinata da reflui fecali
Nella murgia materana pascolano
indisturbate le vacche podoliche, con il cui latte si producono i
rinomati latticini, dal formaggio al caciocavallo podolico. Da più di un
anno questi animali si abbeverano in torrenti, il Gravina e lo Jesce in
particolare, che non sono più a norma di legge. Torrenti pieni di sostanze nocive
derivanti dalle attività umane: scarichi fognari veri e propri, liquami
derivanti dai depuratori non funzionati, reflui da allevamenti di
bestiame. Un po’ di tutto, tra cui fosforo, azoto, nitrati vari,
ammoniaca e l’e. coli, ormai conosciuto da tutti perché un suo cugino ha
ucciso una trentina di persone in Germania.
Riprendiamo una vecchia intervista a Pio
Acito, di Legambiente Matera, fatta a Il Quotidiano della Basilicata
poche settimane fa: “Matera ha 5 depuratori, il migliore dei quali,
quello di contrada Pantano, è sequestrato. Singolare come l’autorità
giudiziaria ne abbia affidato la custodia ai responsabili dei reati
ambientali per cui è stato disposto il sequestro stesso. Chi volesse
controllare può farlo andando verso il cimitero nuovo. Potrà facilmente
verificare personalmente il colore dell’“acqua” che sversa ed il suo
profumo. La forestale si muove con discrezione, in
quanto i depuratori sono, dove più, dove meno, tutti irregolari, e
finirebbe per sequestrarli tutti. Montescaglioso, che sversa i suoi
liquami nella Gravina ha 3 depuratori, nessuno dei quali funzionanti.
C’è poi Altamura che, con i suoi oltre 70.000 abitanti, è il principale
responsabile dell’inquinamento del sistema del Bradano attraverso il
torrente Iesce, ha un altro impianto, anch’esso, guarda caso, non
funzionante.”
Cosa c’è da aggiungere più? La forestale
è complice dell’omertà informativa, i cittadini sono disinformati dei
pericoli e dei danni causati all’ecosistema, le autorità politiche, tra
cui la Regione in prima fila e il suo assessore all’ambiente, Agatino
Mancusi, latitano incapaci di sbrogliare la matassa lasciatagli dal suo terribile predecessore Santochirico.
Quest’ultimo, prima delle elezioni regionali, aveva commissionato
all’Arpab, un monitoraggio dell’intero corso del torrente Gravina; ad
oggi nessun risultato è stato reso pubblico (chissà perché). Comune di
Matera, Provincia ed Ente Parco della Murgia riusciranno a risolvere
questa terribile situazione? Ad oggi sono stati multati 9 allevatori,
con 18 contravvenzioni, per 81 mila euro, per essere colpevoli dello
sversamento di liquami animali non depurati direttamente nei torrenti.
Quasi come se la colpa fosse solo dei privati. L’ipocrisia del potere pubblico ogni giorno di che passa raggiunge livelli ignobili.
Fonte: http://basilicatamia.altervista.org/
mercoledì 4 luglio 2012
Riserva Calanchi di Montalbano: c'è ma non si vede
A febbraio dello scorso anno, dopo sette anni dalla richiesta
avanzata da Legambiente, la Regione Basilicata, con legge regionale n.
3/2011, istituiva la “Riserva regionale dei Calanchi di Montalbano
Jonico” per proteggere e valorizzare un’area con caratteristiche
geologiche e paleontologiche uniche al mondo e con forti peculiarità
paesaggistiche, naturalistiche e storico-culturali. La Legge regionale
ha definito i confini della Riserva e ne ha assegnato la gestione alla
Provincia di Matera la quale, con la collaborazione del Comune di
Montalbano Jonico, entro maggio dello scorso anno, avrebbe dovuto
produrre il piano di gestione. A termine del
lungo percorso per l’istituzione della Riserva – durante il quale è
stato svolto un tenace lavoro di informazione, sensibilizzazione e
documentazione tecnico-scientifica a supporto della richiesta in molti
si affrettarono a festeggiare ed a rivendicare il loro “determinante”
ruolo.
A distanza di un anno e mezzo, però, la Riserva dei Calanchi di Montalbano c’è ma non si vede: la Regione Basilicata non ha stanziato un solo euro per la sua gestione; la Provincia ha accumulato un anno di ritardo per la presentazione del Piano di gestione che tutti stiamo aspettando; la cartellonistica dell’area programma riporta un generico “calanchi: paesaggi dell’anima” persino all’ingresso di Montalbano, a ridosso del confine della “Riserva naturalistica”; addirittura l’APT (agenzia di promozione turistica) pubblica delle foto dei calanchi montalbanesi attribuendoli ad altri comuni e non cita la “Riserva” né nell’opuscolo “Calanchi lucani” né nel suo aggiornatissimo sito web; La “Riserva”, paradossalmente, non è citata nemmeno nel sito web del Comune di Montalbano Jonico!
