giovedì 23 agosto 2012

11 splendidi rapaci liberati a Miglionico dal CRAS

 
   
Proseguono in collaborazione con le associazioni LIPU e ALTURA le iniziative di reimmissione in natura di rapaci organizzate dal CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Provincia di Matera.
Dopo Matera e Bernalda questa volta è toccato a Miglionico dove, grazie al supporto della Proloco  e del Comune è stato possibile consentire ad un folto pubblico di circa 300 curiosi ed appassionati di assistere alla liberazione di alcuni splendidi rapaci curati e riabilitati. Presenti alla manifestazione il sindaco di Miglionico Angelo Buono e il Vicepresidente della Provincia di Matera Giovanni Bonelli.
Lo scenario del luogo di rilascio è stato il Belvedere di Torre di Fino, ove da un affaccio panoramico di notevole bellezza paesaggistica si domina la Valle del Bradano e  l'area protetta di San Giuliano con il suo bacino lacustre.

Ad essere restituiti alla Natura nel pomeriggio del 22 agosto sono stati 11 rapaci di 5 specie diverse. Si tratta di 2 nibbi bruni, 1 nibbio reale, 3 falchi grillai, 4 assioli e 1 civetta.  Tutti gli esemplari sono stati come sempre inanellati a scopo scientifico grazie alla collaborazione del dott Egidio Mallia del Parco Regionale di Gallipoli Cognato che da anni collabora con il CRAS per l’inanellamento e il monitoraggio. Per l’assistenza medico veterinaria il CRAS si è avvalso della collaborazione del dott. Vito Tralli di Matera, del dott. Vincenzo Costantini dell’Osservatorio Faunistico Regionale della Puglia e della dott.ssa Olimpia Lai della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari.

Il Centro Recupero Provinciale opera quotidianamente per la dare una risposta all'esigenza di tutela e salvaguardia della fauna del territorio. Le specie liberate sono infatti tutte particolarmente protette dalle normative nazionali ed europee: è compito morale di cittadini e delle associazioni contribuire al primo soccorso e consegna al Centro ed è dovere degli enti e delle istituzioni, garantire il sostegno, attraverso apposite strutture come i CRAS, alle attività di recupero, cura e rilascio in natura degli esemplari in difficoltà. Nei primi 7 mesi del 2012 sono stati già 350 gli interventi effettuati, per lo più riguardanti specie autoctone protette, e tantissimi animali sono stati già restituiti alla natura. Gli eventi della liberazione in pubblico svolti in collaborazione con la LIPU rappresentano perciò anche un momento di informazione e sensibilizzazione sull’importanza della biodiversità oltre che una ottima occasione per assistere da vicino all'emozionante momento della riconquista della libertà da parte di animali nati liberi nel nostro territorio ma che per problemi vari hanno avuto bisogno dell’aiuto del CRAS.

Il Responsabile del CRAS Matteo Visceglia ha dichiarato:
"La nostra attività rappresenta una delle pochissime realtà regionali che si occupano di recupero e riabilitazione di animali in difficoltà. Operiamo tutto l’anno quotidianamente, con scarsissime risorse finanziarie e strutture,  per  dare una risposta all'esigenza di tutela e salvaguardia della fauna protetta del nostro territorio. La scelta di liberare qui questi 11 rapaci è motivata oltre che dal fatto che Miglionico si trova all’interno della Riserva Naturale di San Giuliano  anche perchè vogliamo simbolicamente esprimere la necessità e l’importanza di ricostituire l'habitat naturale distrutto dai vari incendi che nei giorni scorsi hanno interessato centinaia di ettari di boschi,  macchia mediterranea e frutteti anche in questo comune, uno dei più colpiti a livello regionale. Tali ambienti ospitano una ricchissima fauna e la perdita di habitat a causa del fuoco significa purtroppo anche perdita di Biodiversità. La restituzione  alla Natura di animali selvatici curati dal nostro Centro Recupero vuole perciò rappresentare un messaggio di speranza affinché presto possa rinascere il patrimonio naturalistico distrutto dalle fiamme e vuole allo stesso tempo lanciare un appello a tutti affinché eventi così disastrosi non debbano più ripetersi".
 



