I toni allarmistici di alcuni giornali che in questi giorni hanno commentato la notizia dell'assalto di lupi ad un allevamento di bufali a Irsina (Mt), non aiutano a capire bene le dinamiche e le problematiche legate alla presenza di questa specie in Italia e, nel nostro caso, in Basilicata.
La situazione è certamente difficile per l'imprenditore che ha subito danni da lupo (e su questo tema ci sarebbe da fare un discorso specifico e complesso in merito alla prevenzione e al risarcimento) ma non è assolutamente accettabile, dal punto di vista scientifico che si scrivano certe cose, anche perchè si ottiene il risultato di creare odio viscerale verso una specie animale protetta che è considerata tra le più importanti a livello europeo e per la quale lo Stato e la Commissione Europea hanno investito molto per favorire un processo di conoscenza e rispetto considerato propedeutico al suo ritorno nei territori da dove era scomparso.
1 - Abbiamo letto che il Lupo è stato reintrodotto, cioè che via sia stato un ripopolamento in alcune aree d'Italia. Nulla di più falso! C'è una estesa letteratura scientifica e divulgativa che dimostra che il ritorno del lupo, o meglio la sua espansione e ricolonizzazione di alcune aree, è un fatto naturale determinato da alcuni fattori positivi ed in particolare la presenza di più prede selvatiche (soprattutto ungulati) negli ambienti naturali insieme alla generale protezione accordata alla specie e agli habitat frequentati;
2 - Abbiamo letto che i lupi visti presso l'Azienda Squicciarini "sono grandi come una vecchia Fiat 126"! Queste frasi hanno più il sapore di una copertina de "La Domenica del Corriere", la famosa rivista del secolo scorso che ha avuto un grande ruolo nella informazione degli italiani tra gli anni 20 e gli anni 30. Le dimensioni gonfiate di un animale, si sa, servono più a creare falsi miti e ingiustificati allarmismi.
3 - Abbiamo letto che si sta pensando di catturare e spostare altrove i lupi in modo che non possano dare fastidio. Una iniziativa inutile ed improbabile visto che certamente non godrà di alcun supporto da parte di tutte le istituzioni scientifiche italiane ed internazionali.
4 - Abbiamo letto che "quando i lupi sono affamati non sempre distinguono tra uomo e animale per nutrirsi". Aggressioni e uccisioni di uomini, che da secoli convivono nelle zone di presenza del Lupo, non ci pare siano documentati! Semmai sono tanti gli uomini aggrediti e uccisi da cani.
Storie di lupi in Italia e nel Mondo ce ne sono migliaia ed hanno attraversato tutti i secoli contribuendo a creare una infinità di immagini a volte positive e a volte negative. Ci sono aree protette in Italia che sono nate e sono cresciute (con tutto l'indotto creato da un turismo che ha visto per anni livelli crescenti) grazie alla presenza di questo magnifico predatore. Purtroppo sono tanti i casi in cui dopo episodi come quelli di Irsina, si piomba nell'arido allarmismo che non aiuta nessuno. I lupi che hanno cercato di bussare alle porte del Parco Regionale della Murgia Materana hanno avuto il benservito da ignoti residenti (e forse neanche cacciatori) che, armati di fucile, hanno pensato di non dare loro possibilità di sopravvivenza neanche all'interno di un' area protetta. E la stessa cosa avviene ogni anno in altri parchi lucani e d'Italia. Per il mantenimento degli equilibri e per la conservazione della Biodiversità anche i lupi devono comunque sopravvivere e gli allevatori devono imparare a convivere, come fanno in altre aree, utilizzando ogni accorgimento utile e precauzione adatta, certamente non da soli ma con l'aiuto delle istituzioni e del mondo scientifico.
Rassegna stampa locale:
TRM TV del 14 dicembre 2011
Il Quotidiano di Basilicata del 14 dicembre 2011
TRM TV del 13 dicembre 2011
Il Quotidiano di Basilicata del 13 dicembre 2011
TRM TV del 10 dicembre 2011
mercoledì 14 dicembre 2011
Come trasformare il Lupo in una belva sanguinaria
martedì 13 dicembre 2011
lunedì 12 dicembre 2011
Basilicata: terra di pale eoliche
di Pio Abiusi - Associazione Città Plurale

Il Piear varato in periodo pre-elettorale ha previsto una capacità eolica installabile pari a ben 1360 MW complessivi malgrado l’ANEV, associazione che raccoglie le imprese del settore, e quindi in palese conflitto di interessi, individuasse una capacità per la Basilicata di 760 MW. Il Position Paper, il parere ufficiale dello Stato Italiano, ne prevede una quantità per la Basilicata pari a 469 MW.