E se la “Riserva naturale regionale dei Calanchi di Montalbano” non è riportata nemmeno virtualmente sulle pagine informatiche degli enti istituzionali figuriamoci se possiamo sperare che siano segnalati i suoi confini o tracciati i suoi sentieri! Ma il Circolo Legambiente continua a credere nell’opportunità di sviluppo che l’area protetta dei calanchi rappresenta. Avviare la gestione della Riserva sancirebbe concretamente la volontà pubblica di un uso del territorio dei calanchi alternativo e contrapposto alle trivellazioni ed alle discariche.
Per questo il Circolo continuerà a lavorare, come ha fatto negli ultimi anni, per la valorizzazione dell?area dei Calanchi, anche richiamando alle proprie responsabilità ciascuno dei soggetti direttamente coinvolti.
[Montalbano Jonico, 19/06/2012 - Il presidente del Circolo Legambiente di Montalbano Jonico - dr Arturo Caponero]
A distanza di un anno e mezzo, però, la Riserva dei Calanchi di Montalbano c’è ma non si vede: la Regione Basilicata non ha stanziato un solo euro per la sua gestione; la Provincia ha accumulato un anno di ritardo per la presentazione del Piano di gestione che tutti stiamo aspettando; la cartellonistica dell’area programma riporta un generico “calanchi: paesaggi dell’anima” persino all’ingresso di Montalbano, a ridosso del confine della “Riserva naturalistica”; addirittura l’APT (agenzia di promozione turistica) pubblica delle foto dei calanchi montalbanesi attribuendoli ad altri comuni e non cita la “Riserva” né nell’opuscolo “Calanchi lucani” né nel suo aggiornatissimo sito web; La “Riserva”, paradossalmente, non è citata nemmeno nel sito web del Comune di Montalbano Jonico!
E se la “Riserva naturale regionale dei Calanchi di Montalbano” non è riportata nemmeno virtualmente sulle pagine informatiche degli enti istituzionali figuriamoci se possiamo sperare che siano segnalati i suoi confini o tracciati i suoi sentieri! Ma il Circolo Legambiente continua a credere nell’opportunità di sviluppo che l’area protetta dei calanchi rappresenta. Avviare la gestione della Riserva sancirebbe concretamente la volontà pubblica di un uso del territorio dei calanchi alternativo e contrapposto alle trivellazioni ed alle discariche.
Per questo il Circolo continuerà a lavorare, come ha fatto negli ultimi anni, per la valorizzazione dell?area dei Calanchi, anche richiamando alle proprie responsabilità ciascuno dei soggetti direttamente coinvolti.
[Montalbano Jonico, 19/06/2012 - Il presidente del Circolo Legambiente di Montalbano Jonico - dr Arturo Caponero]
Ecomafia 2012
POTENZA – La Basilicata si colloca al 12/o posto
nella classifica nazionale dei reati ambientali per il 2011, con 876
infrazioni, pari al 26,8 per cento in più rispetto all’anno precedente:
in particolare, nel ciclo dei rifiuti, si registrano dati in
controtendenza rispetto al resto del Paese, dove le infrazioni sono in
diminuzione, mentre quelle sul territorio lucano segnano un incremento
del 38,6 per cento, accompagnato da un numero maggiore di denunce (112
rispetto alle 44 del 2010) e di arresti (due). I dati emergono dal
“Rapporto sulle illegalità ambientali 2011-2012”, ovvero le “Ecomafie”,
realizzato da Legambiente e presentato stamani a Potenza, nel corso di
un incontro a cui hanno partecipato il coordinatore dell’Osservatorio
Ambiente e legalità, Pietro Fedeli, il dirigente generale del
dipartimento regionale per l’Ambiente, Donato Viggiano, il presidente
lucano di Legambiente, Marco De Biasi, e i rappresentanti delle forze
dell’ordine. Per quanto riguarda il ciclo del cemento, in Basilicata
sono state accertate 139 infrazioni (il 2,1 per cento del totale
nazionale) con 135 denunce e 22 sequestri.
Dal censimento delle strutture è poi emerso che la provincia di Matera è nella “top ten” delle “case fantasma”, con 4.181 abitazioni non dichiarate nel solo capoluogo. Nel rapporto si evidenzia infine il caso di Lauria (Potenza) dove le “case fantasma” sarebbero circa duemila, ovvero la metà rispetto a quelle di Potenza, a fronte di una popolazione di appena un quinto.
Per il ciclo dei rifiuti, invece, è necessario confrontare i dati complessivi con gli indici demografici e territoriali della regione: emerge un quadro di “microillegalità diffusa”, hanno spiegato Fedeli e De Biasi, “e non di una vera e propria rete criminale, anche se di forte impatto sul territorio”. Per Viggiano, invece, “accanto alle iniziative legate ai controlli e al potenziamento della raccolta differenziata, è necessario agire sul cambiamento culturale delle abitudini e della sensibilità ambientale”.