INFORMAZIONI SUGLI ANIMALI LIBERATI
 I 2 nibbi bruni furono rinvenuti 50 giorni fa all'interno della Riserva di San Giuliano a seguito di accidentale caduta da un nido posto su un altissimo eucalipto. Grazie al primo soccorso effettuato da un apicoltore materano i due giovani rapaci, visibilmente disidratati e debilitati, sono stati subito affidati alle cure del Centro. Ora sono ritornati alla natura e si sono integrati ai numerosi nibbi che, concentrandosi in modo spettacolare   con centinaia di esemplari proprio in alcune aree della Riserva, in questo periodo si preparano alla lunga e difficile migrazione verso le zone di svernamento dell’Africa subsahariana.
Il nibbio reale, anch’esso un giovane nato questa primavera,  proviene invece da Oliveto Lucano, dove è stato rinvenuto sul ciglio di una strada in fin di vita ed incapace di volare.  Anche per lui, dopo un mese di cure,  è arrivato oggi il momento della libertà.
I falchi grillai erano tra gli ultimi esemplari non ancora pronti per l’involo dopo le varie iniziative di rilascio effettuate tra Matera e Montescaglioso nelle scorse settimane e che hanno interessato un centinaio di esemplari. Anch'essi si aggregheranno agli altri conspecifici per la migrazione autunnale verso l'Africa.
Gli assioli sono piccoli rapaci notturni migratori che nidificano da noi negli habitat boschivi, anche prossimi od interni ai centri abitati. Si tratta di 4 giovani rinvenuti in 4 località diverse del metapontino e del materano e raccolti a terra ancora inetti al volo ed incapaci di vita autonoma. Dopo lunghe e pazienti cure anche per loro è stato possibile garantire  il ritorno in natura.
La civetta infine è stata rinvenuta, ancora in età di pulcino ed incapace di volare,  proprio al Castello del Malconsiglio di Miglionico dove attivisti della Proloco l’hanno soccorsa e subito consegnata al CRAS. Anche  per lei il ritorno in libertà a casa propria è stato d'obbligo.

Video liberazione rapaci a Miglionico

venerdì 17 agosto 2012

Iniziativa CRAS a Miglionico: liberazione rapaci il 22 agosto

Proseguono le iniziative del CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Provincia di Matera. Questa volta, grazie alla collaborazione del Comune e della Proloco il sito scelto per la liberazione degli animali è Miglionico, comune del materano che estende parte del proprio territorio nella Riserva Regionale di San Giuliano. Lo scenario del luogo di rilascio sarà il Belvedere di Torre di Fino (a circa 400 metri da Piazza Castello)  dove da un affaccio panoramico di notevole bellezza paesaggistica si domina a nord la Valle del Bradano e tutta l'area protetta con il suo lago artificiale.
Ad essere restituiti alla Natura mercoledì 22 agosto alle ore 18,30 saranno 10 rapaci di 5 specie diverse curati e riabilitati alla vita selvatica. Si tratta di 2 nibbi bruni, 1 nibbio reale, 2 falchi grillai, 4 assioli e 1 civetta  