Il PIEAR della Basilicata ha fatto riferimento al Position Paper ufficiale ma poi, rotta l’addizionatrice, il risultato è stato che la capacità eolica installabile è risultata di 1360 MW ai quali vanno sommati gli impianti da 1MW-definiti mini- che sono fuori piano, oltre 180 MW promossi dalla SEL (Società Energetica Lucana) su proprietà pubbliche.
Al momento da stime effettuate risultano installate 204 torri eoliche per 198 MW, mancano da istallare ancora 1150 MW, circa; la previsione ci porta ad almeno altre mille pale e la maggior parte delle quali da 130 metri di altezza.
Son tutti valori stimati perché la situazione, al momento, è completamente sfuggita di mano.
La LIPU-BirdLife dichiarava tempo addietro che“senza linee guida regionali in materia di impianti energetici si rischia di compromettere territori di pregio naturalistico e paesaggistico”.Il Presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Potenza Michele Graziadei nel chiedere perdono ai giovani affermava che avendo ereditato un territorio incontaminato si è stati rispettosi fino a quando non vi è stata una rottura del fronte e si è arrivati, semmai, a vendere anche il Castello di Lagopesole purchè a buon prezzo. Il territorio è stato aggredito e devastato e l’opera non è ancora completata. Una riflessione a parte merita l’intervento del presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, che alla conferenza tenutasi nel Gennaio di questo anno 'L'energia per il lavoro sostenibile - La terza rivoluzione industriale' ha dichiarato che il settore delle energie rinnovabili e' a rischio di "bolla speculativa" poiché' e' sostanzialmente basato sulle sovvenzioni pubbliche che potrebbero venire meno e che sarebbe stato più utile investire sulla ricerca per il pannello efficiente e sul risparmio energetico. Concetto ripreso da molti, il nostro Paese non è particolarmente vocato per la produzione di energia eolica. La corsa a chiedere autorizzazioni per impiantare pale alte oltre un centinaio di metri è in realtà una corsa agli incentivi e alle agevolazioni che fa ricchi pochi a discapito della collettività. Alla buon ora la Regione Basilicata di concerto con i Ministeri per i Beni e le Attività Culturali e per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare realizzeranno un Piano di tutela e valorizzazione dei caratteri paesaggistici, storici, culturali e naturalistico ambientali esteso all’intero territorio regionale. Ci auguriamo che non sia troppo tardi e che si riesca a dare certezze senza che il territorio sia definitivamente devastato inutilmente ed a danno delle generazioni future sulle cui spalle graveranno , avendo le risorse, gli oneri del ripristino di tante pale nel deserto.
Matera, 3 Dicembre 2011

Il Piear varato in periodo pre-elettorale ha previsto una capacità eolica installabile pari a ben 1360 MW complessivi malgrado l’ANEV, associazione che raccoglie le imprese del settore, e quindi in palese conflitto di interessi, individuasse una capacità per la Basilicata di 760 MW. Il Position Paper, il parere ufficiale dello Stato Italiano, ne prevede una quantità per la Basilicata pari a 469 MW.
Il PIEAR della Basilicata ha fatto riferimento al Position Paper ufficiale ma poi, rotta l’addizionatrice, il risultato è stato che la capacità eolica installabile è risultata di 1360 MW ai quali vanno sommati gli impianti da 1MW-definiti mini- che sono fuori piano, oltre 180 MW promossi dalla SEL (Società Energetica Lucana) su proprietà pubbliche.
Al momento da stime effettuate risultano installate 204 torri eoliche per 198 MW, mancano da istallare ancora 1150 MW, circa; la previsione ci porta ad almeno altre mille pale e la maggior parte delle quali da 130 metri di altezza.
Son tutti valori stimati perché la situazione, al momento, è completamente sfuggita di mano.