Fonte:
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=532631&IDCategoria=12
Dal censimento delle strutture è poi emerso che la provincia di Matera è nella “top ten” delle “case fantasma”, con 4.181 abitazioni non dichiarate nel solo capoluogo. Nel rapporto si evidenzia infine il caso di Lauria (Potenza) dove le “case fantasma” sarebbero circa duemila, ovvero la metà rispetto a quelle di Potenza, a fronte di una popolazione di appena un quinto.
Per il ciclo dei rifiuti, invece, è necessario confrontare i dati complessivi con gli indici demografici e territoriali della regione: emerge un quadro di “microillegalità diffusa”, hanno spiegato Fedeli e De Biasi, “e non di una vera e propria rete criminale, anche se di forte impatto sul territorio”. Per Viggiano, invece, “accanto alle iniziative legate ai controlli e al potenziamento della raccolta differenziata, è necessario agire sul cambiamento culturale delle abitudini e della sensibilità ambientale”.
Fonte:
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=532631&IDCategoria=12
venerdì 29 giugno 2012
Merli morti in Basilicata
Da Alcuni giorni, per le campagne del Lagonegrese, riscontriamo Merli morti. Gli uccelli non presentano ferite di nessun tipo e non vengono toccati neanche da altri animali, (gatti ecc.).
Secondo ricerche effettuate in rete, nelle ultime settimane si stanno verificando morti in diverse zone, dall'Italia, alla Germania, in Austria e in Ungheria, una situazione simile a quanto accaduto nel 2009. Ornitologi attribuiscono la causa ad un virus tropicale, usutu, originario della zona del Nilo occidentale, che con il caldo africano viene trasportato dall'Africa da una zanzara.
Ulteriori ricerche in rete, confermano che questo virus può attaccare anche l'uomo, causando di solito un'infezione innocua ma a volte può causare febbre, manifestazioni cutanee e nei casi più gravi anche commozione celebrale.
Pubblichiamo la news e preghiamo i lettori alla diffusione del messaggio, se avete riscontrato, in campagna eventi simili, o in altri comuni, segnalatelo al nostro blog, contattandoci attraverso questo profilo Facebook - http://www.facebook.com/radiopnb - Vogliamo prendere per buono quanto trovato in rete, ma segnaliamo il messaggio anche agli organi competenti territoriali. Cosa sta succedendo?
Tutti i commenti saranno aggiornati sul blog e sul profilo Facebook della Radio.
Per comunicazionie: Emidio Tel. 339.2101898
Fonte: http://writerblog.over-blog.it/
Wednesday 27 june 2012
giovedì 28 giugno 2012
La balena dimenticata
MATERA - C’era una volta il mare a Matera. Non è l’inizio di un racconto da costruire tra storia, fantascienza, supposizioni o approfonditi studi sulla materia. Da queste parti il mare c’era, un milione e forse più di anni fa. Un mare freddo, profondo e forse meno azzurro di quello che siamo abituati a vedere ora. A dimostrarlo senza ombra di dubbio c’è il ritrovamento di quel cetaceo ai bordi quasi dell’invaso di San Giuliano, strappato dall’acqua come si vede nelle immagini riferite ai lunghi giorni del recupero del fossile. Quel che resta del cetaceo vecchio di un milione di anni fa, da almeno sei anni è conservato in queste casse all’esterno del centro di restauro della Soprintendenza nell’area del secondo paip. Alla mercè degli agenti atmosferici. Di ricostruzione del cetaceo, lungo presumibilmente una ventina di metri, non si parla. Dimenticato in quei cassoni. Una fine indegna anche perchè la storia che vi stiamo raccontando si sta consumando in una città che nel 2019 aspira a fregiarsi del titolo di capitale europea della cultura. Quale migliore occasione per dimostrarlo con quella balena ricostruita dalla testa alla coda che rappresenterebbe un brandello significativo della lunga storia di questo territorio che un milione e più di anni fa come si vede in queste immagini era attraversato da un lungo braccio di mare che metteva in comunicazione quelli che oggi sono lo Jonio e l’Adriatico. La balena dimenticata insieme ai villaggi preistorici della Murgia e al museo demoetnoantropologico nei Sassi. In quest’area a cavallo tra Basilicata e Puglia, includendo nella narrazione dal vivo le orme dei dinosauri e dell’uomo di Altamura, si potrebbe realizzare un enorme Jurassik Park. La storia del territorio vecchia di milioni di anni, spettacolo dal vivo di grande impatto e suggestione. Ma da queste parti si pensa ad altro con la cultura strapazzata ad uso e consumo dei turisti della domenica, mentre il passato resta sepolto e dimenticato con le istituzioni locali che continuano a guardare con ossessione a quel 2019 che, con questi presupposti, resta lontano anni luce.
Franco Di Pierro © 2006-2012 Trm Radiotelevisione del Mezzogiorno.
Articolo completo: http://www.trmtv.it/home/attualita/2012_06_22/35881.html
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MATERA - C’era una
volta il mare a Matera. Non è l’inizio di un racconto da costruire tra
storia, fantascienza, supposizioni o approfonditi studi sulla materia.