martedì 7 agosto 2012

Rilascio grillai a Bernalda

Nel pomeriggio del 7 agosto, come previsto, si è svolta a Bernalda l'iniziativa di rilascio di 10 giovani falchi grillai curati e riabilitati al volo dal CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Provincia di Matera. Nel Centro storico della cittadina ionica,  ad accogliere i grillai vi erano tanti bambini ed adulti insieme a rappresentanti del CEA di Bernalda e del nucleo di Guardie Ecozoofile dell'OIPA. A supportare l'evento dal punto di vista della documentazione è intervenuta anche l'Associazione Fotoclub di Matera.
 Nella cornice della Piazza San Bernardino, tra le mura del Castello Normanno e della Chiesa Madre,  uno ad uno tutti i piccoli falchi, aiutati dalle timide mani dei bambini presenti, hanno potuto spiccare il primo volo in libertà con la speranza di un ritorno a nidificare nelle zone di nascita e di liberazione.
Ad ogni esemplare, poco prima del rilascio, è stato apposto uno speciale anello di riconoscimento dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) che permetterà di ricostruire i movimenti a corto o a lungo raggio in caso di ritrovamento in qualsiasi zona d'Italia o delle aree di svernamento africane.
Tale iniziativa rientra nel quadro dei numerosi rilasci di animali selvatici che ogni anno vengono effettuati da Centro Provinciale. Nelle scorse settimane sono stati liberati sul Belvedere della Murgia Materana circa 50 esemplari e altri sono in attesa di rilascio in altre zone non appena acquisite ottime performance di volo nelle voliere di riabilitazione.

Il CRAS opera con la collaborazione di istituzioni, cittadini, associazioni e forze e dell'ordine. Allo scopo di garantire il massimo risultato nel recupero e salvaguardia di tanti esemplari di specie protette si chiede sempre a tutti di prestare la massima attenzione e offrire la propria disponibilità nel consegnare in tempi rapidi presso il CRAS gli esemplari in difficoltà eventualmente rinvenuti sul territorio.

Qui sotto alcune foto scattate nell'occasione.


















Rapporto lupo-zootecnia in Basilicata: ancora allarmismi eccessivi

Qui sotto l'articolo allarmistico di Coldiretti pubblicato il 5 agosto. Il problema è che se è vero che qualcosa deve essere risolto sul piano della prevenzione è anche vero che da un pò di tempo si stanno enfatizzando troppi i toni allarmistici per spingere la macchina del risarcimento danni provocati da lupi o meglio da presunti lupi. E' pur vero infatti che spesso i danni possono essere provocati da branchi di cani particolarmente inselvatichiti ed aggressivi (sono pur sempre dei potenziali predatori, geneticamente parlando) nei confronti del bestiame domestico. E non sempre i tecnici  chiamati ad analizzare i resti delle carcasse di bestiame predato trovano tracce ed elementi incontestabili a prova dell'aggressione da lupo. La ricca e a volte ridicola casistica letteraria, fondata su una enorme quantità di articoli di dubbia professionalità sulla stampa e sul web, dimostra come nella maggior parte dei casi il lupo è solo un facile capro espiatorio.

 

 

IN RIFERIMENTO AI PRIMI RIGHI DELL'ARTICOLO QUI SOTTO PUBBLICATO RICORDIAMO CHE I LUPI IN ITALIA NON SONO MAI STATI REINTRODOTTI CON PROGRAMMI DI RIPOPOLAMENTO! LA LORO ESPANSIONE E' FRUTTO DI MOLTEPLICI FATTORI AMBIENTALI.



lunedì 6 agosto 2012

Cardellini sequestrati dal CFS nel potentino

Denunciate due persone per furto venatorio e maltrattamento di animali

Duplice operazione antibracconaggio nel potentino dove in questi giorni il  Corpo forestale dello Stato ha sequestrato cinquanta cardellini e denunciato due persone provenienti da fuori regione. Anche in Basilicata è fiorente, infatti, il mercato di questi volatili per i quali gli appassionati sono disposti a pagare anche cifre esorbitanti.
Gli agenti del Comando Stazione di San Fele (PZ) hanno sorpreso i due uomini in una zona di campagna dell'omonimo comune, mentre azionavano le funi per far cadere la rete adibita alla cattura dei volatili. Venti esemplari erano stati già catturati mentre altri quattro erano legati e utilizzati come richiami.
I responsabili sono stati denunciati a piede libero per maltrattamento di animali e furto venatorio.
Gli uccelli sono stati sequestrati e quelli appena catturati sono stati immediatamente liberati. Gli esemplari utilizzati come richiami, invece, saranno consegnati ad un ente in grado di provvedere alla loro riabilitazione, poichè hanno ormai acquisito abitudini alimentari prettamente domestiche e non sono in grado di sopravvivere in libertà. Sotto sequestro è finita anche l'attrezzatura costituita da rete, funi e picchetti.
Sempre nel comune di San Fele, i Forestali hanno sorpreso in fase di appostamento un'altra persona che, alla vista degli agenti, si è data alla fuga  abbandonando sul terreno una gabbia con  trenta cardellini e una borsa contenente gli strumenti di cattura.
I volatili, visibilmente sofferenti per le dimensioni anguste della gabbia, sono stati liberati sul posto.