La LIPU-BirdLife dichiarava tempo addietro che“senza linee guida regionali in materia di impianti energetici si rischia di compromettere territori di pregio naturalistico e paesaggistico”.Il Presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Potenza Michele Graziadei nel chiedere perdono ai giovani affermava che avendo ereditato un territorio incontaminato si è stati rispettosi fino a quando non vi è stata una rottura del fronte e si è arrivati, semmai, a vendere anche il Castello di Lagopesole purchè a buon prezzo. Il territorio è stato aggredito e devastato e l’opera non è ancora completata. Una riflessione a parte merita l’intervento del presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, che alla conferenza tenutasi nel Gennaio di questo anno 'L'energia per il lavoro sostenibile - La terza rivoluzione industriale' ha dichiarato che il settore delle energie rinnovabili e' a rischio di "bolla speculativa" poiché' e' sostanzialmente basato sulle sovvenzioni pubbliche che potrebbero venire meno e che sarebbe stato più utile investire sulla ricerca per il pannello efficiente e sul risparmio energetico. Concetto ripreso da molti, il nostro Paese non è particolarmente vocato per la produzione di energia eolica. La corsa a chiedere autorizzazioni per impiantare pale alte oltre un centinaio di metri è in realtà una corsa agli incentivi e alle agevolazioni che fa ricchi pochi a discapito della collettività. Alla buon ora la Regione Basilicata di concerto con i Ministeri per i Beni e le Attività Culturali e per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare realizzeranno un Piano di tutela e valorizzazione dei caratteri paesaggistici, storici, culturali e naturalistico ambientali esteso all’intero territorio regionale. Ci auguriamo che non sia troppo tardi e che si riesca a dare certezze senza che il territorio sia definitivamente devastato inutilmente ed a danno delle generazioni future sulle cui spalle graveranno , avendo le risorse, gli oneri del ripristino di tante pale nel deserto.
Matera, 3 Dicembre 2011
mercoledì 7 dicembre 2011
Ritrovata una Lontra morta sulla SS 106 Jonica
Dopo alcune recentissime e positive notizie di avvistamenti di Lontra lungo il fiume Bradano purtroppo si deve segnalare un nuovo caso di mortalità che riguarda questo mammifero così raro ed interessante.
Nel pomeriggio del 07 dicembre, su segnalazione di un automobilista, il CRAS Provinciale di San Giuliano (Mt) è intervenuto per il recupero di una carcassa di Lontra lungo la Statale 106 Jonica nei pressi di Metaponto.
Sul posto si sono recati il Responsabile del Centro Recupero Matteo Visceglia accompagnato dal veterinario del Parco di Gallipoli Cognato Egidio Mallia e dal volontario Rocco Silvaggi constatando purtroppo il pessimo stato di conservazione della carcassa poiché schiacciata in più parti e in evidente stato di decomposizione da 6-7 gg. Il peso dell'animale rilevato al momento del recupero è di 4 kg.
L'esemplare è sicuramente morto a seguito di impatto con veicolo in un tratto di strada molto pericoloso e ad alta densità di traffico. Il fiume più vicino al sito di ritrovamento è il Basento, distante 660 mt mentre la linea di costa è a 4,3 km.
Va evidenziato come l'area intorno al sito di ritrovamento è occupata da estese coltivazioni intensive e fabbricati rurali sparsi ad eccezione di una sottile fascia di vegetazione igrofila fluviale.
La carcassa sarà consegnata, come prevede il Piano Nazionale di Azione sulla Lontra, all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata.
Con questa segnalazione purtroppo si conferma la drammatica situazione di pericolosità di molte strade in Basilicata per la sopravvivenza della Lontra. Il susseguirsi di segnalazioni e ritrovamenti induce quindi a pensare che il territorio lucano ospiti ancora importanti nuclei della specie ma fattori antropici e infrastrutture viarie ne stanno mettendo a rischio la sua stessa sopravvivenza. Si spera che le azioni e gli indirizzi contenuti nel Piano Nazionale di Azione redatto dall'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) e pubblicato dal Ministero dell'Ambiente possano favorire una più adeguata tutela e conservazione per il futuro.
Per ora dunque resta importante la raccolta di dati di presenza di esemplari vivi o morti e per questo ci appelliamo alle istituzioni preposte, e alla Regione Basilicata in primis ma anche alle province, affinchè favoriscano interventi finalizzati alla creazione e al miglioramento di un coordinamento di esperti ed appassionati a livello locale che consenta una più incisiva azione di ricerca, monitoraggio e valutazione dei dati acquisiti, nonché una più adeguata strategia di recupero, conservazione e studio delle carcasse eventualmente rinvenute e segnalate da cittadini e forze dell'ordine.