Da queste parti il mare c’era, un milione e forse più di anni fa. Un
mare freddo, profondo e forse meno azzurro di quello che siamo abituati a
vedere ora. A dimostrarlo senza ombra di dubbio c’è il ritrovamento di
quel cetaceo ai bordi quasi dell’invaso di San Giuliano, strappato
dall’acqua come si vede nelle immagini riferite ai lunghi giorni del
recupero del fossile. Quel che resta del cetaceo vecchio di un milione
di anni fa, da almeno sei anni è conservato in queste casse all’esterno
del centro di restauro della Soprintendenza nell’area del secondo paip.
Alla mercè degli agenti atmosferici. Di ricostruzione del cetaceo, lungo
presumibilmente una ventina di metri, non si parla. Dimenticato in quei
cassoni. Una fine indegna anche perchè la storia che vi stiamo
raccontando si sta consumando in una città che nel 2019 aspira a
fregiarsi del titolo di capitale europea della cultura. Quale migliore
occasione per dimostrarlo con quella balena ricostruita dalla testa alla
coda che rappresenterebbe un brandello significativo della lunga storia
di questo territorio che un milione e più di anni fa come si vede in
queste immagini era attraversato da un lungo braccio di mare che metteva
in comunicazione quelli che oggi sono lo Jonio e l’Adriatico. La balena
dimenticata insieme ai villaggi preistorici della Murgia e al museo
demoetnoantropologico nei Sassi. In quest’area a cavallo tra Basilicata e
Puglia, includendo nella narrazione dal vivo le orme dei dinosauri e
dell’uomo di Altamura, si potrebbe realizzare un enorme Jurassik Park.
La storia del territorio vecchia di milioni di anni, spettacolo dal vivo
di grande impatto e suggestione. Ma da queste parti si pensa ad altro
con la cultura strapazzata ad uso e consumo dei turisti della domenica,
mentre il passato resta sepolto e dimenticato con le istituzioni locali
che continuano a guardare con ossessione a quel 2019 che, con questi
presupposti, resta lontano anni luce.
© 2006-2012 Trm Radiotelevisione del Mezzogiorno.
Articolo completo: http://www.trmtv.it/home/attualita/2012_06_22/35881.html
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MATERA - C’era una
volta il mare a Matera. Non è l’inizio di un racconto da costruire tra
storia, fantascienza, supposizioni o approfonditi studi sulla materia.
Da queste parti il mare c’era, un milione e forse più di anni fa. Un
mare freddo, profondo e forse meno azzurro di quello che siamo abituati a
vedere ora. A dimostrarlo senza ombra di dubbio c’è il ritrovamento di
quel cetaceo ai bordi quasi dell’invaso di San Giuliano, strappato
dall’acqua come si vede nelle immagini riferite ai lunghi giorni del
recupero del fossile. Quel che resta del cetaceo vecchio di un milione
di anni fa, da almeno sei anni è conservato in queste casse all’esterno
del centro di restauro della Soprintendenza nell’area del secondo paip.
Alla mercè degli agenti atmosferici. Di ricostruzione del cetaceo, lungo
presumibilmente una ventina di metri, non si parla. Dimenticato in quei
cassoni. Una fine indegna anche perchè la storia che vi stiamo
raccontando si sta consumando in una città che nel 2019 aspira a
fregiarsi del titolo di capitale europea della cultura. Quale migliore
occasione per dimostrarlo con quella balena ricostruita dalla testa alla
coda che rappresenterebbe un brandello significativo della lunga storia
di questo territorio che un milione e più di anni fa come si vede in
queste immagini era attraversato da un lungo braccio di mare che metteva
in comunicazione quelli che oggi sono lo Jonio e l’Adriatico. La balena
dimenticata insieme ai villaggi preistorici della Murgia e al museo
demoetnoantropologico nei Sassi. In quest’area a cavallo tra Basilicata e
Puglia, includendo nella narrazione dal vivo le orme dei dinosauri e
dell’uomo di Altamura, si potrebbe realizzare un enorme Jurassik Park.
La storia del territorio vecchia di milioni di anni, spettacolo dal vivo
di grande impatto e suggestione. Ma da queste parti si pensa ad altro
con la cultura strapazzata ad uso e consumo dei turisti della domenica,
mentre il passato resta sepolto e dimenticato con le istituzioni locali
che continuano a guardare con ossessione a quel 2019 che, con questi
presupposti, resta lontano anni luce.
© 2006-2012 Trm Radiotelevisione del Mezzogiorno.