domenica 22 luglio 2012

Rilascio di 22 falchi grillai sulla Murgia materana

Sabato scorso 21 luglio sul Belvedere della Murgia materana si è svolto il consueto evento di liberazione di rapaci organizzato dal CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Provincia di Matera e che ha visto la partecipazione di cittadini e numerosi fotografi e attivisti del FotoClub sezione di Matera.
I protagonisti principali sono stati 22 falchi grillai che dopo un periodo di cure e riabilitazione hanno finalmente potuto spiccare il volo sotto lo sguardo attento ed incuriosito dei partecipanti. Molti bambini, ragazzi ed adulti hanno avuto la possibilità di regalare dalle proprie mani la libertà a questi piccoli rapaci, simbolo di Matera e del territorio della collina materana.
L'attività svolta rientra nell quadro delle iniziative programmate di rilascio graduale di altri rapaci che sono ancora in cura presso il CRAS. Nel corso dei mesi di luglio, agosto e settembre saranno liberati altri grillai, gheppi, nibbi bruni, nibbi reali, assioli e civette.  

Il Responsabile del CRAS Matteo Visceglia dichiara:
“L'attività di rilascio in natura di rapaci ed altri animali ritrovati feriti o debilitati e consegnati quotidianamente al Centro da cittadini, associazioni  e forze di polizia rappresenta un' importante occasione per fare attività di tutela della Natura, sensibilizzazione ed informazione. Ai partecipanti a questi eventi, ma anche a coloro che affidano esemplari in difficoltà,  viene infatti sempre spiegato quale sia il ruolo di questi straordinari rapaci negli habitat naturali, quali le loro caratteristiche, come vivono, quali i loro problemi e quale la loro importanza ecologica per il nostro territorio. Una piccola e breve lezione sul campo che serve soprattutto per osservare da vicino questi piccoli falchi urbani, imparare a conoscerli meglio e soprattutto a regalare loro, specialmente dalle mani dei bambini, la cosa più bella e importante: la libertà”!










venerdì 6 luglio 2012

INCENDI BOSCHIVI: ARRESTATO DALLA FORESTALE UN INCENDIARIO A SCANZANO IONICO


Un giovane ventenne è stato arrestato ieri dal personale del Corpo forestale dello Stato del Comando Stazione di  Scanzano Jonico per il reato di incendio boschivo colposo.
L'uomo è ritenuto il presunto responsabile degli incendi boschivi verificatisi negli ultimi quattro giorni nella zona del materano. Le fiamme, domate  solo grazie all'intervento degli uomini della Forestale, hanno interessato circa 30 ettari di pineta e si sono propagate anche nelle aree limitrofe a causa delle particolari condizioni climatiche determinate dall'anticiclone "Caronte".
L'operazione investigativa è stata condotta dagli uomini del Comando Stazione di Scanzano Jonico e coordinata dal  Nucleo Investigativo Centrale Antincendio Boschivo del Corpo forestale dello Stato (NIAB). La Forestale ha intensificato i controlli antincendio in provincia di Matera e dintorni.
Il giovane, al quale erano stati concessi gli arresti domiciliari, ora risulta a piede libero.