Fase del recupero della carcassa di Lontra

Il cerchio rosso indica il punto di ritrovamento della lontra
Nel pomeriggio del 07 dicembre, su segnalazione di un automobilista, il CRAS Provinciale di San Giuliano (Mt) è intervenuto per il recupero di una carcassa di Lontra lungo la Statale 106 Jonica nei pressi di Metaponto.
Sul posto si sono recati il Responsabile del Centro Recupero Matteo Visceglia accompagnato dal veterinario del Parco di Gallipoli Cognato Egidio Mallia e dal volontario Rocco Silvaggi constatando purtroppo il pessimo stato di conservazione della carcassa poiché schiacciata in più parti e in evidente stato di decomposizione da 6-7 gg. Il peso dell'animale rilevato al momento del recupero è di 4 kg.
L'esemplare è sicuramente morto a seguito di impatto con veicolo in un tratto di strada molto pericoloso e ad alta densità di traffico. Il fiume più vicino al sito di ritrovamento è il Basento, distante 660 mt mentre la linea di costa è a 4,3 km.
Va evidenziato come l'area intorno al sito di ritrovamento è occupata da estese coltivazioni intensive e fabbricati rurali sparsi ad eccezione di una sottile fascia di vegetazione igrofila fluviale.
La carcassa sarà consegnata, come prevede il Piano Nazionale di Azione sulla Lontra, all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata.
Con questa segnalazione purtroppo si conferma la drammatica situazione di pericolosità di molte strade in Basilicata per la sopravvivenza della Lontra. Il susseguirsi di segnalazioni e ritrovamenti induce quindi a pensare che il territorio lucano ospiti ancora importanti nuclei della specie ma fattori antropici e infrastrutture viarie ne stanno mettendo a rischio la sua stessa sopravvivenza. Si spera che le azioni e gli indirizzi contenuti nel Piano Nazionale di Azione redatto dall'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) e pubblicato dal Ministero dell'Ambiente possano favorire una più adeguata tutela e conservazione per il futuro.
Per ora dunque resta importante la raccolta di dati di presenza di esemplari vivi o morti e per questo ci appelliamo alle istituzioni preposte, e alla Regione Basilicata in primis ma anche alle province, affinchè favoriscano interventi finalizzati alla creazione e al miglioramento di un coordinamento di esperti ed appassionati a livello locale che consenta una più incisiva azione di ricerca, monitoraggio e valutazione dei dati acquisiti, nonché una più adeguata strategia di recupero, conservazione e studio delle carcasse eventualmente rinvenute e segnalate da cittadini e forze dell'ordine.

Fase del recupero della carcassa di Lontra

Il cerchio rosso indica il punto di ritrovamento della lontra
martedì 6 dicembre 2011
lunedì 5 dicembre 2011
Documento filmato sulla Lontra in Basilicata
Grazie alla disponibilità dell associazione ASNAB pubblichiamo qui sotto un interessante video che documenta la presenza della Lontra lungo l'alto Bradano. Gli autori del video Luciano Giacomino e Donato Franculli hanno posizionato una fototrappola nei pressi del greto del fiume lungo uno dei percorsi abituali del raro mustelide e il giorno 21 novembre hanno finalmente avuto la fortuna di "catturare" questa breve ma pur rara e interessante immagine di una lontra che si muove in pieno giorno.
domenica 4 dicembre 2011
SOS Riccio
Questo giovane riccio, del peso di 200 g nato nella scorsa estate o
autunno, è stato consegnato il 04 dicembre al CRAS di San Giuliano da
operatori del CEA di Matera a cui si era rivolto un cittadino che aveva
rinvenuto il piccolo mammifero, inerme e poco reattivo, lungo una
strada. Purtroppo la debilitazione e il peso riscontrato non permettono
un normale superamento della stagione fredda ormai alle porte; pertanto
il riccio dovrà rimanere ospite del CRAS nella speranza che possa
superare lo stato di debilitazione, svilupparsi ed accrescere il suo
peso fino ad almeno 500-600 grammi, in modo da renderlo forte ed
indipendente la prossima estate. E' pertanto necessario sin da ora
fargli trascorrere i prossimi mesi invernali in un luogo caldo e sicuro,
fornendo ogni giorno alimentazione adeguata ed acqua.