Articolo completo: http://www.trmtv.it/home/attualita/2012_06_22/35881.html
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lunedì 25 giugno 2012
RASSEGNA STAMPA CRAS - Tartarughe abbandonate
sabato 23 giugno 2012
Ritrovate e consegnate al CRAS 5 tartarughe detenute in cattività
Il giorno 22 giugno il Comando Stazione Forestale di Pomarico (Mt) ha consegnato al Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) della Provincia di Matera 5 esemplari di rettili protetti di cui 4 testuggini terrestri (Testudo hermanni) ed una tartaruga palustre (Emys orbicularis). Gli stessi erano stati rinvenuti abbandonati da ignoti all’interno da una scatola nelle campagne di Pomarico. Da un primo esame delle condizioni fisiche effettuato al momento della consegna le testuggini terrestri sono risultate vittime di prolungata detenzione in cattività con evidenti traumi di varia entità soprattutto alle zampe anteriori dovuti a continuo sfregamento degli arti su superfici dure ed inadatte. La tartaruga palustre, Emys orbicularis, che notoriamente vive in prossimità delle zone umide, presentava invece segni di disidratazione e condizioni generali non ottimali per una erronea stabulazione ed alimentazione.
Questo episodio, che fa seguito ad altri simili, è l’ennesima testimonianza di come uno dei principali problemi delle specie di terra, sempre più rare in Italia, è il trafugamento dall’habitat naturale preferenziale, in particolare la macchia mediterranea, già sottoposta a continue forme di degrado come gli incendi, oltre alla trasformazione e alterazione degli equilibri ecologici operati dalla mano dell’Uomo.
Il problema della detenzione in cattività di tali rettili particolarmente protetti dalle normative europee ed internazionali è purtroppo molto diffuso e comporta particolari difficoltà, nei casi di ritrovamento o di consegna, nel cercare di stabilire la effettiva origine degli esemplari, necessaria per la valutazione tecnica, da parte delle autorità ministeriali deputate al controllo del commercio e detenzione della fauna selvatica (CITES), di una eventuale possibilità di reinserimento in natura. Non va trascurato il forte rischio che durante i frequenti scambi tra collezionisti/detentori e trasferimenti da un paese all’altro alcuni esemplari appartenenti a sottospecie diverse (ad esempio le nostre Testudo hermanni hermanni e le balcaniche Testudo hermanni boettgeri) possano ibridarsi tra loro compromettendo la purezza del patrimonio genetico e ogni possibilità di liberare i nuovi nati. In natura sono stati a volte rinvenuti esemplari appartenenti ad altre popolazioni o ad altre specie/sottospecie determinando un quadro generale piuttosto complesso in termini di presenza di pool genici di differente origine. In Italia l’unica testuggine autoctona è proprio la “hermanni” e per ciò va assolutamente tutelata e salvaguardata in qualunque modo soprattutto attraverso una costante azione di corretta informazione e prevenzione. La sottospecie “boettgeri” invece è presente su un vasto territorio che va dalla ex Jugoslavia alla Romania e non dovrebbe essere presente né mai rilasciata, anche in forma di ibridi, nelle nostre regioni. Purtroppo a causa del commercio illegale che per tanti anni ha riguardato tale sottospecie oggi è relativamente facile che in natura vi siano esemplari o loro ibridi che minacciamo la nostra specie endemica.
Il responsabile e coordinatore del Centro Recupero Matteo Visceglia dichiara:
“Considerato il fenomeno diffuso della detenzione in giardini, recinti e altre strutture private, riteniamo importante il ruolo dei centri recupero fauna che svolgono un costante lavoro di capillare informazione e sensibilizzazione per evitare il depauperamento delle popolazioni naturali, per prevenire l'inquinamento genetico di queste specie e per contribuire al mantenimento della biodiversità e alla tutela delle specie endemiche italiane ed europee nei rispettivi habitat. Invitiamo a non abbandonare esemplari di qualsiasi specie, e non solo rettili, e consigliamo di rivolgersi agli organi competenti per qualsiasi problema dovuto al possesso di tali esemplari. Ricordiamo infine che la detenzione illegale di testuggini di Hermann è severamente sanzionata dalle vigenti normative nazionali ed europee. Pertanto chiunque è a conoscenza di esemplari detenuti illegalmente o in condizioni o luoghi inadeguati può fare una segnalazione al Corpo Forestale dello Stato (numero verde 1515) o ad altri organi di controllo che provvederanno ad effettuare gli opportuni accertamenti sulla regolarità della loro acquisizione e detenzione. Coloro che sono in possesso di esemplari regolarmente detenuti e che non sono più in grado di gestirli è preferibile che non si facciamo prendere dalla tentazione di liberarli in natura e provvedano a contattare i centri di recupero di zona o le istituzioni preposte alla tutela della fauna selvatica”.
Questo episodio, che fa seguito ad altri simili, è l’ennesima testimonianza di come uno dei principali problemi delle specie di terra, sempre più rare in Italia, è il trafugamento dall’habitat naturale preferenziale, in particolare la macchia mediterranea, già sottoposta a continue forme di degrado come gli incendi, oltre alla trasformazione e alterazione degli equilibri ecologici operati dalla mano dell’Uomo.