Fonte: Newsletter CFS n. 893 del 06/07/2012

 

giovedì 5 luglio 2012

Murgia materana inquinata da reflui fecali

Nella murgia materana pascolano indisturbate le vacche podoliche, con il cui latte si producono i rinomati latticini, dal formaggio al caciocavallo podolico. Da più di un anno questi animali si abbeverano in torrenti, il Gravina e lo Jesce in particolare, che non sono più a norma di legge. Torrenti pieni di sostanze nocive derivanti dalle attività umane: scarichi fognari veri e propri, liquami derivanti dai depuratori non funzionati, reflui da allevamenti di bestiame. Un po’ di tutto, tra cui fosforo, azoto, nitrati vari, ammoniaca e l’e. coli, ormai conosciuto da tutti perché un suo cugino ha ucciso una trentina di persone in Germania.


Torrente Gravina inquinato

Riprendiamo una vecchia intervista a Pio Acito, di Legambiente Matera, fatta a Il Quotidiano della Basilicata poche settimane fa: “Matera ha 5 depuratori, il migliore dei quali, quello di contrada Pantano, è sequestrato. Singolare come l’autorità giudiziaria ne abbia affidato la custodia ai responsabili dei reati ambientali per cui è stato disposto il sequestro stesso. Chi volesse controllare può farlo andando verso il cimitero nuovo. Potrà facilmente verificare personalmente il colore dell’“acqua” che sversa ed il suo profumo. La forestale si muove con discrezione, in quanto i depuratori sono, dove più, dove meno, tutti irregolari, e finirebbe per sequestrarli tutti. Montescaglioso, che sversa i suoi liquami nella Gravina ha 3 depuratori, nessuno dei quali funzionanti. C’è poi Altamura che, con i suoi oltre 70.000 abitanti, è il principale responsabile dell’inquinamento del sistema del Bradano attraverso il torrente Iesce, ha un altro impianto, anch’esso, guarda caso, non funzionante.”
Cosa c’è da aggiungere più? La forestale è complice dell’omertà informativa, i cittadini sono disinformati dei pericoli e dei danni causati all’ecosistema, le autorità politiche, tra cui la Regione in prima fila e il suo assessore all’ambiente, Agatino Mancusi, latitano incapaci di sbrogliare la matassa lasciatagli dal suo terribile predecessore Santochirico. Quest’ultimo, prima delle elezioni regionali, aveva commissionato all’Arpab, un monitoraggio dell’intero corso del torrente Gravina; ad oggi nessun risultato è stato reso pubblico (chissà perché). Comune di Matera, Provincia ed Ente Parco della Murgia riusciranno a risolvere questa terribile situazione? Ad oggi sono stati multati 9 allevatori, con 18 contravvenzioni, per 81 mila euro, per essere colpevoli dello sversamento di liquami animali non depurati direttamente nei torrenti. Quasi come se la colpa fosse solo dei privati. L’ipocrisia del potere pubblico ogni giorno di che passa raggiunge livelli ignobili.