Ricordiamo che il Centro Recupero ha bisogno di aiuto da parte di tutti coloro che amano la natura e gli animali. Ogni contributo e donazione è un sostegno in più per una migliore cura dei tanti esemplari ospitati al Centro.
Coloro che contribuiranno a sostenere il CRAS saranno ringraziati pubblicamente e saranno invitati alle liberazioni degli animali curati e riabilitati.
TABELLA DI CRESCITA
Il 04 dicembre 2011 (giorno di arrivo) pesava 198 grammi
24 dicembre 2011 peso 371 grammi ==> 87% di incremento di peso
08 gennaio 2012 peso 526 grammi ==> 165% di incremento di peso
Ricordiamo che il Centro Recupero ha bisogno di aiuto da parte di tutti coloro che amano la natura e gli animali. Ogni contributo e donazione è un sostegno in più per una migliore cura dei tanti esemplari ospitati al Centro.
Coloro che contribuiranno a sostenere il CRAS saranno ringraziati pubblicamente e saranno invitati alle liberazioni degli animali curati e riabilitati.

TABELLA DI CRESCITA
Il 04 dicembre 2011 (giorno di arrivo) pesava 198 grammi
24 dicembre 2011 peso 371 grammi ==> 87% di incremento di peso
08 gennaio 2012 peso 526 grammi ==> 165% di incremento di peso
mercoledì 30 novembre 2011
Ucciso un esemplare protetto. Pelle di Tasso a Miglionico
MIGLIONICO - Non è ricetta ancora discretamente diffusa, come nel caso della volpe, ma si annovera purtroppo tra i piatti caserecci, dal nord al sud della Penisola. Sicilia e Sardegna escluse, ma solo perchè non è presente. Nonostante il grado di protezione riservato dalla legge, il Tasso rientra ancora nei piatti di tradizione dell’Italia mangia tutto.
E guai a criticare, perchè questi sono i piatti di tradizione, come la vietatissima polenta ed osei, se preparata (così come comunemente avviene) con uccelletti di cattura. L’unica precauzione (a parte evitare di farsi cogliere in flagranza dalla Forestale) è asportare le ghiandole. La carne, infatti, diventerebbe immangiabile. Questa fine, ovvero in pentola, ha fatto verosimilmente il povero Tasso di Miglionico, la cui pelle è stata trovata ieri in un sentiero di campagna. Tutti il resto è stato portato via, componente di ricette caserecce che di tanto in tanto appaiono nei forum di caccia. Da Piacenza a Brescia, passando per Bordighera e Laveno. Non solo nord Italia, comunque. Lo dimostra lo stesso Tasso trovato ieri. Probabilmente è stato cacciato di notte, oppure snidato con l’au - silio dei cani. Di sicuro ha fattounabrutta fine. Forum di caccia e non solo. Per chi ha buona memoria, basti ricordare chenonmolti anni addietro suscitò scalporeunasito scout (italiano, non cinese…) dove apparvero ricette su come cucinare non solo i Tassi, ma anche i Ricci (da gettare vivi nella brace e trafiggere nel cuore), Puzzole, Faine, le onnipresenti Volpi e finanche cani. Nella pubblicazione veniva mostrato come trappolarli, ma questo avviene tutt’ora in alcuni siti di caccia, ovviamente per rispetto della cultura venatoria. Non per utilizzarle.