Il problema della detenzione in cattività di tali rettili particolarmente protetti dalle normative europee ed internazionali è purtroppo molto diffuso e comporta particolari difficoltà, nei casi di ritrovamento o di consegna, nel cercare di stabilire la effettiva origine degli esemplari, necessaria per la valutazione tecnica, da parte delle autorità ministeriali deputate al controllo del commercio e detenzione della fauna selvatica (CITES), di una eventuale possibilità di reinserimento in natura. Non va trascurato il forte rischio che durante i frequenti scambi tra collezionisti/detentori e trasferimenti da un paese all’altro alcuni esemplari appartenenti a sottospecie diverse (ad esempio le nostre Testudo hermanni hermanni e le balcaniche Testudo hermanni boettgeri) possano ibridarsi tra loro compromettendo la purezza del patrimonio genetico e ogni possibilità di liberare i nuovi nati. In natura sono stati a volte rinvenuti esemplari appartenenti ad altre popolazioni o ad altre specie/sottospecie determinando un quadro generale piuttosto complesso in termini di presenza di pool genici di differente origine. In Italia l’unica testuggine autoctona è proprio la “hermanni” e per ciò va assolutamente tutelata e salvaguardata in qualunque modo soprattutto attraverso una costante azione di corretta informazione e prevenzione. La sottospecie “boettgeri” invece è presente su un vasto territorio che va dalla ex Jugoslavia alla Romania e non dovrebbe essere presente né mai rilasciata, anche in forma di ibridi, nelle nostre regioni. Purtroppo a causa del commercio illegale che per tanti anni ha riguardato tale sottospecie oggi è relativamente facile che in natura vi siano esemplari o loro ibridi che minacciamo la nostra specie endemica.
Il responsabile e coordinatore del Centro Recupero Matteo Visceglia dichiara:
“Considerato il fenomeno diffuso della detenzione in giardini, recinti e altre strutture private, riteniamo importante il ruolo dei centri recupero fauna che svolgono un costante lavoro di capillare informazione e sensibilizzazione per evitare il depauperamento delle popolazioni naturali, per prevenire l'inquinamento genetico di queste specie e per contribuire al mantenimento della biodiversità e alla tutela delle specie endemiche italiane ed europee nei rispettivi habitat. Invitiamo a non abbandonare esemplari di qualsiasi specie, e non solo rettili, e consigliamo di rivolgersi agli organi competenti per qualsiasi problema dovuto al possesso di tali esemplari. Ricordiamo infine che la detenzione illegale di testuggini di Hermann è severamente sanzionata dalle vigenti normative nazionali ed europee. Pertanto chiunque è a conoscenza di esemplari detenuti illegalmente o in condizioni o luoghi inadeguati può fare una segnalazione al Corpo Forestale dello Stato (numero verde 1515) o ad altri organi di controllo che provvederanno ad effettuare gli opportuni accertamenti sulla regolarità della loro acquisizione e detenzione. Coloro che sono in possesso di esemplari regolarmente detenuti e che non sono più in grado di gestirli è preferibile che non si facciamo prendere dalla tentazione di liberarli in natura e provvedano a contattare i centri di recupero di zona o le istituzioni preposte alla tutela della fauna selvatica”.
Ilor
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| A sinistra la tartaruga palustre, a destra le terrestri |
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| Particolare delle zampe dove si nota l'usura delle unghie |
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| Traumi profondi agli arti anteriori |
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mercoledì 20 giugno 2012
Un falco tra i Sassi
Sull'ultimo numero della prestigiosa rivista di fotografia naturalistica "Asferico" (n. 39) è stato pubblicato un interessante articolo su Matera e il falco grillaio dal titolo "Un falco tra i Sassi". L'autore, Simone Bottini, ha realizzato un bel servizio fotografico che rende onore allo straordinario rapporto tra la città e il piccolo rapace.
lunedì 18 giugno 2012
Politica agricola europea: a rischio la biodiversità
Spesso si attribuisce agli agricoltori la funzione di difensori dell'ambiente!
Nel comunicato che segue emerge la volontà di tornare indietro verso una politica agricola poco rispettosa della biodiversità e tutta tesa al profitto degli imprenditori agricoli.
Nel comunicato che segue emerge la volontà di tornare indietro verso una politica agricola poco rispettosa della biodiversità e tutta tesa al profitto degli imprenditori agricoli.
LA TUTELA DELL’AMBIENTE RISCHIA DI ESSERE CANCELLATA
DALL’ AGRICOLTURA EUROPEA
Le Associazioni degli agricoltori biologici e biodinamici (UPBIO e Associazione per l’Agricoltura Biodinamica), le Associazioni ambientaliste (FAI, LIPU, WWF, Italia Nostra, Pro Natura) e la Società Italiana di Ecologia del Paesaggio
hanno inviato al Ministro dell’Agricoltura, Mario Catania,
all’Assessore della Regione Puglia, Dario Stefano, in qualità di
rappresentante della Conferenza delle Regioni sul tema agricoltura ed ai
parlamentari delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato e del
Parlamento Europeo una lettera aperta nella quale esprimono la loro preoccupazione per l’andamento del dibattito sulla riforma della PAC.