Fonte: http://basilicatamia.altervista.org/

mercoledì 4 luglio 2012

Riserva Calanchi di Montalbano: c'è ma non si vede

A febbraio dello scorso anno, dopo sette anni dalla richiesta avanzata da Legambiente, la Regione Basilicata, con legge regionale n. 3/2011, istituiva la “Riserva regionale dei Calanchi di Montalbano Jonico” per proteggere e valorizzare un’area con caratteristiche geologiche e paleontologiche uniche al mondo e con forti peculiarità paesaggistiche, naturalistiche e storico-culturali. La Legge regionale ha definito i confini della Riserva e ne ha assegnato la gestione alla Provincia di Matera la quale, con la collaborazione del Comune di Montalbano Jonico, entro maggio dello scorso anno, avrebbe dovuto produrre il piano di gestione. A termine del lungo percorso per l’istituzione della Riserva – durante il quale è stato svolto un tenace lavoro di informazione, sensibilizzazione e documentazione tecnico-scientifica a supporto della richiesta in molti si affrettarono a festeggiare ed a rivendicare il loro “determinante” ruolo.
A distanza di un anno e mezzo, però, la Riserva dei Calanchi di Montalbano c’è ma non si vede: la Regione Basilicata non ha stanziato un solo euro per la sua gestione; la Provincia ha accumulato un anno di ritardo per la presentazione del Piano di gestione che tutti stiamo aspettando; la cartellonistica dell’area programma riporta un generico “calanchi: paesaggi dell’anima” persino all’ingresso di Montalbano, a ridosso del confine della “Riserva naturalistica”; addirittura l’APT (agenzia di promozione turistica) pubblica delle foto dei calanchi montalbanesi attribuendoli ad altri comuni e non cita la “Riserva” né nell’opuscolo “Calanchi lucani” né nel suo aggiornatissimo sito web; La “Riserva”, paradossalmente, non è citata nemmeno nel sito web del Comune di Montalbano Jonico!
E se la “Riserva naturale regionale dei Calanchi di Montalbano” non è riportata nemmeno virtualmente sulle pagine informatiche degli enti istituzionali figuriamoci se possiamo sperare che siano segnalati i suoi confini o tracciati i suoi sentieri! Ma il Circolo Legambiente continua a credere nell’opportunità di sviluppo che l’area protetta dei calanchi rappresenta. Avviare la gestione della Riserva sancirebbe concretamente la volontà pubblica di un uso del territorio dei calanchi alternativo e contrapposto alle trivellazioni ed alle discariche.
Per questo il Circolo continuerà a lavorare, come ha fatto negli ultimi anni, per la valorizzazione dell?area dei Calanchi, anche richiamando alle proprie responsabilità ciascuno dei soggetti direttamente coinvolti.
[Montalbano Jonico, 19/06/2012 - Il presidente del Circolo Legambiente di Montalbano Jonico - dr Arturo Caponero]

Ecomafia 2012

POTENZA – La Basilicata si colloca al 12/o posto nella classifica nazionale dei reati ambientali per il 2011, con 876 infrazioni, pari al 26,8 per cento in più rispetto all’anno precedente: in particolare, nel ciclo dei rifiuti, si registrano dati in controtendenza rispetto al resto del Paese, dove le infrazioni sono in diminuzione, mentre quelle sul territorio lucano segnano un incremento del 38,6 per cento, accompagnato da un numero maggiore di denunce (112 rispetto alle 44 del 2010) e di arresti (due). I dati emergono dal “Rapporto sulle illegalità ambientali 2011-2012”, ovvero le “Ecomafie”, realizzato da Legambiente e presentato stamani a Potenza, nel corso di un incontro a cui hanno partecipato il coordinatore dell’Osservatorio Ambiente e legalità, Pietro Fedeli, il dirigente generale del dipartimento regionale per l’Ambiente, Donato Viggiano, il presidente lucano di Legambiente, Marco De Biasi, e i rappresentanti delle forze dell’ordine. Per quanto riguarda il ciclo del cemento, in Basilicata sono state accertate 139 infrazioni (il 2,1 per cento del totale nazionale) con 135 denunce e 22 sequestri.

Dal censimento delle strutture è poi emerso che la provincia di Matera è nella “top ten” delle “case fantasma”, con 4.181 abitazioni non dichiarate nel solo capoluogo. Nel rapporto si evidenzia infine il caso di Lauria (Potenza) dove le “case fantasma” sarebbero circa duemila, ovvero la metà rispetto a quelle di Potenza, a fronte di una popolazione di appena un quinto.
Per il ciclo dei rifiuti, invece, è necessario confrontare i dati complessivi con gli indici demografici e territoriali della regione: emerge un quadro di “microillegalità diffusa”, hanno spiegato Fedeli e De Biasi, “e non di una vera e propria rete criminale, anche se di forte impatto sul territorio”. Per Viggiano, invece, “accanto alle iniziative legate ai controlli e al potenziamento della raccolta differenziata, è necessario agire sul cambiamento culturale delle abitudini e della sensibilità ambientale”.


Fonte: 

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=532631&IDCategoria=12

venerdì 29 giugno 2012

Merli morti in Basilicata


Da Alcuni giorni, per le campagne del Lagonegrese, riscontriamo Merli morti. Gli uccelli non presentano ferite di nessun tipo e non vengono toccati neanche da altri animali, (gatti ecc.).
 