dal Quotidiano della Basilicata del 30/11/2011
E guai a criticare, perchè questi sono i piatti di tradizione, come la vietatissima polenta ed osei, se preparata (così come comunemente avviene) con uccelletti di cattura. L’unica precauzione (a parte evitare di farsi cogliere in flagranza dalla Forestale) è asportare le ghiandole. La carne, infatti, diventerebbe immangiabile. Questa fine, ovvero in pentola, ha fatto verosimilmente il povero Tasso di Miglionico, la cui pelle è stata trovata ieri in un sentiero di campagna. Tutti il resto è stato portato via, componente di ricette caserecce che di tanto in tanto appaiono nei forum di caccia. Da Piacenza a Brescia, passando per Bordighera e Laveno. Non solo nord Italia, comunque. Lo dimostra lo stesso Tasso trovato ieri. Probabilmente è stato cacciato di notte, oppure snidato con l’au - silio dei cani. Di sicuro ha fattounabrutta fine. Forum di caccia e non solo. Per chi ha buona memoria, basti ricordare chenonmolti anni addietro suscitò scalporeunasito scout (italiano, non cinese…) dove apparvero ricette su come cucinare non solo i Tassi, ma anche i Ricci (da gettare vivi nella brace e trafiggere nel cuore), Puzzole, Faine, le onnipresenti Volpi e finanche cani. Nella pubblicazione veniva mostrato come trappolarli, ma questo avviene tutt’ora in alcuni siti di caccia, ovviamente per rispetto della cultura venatoria. Non per utilizzarle.
dal Quotidiano della Basilicata del 30/11/2011
lunedì 14 novembre 2011
Aironi guardabuoi a caccia nei campi arati
domenica 13 novembre 2011
giovedì 10 novembre 2011
Dalla Basilicata al Sahel: le aquile che migrano “al contrario”
Ugo Mellone, Università di Alicante
Avendo un paio d'ali, e dovendo raggiungere l'Africa dall'Italia, in che direzione volereste? La logica direbbe Sud, ma in natura le cose non sempre vanno secondo la nostra logica. A partire dal 2010, nel Parco Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, è iniziato un progetto di studio della migrazione del Biancone (Circaetus gallicus), finanziato dall'Osservatorio Faunistico della Regione Basilicata e dall'Estación Biológica Terra Natura (Università di Alicante, Spagna). Ad oggi sono stati marcati con trasmittenti GPS/Argos, per la prima volta in Italia, cinque giovani esemplari.
Il Biancone è un'aquila che nidifica in boschi mediterranei, si nutre quasi esclusivamente di serpenti, e trascorre l'inverno prevalentemente in Africa tropicale. Il sistema GPS consente di localizzare i Bianconi con precisione e quindi di valutare le rotte di migrazione e le aree di svernamento.
Le trasmittenti, dal peso di 45 g (meno del 3% del peso delle aquile) funzionano tramite telemetria satellitare, una tecnica attraverso la quale è possibile seguire le migrazioni degli uccelli attraverso piccole radio alimentate da pannelli solari. Questi strumenti, che sono stati applicati tramite un leggerissimo "zainetto" pochi giorni prima che le giovani aquile si involassero dal nido, inviano dei dati (coordinate, ora e data) che sono poi scaricabili da internet.
I risultati del primo anno della ricerca sono stati appena pubblicati sulla prestigiosa rivista Journal of Avian Biology ("Extremely detoured migration in an inexperienced bird: interplay of transport costs and social interactions") e dimostrano come queste aquile, invece di raggiungere l'Africa volando dirette verso Sud, si dirigono veso Nord e poi attraverso la Francia raggiungono la Spagna e lo Stretto di Gibilterra, dove attraversano il Mediterraneo (guarda il 'viaggio' nella in photogallery). Successivamente, dopo alcuni giorni di viaggio sul Sahara, raggiungono le savane del Sahel dove trascorrono l'inverno.
Perchè questo percorso così tortuoso? La risposta è negli altissimi costi energetici e rischi associati all'attraversamento del mare, dove i Bianconi sono obbligati al dispendioso volo battuto. Raggiungere l'Africa dalla Sicilia implicherebbe almeno 140 km di volo sul mare, mentre da Gibilterra sono soltanto 14. E come fanno degli animali con pochi mesi di vita, e senza nessuna esperienza dimigrazione, a seguire un percorso tanto complesso? I ricercatori hanno ipotizzato che i giovani Bianconi apprendano il percorso seguendo individui adulti.
Queste ipotesi erano già state formulate sulla base di osservazioni di gruppi misti (adulti e giovani) in migrazione verso Nord in Italia centrale, ma è la prima volta che arriva la conferma tramite la tecnologia GPS.
Attualmente è possibile seguire quasi in tempo reale sul sito del Parco www.parcogallipolicognato.it la migrazione di tre individui, Federico, Pilar e Crocco, e le sorprese e i colpi di scena non stanno mancando: non tutti i giovani, infatti sembrano essere in grado di apprendere la migrazione "sicura" dagli adulti.