Mentre
a Rio de Janeiro si svolge il Summit mondiale dedicato alla green
economy la riforma della Politica Agricola Comune (PAC) per il periodo
2014 – 2020 rischia di consegnarci un’agricoltura europea poco sostenibile per il clima e l’ambiente.
Le indicazioni del Consiglio Europeo dell’Agricoltura del 15 maggio scorso prevedono infatti una drastica riduzione dell’applicazione del “greening”,
l’insieme delle pratiche agricole ritenute necessarie per assicurare la
conservazione della biodiversità, l’adattamento ai cambiamenti
climatici e la tutela della qualità dell’acqua. Pratiche volontarie per
le aziende agricole che, nella
proposta della Commissione Europea, darebbero diritto per gli
agricoltori virtuosi ad un premio economico supplementare del 30% del
pagamento base previsto dal primo pilastro della PAC.
“Con il “greening” – sottolineano le Associazioni - sarebbe
finalmente introdotto nella PAC un riconoscimento economico
direttamente connesso ai servizi ambientali che le aziende agricole
possono fornire per la conservazione della natura e del paesaggio
(premiando così, a differenza del passato, chi ha mantenuto siepi,
stagni e filari), per la riduzione dell’inquinamento da pesticidi e
nitrati, per aumentare la capacità di adattamento degli agroecosistemi
agli eventi estremi, siccità ed alluvioni, causati dal cambiamento
climatico in atto”
Le
Associazioni che hanno sottoscritto l’appello inviato al Governo, alle
Regioni ed ai parlamentari sottolineano che, se saranno approvate le
proposte del Consiglio Europeo sostenute anche dal Governo italiano su
pressione delle maggiori Organizzazioni Agricole, le aziende sotto i 10 ettari (in Italia il 25% della SAU, quasi 3 milioni di ettari, e l’81% delle aziende) non avranno da osservare alcun impegno per rispettare le regole del greening.
Se poi tutte le colture arboree saranno esentate (anche i meleti
intensivi del Trentino ed i frutteti della pianura padana) poco rimarrà
della componente ambientale più importante dell’attuale riforma della
PAC.
Se si dovesse decidere inoltre di esentare le aziende fino a 15 ettari dalle rotazioni delle colture,
la pratica agricola che prevede l’alternanza dei seminativi a cereali
con le leguminose al fine di favorire una concimazione naturale dei
suoli e ridurre l’utilizzo di concimi chimici, sarebbero escluse quasi il 90% delle aziende italiane da ogni obbligo ambientale.
Se sarà infine approvato il criterio della rotazione tra due sole
colture (pratica che sarebbe corretto chiamare avvicendamento piuttosto
che rotazione delle colture) per le aziende fino a 50 ettari
resterebbero solo il 3,5% delle aziende italiane a doversi impegnarsi
realmente in azioni concrete per ottenere il premio previsto per le pratiche benefiche per il clima e per l'ambiente.
A rischio anche l’obbligo di destinare il 7% della superficie delle aziende agricole alle aree d’interesse ecologico,
considerato un obiettivo troppo ambizioso. Tuttavia il parere delle
maggiori autorità scientifiche europee suggerisce che abbiamo bisogno di
dedicare un minimo del 10%
dei terreni agricoli alle esigenze ecologiche se si vuole assicurare una
adeguata connettività biologica e resilienza degli ecosistemi in grado
di assicurare nel medio e lungo termine la conservazione della
biodiversità. Prevedere meno del 7% sarebbe disastroso e garantirebbe il fallimento degli obiettivi 2020 definiti dalla nuova Strategia europea per la biodiversità approvata dallo stesso Parlamento Europeo. “Con queste prospettive – proseguono le associazioni - risulta
evidente il tentativo, in nome della sicurezza alimentare e della
semplificazione amministrativa e burocratica, di mantenere in realtà
sussidi perversi per pratiche agricole e zootecniche che continuano ad
inquinare l'ambiente, a consumare la sostanza organica del terreno, a
ridurre la biodiversità naturale”.
Le
Associazioni degli agricoltori biologici e biodinamici, le Associazioni
ambientaliste e la Società Italiana di Ecologia del Paesaggio chiedono
invece al Governo italiano, in particolare al Ministro delle Politiche
Agricole, Alimentari e Forestali, Mario Catania, ed ai parlamentari europei un impegno a sostenere con decisione e lungimiranza un “greening” autentico, che garantisca un premio economico adeguato alle sole
aziende che attuano realmente pratiche agricole sostenibili ed efficaci
per la conservazione della biodiversità, la mitigazione e l’adattamento
ai cambiamenti climatici, la gestione efficiente delle risorse idriche,
per un’agricoltura moderna in grado di essere con autorevolezza e
credibilità parte integrante della green economy europea.
lunedì 11 giugno 2012
Salviamo il Paesaggio
APPELLO
Costituiamo anche nella nostra realtà il Comitato:
“Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori”
“Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori”
L’Associazione Città Plurale è stata la prima associazione della Basilicata ad aderire alla campagna “Salviamo il Paesaggio”. In accordo con il Forum Nazionale è stata indicata quale referente provvisorio di zona per promuovere, anche nella nostra realtà, la costituzione di un Comitato per sostenere la campagna nazionale. L’appello, se condiviso, che Città Plurale rivolge a nome del Forum Nazionale, è quello di sollecitare le associazioni e i singoli cittadini ad aderire alla Campagna “Salviamo il Paesaggio.