Secondo ricerche effettuate in rete, nelle ultime settimane si stanno verificando morti in diverse zone, dall'Italia, alla Germania, in Austria e in Ungheria, una situazione simile a quanto accaduto nel 2009. Ornitologi attribuiscono la causa ad un virus tropicale, usutu, originario della zona del Nilo occidentale, che con il caldo africano viene trasportato dall'Africa da una zanzara.
 
Ulteriori ricerche in rete, confermano che questo virus può attaccare anche l'uomo, causando di solito un'infezione innocua ma a volte può causare febbre, manifestazioni cutanee e nei casi più gravi anche commozione celebrale. 
 
Pubblichiamo la news e preghiamo i lettori alla diffusione del messaggio, se avete riscontrato, in campagna eventi simili, o in altri comuni, segnalatelo al nostro blog, contattandoci attraverso questo profilo Facebookhttp://www.facebook.com/radiopnb - Vogliamo prendere per buono quanto trovato in rete, ma segnaliamo il messaggio anche agli organi competenti territoriali. Cosa sta succedendo?
 
Tutti i commenti saranno aggiornati sul blog e sul profilo Facebook della Radio.
Per comunicazionie: Emidio Tel. 339.2101898

Fonte: http://writerblog.over-blog.it/
Wednesday 27 june 2012

giovedì 28 giugno 2012

La balena dimenticata

MATERA - C’era una volta il mare a Matera. Non è l’inizio di un racconto da costruire tra storia, fantascienza, supposizioni o approfonditi studi sulla materia. Da queste parti il mare c’era, un milione e forse più di anni fa. Un mare freddo, profondo e forse meno azzurro di quello che siamo abituati a vedere ora. A dimostrarlo senza ombra di dubbio c’è il ritrovamento di quel cetaceo ai bordi quasi dell’invaso di San Giuliano, strappato dall’acqua come si vede nelle immagini riferite ai lunghi giorni del recupero del fossile. Quel che resta del cetaceo vecchio di un milione di anni fa, da almeno sei anni è conservato in queste casse all’esterno del centro di restauro della Soprintendenza nell’area del secondo paip. Alla mercè degli agenti atmosferici. Di ricostruzione del cetaceo, lungo presumibilmente una ventina di metri, non si parla. Dimenticato in quei cassoni. Una fine indegna anche perchè la storia che vi stiamo raccontando si sta consumando in una città che nel 2019 aspira a fregiarsi del titolo di capitale europea della cultura. Quale migliore occasione per dimostrarlo con quella balena ricostruita dalla testa alla coda che rappresenterebbe un brandello significativo della lunga storia di questo territorio che un milione e più di anni fa come si vede in queste immagini era attraversato da un lungo braccio di mare che metteva in comunicazione quelli che oggi sono lo Jonio e l’Adriatico. La balena dimenticata insieme ai villaggi preistorici della Murgia e al museo demoetnoantropologico nei Sassi. In quest’area a cavallo tra Basilicata e Puglia, includendo nella narrazione dal vivo le orme dei dinosauri e dell’uomo di Altamura, si potrebbe realizzare un enorme Jurassik Park. La storia del territorio vecchia di milioni di anni, spettacolo dal vivo di grande impatto e suggestione. Ma da queste parti si pensa ad altro con la cultura strapazzata ad uso e consumo dei turisti della domenica, mentre il passato resta sepolto e dimenticato con le istituzioni locali che continuano a guardare con ossessione a quel 2019 che, con questi presupposti, resta lontano anni luce.

Franco Di Pierro © 2006-2012 Trm Radiotelevisione del Mezzogiorno.