[nell'immagine sotto tragitti reali (in rosso, dalla Spagna) e ipotetici (in nero, dalla Sicilia) utilizzati da due giovani Bianconi per raggiungere l'Africa (Mellone et al. 2011, Journal of Avian Biology 42: 468-472)]

Fonte: greenreport.it
Avendo un paio d'ali, e dovendo raggiungere l'Africa dall'Italia, in che direzione volereste? La logica direbbe Sud, ma in natura le cose non sempre vanno secondo la nostra logica. A partire dal 2010, nel Parco Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, è iniziato un progetto di studio della migrazione del Biancone (Circaetus gallicus), finanziato dall'Osservatorio Faunistico della Regione Basilicata e dall'Estación Biológica Terra Natura (Università di Alicante, Spagna). Ad oggi sono stati marcati con trasmittenti GPS/Argos, per la prima volta in Italia, cinque giovani esemplari.
Il Biancone è un'aquila che nidifica in boschi mediterranei, si nutre quasi esclusivamente di serpenti, e trascorre l'inverno prevalentemente in Africa tropicale. Il sistema GPS consente di localizzare i Bianconi con precisione e quindi di valutare le rotte di migrazione e le aree di svernamento.
Le trasmittenti, dal peso di 45 g (meno del 3% del peso delle aquile) funzionano tramite telemetria satellitare, una tecnica attraverso la quale è possibile seguire le migrazioni degli uccelli attraverso piccole radio alimentate da pannelli solari. Questi strumenti, che sono stati applicati tramite un leggerissimo "zainetto" pochi giorni prima che le giovani aquile si involassero dal nido, inviano dei dati (coordinate, ora e data) che sono poi scaricabili da internet.
I risultati del primo anno della ricerca sono stati appena pubblicati sulla prestigiosa rivista Journal of Avian Biology ("Extremely detoured migration in an inexperienced bird: interplay of transport costs and social interactions") e dimostrano come queste aquile, invece di raggiungere l'Africa volando dirette verso Sud, si dirigono veso Nord e poi attraverso la Francia raggiungono la Spagna e lo Stretto di Gibilterra, dove attraversano il Mediterraneo (guarda il 'viaggio' nella in photogallery). Successivamente, dopo alcuni giorni di viaggio sul Sahara, raggiungono le savane del Sahel dove trascorrono l'inverno.
Perchè questo percorso così tortuoso? La risposta è negli altissimi costi energetici e rischi associati all'attraversamento del mare, dove i Bianconi sono obbligati al dispendioso volo battuto. Raggiungere l'Africa dalla Sicilia implicherebbe almeno 140 km di volo sul mare, mentre da Gibilterra sono soltanto 14. E come fanno degli animali con pochi mesi di vita, e senza nessuna esperienza dimigrazione, a seguire un percorso tanto complesso? I ricercatori hanno ipotizzato che i giovani Bianconi apprendano il percorso seguendo individui adulti.
Queste ipotesi erano già state formulate sulla base di osservazioni di gruppi misti (adulti e giovani) in migrazione verso Nord in Italia centrale, ma è la prima volta che arriva la conferma tramite la tecnologia GPS.
Attualmente è possibile seguire quasi in tempo reale sul sito del Parco www.parcogallipolicognato.it la migrazione di tre individui, Federico, Pilar e Crocco, e le sorprese e i colpi di scena non stanno mancando: non tutti i giovani, infatti sembrano essere in grado di apprendere la migrazione "sicura" dagli adulti.
[nell'immagine sotto tragitti reali (in rosso, dalla Spagna) e ipotetici (in nero, dalla Sicilia) utilizzati da due giovani Bianconi per raggiungere l'Africa (Mellone et al. 2011, Journal of Avian Biology 42: 468-472)]

Fonte: greenreport.it
mercoledì 9 novembre 2011
Cicogna bianca, scatti in libertà
Una Cicogna bianca è stata liberata il 5 novembre 2011 nella Riserva Naturale di San Giuliano (Matera) dopo due mesi e mezzo di cure presso il Centro Recupero Animali Selvatici della stessa area protetta. Prima di allontanarsi dopo il rilascio ci ha regalato alcuni scatti in libertà.