È una battaglia importante per arrestare colate di cemento inutili e dannose.
La campagna “Salviamo il Paesaggio” è di fondamentale importanza per tutto il territorio nazionale e per il nostro territorio potrebbe aiutarci ad acquisire una valenza e una visibilità nazionale. Alla campagna hanno aderito personalità del calibro di Salvatore Settis, Edoardo Salzano, Vezio De Lucia, Vittorio Cogliati Dezza, Luca Mercalli, da anni impegnati in una battaglia contro la continua cementificazione del territorio nazionale con la conseguente distruzione del territori e del paesaggio.
martedì 5 giugno 2012
Falco grillaio
Sentieristica nel Parco della Murgia: avvio lavori
Hanno avuto inizio i lavori di riqualificazione di alcuni sentieri del Parco della Murgia Materana. L’opera, finanziata con 200 mila euro del Fers 2007-2013 della Regione Basilicata, fa parte di un programma più vasto che comprende il recupero e la valorizzazione del patrimonio naturalistico e delle Chiese Rupestri del Parco della Murgia Materana.
“Con i lavori di riqualificazione della sentieristica – spiega il presidente Pierfrancesco Pellecchia – il Parco intende perseguire importanti obiettivi strategici consistenti nella conservazione e la valorizzazione dell’habitat rupestre consentendo una corretta fruizione dell’area protetta mediante il ripristino di percorsi di percorrenza, lasciando inalterati i valori ambientali del paesaggio e gli ecosistemi naturali”.Il sentiero, facente parte degli itinerari ufficiali proposti dall’Ente Parco, ha inizio dal Rione Sassi in prossimità di Porta Pistola e, dividendosi in due, risale sull’altopiano murgico in località Murgecchia nei pressi della Madonna delle Vergini e in località Murgia Timone nei pressi del Belvedere. I lavori di riqualificazione consisteranno in rifacimento di muretti a secco, ripristino e messa in sicurezza della sentieristica esistente, apposizione di segnaletica e cartellonistica oltre alla realizzazione di due semplici attraversamenti in legno di minimo impatto dei Torrenti Gravina e Iesce.
“Con la realizzazione di questi lavori, l’altopiano murgico, facente parte del Patrimonio Unesco insieme ai Rioni Sassi – conginua Pellecchia - si collega sempre più saldamente alla città di Matera essendo più facilmente fruibile da tutti, residenti e visitatori”.
05/06/2012
domenica 3 giugno 2012
Le pale del Sindaco
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sabato 2 giugno 2012
Capovaccai al carnaio
Nel video qui sotto 2 capovaccai si nutrono presso un carnaio in Basilicata sostenuto grazie
all'associazione ALTURA (Associazione per la Tutela dei Rapaci e dei
loro Ambienti) e al CRAS provinciale di Matera. Le riprese sono state effettuate nella metà di aprile da
circa 1200 metri di distanza in digiscoping allo scopo di non arrecare alcun disturbo agli animali in un periodo particolarmente delicato come quello che precede la riproduzione.
Questi esemplari sono tra gli ultimi che sopravvivono anche grazie al supporto alimentare fornito. In Italia restano ormai non più di cinque o sei coppie nidificanti, tutte drammaticamente avviate verso l'estinzione. Ormai non c'è più tempo da perdere, occorre fare ogni sforzo per impedire che ciò avvenga.
Il CRAS provinciale di Matera non ha al momento alcun finanziamento destinato al capovaccaio e a tutte le proprie attività di salvaguardia e recupero di esemplari feriti o in difficoltà delle specie protette.
Questi esemplari sono tra gli ultimi che sopravvivono anche grazie al supporto alimentare fornito. In Italia restano ormai non più di cinque o sei coppie nidificanti, tutte drammaticamente avviate verso l'estinzione. Ormai non c'è più tempo da perdere, occorre fare ogni sforzo per impedire che ciò avvenga.
Il CRAS provinciale di Matera non ha al momento alcun finanziamento destinato al capovaccaio e a tutte le proprie attività di salvaguardia e recupero di esemplari feriti o in difficoltà delle specie protette.
martedì 29 maggio 2012
Borraccina bianca
Sedum album L. Borracina bianca
Famiglia: Crassulaceae
Parco Regionale di Gallipoli Cognato, 1000 m, maggio 2012
Su muschio avvolgente grandi massi.
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