 Articolo completo: http://www.trmtv.it/home/attualita/2012_06_22/35881.html
MATERA - C’era una volta il mare a Matera. Non è l’inizio di un racconto da costruire tra storia, fantascienza, supposizioni o approfonditi studi sulla materia. Da queste parti il mare c’era, un milione e forse più di anni fa. Un mare freddo, profondo e forse meno azzurro di quello che siamo abituati a vedere ora. A dimostrarlo senza ombra di dubbio c’è il ritrovamento di quel cetaceo ai bordi quasi dell’invaso di San Giuliano, strappato dall’acqua come si vede nelle immagini riferite ai lunghi giorni del recupero del fossile. Quel che resta del cetaceo vecchio di un milione di anni fa, da almeno sei anni è conservato in queste casse all’esterno del centro di restauro della Soprintendenza nell’area del secondo paip. Alla mercè degli agenti atmosferici. Di ricostruzione del cetaceo, lungo presumibilmente una ventina di metri, non si parla. Dimenticato in quei cassoni. Una fine indegna anche perchè la storia che vi stiamo raccontando si sta consumando in una città che nel 2019 aspira a fregiarsi del titolo di capitale europea della cultura. Quale migliore occasione per dimostrarlo con quella balena ricostruita dalla testa alla coda che rappresenterebbe un brandello significativo della lunga storia di questo territorio che un milione e più di anni fa come si vede in queste immagini era attraversato da un lungo braccio di mare che metteva in comunicazione quelli che oggi sono lo Jonio e l’Adriatico. La balena dimenticata insieme ai villaggi preistorici della Murgia e al museo demoetnoantropologico nei Sassi. In quest’area a cavallo tra Basilicata e Puglia, includendo nella narrazione dal vivo le orme dei dinosauri e dell’uomo di Altamura, si potrebbe realizzare un enorme Jurassik Park. La storia del territorio vecchia di milioni di anni, spettacolo dal vivo di grande impatto e suggestione. Ma da queste parti si pensa ad altro con la cultura strapazzata ad uso e consumo dei turisti della domenica, mentre il passato resta sepolto e dimenticato con le istituzioni locali che continuano a guardare con ossessione a quel 2019 che, con questi presupposti, resta lontano anni luce.

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MATERA - C’era una volta il mare a Matera. Non è l’inizio di un racconto da costruire tra storia, fantascienza, supposizioni o approfonditi studi sulla materia. Da queste parti il mare c’era, un milione e forse più di anni fa. Un mare freddo, profondo e forse meno azzurro di quello che siamo abituati a vedere ora. A dimostrarlo senza ombra di dubbio c’è il ritrovamento di quel cetaceo ai bordi quasi dell’invaso di San Giuliano, strappato dall’acqua come si vede nelle immagini riferite ai lunghi giorni del recupero del fossile. Quel che resta del cetaceo vecchio di un milione di anni fa, da almeno sei anni è conservato in queste casse all’esterno del centro di restauro della Soprintendenza nell’area del secondo paip. Alla mercè degli agenti atmosferici. Di ricostruzione del cetaceo, lungo presumibilmente una ventina di metri, non si parla. Dimenticato in quei cassoni. Una fine indegna anche perchè la storia che vi stiamo raccontando si sta consumando in una città che nel 2019 aspira a fregiarsi del titolo di capitale europea della cultura. Quale migliore occasione per dimostrarlo con quella balena ricostruita dalla testa alla coda che rappresenterebbe un brandello significativo della lunga storia di questo territorio che un milione e più di anni fa come si vede in queste immagini era attraversato da un lungo braccio di mare che metteva in comunicazione quelli che oggi sono lo Jonio e l’Adriatico. La balena dimenticata insieme ai villaggi preistorici della Murgia e al museo demoetnoantropologico nei Sassi. In quest’area a cavallo tra Basilicata e Puglia, includendo nella narrazione dal vivo le orme dei dinosauri e dell’uomo di Altamura, si potrebbe realizzare un enorme Jurassik Park. La storia del territorio vecchia di milioni di anni, spettacolo dal vivo di grande impatto e suggestione. Ma da queste parti si pensa ad altro con la cultura strapazzata ad uso e consumo dei turisti della domenica, mentre il passato resta sepolto e dimenticato con le istituzioni locali che continuano a guardare con ossessione a quel 2019 che, con questi presupposti, resta lontano anni luce.

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