martedì 8 novembre 2011
sabato 5 novembre 2011
giovedì 3 novembre 2011
Fossile di Balena: ripresi i lavori per il recupero del cranio
Il Consigliere Comunale del Partito Socialista di Matera Michele Lamacchia ha presentato un Ordine del Giorno da discutere in Consiglio per riportare l’attenzione su un ritrovamento avvenuto nell’agosto 2006, sulla sponda del lago San Giuliano di resti fossili di un grande cetaceo. Una balena lunga circa ventisette metri risalente al Pleistocene, cioè un milione di anni fa, che si è conservata integra fossilizzandosi nell’argilla. Un esemplare unico al Mondo per la completezza e per le dimensioni. Una scoperta sensazionale che sembra caduta nel dimenticatoio. Tra mille difficoltà economiche la soprintendenza ha provveduto al recupero del corpo e solo questi giorni stanno cominciando le operazioni di recupero della scatola cranica completamente immersa nell’argilla. Nell’Ordine del Giorno, il Consigliere Lamacchia pone l’attenzione sull’importanza che tale ritrovamento può avere in termini di ricadute culturali e turistiche nel Territorio e lancia un grido di allarme sulla eventualità di un probabile trasferimento del fossile in altra sede del Nord Italia. Si perpetrerebbe in questo modo un vero e proprio scippo alla Città di Matera e al Territorio Lucano.Non di poco conto, afferma Lamacchia, sarebbe la ricaduta sulla candidatura della Città di Matera a Capitale della Cultura 2019.L’ordine del Giorno ha la finalità di dare indirizzo al Sindaco e alla intera Giunta di mettere in atto tutti i provvedimenti e le iniziative utili a scongiurare un probabile trasferimento e di individuare nel contempo un sito idoneo ad ospitare un reperto unico al Mondo.E’ auspicabile inoltre che tutte le forze culturali regionali, i giovani, e tutti coloro che hanno a cuore il nostro territorio, prendano coscienza dell’importanza che riveste questo ritrovamento opponendosi ad eventuali trasferimenti che ci priverebbero di una opportunità unica.
Fonte:

Foto:Antonio Ferrante
Fonte:

Foto:Antonio Ferrante
Nuova osservazione di 2 grifoni in Basilicata
Nel corso di un monitoraggio faunistico condotto dall'ornitologo lucano Egidio Fulco questa mattina 3 novembre 2011 sono stati osservati 2 splendidi grifoni (Gyps fulvus) in alcune aree della Valle dell'Agri lungo l'Appennino Lucano. Data la notevole distanza non è stato possibile notare la presenza di eventuali anelli colorati. Si ricorda che la precedente osservazione della specie in Basilicata (A. Vilmer Sabino & M. Visceglia, 2011) è stata effettuata sulla Murgia materana la scorsa primavera e riguardava un soggetto inanellato (codice G71) proveniente dal Parco Nazionale del Pollino a seguito di rilasci a scopo di ripopolamento.
Un giovane nibbio reale con marche alari avvistato in Basilicata
Un Nibbio reale (Milvus milvus) con marche alari blu è stato osservato dall'ornitologo lucano Egidio Fulco il giorno 03 novembre 2011 in Basilicata nel territorio del comune di Marsicovetere (Pz) a circa 1000 metri di quota. A seguito di contatti con i responsabili di un progetto che si occupa della reintroduzione di questa specie in alcune aree dell'Italia centrale è emerso che questo nibbio (con codice IJJ) è un giovane liberato l'anno scorso nelle Marche nel Parco Regionale Gola della Rossa e di Frasassi nell'ambito del Progetto LIFE Natura "Save the Flyers". Questa importante osservazione conferma che tra le varie metapopolazioni di nibbio reale vi è un effettivo collegamento che potrebbe contribuire a consolidare la speranza di una ripresa della specie soprattutto in aree ove un tempo erano più comuni come la Toscana, il Lazio, l'Abruzzo, le Marche e il Molise. La popolazione nidificante lucana, la più importante d'Italia, rappresenta allo stesso tempo sia un grande serbatoio di esemplari che possono occupare nuove aree anche distanti diverse centinaia di km sia un forte richiamo per altri nibbi erratici proprio come IJJ avvistato nelle aree interne della regione. Ci hanno informato i responsabili del LIFE che precentemente questo giovane era stato visto sia in Toscana che nel Lazio, a dimostrazione di un comportamento di erratismo molto importante per la ricerca di nuovi territori da parte di giovani.

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